Il blog di Italians for Darfur

martedì, agosto 01, 2006

Il silenzio e l'impegno italiano in Darfur, due volti di una stessa realtà.

Noi Italiani, in fondo, siamo sempre un pò bambini. Grandi consumatori di prodotti mediatici, generalmente acritici e sornioni. E se ce lo chiedono, eccoci tutti pronti a giocare al gioco del silenzio: chi parla paga penitenza. E allora tutti zitti.
I media continuano a tacere. Il Darfur non fa audience. Il nostro è in effetti un Paese affetto da un radicato provincialismo, evidente per chi abbia la volontà di seguire i principali servizi di informazione straniera. Ma se da un lato questo potrebbe essere spiegato con l'assenza storica di una reale politica coloniale e da una politica estera difficilmente propositiva, dall'altro sembrerebbe ci sia un'endemica superficialità nell'interesse generale verso ciò che accade al di fuori dei nostri confini. Vi è inoltre una erronea impostazione attuale della televisione pubblica italiana: più che a un servizio di informazione, sembra assistere al mercatino dell' informazione, dove è l'audience e il sensazionalismo a stabilire il peso delle notizie, con un irrefrenabile tendenza al ribasso della qualità e della quantità dei temi trattati.
Ci provò Bonolis, conduttore del Sanremo n°55 del 2005, a interrompere il gioco, lanciando una raccolta fondi per il Darfur. Fu un -almeno parziale-fallimento: 254 mila euro, di cui 50 mila dello stesso conduttore e 78 mila ricavati dalla vendita per un anno del CD della canzone " I bambini fanno Oh" di Povia. La RAI versò solo 5 mila euro per il Darfur, a fronte dei 300 mila pagati per la partecipazione al Festival di Mike Tyson. Evidentemente era venuto a mancare il tamburo mediatico che accompagna altri drammatici avvenimenti, forse più vicini all'immaginario del pubblico televisivo italiano.
L'impegno italiano in Darfur.
Ma se il Darfur è assente dalle scalette dei mass media italiani, l'Italia delle organizzazioni umanitarie è al contrario presente sin dagli inizi del conflitto nella martoriata regione del Sudan.
Barbara Contini, nell'intervista di Passi nel Deserto, ci informa che da 2-3 anni vi operano 5 ONG, distribuite nel Nord, Sud e Ovest del Darfur, impegnate in progetti di carattere sanitario e idrici. Sono tutte membri della Associazione delle ONG italiane, che interpellata in proposito ce ne ha comunicato le sigle: Cosv, Copi, Cesvi e InterSos del comitato "Darfur onlus", e la Alisei.
Da più di 30 anni operano in Darfur anche le Suore della Carità e i Padri Comboniani, ai quali si aggiunge la Caritas Italiana, mentre il Governo Italiano è presente con la Cooperazione Italiana allo sviluppo e le strutture sanitarie di Avamposto 55, che pur non avendo raggiunto gli obiettivi proposti, per mancanza di fondi, è oggi un attivo presidio medico di primo soccorso e di supporto anche nel training dei medici di Niala. La Cooperazione Italiana, afferma Barbara Contini, ha lavorato a stretto contatto con tutti gli altri settori, raggiungendo "luoghi dove veramente gli altri non sono mai arrivati", guadagnando "assoluta stima e rispetto" nel Darfur. In generale, sono oggi presenti nell'area circa 80 ONG internazionali, soprattutto norvegesi, inglesi e statunitensi, e 14 mila operatori umanitari.

1 Comments:

  • Ciao Fabrizio! Ho postato un articolo con la tua mail... mettendo un banner del tuo sito.. spero serva per fare un po' di pubblicità al sito IB4D! Bhè Allora se vuoi passa da me a vedere.. Ciao a presto
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