Il blog di Italians for Darfur

mercoledì, febbraio 07, 2018

Incontro per il confine Sud-Ciad tra i Presidenti dei due Paesi

Il presidente sudanese Omer al-Bashir e il suo omologo ciadiano Idris Deby parteciperanno alla sessione di apertura della riunione congiunta del confine sudanese-ciadiano, in programma dal 21 al 22 febbraio nella Capitale dello stato del Darfur Ovest, El-Geniena.

Il Governatore dello stato del Darfur Ovest, Fadl al-Mula al-Haga, ha detto ai giornalisti che nella riunione si discuterà un certo numero di questioni relative alla sicurezza, economia e cultura con particolare attenzione ai modi per migliorare l'esperienza delle forze di frontiera congiunte tra i due Paesi.

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martedì, gennaio 02, 2018

Arrivati nel Sud Darfur gli ultimi rifugiati dalla Repubblica Centrafricana

L'ultimo gruppo di rifugiati sudanesi di ritorno dalla vicina Repubblica Centrafricana (CAR) è arrivato all'aeroporto di Nyala lunedì 1 dicembre, dopo oltre 10 anni di asilo.

Il gruppo fa parte di oltre 1500 rifugiati sudanesi arrivati da Dafak nello stato del Sud Darfur. Essi hanno cercato protezione nella Repubblica Centrafricana affermando che le loro case erano state bombardate dagli aerei del governo nel maggio 2007.

Il 12 dicembre 2017, dopo un anno di rimpatri, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha avviato l'ultimo blocco di rimpatrio dei 402 rifugiati sudanesi rimasti nel tormentato paese dell'Africa Centrale.

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martedì, ottobre 31, 2017

Khartoum e Juba si accordano di attivare una vigilanza di frontiera congiunta

Il Sudan ed il Sud Sudan hanno deciso di attivare le misure di sicurezza e di aprire le quattro frontiere comuni.

In una riunione tenutasi presso il Ministero della Difesa a Khartoum, il ministro della difesa del Sudan Awad Mohamed Ahmed Ibn Ouf e la sua controparte del Sud Sudan, Kuol Manyang Juuk, hanno discusso l'attuazione dei meccanismi di sicurezza concordati nel settembre 2012 per creare una zona cuscinetto e schierare una vigilanza congiunta di frontiera supportata dalle Nazioni Unite.

Nel 2012, Khartoum aveva accusato Juba di sostenere i ribelli sudanesi nel Nilo Azzurro e nel Sud del Kordofan, due zone di confine con il Sud Sudan dove lo SPLM-N combatte il Governo di Khartoum dal giugno 2011. Ciò aveva portato alla chiusura della frontiera comune.

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venerdì, ottobre 27, 2017

Rifugiati sudanesi visitano il Darfur per visionare la situazione

Una delegazione di profughi sudanesi in Ciad ha visitato i villaggi di origine nella regione del Darfur per visionare se la situazione fosse adatta per tornare definitivamente alle proprie case.

Nel maggio 2017, il Ciad, che ospita oltre 300.000 profughi sudanesi, insieme al Sudan ed all'agenzia per i rifugiati UNHCR hanno firmato un accordo per facilitare il ritorno volontario dei rifugiati residenti nelle zone orientali del Sudan vicino al confine congiunto.

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giovedì, ottobre 19, 2017

Eliminazione sanzioni: aumenterebbe l'aiuto umanitario in Sudan

La Commissione dei Rifugiati del Sudan (COR) ha dichiarato che l'abolizione delle sanzioni da parte degli Stati Uniti avrebbe un impatto positivo sulla situazione dei rifugiati sottolineando che permetterà ai gruppi di aiuto internazionale di entrare nel Paese.

Anche, il Vice Commissariato per i Rifugiati, Adel Daffallah, ha detto al semi-ufficiale Sudan Media Center (SMC) che i Paesi donatori avrebbero più facilità nel portare avanti i loro obblighi nei confronti dei rifugiati con l'abolizione dell'embargo economico.

Daffallah ha, inoltre, sottolineato la ripresa delle operazioni bancarie internazionali, dicendo che le sanzioni avevano in passato impedito il trasferimento di denaro in Sudan.

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mercoledì, settembre 27, 2017

Sanguinose violenze avvenute contro un campo rifugiati in Sud Darfur

Gli Stati Uniti hanno espresso profonda preoccupazione per la recente sanguinosa violenza avvenuta nel più grande campo del Sud Darfur ed hanno invitato il Governo sudanese a verificare l'uccisione di cinque uomini e donne.

Venerdì scorso, il 22 settembre, le forze governative hanno combattuto con i residenti del campo di Kalma che protestavano contro la visita del presidente Omer al-Bashir nella Regione. Come risultato dell'incidente, almeno cinque civili sono stati uccisi dalle forze governative.

Il Governo ha accusato gli sfollati interni di schierarsi con i gruppi ribelli sottolineando di aver aperto il fuoco contro le forze incaricate della protezione di Al-Bashir a due chilometri dal campo. Ma gli IDP hanno negato l'accusa sottolineando che hanno protestato in modo pacifico.

http://www.sudantribune.com/spip.php?article63609

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martedì, maggio 02, 2017

Il Sudan minaccia di "reciproca deportazione" l'Egitto

Il Ministro degli Esteri del Sudan, Ibrahim Ghandour, ha minacciato di rendere reciproca la recente misura di deportazione de Il Cairo, se quest'ultimo continua a negare l'ingresso ai cittadini sudanesi all'aeroporto.

Il 25 aprile le autorità egiziane hanno negato l'ingresso ed hanno deportato il giornalista Iman Kamal al-Din del quotidiano Al-Sudani appena 24 ore dopo una simile azione avvenuta contro il giornalista Al-Tahir Satti del giornale Al-Intibaha.

Ghandour, che ha parlato davanti l'Assemblea Nazionale, ha dichiarato che il Governo applicherebbe il principio della reciprocità se qualsiasi sudanese venisse deportato dall'Egitto.

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lunedì, gennaio 30, 2017

Il Sudan convoca l'inviato USA per il divieto di viaggio ai sudanesi

Il Ministero degli Esteri del Sudan ha convocato l'Incaricato degli Affari USA a Khartoum, Steven Koutsis, per protestare contro la decisione del presidente Donald Trump che limita l'ingresso per i cittadini sudanesi negli Stati Uniti.

Il presidente Trump ha emesso un ordine esecutivo che vieta temporaneamente a rifugiati e viaggiatori da sette paesi a maggioranza musulmana - Siria, Iran, Iraq, Sudan, Libia, Somalia e Yemen - di recarsi negli Stati Uniti.

In un comunicato stampa esteso ai media, il Portavoce del Ministero degli Esteri, Gharib Allah Khidir, ha espresso a Koutsis il risentimento del proprio Governo sul divieto nei confronti dei cittadini sudanesi.

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venerdì, ottobre 28, 2016

La risposta umanitaria nel Darfur Est continua per i rifugiati del Sud Sudan

Le agenzie umanitarie hanno comunicato che da gennaio, sono giunti nel Darfur Est circa 55.000 rifugiati dal Sud Sudan dopo essere fuggiti dal conflitto in corso e per l'insicurezza alimentare,.

L'ultimo dato rappresenta il 60 per cento del totale dei 90,516 rifugiati che sono arrivati dal Sud Sudan dal gennaio di quest'anno. I rifugiati sono sparsi in tutto lo Stato, con molti che cercano opportunità di sostentamento nelle zone rurali.

"La risposta umanitaria continua. È stato istituito un nuovo campo profughi a Kario, con oltre 3.700 rifugiati recentemente trasferiti dal campo di Khor Omer", si legge in un rapporto da parte delle agenzie.

http://www.sudantribune.com/spip.php?article60674

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venerdì, settembre 16, 2016

UNHCR: nuovi rifugiati dal Sud Kordofan arrivano nel Sud Sudan

L'Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) ha comunicato di aver registrato ed assistito a 298 nuovi arrivi dallo Stato del Sud Kordofan solo il mese scorso, portando il numero di nuovi arrivi dal 1 ° gennaio del 2016 a 9291 persone.

Quasi il 90% dei nuovi arrivi, secondo UNHCR, sono donne e bambini delle province del Sudan di Boram, Heban e Umdoreen. I minori non accompagnati ed i bambini separati rappresentano il 10% dei nuovi arrivi.

"Hanno riferito che la fame, i bombardamenti aerei e gli attacchi di terra rappresentano le principali ragioni della fuga verso il Sud Sudan", si legge in un bollettino di UNHCR.

http://www.sudantribune.com/spip.php?article60240

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mercoledì, giugno 01, 2016

Il Governo del Sudan rimpatria centinaia di eritrei

Human Rights Watch (HRW) ha detto che, il mese scorso, il Governo del Sudan ha riportato centinaia di eritrei nel loro Paese dove potrebbero subire gravi violazioni dei propri diritti da parte del regime che è stato riconosciuto estremamente repressivo, .

In un nuovo rapporto pubblicato lunedì, l'organizzazione dei diritti umani, ha sottolineato che il Sudan ha deportato almeno 442 eritrei, tra cui sei persone registrate come rifugiati.

Le autorità sudanesi hanno iniziato questo mese ad arrestare i rifugiati eritrei che risiedono nella capitale Khartoum intercettandone centinaia che viaggiavano verso la Libia, nel tentativo di raggiungere l'Europa.

Secondo l'agenzia dell'ONU per i rifugiati, UNHCR, le autorità sudanesi hanno arrestato 377 persone il 6 maggio nella città di confine sudanese di Dongola mentre tentavano di arrivare in Libia.

Tra di essi c'erano 313 eritrei, di cui sei erano già registrati come rifugiati in Sudan, e sono stati tutti processati e condannati per "ingresso illegale" in Sudan. Le autorità sudanesi li hanno deportati tutti: tra di essi c'erano dei bambini.

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mercoledì, maggio 18, 2016

UNHCR sostiene che i rifugiati continuano a scappare verso il Sud Sudan

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha comunicato che i rifugiati sudanesi hanno continuato ad attraversare il confine con il Sud Sudan a causa dell'insicurezza nel tornare nelle proprie case.

Nelle prime due settimane di maggio, un totale di 2.114 rifugiati sudanesi provenienti dallo Stato del Sud Kordofan è arrivato a Yida, portando il numero di nuovi arrivi dal 1° gennaio 2016 a 6.748 persone.

Secondo la dichiarazione di UNHCR, ciò rappresenta un aumento del 124 per cento rispetto alle precedenti due settimane.

"I rifugiati hanno parlato della fame, i bombardamenti aerei e gli attacchi di terra, come le principali ragioni della fuga in Sud Sudan. UNHCR ha fornito ad essi la registrazione, l'assistenza di ricezione ed il trasporto di Ajuong Thok ", ha affermato la dichiarazione.

UNHCR ha anche detto che continua a combattere la malnutrizione in Maban. UNHCR ed i suoi partner hanno aiutato 4.758 bambini sotto i cinque anni dopo il primo turno del Blanket Supplementary Feeding Program, tra cui 916 nel campo Gendrassa, 1.600 nel campo di Kaya e 2.242 nel campo di Yusuf Batil.

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giovedì, maggio 05, 2016

ONU fornisce $ 10 milioni per i rifugiati siriani in Sudan

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), ha fornito 10 milioni di dollari al Governo di al-Bashir a sostegno dei rifugiati siriani in Sudan fuggiti dalla guerra nel loro Paese.

Mercoledì scorso, il Rappresentante dell'UNHCR in Sudan, Mohamed Adar, ha incontrato degli alti funzionari del Ministero degli Interni e della Commissione Sudanese dei Rifugiati. Dopo l'incontro, il Rappresentante ha dichiarato di aver fornito un sostegno internazionale per gli oltre 100.000 rifugiati siriani.

Lo scorso aprile, un team internazionale dell'UNHCR ha visitato il Sudan ed ha studiato con i funzionari governativi i modi per assistere i rifugiati siriani in Sudan. I funzionari del Sudan si aspettano che il numero di profughi siriani possa salire in quanto il conflitto, nel loro Paese, si sta aggravando.

"Il Sudan ospita oltre 2 milioni di profughi e liberamente fornisce loro servizi sanitari ed educativi", il Ministro degli Esteri ha detto ai donatori riuniti a Ginevra durante una conferenza per i rifugiati siriani lo scorso marzo.

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mercoledì, marzo 16, 2016

Rashid Saeed Yagub: "Europa considera Bashir, criminale di guerra e contro l'umanità, un partner 'normale' per gestire il flusso di migranti"

Circa il 15% dei sudanesi ha lasciato il proprio Paese. Perchè? Quando? Domande a cui risponde Rashid Saeed Yagub, giornalista sudanese, presidente dell'associazione Hope, in una analisi che vi ripropongo in italiano (tradotto da L'Humanité). M.A.

L'arrivo al potere  di Omar al Bashir, nel 1989 fu l'inizio di una vera e propria fuga del popolo sudanese. Tra 4 e 5 milioni di persone hanno preso la via dell'esilio in un quarto di secolo, più del 15% della popolazione totale del Nord Sudan. 

La prima ondata ha avuto luogo subito dopo il colpo di stato dopo che sono stati licenziati i dirigenti del servizio pubblico, considerati ostili al progetto islamista sostenuto dal regime. Circa 60 000 persone hanno lasciato il paese dal 1990 al 1995 soprattutto verso l'Occidente. Erano persone dalle grandi città del paese con alto livello di istruzione. Essi rappresentano la diaspora sudanese oggi.

C'è stata poi una seconda ondata di immigrazione legata all'amplificazione di conflitti interni sia in Sud Sudan (ora uno stato indipendente dal 2011), sia nelle montagne di Nuba, del Nilo Azzurro e nell' est del Paese. Questa volta,gli esuli erano moderatamente istruiti. 
400.000 sudanesi sono fuggiti nei campi profughi nei paesi vicini, mentre un milione di sfollati nelle periferie delle grandi città del Sudan. Questa ondata ha avuto luogo alla fine degli anni '90 e 2000. Tra il 2002 e il 2010, ci fu una pausa. 

Con la firma del CPA (Comprehensive Peace Agreement), un accordo di pace con il regime di Khartoum e i ribelli del SPLM / A (Esercito di Liberazione Movimento Popolare / Sudan) e il reddito derivante dal greggio, il tenore di vita è leggermente migliorato. Tranne che in Darfur teatro di una nuova guerra civile che ha infiammato il paese nel 2003.

Una terza ondata di esuli nascerà di questo conflitto. Questa è quella che conosciamo oggi. Circa 600.000 darfuri fuggirono in Egitto,  Libia e Ciad. Una popolazione composta prevalentemente di giovane, poca o nessuna istruzione. Ed è dall' Egitto che migliaia di sudanesi si uniscono in Israele, dove passano solo pochi mesi o pochi anni prima di essere inviati dalle Nazioni Unite ad altri paesi ospitanti, Nuova Zelanda , l'Australia, il Canada e alcuni paesi europei. Una quota significativa di questi migranti è rimasto in Libia per lavorare in condizioni difficili. Ma quando la guerra libica è iniziata sono stati vittime di bullismo, i neri sono stato trattati come miliziani di Gheddafi. Ecco perché oggi una strada verso l'Europa è aperta attraverso il Mediterraneo verso l'Italia, e in parallelo un'altra strada in Sudan orientale che passa attraverso il Mar Rosso verso la Turchia e la Grecia.

Ma il più grande contingente di rifugiati sudanesi rimane quello di 3 milioni di esuli che vivono nei paesi del Golfo: Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Bahrain e che pagano le tasse sudanesi in cambio del passaporto.
Infine ci sono circa un milione di sudanesi che vivono in Egitto,sia persone molto ricche, proprietari di immobili in particolare, sia gente molto povera sulla strada dell'immigrazione. L' Egitto permette  di entrare dal Sudan senza visto, così i migranti possono chiedere alle Nazioni Unite lo status di rifugiato per sperare di stabilirsi in altri Paesi. Questo processo richiede da tre a sette anni prima di poter finalmente lasciare l'Egitto.

La responsabilità per questa tragica situazione è ovviamente il regime islamista di Khartoum. Ma l'Europa attraverso 600 milioni di € vuole evidentemente considerare il regime - alla cui testa regna l'unico presidente sotto un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio - come partner "normale" nella sua lotta contro il flusso di profughi dal Sudan e senza affrontare alla radice le cause che costringono i sudanesi a prendere la via dell'esilio.

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mercoledì, febbraio 03, 2016

Jebel Marra: oltre 21 mila rifugiati cercano aiuto di UNAMID

Gli sfollati interni (IDP) continuano a fuggire dai combattimenti a Jebel Marra, zona a cavallo tra tre Stati del Darfur, così come il numero di coloro che cercano protezione nei campi UNAMID nel Darfur Nord ha raggiunto 21.000 civili.

"La Missione Ibrida delle Nazioni Unite-Unione Africana in Darfur (UNAMID) ha detto che a partire dal 31 gennaio, il numero degli sfollati cercando rifugio nelle vicinanze nel campo a Sortoni, nel Darfur Nord, è aumentato a 21.328 da 14.770. Questo include 13.269 bambini ", ha detto il vice portavoce dell'ONU, Farhan Haq.

Haq ha sottolineato, inoltre, che il numero di civili che sono fuggiti da Jebel Marra, Jebel Si e Fanga Suk, nel Darfur Centrale, presso i campi di Ruanda e Argo a Tawila, nel Darfur Nord, è aumentato a 9,209 civili.

Il portavoce ha, anche,  affermato che i gruppi di aiuto stanno fornendo assistenza umanitaria di emergenza per i nuovi sfollati. Ha aggiunto che una collaborazione fra le agenzie umanitarie è iniziata nel campo rifugiati di Sortoni il martedì.

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giovedì, gennaio 28, 2016

Altri 34 mila rifugiati nel Jebel Marra a causa dei combattimenti

La Coordinatrice Umanitaria delle Nazioni Unite in Sudan, Marta Ruedas, ha affermato che circa 34.000 persone sono fuggite a causa dei combattimenti in corso nella zona montagnosa di Jebel Marra a cavallo di tre Stati del Darfur.

In una dichiarazione rilasciata da Khartoum, Ruedas ha espresso "grave preoccupazione" per l'impatto umanitario dei combattimenti tra l'Esercito Sudanese ed il Movimento per la Liberazione del Sudan-Abdel Wahid al-Nur (SLM-AW) a Jebel Marra.

"I primi rapporti indicano che circa 19.000 civili sono fuggiti nello Stato del Darfur Nord, e fino a 15.000 nello Stato del Darfur Centrale", ha continuato la Coordinatrice.

Il funzionario internazionale ha chiesto supporto umanitario senza restrizioni ai civili nelle zone di conflitto sottolineando che la mancanza di accesso ha impedito la fornitura immediata di aiuti d'emergenza.

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lunedì, gennaio 11, 2016

Alcuni manifestanti uccisi durante una manifestazione nel Darfur

Un'ingente quantità di sfollati ha preso d'assalto la sede del Governo dello Stato dell'Ovest Darfur per timore di attacchi delle milizie armate. Ma le autorità di sicurezza locali li hanno evacuati con la forza causando la morte di alcuni manifestanti.

Temendo attacchi di vendetta, gli sfollati interni sono fuggiti dal villaggio Moli, 20 km a sud di El-Genaina, verso la Capitale dello Stato dopo l'uccisione di alcuni greggi vicino alla loro zona.

Il Portavoce del Governo dello Stato, Abdallah Mustafa, ha affermato che gli abitanti del villaggio si sono diretti verso El-Genaina, nella speranza di trovare rifugio nei vicini campi di sfollati.

Mustafa ha, ulteriormente, accusato alcune "entità politiche" di aver sfruttato la situazione e "istigato la folla a protestare all'interno dello Stato".



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giovedì, maggio 28, 2015

Avviso di sgombero ai rifugiati del Darfur a Roma



Dieci giorni per lasciare il centro d'accoglienza in cui avevano trovato rifugio dopo la fuga. Non c'è pace per i profughi del Darfur e di altri Paesi africani ospitati in Via Scorticabove a Roma.


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lunedì, aprile 27, 2015

Più di 100 mia nuove sfollate in Darfur dal gennaio 2015

Nel 2015 le organizzazioni umanitarie indirizzeranno la loro assistenza a circa 5,4 milioni delle persone più vulnerabili in Sudan. Questa vulnerabilità è stata principalmente causata dagli sfollamenti risultanti da conflitti, dall'insicurezza alimentare cronica e dalla malnutrizione. Circa 3,1 milioni di persone in Sudan sono sfollate; la maggior parte sono in Darfur, mentre altre 0,7 milioni di persone sono profughi sfollati dal loro Paese d'origine o Sud Sudanesi che non sono in grado di tornare nel loro Paese. Inoltre, la comunità umanitaria mira a fornire assistenza a circa 1,6 milioni delle maggior parte delle persone non-sfollate che vivono in uno stato di insicurezza alimentare, così come a 1.2 milioni dei bambini più gravemente malnutriti di età inferiore ai cinque anni.
In Darfur più di 121 mila persone sono scappate dalle loro case a causa dei conflitti susseguitesi a partire dal gennaio 2015. Di queste persone, solo 37 mila hanno ricevuto assistenza per i loro bisogni. Le restrizioni di accesso e la costante insicurezza ha impedito all'OCHA ed ai suoi partner di aiutare le altre 84 mila persone tuttora sfollate a causa del conflitto nel settore orientale di Jebel Marra del Darfur.

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lunedì, giugno 16, 2014

EVENTO: "Facciamo squadra con i rifugiati", Roma 19 Giugno 2014



Roma, 19 giugno: Unhcr e Mondo Digitale raccontano le storie


Giovedì 19 giugno, alle ore 17, presso il Centro sportivo dell’Istituto Santa Maria di Roma (via Matteo Boiardo 28), si scende in campo per la partita di calcio solidale Io ci sono, in occasione della Quarta Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.


“Lo slogan che l’Unhcr ha scelto quest’anno è Una storia dietro ogni numero, e noi della Fondazione Mondo Digitale di storie da raccontare ne abbiamo tante, a cominciare da quella del nostro direttore scientifico, il professor Alfonso Molina, ex rifugiato politico che ha portato al successo il nostro lavoro per l’integrazione”, ha detto Mirta Michilli, direttore generale della Fondazione Mondo Digitale.


In campo ci sarà anche un po' di Italians For Darfur! Tra i “convocati”, infatti, c'è anche Leo Sorge, nostro amico dei primi anni di esistenza di I4D. Leo è uno dei maker del FabLab Innovation Gym che Mondo Digitale ha pensato per innovare sul territorio.


Tante le novità di quest’anno legate all'evento, che non è solo sportivo: dalla presentazione dei dati sull’integrazione a cura del Centro studi e ricerche Idos all’estrazione del premio di solidarietà, dedicato al pubblico presente. E la neonata webradio del Liceo Kennedy di Roma farà la radiocronaca da bordo campo: ascoltatela!

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