Il blog di Italians for Darfur

domenica, agosto 18, 2019

Firmato accordo tra militari e società civile: al via da settembre il governo di transizione

E' una notizia che ha quasi dell'incredibile, dopo la caduta del dittatore Bashir e la svolta reazionaria della giunta militare, l'accordo siglato ieri a Khartoum tra i militari e la rappresentanza dei manifestanti all'opposizione che a gran voce chiedevano da mesi un processo democratico per il Paese.

L'evento storico, e dal forte impatto emotivo per chi da anni racconta e opera civicamente per una soluzione alla crisi del Paese, come fa da oltre dieci anni in Italia l'associazione Italians for Darfur Onlus, è stato raccontato in presa diretta da Antonella Napoli, giornalista e presidente dell'associazione Italians for Darfur Onlus, oggi di rientro dalla capitale sudanese.

La dichiarazione costituzionale appena siglata porterà alla nomina di un nuovo Primo Ministro del governo di transizione, prevista per martedì prossimo, e alla creazione di un Consiglio misto tra militari e civili che dovrebbe portare il Paese a un governo civile dopo tre anni.

Se il potente generale Mohammed Hamdan Dagolo "Hemeti" cederà davvero le redini del Paese al popolo lo vedremo nei prossimi anni, intanto Khartoum festeggia. 

lunedì, giugno 03, 2019

Scontri tra militari e manifestanti a un sit-in a Khartoum.

Al Jazeera riporta scontri in corso tra militari, armati anche con gas lacrimogeno, e i manifestanti a Khartoum. Dal 14 maggio scorso le trattative tra il Consiglio Militare post Bashir e i civili per la fase di transizione a un governo di unità nazionale sono in stallo.

Un manifestante, Mohammed Elmunir, - riporta Il Post- "ha detto che l’esercito ha bloccato le vie di fuga dalla zona del sit-in prima di cominciare a sparare e ha dato fuoco alle tende dei manifestanti. L’Associazione dei Professionisti del Sudan (SPA), una delle principali organizzazioni dietro al sit-in, ha invitato la popolazione a scendere in strada per protestare. I manifestanti del sit-in hanno eretto una barricata sulla strada principale di Khartoum per difendersi".

Sui social si moltiplicano gli appelli a resistere nella protesta, mentre da settimane tanti p giovani pubblicavano foto delle barricate costruite lungo le vie della capitale.

lunedì, aprile 22, 2019

Graffiti e proteste nella capitale Khartoum, non si placa la sete di democrazia in Sudan


Si riuniranno il 24 aprileap principali Paesi africani, in un vertice dell'Unione Africana al Cairo, per discutere di quanto avviene in Sudan. Egitto, Sudafrica e Rwanda, infatti, seguono con preoccupazione gli eventi nel Paese, strategico per le risorse petrolifere e per la gestione del flusso migratorio (nel 2016 anche il governo italiano strinse accordi di rimpatrio con il presidente sudanese, sebbene vi pendesse un mandato di arresto internazionale per crimini contro l'umanità).

 Nelle strade, intanto, lontano dai potenti, si moltiplicano le iniziative di protesta delle associazioni civili che hanno sospeso le trattative con i vertici militari, accusate di "temporeggiare". Sempre più numerosi appaiono i graffiti lungo le mura della capitale, dalle riproduzioni di Banksy ai più originali disegni locali, come quello dell'artista Ammar Jammaa con il suo ragazzo "Sabeenaha" ("che non si muove, che rimane sul posto"), qui riprodotto.

sabato, aprile 13, 2019

Cambio di guardia ai vertici del Consiglio militare, ma manifestanti restano in piazza: no a un altro regime

Nuovo colpo di scena in Sudan. Il capo del Consiglio militare transitorio, l’ex ministro della Difesa Ahmed Awad Ibn Auf, ha annunciato in serata le sue dimissioni, a poco più di 24 ore dalla sua designazione.
Legato agli islamisti, Auf deve rispondere dell’accusa di essere stato il collegamento fra il passato governo e le  milizie  Jajaweed, i cosiddetti “diavoli a cavallo” responsabili delle atrocità perpetrate in Darfur, regione occidentale sudanese insanguinata da un conflitto iniziato nel 2003 che ha causato oltre 300 mila vittime e 2 milioni e mezzo di sfollati..
“Annuncio le mie dimissioni e la scelta di affidare l’incarico ad Abdul Fatah al Burhan, nominato nuovo capo del Consiglio militare di transizione” ha detto Auf in un discorso trasmesso dalla televisione governativa. Luogotenente generale, Burhan sembra avere un curriculum più  ‘pulito’  rispetto al predecessore e agli altri ufficiali delle forze armate, non essendo stato  coinolto in crimini di guerra né in mandati della Corte penale internazionale.
L’opposizione e l’Associazione dei professionisti sudanesi avevano dichiarato di non riconoscere l’ex ministro alla Difesa quale nuova guida del Paese e aveva annunciato di voler proseguire le proteste nonostante il rovesciamento del presidente Omar al Bashir.
Neanche le rassicurazioni del generale Zinel Abdine, vicino ai leader delle rivolte, il quale aveva affermato che l’azione dell’esercito non era un colpo di stato militare “ma una decisione a favore della gente alla quale seguirà un dialogo con i partiti politici per discutere su come gestire il Sudan” avevano convinto i manifestanti a lasciare le piazze.
Ma se le dichiarazioni dell’alto ufficiale fossero confermate dal neo presidente potrebbe essere possibile la nascita di un governo civile senza  la presenza di militari. Ciò che chiede a gran voce il popolo sudanese.
Intanto a New York si è riunito il Consiglio di sicurezza dell’Onu che ha tenuto  un incontro di emergenza sul  Sudan conclusosi dopo un’ora di colloqui a porte chiuse e senza una dichiarazione finale.
Secondo fonti di Focus on Africa al Palazzo di vetro , la Russia, la Cina, il Sudafrica, la Guinea equatoriale e, in misura minore, l’Indonesia si sono opposti a un testo congiunto del Consiglio di sicurezza. La riunione era stata chiesta dagli Stati Uniti e dai cinque membri europei del Consiglio di sicurezza: Francia, Regno Unito, Germania, Polonia e Belgio. Ma è evidente che l’incontro non sia andato a buon fine. La politica dei veti contrapposti continua.

giovedì, aprile 11, 2019

Omar al Bashir si dimette, militari avviano consultazioni per transizione

Fonti governative hanno annunciato che Omar Hassan al Bashir, presidente del Sudan si sarebbe dimesso.
Avviate le consultazioni tra vertici militari per periodo di transizione. Militari dispiegati intorno ai principali edifici governativi. 

mercoledì, aprile 10, 2019

La foto che racconta la protesta in Sudan

Foto di Mahmoud Ahmad
Per il quarto mese consecutivo, centinaia di migliaia di persone manifestano a Khartoum chiedendo le dimissioni del presidente sudanese Omar al Bashir.
La foto riprende un giovane manifestante al sit-in di stamattina 10 aprile al davanti al Quartier Generale dell' Esercito. Le Forze Armate rimangono  fedeli al governo anche se si registrano diverse defezioni in favore del movimento di protesta nato a causa del rincaro dei beni di prima necessità.
#sudaneseuprising

giovedì, febbraio 21, 2019

Brutalità e arresti arbitrari minano i colloqui distensivi tra Sudan e USA

Gli Stati Uniti potrebbero sospendere le trattative con Omar Hassan al Bashir sull'uscita del Paese africano dalla lista degli Stati canaglia a causa dell'uso della violenza e delle forze governative durante le proteste nella capitale in corso dal 19 dicembre scorso. 
Osservatori e ONG accusano il Governo sudanese di usare forze paramilitari, eccessiva violenza, torture e detenzione arbitraria per contenere le manifestazioni scoppiate a seguito dei rincari di beni di prima necessita come il pane, il cui prezzo è triplicato. 
Sarebbero 31 i morti registrati, centinaia gli arresti e i giovani interrogati dal NISS.

giovedì, dicembre 27, 2018

Rivolta in Sudan, anche in Italia manifestazione contro Bashir

Mentre si amplia la protesta popolare in Sudan con decine di morti e centinaia di arresti anche la comunità dei sudanesi a Roma ha manifestato davanti all’Ambasciata in via Panama. 
Intanto nel Paese sono iniziati sciopero in diverse città e settori socio sanitari contro l'aumento del prezzo del pane. 
Il movimento in atto viene considerato come una delle contestazioni più significative contro il presidente Omar Hasan Ahmad al Bashir, al potere da 30 anni. 
L'appello a scioperare è stato lanciato ieri da un raggruppamento professionale in diversi settori, mentre manifestazioni erano in corso in diverse localita' sudanesi, tra cui Omdurman, città gemella della capitale Khartoum. Tra i primi ad aderire allo sciopero sono stati gli ospedali, sin dalle ore 8. In un comunicato diffuso dal Comitato dei medici del Sudan vengono chieste ufficialmente le "dimissioni immediate del presidente in risposta alla volontà del popolo sudanese e la formazione di un governo di transizione". 
Lo sciopero, come i sit-in organizzati da esponenti della diaspora sudanese in tutto il
mondo, rientrano nel movimento di contestazione popolare che ha già raggiunto una decina di località. Mercoledì scorso centinaia di persone si sono radunate sul mercato di Um Rawaba, nello stato del Nord Kordofan, chiedendo la "caduta del regime". Stessa scena a Atabare (est), città in cui il movimento è nato. In sei giorni di proteste, secondo il dato ufficiale fornito dalle autorità, otto persone sono morte negli scontri tra manifestanti e gli agenti anti sommosse. Ma per Amnesty International le vittime sono sono almeno 40. Anche il capofila del principale partito di opposizione Sadek al-Mahdi - ultimo primo ministro eletto democraticamente in Sudan, cacciato dal potere col colpo di stato compiuto da Bashir nel 1989, esiliato più volte e rientrato in patria nei giorni scorsi - ha invece riferito di 22 morti, denunciando la "repressione armata contro un movimento di contestazione legittimo". Oltre la motivazione economica contro il carovita in un Paese allo stremo, secondo diversi analisti le radici della crisi sono politiche, motivo per cui la popolazione sta chiedendo la fine del regime di Bashir, riprendendo slogan della primavera araba del 2011. "Errori, cattiva gestione e fallimento delle politiche governative spiegano la rabbia della popolazione" ha commentato Abdellattif al-Buni, docente sudanese di scienze politiche. Il partito al potere del Congresso nazionale ha assicurato di aver capito il malcontento popolare di fronte alla situazione economica, accusando però i "partiti di sinistra che vogliono destabilizzare lo Stato" e Israele di "essere all'origine delle proteste" ha accusato il suo portavoce Ibrahim el-Sadik. Il ministero degli Esteri sudanese  ha convocato l'ambasciatore del Kuwait a Khartoum dopo che il paese del Golfo aveva invitato i propri connazionali a lasciare il Sudan. Già nel gennaio 2018 manifestazioni contro il caro cibo si erano verificate in Sudan, represse anche in quel caso dalle autorità che avevano fatto arrestare leader dell'opposizione e militanti. Il paese deve far fronte ad un'inflazione vicina al 70% e al crollo della sterlina sudanese sul dollaro. 






domenica, dicembre 23, 2018

Giovani in strada contro carovita chiedono cambo di regime

Nel link la petizione pubblica lanciata da giovani attivisti sudanesi che dal 19 dicembre scorso protestano contro la politica economica del governo, che non riesce a far fronte alla grave crisi economica. L'inflazione alle stelle, oltre il 70%, e la mancanza di pane, carburante e generi di prima necessità, nonché l'ultima pesante tassazione, ha portato molti giovani sudanesi nelle strade del Paese, chiedendo il cambio di regime. Il Sudan ha perso oltre il 75% delle riserve petrolifere a seguito dell'indipendenza del Sud Sudan nel quale erano concentrati i principali pozzi di estrazione.
Le forze di polizia hanno reagito pesantemente, come testimoniano video che circolano in rete, sebbene secondo fonti ufficiali l'attività di controllo della folla sarebbe stata  scatenata dalla presenza di infiltrati antigovernativi che prenderebbero di mira palazzi istituzionali: numerosi i morti e i feriti nelle principali città sudanesi,  Atbara, Port Sudan, Gadaref e Alnuhud, ma la pesante risposta di Omar Bashir ha rinvigorito ulteriormente il movimento, che ha sta conquistando eco internazionale.  Nel 2013, in simili proteste, avevano perso la vita 170 persone.

lunedì, dicembre 03, 2018

Per Natale con un regalo solidale doni due volte

Cari amici, in vista delle festività natalizie con un regalo solidale raddoppia la vostra solidarietà. Sostenendo la nostra associazione, acquistando attraverso il nostro sito oppure con una piccola donazione, contribuirete al crowdfunding per il progetto dello sportello di assistenza ai rifugiati e richiedenti asilo di Italians for Darfur Onlus
Italians for Darfur è un'associazione nata nel 2006 per sensibilizzare sulla crisi umanitaria nel Darfur, regione del Sudan, insanguinata da un conflitto iniziato nel 2003. 
Dal 2008 si occupa di assistenza e supporto ai  rifugiati in Italia per motivi umanitari.
Dal 2015 il progetto dello “Sportello di integrazione e di assistenza legale per rifugiati e richiedenti asilo”, realizzato a Romain via dei Volsci a San Lorenzo, nel III Municipio, e nel quartiere Eur, nell’ambito delle attività promosse dal Segretariato Sociale del Municipio IX in Viale Ignazio Silone 100, con il cambio di amministrazione a Roma è stato sospeso.  Le convenzioni per tali progetti non sono state rinnovate nonostante per gli enti si trattasse di una piattaforma a costo zero.
Lo sportello trovava la sua forza nell’essere una piccola comunità, sempre aperta, che si alimentava delle storie e dello spirito dei suoi partecipanti, quasi tutti impegnati a titolo volontario, con l’obiettivo principale di far sì che le persone acquisissero anche la capacità di poter essere d’aiuto agli altri, mettendo così in circolo una catena virtuosa di supporto sociale.
Oggi più che mai, a fronte del decreto sicurezza che limita l’accesso al sistema Sprar e al Fondo Nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, al quale possono accedere, nei limiti delle risorse disponibili, gli Enti locali che prestano servizi finalizzati all’accoglienza dei richiedenti asilo e alla tutela dei rifugiati e degli stranieri destinatari di altre forme di protezione umanitaria, questo progetto può davvero fare la differenza per coloro che sono in possesso dei requisiti richiesti per l’accesso al sistema di protezione ma che senza adeguata assistenza difficilmente vedranno accolte le loro richieste.
Per coprire le spese di gestione e mantenimento della struttura, dall’affitto del locale alle utenze, abbiamo necessità di fonti di finanziamento diffuse e stabili soprattutto per l’indipendenza di un progetto mutualistico totalmente indipendente al momento unico nel suo genere.

Chi donerà dai 10 ai 30 euro riceverà la tessera socio dell'associazione che da' diritto al 10% di sconto sul merchandising solidale per gli acquisti dal sito.
Chi donerà dai 30 ai 50 euro oltre alla tessera riceverà un libro a scelta tra quelli acquistabili sul sito.
Chi donerà oltre 50 euro riceverà la tessera e, a scelta, la nuova maglietta dell'associazione o il cd di Tony   Esposito "Sentirai".

Sarete costantemente aggiornati sulle attività del progetto attraverso il blog del nostro sito. Grazie a voi doneremo una possibilità a persone che fuggono da conflitti e crisi umanitarie, nel rispetto dei principi della nostra Costituzione.
Potete donare attraverso il sito oppure attraverso il nostro sito http://www.italianblogsfordarfur.it/ oppure dalla piattaforma https://www.gofundme.com/sportello-per-rifugiati-e-richiedenti-asilo?member=1160858.
Vi ringraziamo per quanto potrete fare.

giovedì, novembre 29, 2018

SLM-MM e JEM riicercano l'intesa con i mediatori internazionali a Berlino

Nei giorni scorsi il mediatore delle Nazioni Unite e Unione Africana  Jeremiah Mamabolo ha incontrato, ad Addis Abeba e Berlino,  Minni Arko Minnawi, leader storico del Sudan Liberation Movement (SLM, oggi SLM-MM), e  il Justice and Equality Movement (JEM) per superare l'impasse sulla trattativa con il governo.  
Stati Uniti, Germania e Qatar sostengono, infatti, la ripresa del colloquio delle parti in conflitto con il presidente sudanese Bashir.

Oggi sono stati inoltre ufficializzati gli accordi distensivi tra alcune tribù, Rizeigat and Maaliya, del Darfur orientale, e le forze presidenziali, nonchè il cessate-il-fuoco da parte del SLM-North fino al 31 dicembre, in attesa degli sviluppi delle trattative in corso. 

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mercoledì, novembre 21, 2018

Da cosa fuggono i profughi del Darfur? Una ricerca che aiuta a capire

Da cosa fuggono i profughi del Darfur? Vi proponiamo una bella ricerca sulla migrazione dalla regione occidentale del Sudan, ormai alla vigilia del 16esimo anno di crisi, all’Italia.
A realizzarla un amico di Italians for Darfur, Alessandro Cristalli, che ha intervistato molti di loro anche al Baobab. Da leggere per essere informati sul perché arriva e transita da noi uno dei principali gruppi di migranti.

https://www.agi.it/blog-italia/oxfam/darfur_migranti-4634392/post/2018-11-16/

venerdì, novembre 02, 2018

Continuano repressioni e arresti di giornalisti in Sudan

Nella giornata dell’End impunity for crime against journalists promossa dall’Unesco non potevano fare a meno di ricordare quanto permeante sia in Sudanr la censura nei confronti della libertà di stampa e le continue intimidazioni e repressioni verso gli operatori dell’informazione.
Come vi abbiamo raccontato in questi mesi non c’è giorno in cui non ci sia un’azione contro esponenti dei media bersagliati  da incursioni nelle redazioni, sequestri, arresti e interrogatori che spesso durano ore. 
Tra gennaio e ottobre, secondo Amnesty International, ne sono stati arrestati almeno 15 mentre l’intera tiratura di 10 quotidiani è stata confiscata in almeno 27 occasioni: ad al Jareeda, uno dei pochi quotidiani indipendenti rimasti in vita, è accaduto ben 13 volte.
Di seguito il bollettino degli episodi dell’ultimo mese.
Il 16 e il 23 Osman Merghanie, Maha Al Telib, Lina Ygoub, Ashraf Abdel Aziz e Shamel Al Nour sono stati convocati negli uffici della procura per la sicurezza dello stato e interrogati su un incontro avuto all’inizio del mese con una delegazione dell’Unione europea e con diplomatici europei e statunitensi. I cinque giornalisti sono stati “rimproverati” di aver danneggiato la reputazione del paese e di aver commentato coi loro interlocutori la proposta di legge sulla stampa e le pubblicazioni prima che diventasse legge.
Il 29 Zine El Abeen Al-A’jab, ex direttore del quotidiano al Mustagila, è stato condannato a pagare una multa di 5000 sterline sudanesi (104 dollari) per evitare un mese e mezzo di carcere. È stato giudicato colpevole di “diffusione di informazioni false” per aver denunciato che il Sudan fornisce supporto allo Stato islamico e che nel 2015 ha ricevuto fondi dal Qatar.
Ashraf Abdel Aziz, direttore del bersagliatissimo al Jareeda, è stato interrogato per la seconda volta nel giro di poche settimane. A marzo era stato condannato a una multa di 35.000 sterline sudanesi(circa 740 dollari) per aver raccontato una storia di corruzione governativa.
Maha Al Telib la convocazione per interrogatori è toccata tre volte nel corso dell’anno. Di volta in volta, le è stato chiesto di rendere conto di articoli sulla presenza dello Stato islamico in Libia, sulle relazioni tra Sudan e Usa e sul processo di pace nel Sud Sudan.
Salma Altigani, giornalista sudanese residente nel Regno Unito, non potrà più scrivere sui quotidiani Akhbar Al Watan eAlbaat Alsudani mentre Ahmed Younis, residente in Sudan e corrispondente per il quotidiano panarabo stampato a Londra Al-Sharq Al-Aswatsi è visto revocare la licenza da marzo a settembre.
Non va meglio alle emittenti televisive.
Il 10 ottobre i servizi di sicurezza hanno cancellato “Lo stato della nazione”, un programma di approfondimento politico trasmesso da Sudania 24TVper aver intervistato un comandante delle Forze di sostegno rapido, una formazione paramilitare.
Il 31 ottobre un altro programma in onda su Omdurman Tv è stato sospeso per aver dato la parola ad alcuni esponenti politici“colpevoli” di aver criticato la decisione del Partito del congresso nazionale di candidare il presidente in carica Omar Al-Bashir (peraltro ricercato dalla giustizia internazionale per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio) a candidarsi per un terzo mandato alle elezioni del 2020.
(Nella foto del Sudan Journalists Network, una protesta dei giornalisti di fronte al parlamento)

giovedì, ottobre 25, 2018

"Crescere a pane e acqua"? Anche questo è un lusso in Darfur, secondo le Nazioni Unite

Il 22 ottobre scorso è stato diffuso il nuovo rapporto delle Nazioni Unite sulla Missione UNAMID in Sudan, che da anni è dispiegata nelle desolate sabbie del Darfur e si appresta ad una rimodulazione delle sue forze e dei compiti.

Ciò che colpisce è il perdurare della grave carenza di beni di prima necessità, a tal punto, si legge nel rapporto, che la crisi economica e le misure di austerità, insieme alle forti piogge torrenziali seguite alla siccità del 2017, hanno fatto scarseggiare anche il pane. Si spera che i prossimi raccolti possano essere migliori e le risorse più accessibili, con un netto miglioramento nei prossimi mesi.


 Ben 2300 persone hanno dovuto lasciare i propri villaggi a causa degli smottamenti idrogeologici, e si aggiungono agli oltre 20.000 sfollati scampati agli scontri armati tra forze governative e ribelli (ALS-AW) nel massiccio del Jebel Marra.  Alcune migliaia di civili sono stati inseriti in programmi di reinserimento abitativo a cura del Governo e delle Nazioni Unite.

Purtroppo, si legge, alla missione congiunta ONU-Unione Africana è stato negato più volte il permesso di verificare le condizioni della popolazione del Jebel Marra, soprattutto nel sud e nell'est della regione, martoriata da pesanti scontri dei militari con le forze ostili al governo, in particolare nei centri di Feina, Gur Lambung, Kebe, Leiba, Narglah, e Golol. 

Il decennale percorso di pacificazione dell'area è quindi ancora lontano dalla sua meta: è "a un punto morto" afferma laconico il capo della Missione UNAMID,  M. Jeremiah N. Mamabolo. 


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Sudan, nuova svalutazione della moneta. Peggiora la crisi nel Paese

Per la terza volta dall’inizio dell’anno il Sudan ha svalutato la propria moneta. Questa nuova svalutazione è arrivata meno di un mese dopo che il presidente Omar al Bashir ha costretto alle dimissioni il governo, accusato di non aver rimediato alle difficoltà economiche. La crisi è dunque sempre più grave.


La scorsa settimana, la banca centrale sudanese ha annunciato che una commissione esaminerà la grave carenza di valuta straniera nei forzieri sudanesi che grava sulla sterlina. «La banca centrale annuncerà il tasso di cambio giornaliero», ha dichiarato un membro della commissione. Il Paese sta affrontando un’inflazione di oltre il 65% e il costo del cibo è più che raddoppiato nell’ultimo anno. Il livello di malnutrizione ha raggiunto livelli altissimi, una famiglia su tre non riesce a fare più di un pasto al giorno.