Il blog di Italians for Darfur

martedì, febbraio 01, 2011

Appello al Sudan per stop a repressione e violenze

Italians for Darfur e Amnesty International hanno chiesto al governo del Sudan di porre fine al giro di vite sulla libertà di espressione, dopo la violenta repressione della manifestazione del 30 gennaio contro il regime e il presidente Omar Hassa Al Bashir.

Uno studente ucciso, decine di persone ferite e oltre 80 arrestate, tra cui 7 giornalisti, il bilancio del raid antisommossa della polizia e delle forze di sicurezza sudanesi che hanno usato manganelli e gas lacrimogeni per disperdere i cortei di domenica scorsa a Khartoum e Omdurman.

Tra gli atenei promotori dell'iniziativa, l'Università islamica di Omdurman e l'Ahila University. Giovani provenienti da Wad Medani, Al- Jazzirah e Al-Obeid, quasi duemila persone, si sono riversati nelle strade di Khartoum per manifestare contro il Governo e il presidente Omar Hassan Al Bashir, colpevoli dei rincari che vessano da mesi le famiglie sudanesi.
In un primo momento sembrava che il clima fosse pacifico, ma quando il corteo ha cercato di avvicinarsi alla residenza di Bashir si sono verificati violenti scontri con la polizia.
Centinaia di giovani sono stati picchiati e arrestati dalle forze di sicurezza con il chiaro intento di frenare le dimostrazioni anti-governativa ispirate dagli eventi in Tunisia e in Egitto.
Il Nord del Sudan, che perderà miliardi di dollari in proventi petroliferi a seguito della secessione del Sud, sta affrontando una profonda crisi economica e i prezzi dei beni di prima necessità continuano a salire. Per questo il governo è stato costretto a svalutare la propria moneta rispetto al dollaro.
I giovani hanno manifestato scandendo slogan contro la politica del regime e chiedendo al presidente Bashir di dimettersi.
I poliziotti hanno usato gas lacrimogeni e manganelli per disperdere la folla. Attraverso un comunicato ufficale, la polizia ha riferito che la protesta era stata contenuta e che la "sommossa limitata, messa in scena da alcuni studenti tra cui noti agitatori, non ha coinvolto più di un centinaio di persone".
Il bilancio della repressione è stato di un morto, venti feriti, 40 studenti e 30 cittadini arrestati. Tra i fermati anche numerosi giornalisti che seguivano l'evento, sette secondo il Network of Sudanese Journalists.
La vittima sarebbe Mohamed Abdel Rahman, uno studente poco più che ventenne dell'Ahlia University di Omdurman, morto in ospedale poche ore dopo la manifestazione a causa delle lesioni subite durante gli scontri.
Un portavoce del Governo, Kamal Ubayd, membro anziano del National Congress Party (NCP), ha smentito che il decesso del giovane sia da impuiutare alle Forze dell'ordine e ha sottolineato che le proteste "limitate e deboli, erano solo un tentativo da parte di alcuni partiti della minoranza di mettere in imbarazzo il governo"..
Ma i gruppi studenteschi che hanno organizzato la manifestazione rifiutano di essere etichettati come simpatizzanti di questo o quel partito e rilanciano la rivolta annunciando nuove dimostrazioni per il mese di febbraio.
Nel frattempo, l'opposizione ha lanciato accuse e critiche feroci contro la maggioranza, sia per gli arresti arbitrari dei manifestanti sia per il peggioramento delle condizioni socio - economiche del Paese. Il leader dell'UMMA Party, Mubarak al-Fadil Al-Mahdi, ha chiesto a nome della coalizione le dimissioni immediate di Bashir per poter dar vita a un governo di transizione, al fine di salvare il Sidan da un'ulteriore degenerazione delle condizioni di vita e di stabilità.
L'uso eccessivo della forza contro chi era sceso in piazza ha suscitato la reazione e la condanna di numerose organizzazioni civili e politiche.
Yasir Arman, leader del Sudan Popular Liberation Movement (SPLM) del Nord, ha dichiarato che i "metodi utilizzati dalla polizia e dalle forze di sicurezza nei confronti dei manifestanti sono stati una palese violazione della costituzione, dei diritti umani e dei costumi della nostra società". Arman ha chiesto la liberazione di tutti i detenuti per motivi ideologici tra cui il leader dell'opposizione, l'islamista Hassan Al-Turabi.
Anche l'Associazione degli Avvocati del Darfur ha deplorato l'uso della ''violenza ingiustificata'' e ha denunciato le vessazioni contro cittadini inermi picchiati e umiliati brutalmente per la sola colpa di voler esprimere il prorprio pensiero.
Ed è solo l'inizio.