Il blog di Italians for Darfur

mercoledì, luglio 23, 2008

Ai media arabi non piacciono gli "Arabi cattivi": silenzio sul Darfur

C'è un paradossale disinteresse del mondo arabo al conflitto in Darfur: il 40 per cento della popolazione sudanese è Araba, così come Arabi sono parte delle popolazioni interessate dal conflitto.
Nonostante il numero di civili coinvolti sia simile a quello stimato in Iraq, secondo Lawrence Pintak, giornalista esperto di media arabi, il conflitto in Darfur non ha la copertura mediatica che ci si aspetterebbe perchè in Darfur viene definitivamente rotto lo schema degli Arabi vittime degli altri. In Darfur, gli "altri" sono gli Arabi. L'attacco più importante al silenzio dei media arabi è arrivato tre anni fa da Nabil Kassem, di Al Arabiya, produttore del censurato documentario "jihad on horseback".
Sono soprattutto le notizie e le testionianze, anche fotografiche, dai campi profughi del Darfur a non trovare spazio nei media arabi contrariamente a quanto accade nei Paesi occidentali, che pure faticano a fare vera informazione sul conflitto in corso, limitandosi spesso a riportare eventi e testimonianze delle star del cinema e dello spettacolo abilmente coinvolte quali testimonials della campagna per i diritti umani delle associazioni e ong internazionali, che vedono in essi l'unica via di accesso ai mezzi di informazione di massa.
Le analisi politiche, in particolare le reazioni diplomatiche delle Nazioni Unite e delle maggiori potenze mondiali, superano inoltre le notizie propriamente dette, rivelando in questo anche una diffusa riluttanza a recarsi fisicamente nella regione per appurare di persona quanto stia accadendo in Darfur, sebbene sia innegabile una obiettiva difficoltà a superare le restrittive norme di accesso per i giornalisti nel Paese. In Egitto si registra la più ampia copertura stampa sul conflitto, per motivi connessi alla vicinanza geografica del Sudan e alla sua influenza strategica nel Sahel. Per ulteriori analisi dei media arabi si possono consultare le pagine del MEMRI (Middle East Media Research Institute), organizzazione indipendente e nonprofit.


Guarda il video di Al Jazeera English: "The media on Darfur";

Approfondisci: "Darfur: covering the 'forgotten' story".

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lunedì, aprile 21, 2008

Studenti del Darfur arrestati e torturati dalla polizia sudanese - تعذيب طلبة دارفور ومحاكمتهم

Italians for Darfur esprime piena solidarietà agli studenti Daoud Ahmad Al Taher, Mohammad Ali Hamado, Ismail Obeid Abkar, Adam Babakr Nayel, Ahmad Abdeen Hamed, Al Fadel Omar Shamo, Mabrouk Bakheet Ibrahim, Mahmoud Nayel Mohammad e Khaled Ahmad Mansour (16 anni), arrestati dalle forze di sicurezza sudanesi nella regione del Nord Dardefan, con l'accusa di aver creato disordini.
Lo apprendiamo dalla neonata associazione APHRA (The Arab Program for Human Rights Activists) con sede al Cairo, Egitto. I 9 studenti originari del Darfur, tra cui un sedicenne, sarebbero stati torturati e detenuti illegalmente, violando le Convenzioni Internazionali sui Diritti politici e civili sottoscritti dal Sudan stesso e pertanto validi anche nel suo territorio.

L'associazione APHRA, che rivolge un appello anche alle altre organizzazioni arabe affinchè giunga alle autorià sudanesi una condanna unanime, invita a scrivere ai seguenti indirizzi per chiedere venga fatta luce su quanto accaduto:
  • His Excellency President Omar Hasan Ahmad Al Basheer, President's Bureau, People's Palace, P.O.Box 281, Al Khartoum, Sudan - Fax: +249 183 782541;
  • His Excellency Salva Ker Meiradet, Vice President, People's Palace, P.O.Box 281, Al Khartoum, Sudan - Fax: +249 183 779977/ 771025;
  • His Excellency Ali Othman Mohammad Taha, Vice President, People's Palace, P.O.Box 281, Al Khartoum, Sudan -Fax: +249 183 771651
Leggi anche: Studenti del Fronte Democratico picchiati e torturati

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domenica, marzo 30, 2008

ONG e attivisti arabi chiedono alla Lega Araba di intervenire in Darfur

"Anche se siamo musulmani, il mondo islamico non ha fatto nulla per proteggerci" *

A pronunciare queste parole è Yassin, un giovane architetto rifugiatosi in Israele da circa tre anni.
Come lui, migliaia di darfuriani fuggono ogni anno dal Darfur, assediato dalla guerra e dalla siccità, ma, pur essendo musulmani, non trovano ospitalità nei Paesi Arabi, che li osteggiano come "collaboratori" degli "Stati nemici". Responsabile, secondo Yassin, è la Lega Araba.
Venerdì scorso anche molte altre organizzazioni e attivisti arabi per i diritti umani hanno sottoscritto una petizione alla Lega Araba perchè assuma un ruolo più attivo nel processo di pace in Darfur. Il Sudan è infatti membro della Lega, e il Presidente Bashir sta partecipando proprio in questi giorni a un summit a Damasco, in Siria, ma il conflitto in Darfur non ha mai destato interesse nè politico nè mediatico nei Paesi Arabi.
La lettera, firmata dalla Islamic Human Rights Commission inglese, dai Friends of Al-Aqsa, Crescent International e da altre 20 organizzazioni , chiede in particolare alla Lega di esercitare la sua notevole influenza sugli stati membri per porre fine alle ostilità in Sudan, di contribuire al cointingente delle Nazioni Unite in Darfur e di chiedere il cessate il fuoco immediato.

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mercoledì, luglio 18, 2007

Gli arabi stanno rimpiazzando i darfuriani?


E' già di qualche giorno fa la notizia secondo cui il governo sudanese sta ripopolando con arabi le terre levate ai darfuriani. Secondo le indiscrezioni pubblicate, tra gli altri, da The Independent, un report delle Nazioni Unite parlerebbe di 30 mila arabi in due mesi.
Il numero potrebbe essere già oggi grandemente sottostimato; altre fonti parlano di ulteriori 45 mila arabi provenienti dal Niger.
L'operazione potrebbe essere collegata alle elezioni, attese tra due anni dopo il colpo di stato (1989) dell'attuale Presidente, Omar al-Bashir.

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