Il blog di Italians for Darfur

lunedì, maggio 18, 2015

Buone notizie per internet in Sudan: e per il Darfur?

Il Ministro sudanese delle Scienze e delle Telecomunicazioni, Tahani Abdullah, ha annunciato che le aziende di telecomunicazioni del Paese lanceranno un servizio di Quarta Generazione (4G) wireless nei prossimi tre mesi. Tuttavia il Ministro non ha fornito dettagli sulla copertura e se questo servizio sarà fornito da tutti i vettori.
L'aggiornamento 4G cercherà di fornire soluzioni complete e sicure, attraverso servizi streaming multimediali, di voce e di dati, agli utenti sulla base del concetto di "anytime, anywhere" e ad una velocità molto più elevata di quanto non sia attualmente disponibile.
Gli utenti di Internet in Sudan si lamentano spesso per le velocità mediocri -in particolare negli ultimi mesi- nonostante il costo relativamente alto dell'abbonamento a pagamento fornito dai quattro gestori di Telecom. "L'intero Sudan sarà coperto da Internet attraverso l'E-government ed altri servizi. Il settore delle telecomunicazioni contribuirà al reddito nazionale del 10%", ha detto Abdullah. "Il Sudan si trasformerà in un mondo intelligente", ha aggiunto.

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giovedì, marzo 21, 2013

Annuncio razzista appare in giornale sudanese, la rete si ribella.

Sta facendo il giro della rete, tra gli esuli sudanesi, un annuncio razzista apparso su un giornale sudanese, l' "Intibaaha" n° 2529 del 22/3/2013 (seconda pagina), destando indignazione e rabbia.

Una società del Kuwait avrebbe commissionato un annuncio per la ricerca di personale femminile, con due requisiti: essere di bella presenza e avere la carnagione chiara.

Sulla rete è scoppiata la polemica, e ci si domanda, tra l'altro, come sia possibile che un giornale sudanese, in un Paese già attraversato da forti tensioni razziali, possa pubblicare simili annunci.
Attese azioni legali da giovani attivisti sudanesi.


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lunedì, novembre 30, 2009

2° Civicratic Facebook Day: "Faccia a faccia contro ogni facciata"

Italians for Darfur ha partecipato al 2° Civicratic Facebook Day promosso dal Laboratorio Privacy Sviluppo il 27 novembre scorso. E' intervenuta Sharon Nizza, tesoriere dell'associazione.

Italians for Darfur ha ritenuto da subito che Internet, indipendente dai tradizionali media, sebbene non sia ancora alternativo a questi in termini di accessibilità e penetrazione, esprima potenzialità comunicative finora inattese di riverberazione dell’ informazione: è quindi attiva, dal 2006, una campagna on-line che fa leva sulla partecipazione degli utenti dei blog e dei principali social network italiani e internazionali, prima di tutti Facebook, per chiedere ai media mainstream italiani una maggiore copertura della crisi in Darfur e nelle altre regioni del mondo dimenticate.

Presente su Facebook con un gruppo dedicato, e con una pagina sulla campagna di disinvestimento lanciata da Italians for Darfur in collaborazione con Aegis Trust, Italians for Darfur propone anche un’applicazione che permette una maggiore diffusione delle pagine informative tra gli “amici”, offrendo la possibilità agli stessi di firmare l’appello on-line.

L’’informazione riveste, come in molteplici campi, un ruolo fondamentale nelle sorti della risoluzione di un conflitto, soprattutto se le azioni internazionali dipendono strettamente dall’opinione pubblica e dalla risposta politica che ad essa viene data dalle singole nazioni democratiche.

Molto spesso, tuttavia, assistiamo, soprattutto nel nostro Paese, a un incarceramento dell’informazione e a una riduzione progressiva dei lanci giornalistici a slogan d’effetto che lasciano poco spazio all’approfondimento e al confronto. Un’informazione di “facciata” quindi, che rischia di appiattire l’opinione pubblica su un atteggiamento diffuso di disinteresse e disaffezione verso tutti i temi e le problematiche che, solo apparentemente, non incidano direttamente sul quotidiano e il contingente.

L’occasione di confronto offerta da questa iniziativa, che fa proprio del protagonismo collaborativo il suo manifesto, è una preziosa opportunità di cammino collettivo di crescita e di consolidamento della rete tra gruppi spontanei e motivati di cittadini che hanno a cuore aspetti diversi, ma innegabilmente parte di una unica realtà, della sfera sociale e individuale insieme.

Una piattaforma aperta, libera dai vincoli spaziali e temporali e garante della libera espressione dei singoli, come è quella di Facebook, si presta ad essere il campo ideale per lo sviluppo del nuovo modello civicratico: associazioni e gruppi di persone che, nel perseguire i loro obiettivi statuari, contribuiscono a disegnare insieme un nuovo modello di società e un panorama politico più sensibile ai bisogni reali dei cittadini, contro le scelte dietro la cui facciata si nascondono spesso interessi e finalità diverse. Un progetto che può crescere solo nel confronto costante e produttivo tra cittadini, che non siano più meri numeri in un dato statistico ma singoli individui pronti a mettere in gioco la propria faccia, così come lo stesso Facebook ci sta abituando,e le Istituzioni nazionali e territoriali, dietro la cui facciata non possano più nascondersi le facce di chi le amministra.

Mauro Annarumma

Coordinatore Campagna on-line

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sabato, aprile 18, 2009

Facebook forse non più accessibile in Sudan, ma la censura arriva da lontano

Omar, gestore di un noto locale che anima la vita notturna della capitale sudanese, mi spiega perchè il dibattito tra gli internauti sudanesi sul futuro di Facebook si sia fatto tanto acceso nelle ultime settimane. Per denunciare quanto potrebbe accadere presto si sono mobilitati anche numerosi bloggers sudanesi, come AnwarKing.

Il principale social network mondiale, infatti, ha proposto una Dichiarazione dei Diritti e delle Responsabilità che, qualora approvato in via definitiva, negherebbe l'utilizzo del servizio ai Paesi sotto embargo degli Stati Uniti (punto 4.3), tra cui, appunto, il Sudan.

"Hi Mauro,
we in Sudan are now facing two dilemmas, one being:

-The post link service in Facebook site has been blocked by Sudanese National Telecommunication Corporation. that was the first step.
We guess that the second step is to block Facebook site by National Telecommunication Corporation .
Why because there was some political groups against the government . -

and the other:

- Facebook Site Governance: You are bound by the laws of the country that you live in. You may also need to comply with the laws of other jurisdictions, including the laws of the United States (because our headquarters are based in the U.S.).

How are sections like 4.3 (embargoed countries) consistent with the “One World” principle in the proposed Facebook Principles?
As we state in the Principles, our principles are constrained by limitations of applicable law. -

I have addressed the facebook administrators to emphasize that by applying this facebook embargo on countries like Sudan you will be helping the dictatorial government of Sudan who also is working hard to sensor and control the use of facebook as it becomes the new opposition channel for Sudanese living abroad to communicate with the people of Sudan to try and organize opposition movement against the government. By doing so you will be participating to the death of such opposition."

Update: è lo stesso Omar a comunicarmi che, grazie all'attivismo di tantissimi internauti sudanesi e di tutto il mondo, Facebook ha deciso di rivedere il tanto discusso punto 4.3.

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