Il blog di Italians for Darfur

venerdì, marzo 10, 2017

Il Governo del Sudan rilascia 259 prigionieri di guerra

Il Movimento per la Giustizia e l'Uguaglianza (JEM) ha elogiato gli sforzi del presidente ugandese Yoweri Museveni per assicurare il rilascio dei 259 prigionieri di guerra che sono stati effettivamente liberati giovedì a Khartoum.

Le autorità della prigione di Kober a Khartoum Nord hanno rilasciato 259 prigionieri di guerra, membri dei gruppi armati del Darfur in linea con la realizzazione della grazia presidenziale emessa mercoledì.

Il Direttore del carcere di Kober, Saeed Dahia, ha detto che 25 membri del Movimento per la Giustizia e l'Uguaglianza (JEM), che hanno partecipato all'attacco del 2008 a Omdurman, sono stati rilasciati tra cui Abdelaziz Ashr, fratellastro del leader del JEM, Gibril Ibrahim.

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lunedì, settembre 16, 2013

Sudan, 300mila sfollati in sei mesi ma la crisi per i media non esiste


Una tenda logora quattro metri per quattro. Sette brande rabberciate, tre donne e cinque bambini, altrettante siringhe da 5 millimetri di latte. Questo è l'ultimo ricordo visivo, seppur non il più forte, del mio viaggio in Darfur dello scorso inverno. 
Sono passati dieci mesi ma quell'immagine è ben nitida nella mia mente perché, nonostante la profonda disperazione che trasmettesse, era l'unico barlume di speranza in un contesto drammatico. Una millesima goccia di 'vita', rappresentata da quel latte artificiale che sostituiva quello materno delle donne darfuriane che, sfinite dalla malnutrizione e traumatizzate dal conflitto, non ne hanno più.

Nonostante la crisi umanitaria in questo angolo di mondo sia più pressante che mai e la recrudescenza degli attacchi armati, sia da parte delle forze militari governative sia di ex miliziani, non c'e' media che se ne occupi. La Siria occupa, da sola, quei già residui spazi dedicati alle notizie su conflitti e tragedie umanitarie in corso nel mondo.

A poco è valso l'impegno di organizzazioni come la nostra o la denuncia di Amnesty International, che ha di recente presentato un nuovo rapporto sulle violenze nella regione e in altre aree limitrofe dalla fine del 2012 e che negli ultimi mesi hanno registrato un'escalation che non lascia adito a dubbi. È in atto una nuova forte repressione nei confronti della ribellione e della popolazione civile del Darfur. Ma la coltre calata su questo conflitto è impenetrabile. 

Eppure almeno duecento persone sono rimaste uccise negli ultimi due mesi in Darfur nei violenti scontri tra fazioni rivali. L'ultimo bollettino umanitario fornito dalle Nazioni Unite traccia un quadro allarmante e tragico: un centinaio di esponenti della tribù Reizegat sono morti nei combattimenti, altrettanti tra le fila dei Maaliya, oltre trecento i feriti e decine di migliaia di persone, tra rifugiati del Darfur e ciadiani rimpatriati, costrette ad abbandonare i propri villaggi. Pesanti bombardamenti hanno, invece, interessato l'area del del Jebel Marra, roccaforte storica dei ribelli e in altre regioni del Nord Darfur. 

Il flusso più ampio di sfollati dai violenti scontri in Darfur è stato registrato tra gennaio e giugno 2013, poi per un paio di mesi si era ridotto per riprendere nelle ultime settimane. La maggioranza dei profughi ha cercato rifugio nella zona di Tissi, nel sud-est del Ciad. Da un’indagine retrospettiva sulla mortalità pubblicata di rcente da Medici Senza Frontiere ha rilevato che il 93% delle morti tra gli sfollati è avvenuto in Darfur, prima che potessero raggiungere il Ciad, ed è stato causato principalmente dalla violenza.
Se nella regione occidentale del Sudan a fare vittime sono gli scontri tra fazioni contrapposte, in Kordofan sono i bombardamenti delle forze armate di Khatoum. L’aeronautica sudanese da maggio scorso ha intensificato i raid sui villaggi dei Monti Nuba nonostante una dichiarazione di cessate il fuoco proclamata dal governo.

La denuncia di nuovi attacchi contro la popolazione civile mossa dal Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese-Nord è stata riportata dal Sudan Catholic Radio Network. Un cacciabombardiere Mig sudanese avrebbe sganciato quattro bombe sul villaggio di Umserdiba e altre due su quello di Genesia, distruggendo colture e abitazioni rurali. Un Antonov da trasporto convertito in rudimentale bombardiere, avrebbe poi sganciato otto bombe sui villaggi di Hejerat e Habab. 
Le Montagne Nuba si trovano nel Sud Kordofan, al confine tra Sudan e Sud Sudan, dove dal 2011 è in corso un conflitto tra l’esercito di Khartoum e l’Splm-N. 
A confermare bombardamenti e scontri ci sono foto satellitari ottenute dal Progetto Enought. L'ultimo episodio pochi giorni fa. I satelliti posizionati sull'area hanno documentato che l’aviazione sudanese ha effettuato un raid nei pressi del villaggio di Jau nello Stato sud-sudanese di Unity. 

Il bombardamento sarebbe avvenuto a pochi giorni dagli accordi raggiunti il 3 settembre tra il Presidente sudanese Omar Al-Bashir e il suo omologo sud-sudanese Salva Kiir, volti a mettere fine al lungo contenzioso sulle esportazioni di petrolio sud-sudanese attraverso le strutture controllate da Khartoum. 
I sopravvissuti raccontano le stesse storie: uomini armati, spesso in
uniformi dell'esercito, arrivano su Land Rover o altri mezzi pesanti, bruciano i loro villaggi, uccidono gli uomini, violentano le donne e fanno razzia di tutto quello che trovano.
Sono ormai 10 anni, da quando è iniziato il conflitto in Darfur, che ciclicamente si verificano episodi simili. Ma i mezzi di informazione ne parlano poco e solo se ci mette la faccia un personaggio famoso cone George Clooney. 
E questo silenzio autorizza i leader del Sudan a riprendere e continuare a massacrare la loro gente, oggi come nel 2003.

I sopravvissuti degli ultimi attacchi dicono che a guidare questa nuova repressione sia una vecchia conoscenza della Corte penale internazionale, Ali Kushayb, su cui pende già un mandato per i crimini di guerra commessi in Darfur tra il 2003 e il 2006.
Le vittime della nuova ondata di violenze sono membri di due gruppi
etnici che finora non erano mai stati colpiti, i Salamat i Beni Hussein.
Secondo le denunce degli anziani dei villaggi il governo avrebbe come obiettivo quello di scacciare dalle proprie terre i Beni Hussein perché mirerebbe all'oro di cui si è scoperta ricca essere l'area. Diversa la motivazione dell'allontanamento forzato dei Salamat, scacciati per consegnare i terrerni che coltivavano o utilizzavano per la pastorizia a un gruppo arabo 'leale' a Khartoum, i Miseriya. 

Insomma il modus operandi del presidente del Sudan Omar Hassan al Bashir, ricercato dalla Cpi oltre che per crimini di guerra e crimini contro l'umanità anche per genocidio, non è cambiato. E le cifre fornite dalle Nazioni Unite, che hanno stimato in oltre 300 mila i nuovi sfollati nei primi otto mesi di quest'anno - all'incirca tanti quanti negli ultimi due anni - dovrebbero scuotere le coscienze di quanti continuano a ostinarsi a ignorare questa crisi dimenticata.


Antonella Napoli,
presidente di Italians for Darfur

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venerdì, aprile 26, 2013

Darfur 10, ore 11.00 al Colosseo, "drum circle"con Lorenzo Rompato e i rifugiati del Darfur


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giovedì, febbraio 28, 2013

Dieci anni di crisi in Darfur - "The Need for a New Approach" *

Riceviamo e pubblichiamo:

"Nelle ultime due settimane, il Sudan sta subendo le peggiori violazioni dei diritti umani da parte del governo. 
I leaders delle opposizioni che hanno firmato il New Dawn Charter sono trattenuti agli arresti. 
Gravi minacce alla sicurezza e arresti arbitrari di Cristiani, e la chiusura di chiese e centri Cristiani stanno avendo luogo in questi giorni. L'ultimo riguarda la chiusura del centro anglicano e del negozio di libri anglicano a Khartoum-Bahri tre giorni fa. 
Hanno arrestato alcuni dei medici che protestavano per la politica di privatizzazione dei servizi per la salute, nell'interesse economico del Congresso Nazionale, in un momento in cui i servizi sanitari stanno collassando per inefficienza e corruzione. 
Malumori e proteste si sono verificati anche nello stato di Gezira e nel Darfur durante la visita dei leaders del Congresso Nazionale. Mariam Awad, una attivista del movimento ribelle SPLM-N, è stata arrestata quando ha aderito alla protesta dei medici sudanesi. 
Continui bombardamenti degli sfollati nel Nilo Azzurro, Monti Nuba e Darfur  hanno determinato la morte e il ferimento di civili della regione dei Monti Nuba e del Nilo Azzurro, la settimana scorsa. 
Questo è avvenuto in occasione del decennale dell'inizio della crisi in Darfur, e il Peace Talk Forum viene disatteso da Khartoum ed è strumentalizzato per le pubbliche relazioni. Khartoum sta cercando di finanziare la trattativa a Doha per continuare il genocidio e la guerra in Darfur. [...]
Nel decimo anniversario della crisi in Darfur, è diventato apparentemente chiario che la soluzione per la crisi in Darfur può essere raggiunta solo quando si verificherà un cambio dalla vecchia linea politica di Khartoum a  nuove politiche basate sul rispetto dei diritti umani, pace e riconciliazione nazionale. [...]"

Yasir Arman
Secretary General, SPLM-N
February 27, 2013


Le opinioni e i punti di vista qui contenuti sono esclusivamente quelle dell'autore del comunicato e non rappresentano necessariamente quelle di Italians for Darfur.

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mercoledì, febbraio 27, 2013

#Darfur10: dieci minuti per non dimenticare. Firma la petizione globale.

Italians for Darfur Onlus è componente per l'Italia della coalizione internazionale United To End Genocide.

Dieci anni fa il Governo del Sudan (GoS) iniziò il massacro contro i civili in Darfur, uccidendone oltre 300.000 e causando lo sfollamento di tre milioni di Darfuri. Nonostante i tentativi di pace, l'uccisione continua anche oggi.
Anche con una forza di peacekeeping delle Nazioni Unite sul terreno, i Darfuri rimangono vulnerabili agli attacchi e continuano a verificarsi estreme violazioni ai diritti umani. Dal 2010, le Nazioni Unite hanno rilevato oltre 200 attacchi in Darfur.

Il GoS è il principale responsabile delle violenze contro i civili in Darfur. Il governo ha ostacolato le forze di peacekeeping delle Nazioni Unite, ha rifiutato di perseguire i funzionari accusati di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità, ha bloccato gli aiuti internazionali, ha bombardato i civili, ha esteso i suoi attacchi ai villaggi oltre il Darfur.
Il continuo esodo di oltre due milioni di sfollati ha creato una perenne crisi umanitaria in Darfur. Le Nazioni Unite stimano che un altro milione di persone sono scappate dalle proprie dimore o sono state vittime di violenze negli stati di Abyei, Sud Kordofan, e Nilo Azzurro.
La comunità internazionale si è riunita per riportare l'attenzione del mondo sul Darfur un'altra volta - ora è tempo di entrare nuovamente in azione. 
Unisciti a noi nel chiedere alla comunità internazionale e alle Nazioni Unite di porre fine al bombardamento aereo e agli altri attacchi ai civili, di condannare la detenzione arbitraria e le violazioni dei diritti umani a Khartoum e ovunque; di fornire aiuto ai milioni di persone che stanno soffrendo; e di spingere per una giusta e duratura pace per il Darfur e per tutto il Sudan.
Prendi visione dell'informativa per la privacy e firma la petizione globale, promossa da Italians for Darfur con United to end Genocide.
 


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venerdì, febbraio 22, 2013

Libro: Lorenzo Angeloni, "In Darfur". Campanotto Narrativa Editore, 2010

Segnaliamo "In Darfur", Campanotto Editore, un romanzo scritto dall'Amb. Lorenzo Angeloni, ambasciatore italiano in Sudan dal 2003 al 2007, negli anni in cui ebbe inizio la crisi in Darfur, la regione occidentale del Sudan. 

"In Darfur" è un romanzo centrato sugli anni della permanenza dell' ambasciatore a Khartoum, che mette bene in luce le origini del conflitto.

Giorgio Respighi è il protagonista di una storia che attraversa il Sudan e la sua gente, tra i racconti dei ribelli, degli sfollati e dei funzionari governativi. 
Ma "In Darfur" è anche l'esaltazione dell'amicizia, senza distinzione di razza e religione, e un viaggio interiore che porta alla scoperta dell'umanità.

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giovedì, febbraio 21, 2013

#Darfur10: un hashtag per non dimenticare.


Partecipa alla campagna: RT #Darfur10, per non dimenticare!

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