Il blog di Italians for Darfur

giovedì, luglio 03, 2014

Italians for Darfur Onlus incontrerà Meriam Ishag in Sudan

ITALIANS FOR DARFUR FARA' VISITARE MAYA. DOMENICA SARO' IN SUDAN
Presto partirò per il Sudan e vedrò Meriam e la sua famiglia, oggi sarà il vice ministro Lapo Pistelli a incontrare i suoi avvocati e forse lei e la sua famiglia dopo i colloqui con gli espionenti del governo sudanese a cui ribadirà che l'Italia auspica che possa finalmente concludersi la dolorosa vicenda che ha coinvolto questa giovane sudanese colpevole di non aver rinnegato la fede cristiana.
Ho parlato con lei e Daniel, che ha tradotto per me dall'inglese all'arabo, e ho chiesto se potevo portare con me un pediatra che visitasse Maya per capire quali siano state le conseguenze del parto e se possano in futuro impedirle di camminare.
Domenica sarà una giornata importante, non solo abbraccerò Meriam, Daniel e i loro bambini ma farò in modo, se dalla visita risultasse davvero che la bimba ha riportato danni alla nascita, di aiutarli in ogni modo, e sono certa che tutti voi, ancora una volta, ci sosterrete.
Antonella Napoli
Presidente Italians for Darfur ONLUS
Per sostenere le iniziative di Italians for Darfur ONLUS a favore di MERIAM e della sua famiglia, potete donare tramite PAYPAL, inviando una donazione a info@italiansfordarfur.it o tramite Banca Etica:
BANCA ETICA, IBAN IT78W0501803200000000128424, intestato a Italians for Darfur Onlus, Via Mauriac 30, 00143 Roma (RM)

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lunedì, giugno 16, 2014

Mohamed Salah, attivista detenuto e torturato in Sudan, rischia la propria vita in carcere

Un altro caso scuote l'opinione pubblica sudanese, dopo quello di Meriam, la donna cristiana, madre di due figli, ancora agli arresti per apostasia e per la quale tutto il mondo si è mobilitato (www.italianblogsfordarfur.it/petizione).

Da un mese circa, ma la notizia è trapelata solo in questi giorni, Mohamed Salah, attivista per i diritti politici e civili è stato arrestato dai servizi di sicurezza governativi a breve distanza dall'ultima detenzione, da marzo ad aprile scorso. L'attivista, secondo i testimoni, è stato fermato a un posto di blocco nei pressi dell'Università di Khartoum.

Ogni richiesta di visita dei familiari alla sua cella è stata respinta per settimane, senza motivazioni, dal NISS, contrariamente a quanto previsto dalla legge sudanese. 

La famiglia ci ha scritto che è riuscita a vedere il ragazzo dopo 32 giorni nella prigione di Kober, a Bahri, Khartoum, due giorni fa, il 14 giugno scorso. Secondo il racconto dei familiari, Mohamed avrebbe perso, per giorni, la facoltà di camminare, forse per le percosse subite dai carcerieri. Numerosi erano i segni delle percosse e le ferite sul volto e sulle mani, ricoperte di bende e garze. Anche il suo occhio destro avrebbe subito gravi limitazioni nella visione.

Italians for Darfur Onlus rilancia immediatamente l'appello dei familiari, affinchè Mohamed Salah, attivista sudanese, venga rilasciato e vengano accertate le responsabilità per le torture e i metodi inumani di detenzione e durante l'interrogatorio. 


Firmano l'appello la madre Zainab, il padre Mohamed e i fratelli Baderldin e Walaa.


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EVENTO: "Facciamo squadra con i rifugiati", Roma 19 Giugno 2014



Roma, 19 giugno: Unhcr e Mondo Digitale raccontano le storie


Giovedì 19 giugno, alle ore 17, presso il Centro sportivo dell’Istituto Santa Maria di Roma (via Matteo Boiardo 28), si scende in campo per la partita di calcio solidale Io ci sono, in occasione della Quarta Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.


“Lo slogan che l’Unhcr ha scelto quest’anno è Una storia dietro ogni numero, e noi della Fondazione Mondo Digitale di storie da raccontare ne abbiamo tante, a cominciare da quella del nostro direttore scientifico, il professor Alfonso Molina, ex rifugiato politico che ha portato al successo il nostro lavoro per l’integrazione”, ha detto Mirta Michilli, direttore generale della Fondazione Mondo Digitale.


In campo ci sarà anche un po' di Italians For Darfur! Tra i “convocati”, infatti, c'è anche Leo Sorge, nostro amico dei primi anni di esistenza di I4D. Leo è uno dei maker del FabLab Innovation Gym che Mondo Digitale ha pensato per innovare sul territorio.


Tante le novità di quest’anno legate all'evento, che non è solo sportivo: dalla presentazione dei dati sull’integrazione a cura del Centro studi e ricerche Idos all’estrazione del premio di solidarietà, dedicato al pubblico presente. E la neonata webradio del Liceo Kennedy di Roma farà la radiocronaca da bordo campo: ascoltatela!

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giovedì, maggio 15, 2014

APPELLO PER SALVARE MERIAM ISHAG, MADRE CRISTIANA CONDANNATA A MORTE PER APOSTASIA IN SUDAN


Basta solo un click a salvare la nostra coscienza? Noi di Italians for Darfur non lo pensiamo, ma, in questo caso, un click può davvero fare la differenza. 
Con un click, infatti, puoi contribuire a salvare la vita di un innocente, una donna sudanese condannata a morte per apostasia, così come è accaduto nelle precedenti iniziative di Italians for Darfur Onlus e delle organizzazioni per i diritti umani a livello internazionale. 
La sentenza per questa donna cristiana, Meriam Yahia Ibrahim Ishag, 27 anni, arrestata il 17 febbraio scorso dalle forze di polizia sudanese insieme al  figlio di 20 mesi, e in attesa di un secondo figlio, è stata pronunciata nonostante numerosi appelli per il rispetto della libertà di religione. 

Il giudice che l'ha emessa, Abbas Mohammed Al-Khalifa, leggendo il dispositivo a fine dibattimento ha affermato che erano stati concessi tre giorni all'imputata per abiurare, ma avendo deciso di non riconvertirsi all'islam meritava la condanna all'impiccagione. La donna, nata da padre mussulmano, è stata però cresciuta nella fede cristiana dopo l'abbandono del padre, ma per la Sharia anche la religione viene tramandata, di diritto, dalla linea paterna. Così, pur essendosi sposata con un cristiano, viene accusata non solo di essersi convertita ad altra religione, ma anche di aver commesso adulterio in quanto il matrimonio tra fedi diverse non può essere riconosciuto.
Per scongiurare l'esecuzione della pena chiediamo ancora una volta di firmare un appello che, come nel caso di Intisar e Ahisha, due donne condannate alla lapidazione per adulterio, permetta di scongiurare una atroce ingiustizia. 

Anche in questo caso, visto il successo delle precedenti iniziative della nostra associazione Italians for Darfur Onlus, è possibile sottoscrivere l'appello on-line attraverso il nostro sito http://www.italianblogsfordarfur.it/petizione . 

Le firme raccolte saranno inviate al presidente del Sudan Omar Al Bashir, l'unico che può concedere la grazia, prima che la donna partorisca e venga eseguita la condanna a morte. 

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mercoledì, aprile 23, 2014

Un "#EcografoaNyala": il nuovo progetto di Italians for Darfur a tutela della popolazione del Darfur

Italians for Darfur ONLUS dona un ecocolordoppler a supporto degli ambulatori dell'ospedale pubblico di Nyala, Darfur (SUDAN), nell'ambito di un progetto di rilancio del presidio sanitario. Dona liberamente, devolvi il 5x1000 o iscriviti all'associazione per sostenere l'iniziativa. Info www.italiansfordarfur.it e info@italiansfordarfur.it


Italians for Darfur ONLUS, in collaborazione con la ONG sudanese “The National Group for Correcting the Track of Darfur Crisis”, insieme alla missione UNAMID (contingente di peacekeepers delle Nazioni Unite e dell'Unione Africana in Darfur) ha avviato il progetto di riabilitazione dell'ospedale pubblico di Nyala.
All'interno della struttura è stato allestito un presidio sanitario diagnostico, unico in Darfur, accessibile liberamente alla popolazione della regione. Italians for Darfur ha contibuito con l'acquisto di un ecocolordoppler che ha permesso l'avvio di un ambulatorio disgnostico che garantirà assistenza gratuita a tutti i pazienti dei cinque stati del Darfur. Non esiste nessuna apparecchiatura del genere in tutta la regione.
ECOCOLORDOPPLER TOSHIBA completo di 4 sonde e stampante termica:
l'ecocolordoppler Toshiba acquistato dall'associazione Italians for Darfur Onlus è un'apparecchiatura multidisciplinare per esami ecografici-diagnostici completo di una sonda convex per esami addominali (fegato, reni, milza ecc.) ed esami ostetrici-ginecologici. Una sonda lineare per esami parti molli (tiroide, mammella, muscolo-scheletrica), esami vascolari. Una sonda sector per esami cardiologici e una sonda endocavitaria end-fire per esami endovaginali-endorettali (colonscopia). L'apparecchio è provvisto di stampante termica bianco/nero per la refertazione.

Fasi del progetto:
• Acquisto ecocolordoppler Toshiba
• Trasporto dall'Italia al Sudan, Nyala
• Formazione del personale sanitario
• Ricondizionamento dell'ambulatorio diagnostico
• Costo complessivo: 60 mila euro

Come sostenere il progetto
Puoi sostenere le campagne di Italians for Darfur ONLUS attraverso la scelta del 5x1000, codice fiscale: 97504520582 o con donazioni deducibili dal reddito su conto corrente:
BANCA ETICA
IBAN IT78W0501803200000000128424
intestato a Italians for Darfur Onlus, Via Mauriac 30, 00143 Roma (RM).
La tua iscrizione quale socio di Italians for Darfur ci permetterà di ricevere un sostegno costante nel tempo.
Altre modalità di sostegno alle nostre iniziative possono essere reperite nella home del sito internet http://www.italiansfordarfur.it e nelle pagine Facebook dell'associazione ITALIANS FOR DARFUR ONLUS.
In alternativa, scarica il video spot per il Sudan dei Negramaro, e donaci un Tweet o una condivisione Facebook: 


Info:
Dott.ssa Antonella Napoli
Presidente Italians for Darfur ONLUS
info@italiansfordarfur.it 
cell. 3473491157

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lunedì, gennaio 20, 2014

Cancellata la missione italiana in Sud Sudan, nel periodo di maggior crisi della regione.

Il Governo Italiano ha varato un nuovo finanziamento di 550 milioni di euro per la copertura dei costi delle missioni militari all'estero.
Tale manovra coprirà i primi sei mesi dell'anno e segna un ulteriore passo verso l'adeguamento della spesa militare al ridotto impegno del nostro governo oltremare.
A fronte di un rinnovato dispiegamento sui fronti più noti all'opinione pubblica, come in Afghanistan e in Kosovo, stupisce, tuttavia, il ritiro dei nostri osservatori dal Sud Sudan, proprio nel periodo in cui il Paese registra la recrudescenza degli scontri intertribali e sale la tensione con il vicino Sudan.
A quanto risulta a Italians for Darfur, associazione che da anni segue la crisi in Sudan e Sud Sudan e promuove iniziative di sviluppo e solidarietà nella regione, il Consiglio dei Ministri avrebbe depennato con un sol tratto ogni impegno finanziario per le missioni in Sud Sudan e Sudan.
Tra i tanti scenari internazionali ancora aperti per il nostro Paese, preoccupa che proprio la regione che registra una delle crisi umanitarie più gravi al mondo venga, improvvisamente, non dimenticata, ma intenzionalmente ignorata. Italians for Darfur chiede chiarezza e si appella alla coscienza dei nostri rappresentanti più sensibili per fare luce su un provvedimento quantomeno inopportuno.

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martedì, ottobre 01, 2013

SUDAN, SIT-IN CONTRO ACCORDI COMMERCIALI CON CONFIDUSTRIA E MINISTERO ESTERI

Italians for Darfur e rifugiati sudanesi contestano forum economico previsto giovedì in via dell'Astronomia

"Preoccupa e sorprende la notizia del prossimo meeting a Roma tra Confindustria, imprenditoria italiana e la delegazione economica del Sudan, guidata dal Ministro degli Affari Esteri sudanese. Italians for Darfur, pertanto, aderisce e sostiene la manifestazione di protesta che i rifugiati del Darfur insceneranno giovedì mattina a via dell'Astronomia". E' quanto si legge in una nota di Italians for Darfur, associazione capofila per l'Italia della campagna di sensibilizzazione per i diritti umani in Sudan.

"Una simile iniziativa, che appare scevra da ogni riferimento alla crisi politica e umanitaria del Paese, e che non prevede l'intervento di figure e rappresentanze della comunità degli esuli sudanesi e delle organizzazioni umanitarie impegnate in Sudan - denuncia l'associazione - rischia di essere lo scenario ideale per un ulteriore crimine contro la dignità delle tantissime vittime della violenza del regime in Sudan: il via libera a iniziative di investimento e sviluppo delle aziende italiane senza alcuna garanzia di rispetto dei diritti e delle condizioni delle minoranze nei cui territori le eventuali strutture e servizi realizzabili andrebbero a realizzarsi".

"Il 'nuovo Sudan', così definito da Confindustria Assafrica & Mediterraneo - prosegue la nota - pur con nuovi confini rimane il "vecchio" Sudan di sempre, sul cui presidente Omar Hassan Al Bashir pende un mandato di cattura internazionale per crimini contro l'umanità e crimini di guerra per le note e tragiche vicende del Darfur.
Inoltre, proprio in questi giorni, il regime di Khartoum ha usato in modo spropositato la forza per reprimere una nuova ondata di proteste contro i rincari in Sudan". "Vista la partecipazione all'evento del nostro Governo nella figura dell'Ambasciatore italiano in Sudan - conclude Italians for Darfur - ci auguriamo che siano fornite garanzie sulla posizione del nostro Paese in termini politici a fronte dell'emergenza democratica e alle violazioni dei diritti umani che il regime guidato da Bashir continua a perpetrare".

Roma, 1 ottobre 2013

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sabato, settembre 28, 2013

La violenta repressione di Khartoum non fermerà la voce della democrazia e della libertà del popolo sudanese



Il governo sudanese cala la maschera e mostra il suo volto più feroce per reprimere la nuova ondata di proteste contro i rincari del carburante. Per l’opposizione le vittime sarebbero 140, per Amnesty International 50, per Khartoum 30… A parte il balletto delle cifre una cosa è certa: il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Nonostante la mano dura del governo contro i manifestanti, i gruppi universitari e gli esponenti dei partiti politici antagonisti del National congress party (il partito del presidente Omar Hassan al-Bashir) che hanno animato la rivolta non hanno intenzione di demordere.
Dopo la manifestazioni dei giorni scorsi i sudanesi dissidenti, stanchi del regime, stanno pianificando una nuova protesta antigovernativa nel centro della capitale.
E l’allarme delle organizzazioni per i diritti umani, tra cui la nostra – da sempre partner di Amnesty International e Human Right Watch nella campagna per il Sudan – cresce. L'uso della forza arbitraria e illegale nei confronti dei manifestanti che da giorni protestano contro il taglio dei sussidi alla benzina potrebbe essere ancora più dura.
Sotto accusa, tanto per cambiare, gli spietati servizi nazionali di sicurezza e d'intelligence del Sudan (Niss) che usano di prassi il pugno di ferro nei confronti di oppositori politici e attivisti, a cui non vengono risparmiati maltrattamenti di ogni genere e torture.
La situazione è precipitata tra il 24 e il 25 settembre a seguito dell'annuncio della sospensione dei sussidi per il carburante alla popolazione locale. Il prezzo del carburante è più che raddoppiato. In migliaia si sono riversati in piazza e nelle strade in tutto il paese, da Khartoum a Omdurman, da Port Sudan a Wad Madani, fino al Sud Darfur, Nyala e molti altri centri urbani dove sono stati assaltati stazioni di polizia, edifici governativi e molti distributori di benzina.
In soli due giorni sarebbero state uccise oltre cinquanta persone, colpite da armi da fuoco alla testa e al petto. Ma per opposizione e attivisti locali i morti sarebbero oltre 140.
Il Centro africano di studi sulla giustizia e la pace denuncia che solo a Omdurman sono arrivati all'obitorio 36 cadaveri, che i feriti in ospedale sono centinaia e gli interventi di urgenza eseguiti in 24 ore sono stati una quarantina.
Le vittime maggiori, ancora una volta, giovani e giovanissimi tra i 19 e i 26 anni.

Nonostante il governo abbia bloccato la rete internet per giorni e abbia intimato ai quotidiani di Khartoum di pubblicare solo notizie ‘autorizzate’ da fonti ufficiali, l’eco di quanto stia avvenendo nel Paese si sta amplificando sempre di più. 

E come nel 2011, quando incoraggiati dalla Primavera araba nei paesi del  Mediterraneo e mediorientali diedero vita a una grande manifestazione nella Capitale,  i ragazzi sudanesi si sono affidati al web sia su Facebook sia su Twitter e in migliaia aderiscono e supportano la rivolta diffondendola il più possibile. 
Anche questa volta dalla pagina ufficiale dei manifestanti, il cui slogan tradotto dall’arabo è “gioventù per il cambiamento in Sudan”, partono gli appelli alla disobbedienza civile e a manifestare contro il governo. Sui telefonini sudanesi circola un messaggio che fissa appuntamenti in vari quartieri di Khartoum e non ci saranno divieti di attività politica e restrizioni della libera espressione e di associazione, nonché il rischio di arresti, detenzioni arbitrarie, maltrattamenti e torture, che potranno fermare questa nuova ondata di proteste.

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lunedì, settembre 16, 2013

Sudan, 300mila sfollati in sei mesi ma la crisi per i media non esiste


Una tenda logora quattro metri per quattro. Sette brande rabberciate, tre donne e cinque bambini, altrettante siringhe da 5 millimetri di latte. Questo è l'ultimo ricordo visivo, seppur non il più forte, del mio viaggio in Darfur dello scorso inverno. 
Sono passati dieci mesi ma quell'immagine è ben nitida nella mia mente perché, nonostante la profonda disperazione che trasmettesse, era l'unico barlume di speranza in un contesto drammatico. Una millesima goccia di 'vita', rappresentata da quel latte artificiale che sostituiva quello materno delle donne darfuriane che, sfinite dalla malnutrizione e traumatizzate dal conflitto, non ne hanno più.

Nonostante la crisi umanitaria in questo angolo di mondo sia più pressante che mai e la recrudescenza degli attacchi armati, sia da parte delle forze militari governative sia di ex miliziani, non c'e' media che se ne occupi. La Siria occupa, da sola, quei già residui spazi dedicati alle notizie su conflitti e tragedie umanitarie in corso nel mondo.

A poco è valso l'impegno di organizzazioni come la nostra o la denuncia di Amnesty International, che ha di recente presentato un nuovo rapporto sulle violenze nella regione e in altre aree limitrofe dalla fine del 2012 e che negli ultimi mesi hanno registrato un'escalation che non lascia adito a dubbi. È in atto una nuova forte repressione nei confronti della ribellione e della popolazione civile del Darfur. Ma la coltre calata su questo conflitto è impenetrabile. 

Eppure almeno duecento persone sono rimaste uccise negli ultimi due mesi in Darfur nei violenti scontri tra fazioni rivali. L'ultimo bollettino umanitario fornito dalle Nazioni Unite traccia un quadro allarmante e tragico: un centinaio di esponenti della tribù Reizegat sono morti nei combattimenti, altrettanti tra le fila dei Maaliya, oltre trecento i feriti e decine di migliaia di persone, tra rifugiati del Darfur e ciadiani rimpatriati, costrette ad abbandonare i propri villaggi. Pesanti bombardamenti hanno, invece, interessato l'area del del Jebel Marra, roccaforte storica dei ribelli e in altre regioni del Nord Darfur. 

Il flusso più ampio di sfollati dai violenti scontri in Darfur è stato registrato tra gennaio e giugno 2013, poi per un paio di mesi si era ridotto per riprendere nelle ultime settimane. La maggioranza dei profughi ha cercato rifugio nella zona di Tissi, nel sud-est del Ciad. Da un’indagine retrospettiva sulla mortalità pubblicata di rcente da Medici Senza Frontiere ha rilevato che il 93% delle morti tra gli sfollati è avvenuto in Darfur, prima che potessero raggiungere il Ciad, ed è stato causato principalmente dalla violenza.
Se nella regione occidentale del Sudan a fare vittime sono gli scontri tra fazioni contrapposte, in Kordofan sono i bombardamenti delle forze armate di Khatoum. L’aeronautica sudanese da maggio scorso ha intensificato i raid sui villaggi dei Monti Nuba nonostante una dichiarazione di cessate il fuoco proclamata dal governo.

La denuncia di nuovi attacchi contro la popolazione civile mossa dal Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese-Nord è stata riportata dal Sudan Catholic Radio Network. Un cacciabombardiere Mig sudanese avrebbe sganciato quattro bombe sul villaggio di Umserdiba e altre due su quello di Genesia, distruggendo colture e abitazioni rurali. Un Antonov da trasporto convertito in rudimentale bombardiere, avrebbe poi sganciato otto bombe sui villaggi di Hejerat e Habab. 
Le Montagne Nuba si trovano nel Sud Kordofan, al confine tra Sudan e Sud Sudan, dove dal 2011 è in corso un conflitto tra l’esercito di Khartoum e l’Splm-N. 
A confermare bombardamenti e scontri ci sono foto satellitari ottenute dal Progetto Enought. L'ultimo episodio pochi giorni fa. I satelliti posizionati sull'area hanno documentato che l’aviazione sudanese ha effettuato un raid nei pressi del villaggio di Jau nello Stato sud-sudanese di Unity. 

Il bombardamento sarebbe avvenuto a pochi giorni dagli accordi raggiunti il 3 settembre tra il Presidente sudanese Omar Al-Bashir e il suo omologo sud-sudanese Salva Kiir, volti a mettere fine al lungo contenzioso sulle esportazioni di petrolio sud-sudanese attraverso le strutture controllate da Khartoum. 
I sopravvissuti raccontano le stesse storie: uomini armati, spesso in
uniformi dell'esercito, arrivano su Land Rover o altri mezzi pesanti, bruciano i loro villaggi, uccidono gli uomini, violentano le donne e fanno razzia di tutto quello che trovano.
Sono ormai 10 anni, da quando è iniziato il conflitto in Darfur, che ciclicamente si verificano episodi simili. Ma i mezzi di informazione ne parlano poco e solo se ci mette la faccia un personaggio famoso cone George Clooney. 
E questo silenzio autorizza i leader del Sudan a riprendere e continuare a massacrare la loro gente, oggi come nel 2003.

I sopravvissuti degli ultimi attacchi dicono che a guidare questa nuova repressione sia una vecchia conoscenza della Corte penale internazionale, Ali Kushayb, su cui pende già un mandato per i crimini di guerra commessi in Darfur tra il 2003 e il 2006.
Le vittime della nuova ondata di violenze sono membri di due gruppi
etnici che finora non erano mai stati colpiti, i Salamat i Beni Hussein.
Secondo le denunce degli anziani dei villaggi il governo avrebbe come obiettivo quello di scacciare dalle proprie terre i Beni Hussein perché mirerebbe all'oro di cui si è scoperta ricca essere l'area. Diversa la motivazione dell'allontanamento forzato dei Salamat, scacciati per consegnare i terrerni che coltivavano o utilizzavano per la pastorizia a un gruppo arabo 'leale' a Khartoum, i Miseriya. 

Insomma il modus operandi del presidente del Sudan Omar Hassan al Bashir, ricercato dalla Cpi oltre che per crimini di guerra e crimini contro l'umanità anche per genocidio, non è cambiato. E le cifre fornite dalle Nazioni Unite, che hanno stimato in oltre 300 mila i nuovi sfollati nei primi otto mesi di quest'anno - all'incirca tanti quanti negli ultimi due anni - dovrebbero scuotere le coscienze di quanti continuano a ostinarsi a ignorare questa crisi dimenticata.


Antonella Napoli,
presidente di Italians for Darfur

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lunedì, marzo 25, 2013

Coalizione di organizzazioni internazionali protesta contro la "Darfur donors conference"

Italians for Darfur Onlus e altre 83 organizzazioni per i diritti umani nel mondo hanno inviato due lettere di protesta all'Emiro del Qatar e al presidente dell'African Development Bank, contro gli investimenti in Sudan, che i Paesi donatori prometteranno a Doha, il 7 e 8 aprile, senza alcuna garanzia sul rispetto dei diritti umani.  


Dal Sudan Tribune: "The groups said that "previous Darfur donors’ conferences collected billions of dollars, but there are no signs on the ground today of how those billions of dollars were spent".

Qui il comunicato originale della coalizione internazionale, coordinata da Act for Sudan.

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giovedì, febbraio 28, 2013

Dieci anni di crisi in Darfur - "The Need for a New Approach" *

Riceviamo e pubblichiamo:

"Nelle ultime due settimane, il Sudan sta subendo le peggiori violazioni dei diritti umani da parte del governo. 
I leaders delle opposizioni che hanno firmato il New Dawn Charter sono trattenuti agli arresti. 
Gravi minacce alla sicurezza e arresti arbitrari di Cristiani, e la chiusura di chiese e centri Cristiani stanno avendo luogo in questi giorni. L'ultimo riguarda la chiusura del centro anglicano e del negozio di libri anglicano a Khartoum-Bahri tre giorni fa. 
Hanno arrestato alcuni dei medici che protestavano per la politica di privatizzazione dei servizi per la salute, nell'interesse economico del Congresso Nazionale, in un momento in cui i servizi sanitari stanno collassando per inefficienza e corruzione. 
Malumori e proteste si sono verificati anche nello stato di Gezira e nel Darfur durante la visita dei leaders del Congresso Nazionale. Mariam Awad, una attivista del movimento ribelle SPLM-N, è stata arrestata quando ha aderito alla protesta dei medici sudanesi. 
Continui bombardamenti degli sfollati nel Nilo Azzurro, Monti Nuba e Darfur  hanno determinato la morte e il ferimento di civili della regione dei Monti Nuba e del Nilo Azzurro, la settimana scorsa. 
Questo è avvenuto in occasione del decennale dell'inizio della crisi in Darfur, e il Peace Talk Forum viene disatteso da Khartoum ed è strumentalizzato per le pubbliche relazioni. Khartoum sta cercando di finanziare la trattativa a Doha per continuare il genocidio e la guerra in Darfur. [...]
Nel decimo anniversario della crisi in Darfur, è diventato apparentemente chiario che la soluzione per la crisi in Darfur può essere raggiunta solo quando si verificherà un cambio dalla vecchia linea politica di Khartoum a  nuove politiche basate sul rispetto dei diritti umani, pace e riconciliazione nazionale. [...]"

Yasir Arman
Secretary General, SPLM-N
February 27, 2013


Le opinioni e i punti di vista qui contenuti sono esclusivamente quelle dell'autore del comunicato e non rappresentano necessariamente quelle di Italians for Darfur.

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martedì, settembre 18, 2012

Rilasciata Layla, grazie a mobilitazione internazionale.


(ANSA) - ROMA, 18 SET - "Layla Ibrahim Issa Jumul, la ventitreenne condannata a morte in Sudan per lapidazione, è stata rilasciata". E' quanto si legge in una nota di Italians for Darfur che, supportata da GIULIA (il network di Giornaliste italiane unite libere indipendenti), aveva avviato una petizione per chiedere la liberazione della giovane accusata di adulterio raccogliendo oltre 10 mila firme.
La notizia è stata confermata ufficialmente dagli avvocati difensori della giovane donna e dai volontari di Awid - Women's right che hanno supportato Layla e i suoi familiari durante la detenzione.
L'accusa di adulterio, per la quale era stata condannata a morte tramite lapidazione, è stata tramutata in "atti contro la morale pubblica" dalla Corte di Appello del tribunale di Mayo.
"Quello di Layla è il secondo caso di una donna destinata alla pena capitale e poi rilasciata dalle autorità giudiziarie sudanesi - ricorda Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur - pressate dalla mobilitazione internazionale'. Il 3 luglio scorso le porte della prigione di Khartoum si erano aperte per Intisar, 20anni, madre di un bambino di pochi mesi come Layla. (ANSA).

Links:
- "Io sono Layla"
 - GIULIA
- Appello contro la lapidazione

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mercoledì, maggio 02, 2012

Sudan/ Appello a Parlamento: Italia sostenga azione per la pace

Roma, 2 mag. (TMNews) - Mentre al Consiglio di sicurezza dell'Onu si discute in queste ore della bozza di risoluzione di condanna per le violenze e i bombardamenti al confine tra Sudan e Sud Sudan, nel Parlamento italiano viene rilanciato l'appello dei rifugiati sudanesi in Italia e degli attivisti per i diritti umani di 'Italians for Darfur', organizzazione promotrice della campagna di sensibilizzazione per il Sudan.
"Ci rivolgiamo ai parlamentari italiani - si legge nell'appello inviato a tutti i parlamentari italiani e sottoscritto già da decine di senatori e deputati, riportato in un comunicato - affinché sostengano l'azione dell'Onu e dei ministri degli Esteri dell'Unione europea, che hanno chiesto alle autorità del Sudan e del Sud Sudan di riprendere il processo negoziale per la pace, la sicurezza e la responsabilità tra i due paesi per raggiungere un accordo attraverso un dialogo pacifico, mettendo fine al loro conflitto". 

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martedì, novembre 29, 2011

Salvi tre minori condannati a morte grazie a nostro appello

Ma la conferma della sentenza capitale per altri sette ragazzi attenua gioia


La sentenza della Corte suprema per i crimini in Darfur, che ieri ha condannato a morte sette persone, svigorisce la gioia per il riconoscimento della minore età di tre imputati che non saranno giustiziati. Grazie al vostro sostegno, Italians for Darfur, organizzazione promotrice della campagna di sensibilizzazione per il Sudan e dell'appello che ha raccolto oltre 20mila firme per chiedere la sospensione della pena capitale per quattro bambini soldato imprigionati nello stesso luogo di detenzione degli adulti e trattati come tali, è riuscita a salvare tre vite.

L'attenzione mediatica sollevata sul caso ci ha permesso di ottenere che i minori fossero sottoposti a una visita medica per verificare la loro età. Sia l'ex ambasciatore sudanese Deng, sia un funzionario governativo a Khartoum, avevano garantito che il nostro appello non sarebbe rimasto inascoltato e che nessun minore sarebbe stato condannato. Con la petizione chiedevamo che i presunti minori, giudicati tra l'altro come gli imputati adulti sulla base di prove ingiuste e non attendibili, venisse effettuato un esame in grado di stabilire se si trattasse di individui con meno di 18 anni. Ma, dopo l'esito del test, solo tre sono stati dichiarati non condannabili.

Non possiamo che essere felici per Idriss Adam Abbaker, Ibrahim Shareef Youssif e Abdelrazig Daoud Abdessed, scampati al boia. Resta però la delusione e il rammarico per gli altri imputati di questo processo, ribelli del Movimento di Giustizia ed Uguaglianza, condannati nonostante il Tribunale speciale di Nyala non avesse acquisito alcuna prove certa che avessero partecipato a un attacco che era costato la vita a decine di militari sudanesi. Gli elementi in possesso dell'accusa erano parziali e gli avvocati difensori avevano da subito denunciato che ai loro assistiti era stato negato il diritto a un giusto processo e avevano impugnato la prima sentenza.

Con la conferma del verdetto da parte della Corte suprema di Al Fasher, Altayib Mohammed Yagoub, Abdelgasim Abdallah Abubaker, Hassan Ishag Abdallah, Adam Altoum Adam, Mohammed Adam Hasballah ed Alsadig Abbakar Yahya non hanno più speranze e subiranno la peggiore delle condanne: l'impiccagione.

Antonella Napoli,

presidente di Italians for Darfur

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domenica, gennaio 09, 2011

ONG a ONU: allarme violenze in Darfur

(AGI) Roma - Alla vigilia del referendum per l'autodeterminazione del Sud Sudan, quindici organizzazioni per i diritti umani e per lo sviluppo denunciano il rischio di un aumento della violenza nel Darfur, la regione occidentale del Paese africano. La coalizione internazionale, di cui fa parte Italians for Darfur, ha sollecitato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affinche' perseveri in pubblici e regolari rapporti sulla situazione umanitaria e dei diritti umanitari sulla regione sudanese al fine di monitorare adeguatamente lo stato della crisi in questo periodo particolarmente critico.  .

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venerdì, giugno 18, 2010

Giornata del Rifugiato: domenica 20 giugno, iniziativa di Italians for Darfur a Roma

Giornata del rifugiato: Italians for Darfur distibuirà
attestati di idoneità al diritto d'asilo al centro di accoglienza
dei profughi del Darfur

In occasione della Giornata Mondiale del rifugiato 'Italians for Darfur' promuove un'iniziativa tesa a denunciare i grandi limiti che ancor oggi persistono nel nostro Paese in materia di accoglienza degli aventi diritto all'asilo.
Domenica 20 giugno, alle 10,30, nel centro di accoglienza di Scorticabove, (zona Tiburtina n° 151- 153) saranno distribuiti simbolici attestati di idoneità al diritto di asilo in nome dei diritti umani.
L'iniziativa/provocazione, organizzata con la Comunità del Darfur a Roma, è tesa ad evidenziare la necessità di una maggiore attenzione ai richiedenti asilo per motivi politici, in particolare quelli provenienti dalla regione sudanese dove è in atto la più vasta crisi umanitaria attualmente in corso nel mondo: 300 mila morti, 2.8 milioni di sfollati e 4.5 milioni di persone che sopravvivono solo grazie agli aiuti del Programma alimentare mondiale e l'assistenza delle Organizzazione non governativa.
Per celebrare la Giornata mondiale del rifugiato sarà allestita la mostra "Volti e colori del Darfur: per non dimenticare", 30 scatti dei profughi e dei campi della regione sudanese tratti dall'omonimo libro di cui è autrice la giornalista Antonella Napoli, presidente di "Italians for Darfur".

Roma, 18 giugno 2010

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giovedì, gennaio 21, 2010

Comunicato: SUDAN. Espulse 26 ong dal Darfur

“La decisione delle autorità sudanesi di espellere dal Darfur 26 organizzazioni non governative per aver violato, secondo le accuse, il loro mandato, non solo è un atto di grande irresponsabilità ma è un preoccupante segnale in vista delle prossime elezioni in Sudan. Forse il regime di Khartoum non vuole testimoni sgraditi che possano denunciare eventuali comportamenti irregolari?”.

E’ quanto dichiara in una nota il presidente dell’associazione Italians for Darfur, Antonella Napoli.
“Tale notizia ci sorprende e amareggia – prosegue Napoli - soprattutto a fronte della disponibilità a rivedere la condanna dimostrata dal governo nei confronti dei sei bambini soldato condannati a morte nelle scorse settimane e per i quali avevamo chiesto la cancellazione della pena attraverso una petizione che ha raccolto oltre 10mila firme”.

“Ci auguriamo – conclude il presidente di Italians for Darfur - che questa espulsione, non ben motivata, non sia un atto finalizzato ad esasperare la già drammatica situazione umanitaria sul campo e a creare un alibi al riaccendersi delle tensioni che potrebbero degenerare in nuovi scontri diretti con le forze di opposizione”.

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mercoledì, novembre 25, 2009

Nostra denuncia

DARFUR: ASSOCIAZIONE, MAI PARTITA MISSIONE ITALIANA

SOTTOSEGRETARIO COSSIGA IN PARLAMENTO, SUDAN NON DA' VISTI

ROMA, 24 NOV - 'Come purtroppo temevamo la missione italiana in Darfur, annunciata dal ministro della Difesa nell'ambito dell'ultima discussione in parlamento sul rifinanziamento delle missioni militari all'estero, non e' mai partita'. Lo denuncia l'associazione 'Italians for Darfur', promotrice della campagna per la promozione e la tutela dei diritti umani in Sudan.
L'associazione cita il resoconto della seduta dell'11 novembre scorso delle Commissioni Difesa ed Esteri riunite del Senato relativa all'esame del decreto di rifinanziamento delle missioni internazionali. In quella occasione il sottosegretario alla Difesa, Giuseppe Cossiga, ha dichiarato, 'con specifico riferimento alla partecipazione italiana alla missione Unamid in Darfur', che 'essa non ha di fatto potuto aver corso - si legge nel resoconto - a seguito dell'atteggiamento assunto dal Governo sudanese in ordine al rilascio dei necessari visti d'ingresso'.
'Ci auguriamo che, non essendo stato possibile finora dare corso all'impegno assunto meritevolmente dal nostro Governo con Unamid - auspica Italians for Darfur - le risorse destinate al Darfur non siano utilizzate diversamente. L'emergenza nella regione e nel Sud Sudan, dove la tensione in vista delle elezioni e del referendum per l'indipendenza e' sempre piu' alta, - conclude la nota - e' ancora pressante e il supporto del nostro Paese rimane fondamentale'. (ANSA).

SV 24-NOV-09 19:23 NNNN


MARCENARO, APPROVATO ODG PER SUPPORTO A UNAMID


(ANSA) - ROMA, 24 NOV - ''Nella seduta dell'11 novembre delleCommissioni riunite Difesa e Esteri il sottosegretario GiuseppeCossiga in merito alla partecipazione italiana alla missioneUnamid in Darfur, ha rilevato che essa non ha, di fatto, potutoaver corso a seguito dell'atteggiamento assunto dal Governosudanese in ordine al rilascio dei necessari visti d'ingresso''.Lo conferma il presidente della Commissione Diritti Umani, ilsenatore Pietro Marcenaro (Pd), in merito alla notizia dellamancata missione italiana in Sudan. ''In quella occasione e' stato approvato un ordine del giorno- prosegue Marcenaro - che impegnava il Governo a dare seguitoall'invio dei due elicotteri e della logistica necessaria per lamissione Unamid e a prestare particolare attenzioneall'evoluzione delle missioni internazionali in quell'area,prevedendo anche la possibile estensione della collaborazionemilitare italiana''. Inoltre, dice ancora Marcenaro, ''in merito a quelli che sonogli intendimenti del ministero della Difesa e del Governoitaliano nei confronti della crisi umanitaria in Darfur e dellasempre piu' pressante emergenza in Sud Sudan, ho presentato unamozione attraverso la quale, insieme ad altri colleghi,chiediamo un impegno del nostro Paese e un sostegnopolitico-diplomatico al processo di pace che mi auguro possariprendere al piu' presto e portare a una soluzione delconflitto e della crisi nella regione occidentale del Paese cherischia di aggravarsi ulteriormente visto che le 13 ong espulsea marzo scorso - conclude l'esponente Pd - non sono ancora stateriammesse in Sudan''. (ANSA).

SV24-NOV-09 20:10 NNNN

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Orrore senza fine in Darfur

Appello contro la pena di morte per sei bambini
mentre in Darfur la guerra riprende con violenza


Khartoum boicotta la missione di pace: in un attacco feriti cinque caschi blu

Sono passati pochi mesi da quando denunciammo il tentativo maldestro di voler ridimensionare il conflitto in Darfur definendolo ‘una guerra finita, ridotta a un profilo di bassa intensità’. Oggi la notizia di un nuovo scontro, solo l’ultimo di una lunga serie dall'inizio del dispiegamento nel gennaio 2008 di Unamid, che conta attualmente 18mila tra soldati e poliziotti sul campo a fronte dei 26mila previsti. Per fortuna questa volta non ci sono state vittime ma cinque caschi blu sono rimasti feriti.
Ma l’orrore non impregna solo il ‘cuore’ della regione orientale del Paese. Nei giorni scorsi, nella capitale Khartoum, sei minorenni – di età compresa tra gli 11 e i 16 anni - sono stati condannati a morte per aver partecipato nel 2008 all’assalto dei ribelli del Jem contro l’esercito del Sudan.
Durissime le proteste delle Nazioni Unite che attraverso il rappresentante del Segretario Generale per i bambini nei conflitti armati, Radhika Coomaraswamy, ha espresso sconcerto per questa assurda decisione del tribunale sudanese.
Al Palazzo di vetro sono, nel frattempo, alle prese con una imbarazzante retromarcia. I vertici Onu. corsi ai ripari per rimediare al clamoroso autogol delle dichiarazioni dell’ex comandante di Unamid, Rodolphe Adada (quello della ‘guerra finita’), hanno deciso di nominare un nuovo capo missione: Ibrahim Gambari, ex ministro degli esteri nigeriano e già inviato speciale dell’Onu in Birmania. La notizia dovrebbe essere ufficializzata a breve.
Tutto questo avviene alla vigilia delle elezioni generali in Sudan, verso cui si sperava di avviarsi con una consapevolezza diversa: la disponibilità del governo sudanese a confrontarsi con tutti i partiti affinché si svolgessero le prime elezioni ‘libere’ dopo ventiquattro anni. Ma questa speranza si è presto infranta.
Nelle scorse settimane è stato infatti deciso l’ennesimo slittamento della data del voto. E la tensione nel Paese è sempre più alta. A causa di scontri avvenuti in due villaggi Dinka nella zona di Bulok, contea di Awerial, sono morte una cinquantina di persone e almeno venti sono rimaste ferite. Ad attaccarli un gruppo armato dell'etnia Mundari che si contrappone ai dinka per il controllo del territorio. Solo poche ore prima era scampato a un attentato il ministro dell'Agricoltura, Samson Kwaje, che ha riportato ferite gravi mentre sei uomini della sua scorta sono stati trucidati.
L’escalation di violenza sta compromettendo il processo elettorale avviato con la costituzione di un’apposita commissione voluta dai vertici del regime.
I rappresentanti delle diverse forze, durante il primo incontro, avevano sollevato rilievi e chiesto chiarimenti per accertare il corretto andamento dei preparativi in vista dell’Election day (si vota per i governi nazionale, regionali e locali), in particolare delle procedure per l’istituzione del registro elettorale che hanno preso il via all'inizio di novembre. Per questo la data delle elezioni era slittata dal 5 all'11 aprile 2010.
Intanto l'Onu, già critico nei confronti del Sudan per l’ostruzionismo interno, lo accusa di continuare a boicottare la missione di pace in Darfur.
Il governo sudanese, nel solo 2009, ha bloccato le operazioni delle pattuglie di peacekeeping nella regione occidentale del Paese in ben 42 occasioni.
Lo ha riferito il Segretario Generale Ban ki Moon relazionando alle Nazioni Unite sullo stato della forza congiunta ONU-Unione Africana, dispiegata in Darfur dal 2007 attraverso la risoluzione 1769 approvata all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza.
Il contingente, a causa dei rallentamenti e della scarsa collaborazione da parte di Paesi che avrebbero dovuto fornire un contributo alla missione, non è mai stato pienamente schierato. Ban ki Moon ha sottolineato la grave responsabilità del governo sudanese nel perseguire l'ostruzionismo attuato per ostacolare lo svolgimento del compito di controllo e di sicurezza dell'Unamid con continue intimidazioni, come sorvoli di elicotteri militari, spari e rallentamenti nelle procedure burocratiche (basti pensare alla mancata partenza della delegazione italiana che doveva supportare lo schieramento delle truppe perché non sono mai stati forniti i viti necessari).
Gli episodi, documentati, sono numerosi. Nel frattempo le condizioni di sicurezza dei peacekeepers, nel mezzo di sempre più frequenti scontri tra etnie in Darfur e la ripresa delle ostilità tra fazioni politiche contrapposte con l'approssimarsi delle elezioni, peggiorano di giorno in giorno. L'Onu ritiene fondato il timore di una nuova e più cruenta guerra nella regione. E gli episodi delle ultime ore lo confermano.
Ban Ki-moon ha parlato chiaramente di 'aumento del rischio di un nuovo conflitto' e ha 'esortato' il Sudan a dare un freno alle azioni tese a impedire lo svolgimento del mandato di Unamid.
Ma la risposta del Sudan, attraverso l'ambasciatore alle Nazioni Unite Abdalmahmoud Abdalhaleem, non è stata delle più cordiali e disponibili. L'esponente del regime ha criticato la relazione e ha ribadito che 'la guerra in Darfur è finita' e che 'in vista della pace, le Nazioni Unite dovrebbero, in coordinamento con l'Unione africana e il governo sudanese, pensare a un exit strategy dal Darfur".
Se i presupposti sono questi, il clima politico – diplomatico tra Khartoum e comunità internazionale non potrà che arroventarsi. Soprattutto se l’appello a sospendere la pena di morte per i sei minori avanzato dalle organizzazioni umanitarie impegnate nella difesa dei diritti umani, tra cui Italians for Darfur.

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martedì, ottobre 27, 2009

Palazzo Madama ospita il Darfur, per non dimenticare

Presentata una mostra patrocinata dalla Commissione per i Diritti Umani del Senato

Una mostra per non dimenticare il Darfur, è quanto si propone la Commissione per i diritti umani del Senato, presieduta dal senatore Pietro Marcenaro, che patrocina l’iniziativa promossa
dall’associazione Italians for Darfur Onlus.
La mostra, presentata a Palazzo Madama il 26 ottobre, sarà aperta al pubblico dal 10 novembre fino al 10 dicembre 2009.
Nel corso della conferenza è stata illustrata una mozione, che sarà presentata nell’ambito del rifinanziamento delle missioni italiane all’estero, attraverso cui si chiederà un nuovo intervento del Governo italiano a sostegno della missione di pace dispiegata nella regione sudanese.
Sono intervenuti, oltre al presidente della Commissione, il senatore Marcenaro che ha illustrato la mozione, la testimonial della campagna per il Darfur, Monica Guerritore, Esam Elhag, rappresentante dei rifugiati del Darfur e portavoce dell’Slm Juba Unity, movimento per la liberazione del Darfur e la presidente di Italians for Darfur, Antonella Napoli – giornalista e autrice del libro “Volti e colori del Darfur”, Ed. Goree - rientrata da pochi giorni da una missione in Sudan, che ha illustrato la situazione della crisi umanitaria in corso in Darfur dal 2003.
"Nel mio recente viaggio in Darfur - ha ricordato la Napoli, che è anche autrice delle foto della mostra - pur non trovando una situazione alimentare al tracollo ho potuto constatare gravi carenze. Se è vero che nonostante l'espulsione di 13 ong che garantivano la distribuzione del cibo e l’assistenza sanitaria a oltre un milione di profughi il sistema del Programma alimentare mondiale abbia retto, la crisi è ancora pressante, incancrenita nella sua mancata soluzione. Per di più l'area continua a non essere sicura. In particolare sono venuti meno progetti di educazione sanitaria e di igiene, sostegno psicologico a donne e bambini traumatizzati e, sotto l'aspetto del sostentamento primario, manca l'acqua. Ed è proprio questa, con l’esigenza di maggiore protezione, la richiesta più prestante. Non a caso i capi tribali di Zam Zam camp smentiscono quanto sostenuto dagli esponenti del governo del Sudan che hanno annunciato il rientro di molti profughi nei propri villaggi".
"Nessuno - ha ribadito il presidente di Italians for Darfur - potrà mai tornare nella propria casa se prima non saranno garantite le minime condizioni di sicurezza. Basta parlare con i cooperanti presenti nella provincia di Al Fasher per comprendere che i timori di nuovi attacchi e violenze siano più forti che mai. Nonostante il contingente di Caschi Blu schierato (non del tutto ma solo al 75% dei 26mila uomini previsti) per proteggere la popolazione darfuriana, e chi in questa arida regione del Sudan è arrivato per portare aiuto, contninuano a suseguirsi attacchi ai villaggi, rapimenti e violenze".

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