Il blog di Italians for Darfur

mercoledì, luglio 23, 2014

L'88% delle donne sudanesi subisce la mutilazione genitale

Secondo i dati forniti da Unicef, l'88% delle donne tra i 15 e i 49 anni in Sudan subisce l'infibulazione, l'orribile pratica della mutilazione genitale femminile che costituisce un vero e proprio trauma per la psiche e per la salute delle giovani donne.

Proprio in questi giorni se ne parla a Londra, in un summit internazionale contro la FGM.

venerdì, luglio 18, 2014

Allarme sanitario in Darfur, Croce Rossa ancora senza accesso ai campi profughi

Dall'inizio dell'anno sono oltre 397000 gli sfollati in Darfur, che si aggiungono agli oltre 2 milioni fuggiti dalle aree di guerra dal 2003.

È quanto emerge dall'ultimo bollettino OCHA, nel quale si ricorda anche la grave condizione del sistema sanitario in Darfur, in particolare dopo la sospensione forzata delle attività della Croce Rossa Internazionale dallo scorso febbraio, come già vi avevamo scritto in questo blog, che assisteva i circa 206000 civili che non hanno accesso a cure.

venerdì, luglio 11, 2014

Inondazioni in Darfur causano vittime e danni tra gli sfollati. Allarme sanitario

È scattato l'allarme rosso nel Sud Darfur dopo i primi importanti rovesci, che nei giorni scorsi hanno causato l'inondazione dei principali campi profughi.

La già stremata popolazione, 6 mila nuovi arrivi a Al Salam a Nyala solo nei due mesi scorsi, è a rischio alimentare e igienico-sanitario.




giovedì, luglio 03, 2014

Come aiutare Meriam Ishag e famiglia a sostenere le spese processuali e le cure mediche


Meriam è formalmente libera ma non potrà lasciare il Sudan fino al termine di un nuovo processo. 
La famiglia ha sostenuto ingenti spese processuali e necessita di accertamenti e cure. Domenica ITALIANS FOR DARFUR la incontrerà: aiutiamo Meriam e famiglia con una donazione.



 Aiutiamola, ecco come fare, in occasione della visita di Italians for Darfur ONLUS domenica prossima: 
per sostenere le iniziative di Italians for Darfur ONLUS a favore di MERIAM e della sua famiglia, potete donare tramite PAYPAL, inviando una donazione a info@italiansfordarfur.it o tramite Banca Etica:
BANCA ETICA, IBAN IT78W0501803200000000128424, intestato a Italians for Darfur Onlus, Via Mauriac 30, 00143 Roma (RM)

Grazie

Italians for Darfur Onlus incontrerà Meriam Ishag in Sudan

ITALIANS FOR DARFUR FARA' VISITARE MAYA. DOMENICA SARO' IN SUDAN
Presto partirò per il Sudan e vedrò Meriam e la sua famiglia, oggi sarà il vice ministro Lapo Pistelli a incontrare i suoi avvocati e forse lei e la sua famiglia dopo i colloqui con gli espionenti del governo sudanese a cui ribadirà che l'Italia auspica che possa finalmente concludersi la dolorosa vicenda che ha coinvolto questa giovane sudanese colpevole di non aver rinnegato la fede cristiana.
Ho parlato con lei e Daniel, che ha tradotto per me dall'inglese all'arabo, e ho chiesto se potevo portare con me un pediatra che visitasse Maya per capire quali siano state le conseguenze del parto e se possano in futuro impedirle di camminare.
Domenica sarà una giornata importante, non solo abbraccerò Meriam, Daniel e i loro bambini ma farò in modo, se dalla visita risultasse davvero che la bimba ha riportato danni alla nascita, di aiutarli in ogni modo, e sono certa che tutti voi, ancora una volta, ci sosterrete.
Antonella Napoli
Presidente Italians for Darfur ONLUS
Per sostenere le iniziative di Italians for Darfur ONLUS a favore di MERIAM e della sua famiglia, potete donare tramite PAYPAL, inviando una donazione a info@italiansfordarfur.it o tramite Banca Etica:
BANCA ETICA, IBAN IT78W0501803200000000128424, intestato a Italians for Darfur Onlus, Via Mauriac 30, 00143 Roma (RM)

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sabato, giugno 21, 2014

La Commissione per i diritti umani del Sudan notifica al governo l'incostituzionalità della condanna a morte di Meriam

times-meriam-sudan-home

(Fonte: Tempi.it) Articolo tratto dall’Osservatore Romano – La Commissione nazionale per i diritti umani del Sudan ha ritenuto incostituzionale la condanna a morte inflitta lo scorso 15 maggio da un tribunale di Khartoum a Meriam Yahia Ibrahim Ishag, la donna giudicata colpevole di apostasia in quanto definita appartenente all’islam perché figlia di un musulmano, ma in realtà cristiana da sempre. Meriam è infatti cresciuta nella religione della madre, una cristiana ortodossa etiope, abbandonata dal marito sudanese dopo la sua nascita (qui la sua storia completa e qui tutti gli articoli di tempi.it sulla sua vicenda, ndr).

Il parere della Commissione è stato riferito da Italians for Darfur, l’organizzazione non governativa che si è particolarmente mobilitata sulla vicenda. Secondo la Commissione, l’interpretazione della sharia, la legge coranica in vigore in Sudan dal 1983, fatta propria dal tribunale contrasta con l’articolo 38 della Costituzione del 2005 che garantisce a tutti i cittadini piena libertà di culto. La Commissione, che ha comunque un ruolo solo consultivo, interviene sulle segnalazioni di violazioni dei diritti e della libertà.
A consegnare a Italians for Darfur il testo del parere della Commissione è stata l’ambasciatore sudanese in Italia, Amira Daoud Gornass, la quale si è detta convinta e che sia stato imboccato un percorso che porterà all’annullamento della sentenza del 15 maggio.

Antonella Napoli, presidente dell’organizzazione non governativa italiana, ha riferito che la Commissione ha tenuto la scorsa settimana un incontro straordinario sul caso di Meriam e ha inviato le conclusioni al presidente sudanese Omar Hassam el Bashir. Nel documento si suggerisce al Governo del Sudan di adempiere ai testi dei trattati e delle convenzioni costituzionali e internazionali dei quali è firmatario per garantire l’applicazione dei diritti umani. Napoli ha aggiunto che «la Commissione ha rilevato una gestione non professionale del caso di Meriam da parte di specifici organi. Il giudice d’appello non dovrà quindi tenere conto del giudizio in primo grado e dovrà basarsi solo sulla Costituzione».
Meriam Yahia Ibrahim Ishag, da mesi in carcere insieme con il figlio Martin, di venti mesi, ha partorito a fine maggio all’interno della prigione la sua secondogenita,Maya.

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mercoledì, giugno 18, 2014

Nuovi raid aerei in Sudan, colpito ospedale di Medici senza frontiere

Riprendono i bombardamenti delle forze armate sudanesi e durante un attacco aereo contro un villaggio del Sudan, è stato colpito e parzialmente distrutto un ospedale gestito dall'organizzazione medico-umanitaria Medici senza Frontiere nella regione del Sud Kordofan, già devastata dalla guerra, privando i civili di assistenza medica cruciale.
A darne notizia la stessa organizzazione che attraverso un comunicato ha riferito che lunedì 15 giugno sono state sganciate numerose bombe sul villaggio di Farandalla, due hanno colpito l'ospedale. Il raid ha causato il ferimento di cinque persone, mentre un operatore di Msf è stato colpito all'ospedale. Le equipe dell'organizzazione hanno curato le persone colpite e organizzato il trasferimento di tre feriti gravi in un altro ospedale.
"Siamo scioccati dal fatto che una struttura medica possa essere bombardata, soprattutto perché era identificata in modo molto chiaro da una bandiera e da una croce sul tetto", ha detto Brian Moller, capomissione Msf nel paese.
"Avevamo anche comunicato preventivamente la posizione dell'ospedale alle autorità di Khartoum", ha aggiunto. Al momento dell'attacco lo staff dell'ospedale ha evacuato i pazienti in luoghi vicini, poi i medici sono tornati per curare le persone ferite durante il bombardamento.
Msf chiede il rispetto di pazienti, staff e strutture mediche nel Sud Kordofan. Diverse altre strutture mediche nell'area sono state bombardate nelle ultime settimane. Le bombe hanno distrutto il pronto soccorso, la sala per le medicazioni, la farmacia e la cucina dell'ospedale.
"I danni all'ospedale di Farandalla sono significativi ma Msf continuerà a lavorarci", ha aggiunto Moller.
La struttura Msf, che comprende sia reparti per visite ambulatoriali che per ricoveri, ha iniziato le attività nel 2012. Da allora sono state effettuate circa 65 mila consultazioni mediche, oltre a circa 2.300 ricoveri. Msf è una delle poche organizzazioni che forniscono cure mediche nel Sud Kordofan. Oltre a gestire la struttura di Farandalla, l'organizzazione supporta cinque centri sanitari nella zona.

lunedì, giugno 16, 2014

Mohamed Salah, attivista detenuto e torturato in Sudan, rischia la propria vita in carcere

Un altro caso scuote l'opinione pubblica sudanese, dopo quello di Meriam, la donna cristiana, madre di due figli, ancora agli arresti per apostasia e per la quale tutto il mondo si è mobilitato (www.italianblogsfordarfur.it/petizione).

Da un mese circa, ma la notizia è trapelata solo in questi giorni, Mohamed Salah, attivista per i diritti politici e civili è stato arrestato dai servizi di sicurezza governativi a breve distanza dall'ultima detenzione, da marzo ad aprile scorso. L'attivista, secondo i testimoni, è stato fermato a un posto di blocco nei pressi dell'Università di Khartoum.

Ogni richiesta di visita dei familiari alla sua cella è stata respinta per settimane, senza motivazioni, dal NISS, contrariamente a quanto previsto dalla legge sudanese. 

La famiglia ci ha scritto che è riuscita a vedere il ragazzo dopo 32 giorni nella prigione di Kober, a Bahri, Khartoum, due giorni fa, il 14 giugno scorso. Secondo il racconto dei familiari, Mohamed avrebbe perso, per giorni, la facoltà di camminare, forse per le percosse subite dai carcerieri. Numerosi erano i segni delle percosse e le ferite sul volto e sulle mani, ricoperte di bende e garze. Anche il suo occhio destro avrebbe subito gravi limitazioni nella visione.

Italians for Darfur Onlus rilancia immediatamente l'appello dei familiari, affinchè Mohamed Salah, attivista sudanese, venga rilasciato e vengano accertate le responsabilità per le torture e i metodi inumani di detenzione e durante l'interrogatorio. 


Firmano l'appello la madre Zainab, il padre Mohamed e i fratelli Baderldin e Walaa.


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EVENTO: "Facciamo squadra con i rifugiati", Roma 19 Giugno 2014



Roma, 19 giugno: Unhcr e Mondo Digitale raccontano le storie


Giovedì 19 giugno, alle ore 17, presso il Centro sportivo dell’Istituto Santa Maria di Roma (via Matteo Boiardo 28), si scende in campo per la partita di calcio solidale Io ci sono, in occasione della Quarta Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.


“Lo slogan che l’Unhcr ha scelto quest’anno è Una storia dietro ogni numero, e noi della Fondazione Mondo Digitale di storie da raccontare ne abbiamo tante, a cominciare da quella del nostro direttore scientifico, il professor Alfonso Molina, ex rifugiato politico che ha portato al successo il nostro lavoro per l’integrazione”, ha detto Mirta Michilli, direttore generale della Fondazione Mondo Digitale.


In campo ci sarà anche un po' di Italians For Darfur! Tra i “convocati”, infatti, c'è anche Leo Sorge, nostro amico dei primi anni di esistenza di I4D. Leo è uno dei maker del FabLab Innovation Gym che Mondo Digitale ha pensato per innovare sul territorio.


Tante le novità di quest’anno legate all'evento, che non è solo sportivo: dalla presentazione dei dati sull’integrazione a cura del Centro studi e ricerche Idos all’estrazione del premio di solidarietà, dedicato al pubblico presente. E la neonata webradio del Liceo Kennedy di Roma farà la radiocronaca da bordo campo: ascoltatela!

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Bologna accanto a "Italians for Darfur" per la liberazione di Meriam

Bologna in piazza per chiedere che Meriam Ibrahim Ishag, la giovane condannata a morte per apostasia in Sudan, sia scarcerata. La presidente del Consiglio Comunale, Simona Lembi, ha promosso un'iniziativa per sostenere la nostra campagna per Meriam e per la liberazione delle 276 studentesse nigeriane rapite da Boko Haram. Il presidio pubblico si terrà stasera in piazza Nettuno. Dopo l'intervento della presidente Lembi prenderanno la parola anche don Giovanni Nicolini e Karin Pallaver, docente di Storia dell’Africa, e concluderà il sindaco Virginio Merola. Come ha ricordato la presidente Lembi nel messaggio con cui annunciava questa iniziaitiva, Meriam è ancora in carcere e delle sorti delle ragazze rapite molte settimane fa da un gruppo terroristico, ancora non si sa nulla ed è per questo che Bologna, sottolinea Lembi, "ha deciso di manifestare il proprio impegno a favore della libertà religiosa e ribadire che nascere uomo o donna non sia causa di discriminazione in nessuna parte del mondo". Alla presidente Lembi, al sindaco Merola e a tutti i bolognesi rivolgiamo un caloroso saluto e un immenso ringraziamento!

martedì, maggio 20, 2014

Attività della Croce Rossa Internazionale ancora bloccate dal governo sudanese

La Croce Rossa Internazionale non potrà ancora operare in Sudan, nonostante siano ormai passati tre mesi dalla sospensione delle attività imposte dal Governo sudanese in Kordofan, Darfur e Nilo Azzurro. Oltre 1,5 milioni di persone sono a rischio se la situazione non si sbloccherà al più presto.

Continua la raccolta fime èer salvare la dott.ssa Meriam


Oltre 7000 persone hanno già chiesto, oggi 20 maggio, la scarcerazione della dott.ssa Meriam, tramite l'appello di Italians for Darfur Onlus. Il peso delle vostre firme non permetterà che cada il silenzio sulla vicenda, soprattutto ora che l'interesse mediatico va scemando. 

Emilio caccaman, noto fumettista noir, cartoonist, illustratore e Medaglia di Bronzo al Valore/Encomio Solenne da Pres.Repubblica, da sempre al fianco del nostro movimento, ci invia il suo ultimo lavoro dedicato a Meriam e alle donne che sono spesso le prime vittime designate della Sharia. 


Firma anche tu l'appello:
http://www.italianblogsfordarfur.it/petizione 

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sabato, maggio 17, 2014

Avvocato Meriam ottimista, nostra battaglia continua. Superate 5300 firme

Oltre 5 mila firme raccolte in poche ore dalla petizione lanciata da Italians for Darfur per chiedere la sospensione della pena di morte per Meriam e centinaia e centinaia di mail di adesione all’appello di Amnesty International con cui si esorta il governo sudanese a garantire che Meriam Yehya Ibrahim sia rilasciata immediatamente e incondizionatamente perché è una prigioniera di coscienza, condannata solo a causa delle sue convinzioni religiose. Questo è molto altro è scaturito dalla mobilitazione per il caso della 27enne sudanese, incinta all’ottavo mese e madre di un bimbo di un anno e mezzo, condannata a morte per apostasia e adulterio. E la nostra azione continua. 
Chiediamo al governo del Sudan di rispettare il diritto alla libertà di religione, come dal 2005 è sancito nella Costituzione. Siamo certi che il giudizio finale sarà ben diverso da quello del Tribunale di primo grado come ci confermano Khalid Omer di Sudan Change Now, ong partner di Italians for Darfur, e l’avvocato di Meriam, Mohamed Jar Elnabi il quale sostiene anche che la costituzione del Sudan permette la conversione religiosa senza restrizioni. 
Elnabi è molto ottimista sul fatto che la corte d'Appello possa invertire la sentenza emessa dal giudice che ha avviato il procedimento a seguito della denuncia del fratello e degli zii paterni della ragazza. Oltre a continuare la raccolta di firme per Meriam sosteniamo l’appello lanciato dalla sezione Africa di Amnesty International che chiede di inviare mail che ‘invitino’ il governo del Sudan ad abrogare gli articoli 126 e 146 che criminalizzano l'apostasia e l'adulterio, in conformità degli obblighi del Sudan in base al diritto internazionale dei diritti umani e di stabilire una moratoria sulle esecuzioni, come primo passo verso l'abolizione della pena di morte e di fustigazione.

venerdì, maggio 16, 2014

Al-Mahdi sotto interrogatorio per aver denunciato crimini dei janjaweed

È ora sotto interrogatorio il leader del National Umma Party, Al-Sadiq al-Mahdi, per aver criticato pubblicamente l'operato delle Rapid Support Forces in Darfur e Nord Kordofan. I janjaweed, arruolati dall'esercito sudanese nelle RSF sono accusate di orribili crimini contro la popolazione, stupri e uccisioni indiscriminate. 

Il leader è stato prelevato dal Servizio di Sicurezza Nazionale con l'accusa di aver compromesso l'esercizio delle funzioni dello Stato con false affermazioni. In realtà, fonti della polizia locale avrebbero confermato i crimini delle RSF.

giovedì, maggio 15, 2014

APPELLO PER SALVARE MERIAM ISHAG, MADRE CRISTIANA CONDANNATA A MORTE PER APOSTASIA IN SUDAN


Basta solo un click a salvare la nostra coscienza? Noi di Italians for Darfur non lo pensiamo, ma, in questo caso, un click può davvero fare la differenza. 
Con un click, infatti, puoi contribuire a salvare la vita di un innocente, una donna sudanese condannata a morte per apostasia, così come è accaduto nelle precedenti iniziative di Italians for Darfur Onlus e delle organizzazioni per i diritti umani a livello internazionale. 
La sentenza per questa donna cristiana, Meriam Yahia Ibrahim Ishag, 27 anni, arrestata il 17 febbraio scorso dalle forze di polizia sudanese insieme al  figlio di 20 mesi, e in attesa di un secondo figlio, è stata pronunciata nonostante numerosi appelli per il rispetto della libertà di religione. 

Il giudice che l'ha emessa, Abbas Mohammed Al-Khalifa, leggendo il dispositivo a fine dibattimento ha affermato che erano stati concessi tre giorni all'imputata per abiurare, ma avendo deciso di non riconvertirsi all'islam meritava la condanna all'impiccagione. La donna, nata da padre mussulmano, è stata però cresciuta nella fede cristiana dopo l'abbandono del padre, ma per la Sharia anche la religione viene tramandata, di diritto, dalla linea paterna. Così, pur essendosi sposata con un cristiano, viene accusata non solo di essersi convertita ad altra religione, ma anche di aver commesso adulterio in quanto il matrimonio tra fedi diverse non può essere riconosciuto.
Per scongiurare l'esecuzione della pena chiediamo ancora una volta di firmare un appello che, come nel caso di Intisar e Ahisha, due donne condannate alla lapidazione per adulterio, permetta di scongiurare una atroce ingiustizia. 

Anche in questo caso, visto il successo delle precedenti iniziative della nostra associazione Italians for Darfur Onlus, è possibile sottoscrivere l'appello on-line attraverso il nostro sito http://www.italianblogsfordarfur.it/petizione . 

Le firme raccolte saranno inviate al presidente del Sudan Omar Al Bashir, l'unico che può concedere la grazia, prima che la donna partorisca e venga eseguita la condanna a morte. 

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