Il blog di Italians for Darfur

lunedì, aprile 23, 2018

Incontro tra forze armate del Sudan, Niger e Ciad per discutere dei crimini di frontiera

I capi militari del Ciad, del Niger e del Sudan hanno tenuto una riunione di consultazioni a Khartoum sulla sicurezza delle frontiere, in seguito all'aumento dei crimini transnazionali nella regione subsahariana.

Hanno preso parte all'incontro il tenente generale Kamal Abdel-Marouf, Capo dello Stato maggiore delle Forze Armate Sudanesi; il tenente generale Ahmed Mohamed, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate della Repubblica del Niger ed il tenente generale Ibrahim Saeed, Comandante in capo delle Forze Armate del Ciad.

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mercoledì, febbraio 07, 2018

Incontro per il confine Sud-Ciad tra i Presidenti dei due Paesi

Il presidente sudanese Omer al-Bashir e il suo omologo ciadiano Idris Deby parteciperanno alla sessione di apertura della riunione congiunta del confine sudanese-ciadiano, in programma dal 21 al 22 febbraio nella Capitale dello stato del Darfur Ovest, El-Geniena.

Il Governatore dello stato del Darfur Ovest, Fadl al-Mula al-Haga, ha detto ai giornalisti che nella riunione si discuterà un certo numero di questioni relative alla sicurezza, economia e cultura con particolare attenzione ai modi per migliorare l'esperienza delle forze di frontiera congiunte tra i due Paesi.

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venerdì, ottobre 27, 2017

Rifugiati sudanesi visitano il Darfur per visionare la situazione

Una delegazione di profughi sudanesi in Ciad ha visitato i villaggi di origine nella regione del Darfur per visionare se la situazione fosse adatta per tornare definitivamente alle proprie case.

Nel maggio 2017, il Ciad, che ospita oltre 300.000 profughi sudanesi, insieme al Sudan ed all'agenzia per i rifugiati UNHCR hanno firmato un accordo per facilitare il ritorno volontario dei rifugiati residenti nelle zone orientali del Sudan vicino al confine congiunto.

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martedì, maggio 30, 2017

I dissidenti del JEM arrivano a Khartoum per firmare la pace

I leader dissidenti ribelli del Movimento per la Giustizia e l'Uguaglianza (JEM), guidato da Gibril Ibrahim, sono arrivati martedì nella capitale sudanese.

L'elenco dei nomi dei rimpatri ha incluso l'ex segretario dell'organizzazione e l'amministrazione del JEM, Abu Bakr Hamid Nur, l'ex segretario per gli affari umanitari, Suleiman Jamous, l'ex funzionario dell'informazione, Abdel-Karim Kari, il segretario della regione del Nilo Azzurro, Hamid Hagar Hassan, e Abu al-Gasim al-Bashir .

Nur ha dichiarato che sono giunti a Khartoum perché hanno scelto la pace ed il dialogo nazionale, indicando che il loro ritorno rientra nell'ambito di un'iniziativa di pace lanciata e mediata dal presidente del Ciad, Idriss Déby.

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venerdì, marzo 18, 2016

Ucciso un comandante del Ciad da uomini mascherati nel Darfur Ovest

Un gruppo armato non identificato ha ucciso un comandante del Ciad appartenente alle forze di pattugliamento congiunte della frontiera Sudan-Ciad nella tarda notte di Martedì nello Stato Darfur occidentale.

Una fonte della sicurezza nella capitale dello Stato del Darfur Ovest, El Geneina, ha confermato ai media che Maj. Al-Nur Abdel-Karim, comandante della zona di Baida, 70 km a sud ovest di El-Geneina è stato ucciso da uomini armati e mascherati mentre era di pattuglia nella zona di Al-Duh, 3 km a ovest di Baida.

La fonte ha aggiunto che gli uomini armati hanno, anche, sequestrato il veicolo Land Cruiser del comandante, dicendo che la macchina rubata è stata poi ritrovata nella zona di Al-Harazi tra le frazioni di Baida e El-Geneina.

http://www.sudantribune.com/spip.php?article58324

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venerdì, ottobre 09, 2015

Altre tre fazioni ribelli non parteciperanno al dialogo di pace

Tre fazioni ribelli della regione del Darfur hanno rifiutato di partecipare alla conferenza di dialogo nazionale confermata a seguito di un incontro con il Presidente del Ciad, Idris Deby.

Il Governo del Sudan ha chiesto, ufficialmente, al presidente del Ciad di persuadere i gruppi ribelli del Darfur di aderire al dialogo di pace ed ha annunciato che parteciperà, insieme ad alcuni capi dell'opposizione, alla sessione di apertura di sabato.

In seguito al suo ritorno da Parigi, il presidente Deby si è incontrato a Ndjamena con i leader delle tre fazioni ribelli del Movimento di Liberazione del Sudan (SLM) : Abu al-Gasim Imam, al-Tahir Abu Bakr Hajer e Abdallah Yahia.

Parlando alla stampa da Ndjamena, Imam ha affermato che le tre fazioni non potranno andare a Khartoum nelle condizioni attuali indicano che "il Governo non offre abbastanza garanzie per l'attuazione dei risultati di questa conferenza".

Inoltre, ha sottolineato che non c'è l'atmosfera adatta per la pace nel Paese e che il processo di dialogo è dominato dal Partito del Congresso Nazionale che è "il giudice e giuria".

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lunedì, ottobre 05, 2015

I gruppi ribelli declinano l'invito al dialogo del Ciad

Il Presidente del Ciad, Idris Deby, non è riuscito a convincere i leader dei tre principali gruppi armati della regione sudanese occidentale del Darfur di partecipare alla Conferenza Nazionale di dialogo che si terrà la prossima settimana.

In una riunione tenutasi a Parigi, Deby ha trasmesso ai dirigenti del Movimento di Liberazione del Sudan (SLM-MM), Minni Minnawi, e (SLM-AW) Abdel-Wahid al-Nur e del Movimento per la Giustizia e l'Uguaglianza (JEM), Jibril Ibrahim, le promesse di Kharotum per garantire la sicurezza dei leader ribelli che partecipano alla conferenza di dialogo.


I tre capi dei gruppi ribelli, in una dichiarazione rilasciata, hanno affermato che Deby aveva ricordato la sofferenza prolungata del loro popolo nei campi per sfollati e profughi ed in Darfur e che li ha invitati a cercare di raggiungere la pace e di partecipare al dialogo nazionale "perché i problemi del Sudan non possono essere risolti con mezzi militari ".


I gruppi Ibrahim e Minnawi hanno espresso il desiderio di raggiungere la pace e la disponibilità a partecipare al dialogo nazionale, se soddisfa le condizioni indicate nella strategia rilasciata dall'ombrello dei gruppi dei ribelli delle Forze Rivoluzionarie del Sudan (SRF) a settembre 2015.

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mercoledì, settembre 30, 2015

Il Presidente del Ciad incontrerà rappresentanti del Governo e dei ribelli

Il Presidente del Ciad, Idris Deby, si riunirà mercoledì con una delegazione presidenziale del Governo sudanese e con dei membri dei gruppi ribelli del Darfur per convincere quest'ultimi a partecipare al dialogo nazionale.

È stato confermato che l'Assistente presidenziale del Governo, Ibrahim Mahmoud Hamid, il Ministro degli Affari di Gabinetto, Ahmed Saad Omer, ed il Ministro della Sanità, Bahar Idris Abu Garda, saranno presenti domani nella Capitale del Ciad, N'djamena, per l'incontro con il presidente Idris Deby.

Per quanto riguarda i gruppi ribelli, il leader del Movimento di Liberazione del Sudan
(SLM-MM), Minni Minnawi, il leader del Movimento per la Giustizia e l'Uguaglianza (JEM), Jibril Ibrahim, oltre ai leader del SLM-Imam, Abu al-Gasim Imam e al -Tahir Hajar giungeranno a N'djamena oggi.

Le due delegazioni si incontreranno di nuovo a N'djamena sabato prossimo per decidere le disposizioni necessarie per coinvolgere i movimenti armati nel dialogo.

http://www.sudantribune.com/spip.php?article56547 

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lunedì, gennaio 30, 2012

Ibrahim Gambari fotografato insieme al Presidente del Sudan, criminale di guerra e contro l'umanità.

L'inviato speciale delle Nazioni Unite, Ibrahim Gambari, è stato fotografato a un ricevimento insieme a Omar Hassan al Bashir, su cui pende un mandato di arresto internazionale per genocidio e crimini contro l'umanità, in Chad.
La cosa in sè desta sconcerto e scalpore, ancor di più se contestualizzata. Gambari e Bashir presenziavano al matrimonio della figlia del leader dei famigerati janjaweed, Musa Hilal, con Idriss Deby, presidente ciadiano.
Ibrahim Gambari è a capo della commissione congiunta per la pace in Darfur.

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sabato, maggio 16, 2009

Il Sudan accusa il Chad di "un atto di guerra"

Il Governo sudanese non usa mezzi termini: l'accusa lanciata al goveno del vicino Idriss Deby è quella di "atto di guerra" e violazione dello spazio aereo nazionale.
Forze aeree ciadiane avrebbero bombardato due volte il territorio sudanese, venerdì scorso, oltrepassando il proprio confine di circa 60 Km. L'azione militare sarebbe stata intrapresa a seguito dell'ammmassamento di miliziani al soldo di Khartoum oltre il confine ciadiano.

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sabato, marzo 14, 2009

Domenica si chiude la missione dell' EUFOR in Ciad

Terminerà domenica il mandato del contingente europeo EUFOR in Ciad e Repubblica Centraficana, lungo il confine con il Darfur, dipiegatosi a partire dal 28 gennaio 2008. Circa 2000 soldati attenderanno però ancora qualche mese prima del definitivo avvicendamento con i caschi blu delle Nazioni Unite.

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domenica, marzo 01, 2009

Presto un ospedale militare norvegese in Chad

La Norvegia sostituirà gli italiani, presumibilmente a giugno di quest'anno, nella gestione di un ospedale da campo lungo il confine con il Darfur, in Ciad, con un mandato di un anno.
La decisione del governo norvegese è stata presa a dicembre in seguito alla richiesta delle Nazioni Unite, che in seno al Consiglio di Sicurezza ha approvato il dispiegamento di 5500 soldati in sostituzione del contingente EUFOR in Ciad e Repubblica Centroafricana.

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venerdì, gennaio 02, 2009

2008 da dimenticare, non resta che sperare in un 2009 migliore.

Anno orribile per l'Africa, il 2008: Kenia, Congo, Zimbabwe, Somalia, Sudan, sono solo alcuni dei Paesi che sono stati teatro di sciagure umanitarie nell'anno appena trascorso. Eppure ci aggrappiamo alla speranza che il nuovo anno possa essere migliore. Il 29 dicembre, nel Corno d'Africa, regione devastata da una crisi umanitaria paragonabile a quella del Darfur, si è dimesso Abdullahi Yusuf, signore della guerra e presidente, e le truppe etiopi si sono ritirate dalla Somalia.

Poco prima che il 2008 si chiudesse sancendo il fallimento delle aspirazioni di pace in Darfur, con poco più del contingente della missione ONU-UA dispiegato dopo oltre un anno e mezzo dal suo inizio ufficiale e sempre nuove rappresaglie delle forze governative contro ribelli e popolazione civile, il Governo Italiano preannunciava per il 2009 una ripresa dei lavori a livello internazionale che dovrebbe vedere finalmente anche il nostro Paese tra i fornitori di alcuni velivoli da trasporto. Ne hanno riferito ai giornalisti presenti alla conferenza stampa di fine anno il ministro della Difesa Ignazio la Russa e il capo di stato maggiore della Difesa Vincenzo Camporini. La missione, sin dall'inizio in forte crisi causa proprio la mancanza di almeno 18 elicotteri da trasporto fondamentali per il monitoraggio del territorio, "risponde all'esigenza di proteggere le popolazioni locali da una sorta di pulizia etnica che in qualche modo si suppone guidata da poteri politici locali"(APCOM).
Sempre nel 2009 è prevista la chiusura dell' ospedale italiano ad Abeché a supporto della missione EUFOR e dei profughi del Darfur in Ciad, mentre sono stati attribuiti nuovi finanziamenti per l'invio in Darfur di 245 operatori nell'ambito della missione congiunta ONU e Unione Africana. Proprio Italians for Darfur, nei mesi scorsi, aveva promosso iniziative parlamentari atte a incoraggiare simili impegni, come la costituzione di un intergruppo alla Camera sulla crisi in Darfur e l'approvazione di un ordine del giorno relativo proprio all'impiego di elicotteri italiani nella regione sudanese.

Confido in ogni caso anche quest'anno nell'opera dei tanti missionari e dei volontari di tutto il mondo che traducono ogni giorno, quasi sempre lontano dai media, le nostre speranze in atti di quotidiana solidarietà. A loro va tutta la nostra più sincera gratitudine e sinceri auguri.

In alto a destra, una delle tele di Riccardo Paracchini, pittore di Montano (Como): "due angeli che annunciano la Parola".

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martedì, ottobre 21, 2008

Le tende della morte di Tulùm

Tra tutti i campi profughi del Chad, uno dei più incredibili è Tulùm. Si trova a circa venti km da Mile verso nord. A renderlo speciale sono le sue dimensioni: ospita infatti quasi mezzo milione di profughi, in realtà un po' di meno, ma sempre molti di più dei campi normali.

Ovviamente a Tulùm tutti i servizi sono gestiti in maniera diversa da quella dei campi piccoli, ma di questo parlerò altrove. Qui di seguito voglio raccontare una storia diversa.

Le tende della morte
In Sudan e in Chad fa caldo, molto caldo. Nei campi di accoglienza le organizzazioni mettono a disposizione solo delle tende, al cui interno di giorno fa molto, molto caldo.
Per chi è in buona salute questo non è un problema, perché di giorno, quando fa più caldo, le persone vanno in giro e cercano aria ed ombra e frescura.
Per i malati e gli anziani, però, servirebbe una maggiore attenzione, perché essi non possono andare in giro e quindi restano al caldo della tenda. Respirano male. Non riescono a mangiare. Muoiono più velocemente.
I familiari vengono a salutarli prima dell'inveitabile fine della vita. Nei campi ho incontrato molte di queste persone, come Surù e la figlia Fatimè, come Idriss Sabil e il figlio Adam.
Ecco, per malati ed anziani queste tende sembrano l'ultimo posto dove abitare prima di morire. Il campo di Tulùm è gestito dall'UNHCR, e a questa Organizzazione delle Nazioni Unite io rivolgo una domanda: sarebbe così difficile costruire delle tettoie riparate, in modo da dare a queste persone un po' di refrigerio?
I rifugiati che hanno la possibilità si costruiscono una piccola area riparata dal sole ma all'aria aperta, quindi la cosa in sé è possibile. L'UNHCR si dedica molto ai bambini e noi tutti glie ne siamo molto grati. Ma ai malati e agli anziani, che da noi sono persone molto importanti, chi ci pensa?

Violenza sulle donne

Queste persone già devono vivere in condizioni terribili. Per dirne una, ad ogni famiglia spettano solo nove kg di legna da fuoco alla settimana. E ciascuna famiglia è composta mediamente da 15 persone. In Europa sono ormai pochi quelli che riscaldano l'acqua e cucinano con la legna, ma si sa che la necessità normale andrebbe misurata in quintali, non in kg.
Adesso alcuni campi hanno a disposizione dei sistemi di ricaldamento e cottura che usano l'energia del sole, ma sono veramente pochissimi.
La raccolta di legna è poi uno dei problemi principali dei profughi, che devono uscire dai campi. Poiché questo lavoro viene affidato alle donne, le poverette diventano facili prede dei janjaweed, che le stuprano e non per motivi sessuali, come spesso si crede, ma per rubare loro l'anima.
Per evitare questa vergogna, adesso sono i bambini -maschi e femmine- a uscire dai campi per cercare legna ed acqua.

(c) Suliman Ahmed Hamed 2008

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sabato, settembre 20, 2008

2 - I "missionari" di Mile

Mile è un villaggio situato tra Greda, capoluogo dell'etnia Tama, e Iriba, città zaghawa kobè controllata dal sultano Haggar. Rispetto a Kolungo, Mile è a quindici km più a nord, più o meno a metà del viaggio tra Kolongo e Tolòn. Questa è la tipica distanza tra due villaggi profughi vicini, ovvero 15-20 km.

Mile vuol dire “sale” in arabo, ma non sembra che qui intorno ci siano saline

In questo campo ci sono circa cinquantamila profughi

Quando sono arrivato al campo, il primo segno dell'Europa ad accogliermi è stato il cartello dell'Unicef. Solo il cartello, però, perché del personale non è rimasto nessuno.
La situazione era difficile e gli ultimi erano partiti il 5 giugno, circa due settimane prima del mio arrivo. Nei campi non ho mai visto neanche un europeo e la motivazione ufficiale era la mancanza di sicurezza. I profughi mi hanno detto che il vero problema non era la sicurezza, ma la lotta tra le popolazioni locali e le organizzazioni politiche per la divisione del cibo che veniva portato con i camion. Il personale europeo si è trasferito a N'djamena e Abeche, città più grandi della zona. Lì è ospitato anche il personale europeo di Medici Senza Frontiere, l'unica organizzazione che ogni tanto manda del personale medico nel campo di Mile.


Nell'ospedale qualcuno dorme in un letto, qualcun altro per terra.

Ho parlato molto con il mio amico Mahammud Annur Hamet, medico che lavora con Medici Senza Frontiere. La farmacia non è molto fornita, anzi ci sono pochissimi medicinali, ma lì devono bastare. L'unica medicina necessaria ad essere terminata è quella del flacone a sinistra nella foto, tenuto sul vassoio. “Se MSF non torna entro un mese qui ci sarà un grande problema”, mi ha detto, “soprattutto per i bambini gravi che rischiano seriamente di morire”. Ho contato i bimbi tenuti in degenza con le madri ed erano venticinque.


Sono rimasto cinque giorni in questo campo e l'ho girato angolo per angolo, parlando persona per persona. Io sono del Darfur e basta; tutti i darfuriani sono il mio popolo.

Un grande problema dell'Africa è l'Aids. In Darfur questa terribile malattia praticamente non esiste, ma in Chad c'è e quindi i medici tengono la situazione sotto controllo. In ogni campo c'è un gruppo di volontari che fanno prevenzione; molti di loro sono studenti o maestri sudanesi, molti anche da Khartoum, le cui famiglie sono state cacciate dalle loro terre e per le quali i giovani s'impegnano in quest'opera. Vanno famiglia per famiglia a informare, chiedere, visitare; si occupano molto anche degli anziani e delle persone sole, che più difficilmente si spostano per andare all'ospedale in caso di malessere e che spesso sono vittime di demenza o pazzia.

A questi giovani volontari, l'Unicef ha dato un certo numero di libretti d'una trentina di pagine scritte in francese con alcune foto a colori. Sempre loro, questi veri e propri missionari, si occupano anche dei ragazzi tra i 15 e i 18 anni, che non andando più a scuola sono liberi di girare per il campo e facili prede del reclutamento da parte di organizzazioni militari. Questo è un problema particolarmente sentito nei campi profughi, come ho già detto a proposito della scuola di Kolungo.

Una scena che ho visto ripetersi in quei giorni e che farebbe inorridire un europeo è il trasporto delle donne che stanno per partorire. Non ci sono strade vere e proprie e non ci sono ambulanze né automobili, ma solo carretti ad assale rigido trainati dai buoi. Il carro arriva sul posto guidato dalle urla e la donna viene posta di peso sul carro, che quindi di sobbalzo in buca va lentamente verso l'ospedale.


(c) Copyright 2008 Suliman Ahmed Hamed

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venerdì, settembre 05, 2008

1 - A Kolungo, o scuola o guerra

Questo è il primo dei racconti di Suliman Ahmed Hamed, rappresentante dei rifugiati darfuriani in Italia, nei campi profughi del Ciad. Da maggio a luglio ha visitato la sua gente fuori dalla sua terra darfuriana, è stato arrestato e quindi rilasciato ed è tornato in Italia. Questo è il suo racconto, sulla situazione, i problemi dei tanti e le tragedie dei singoli. Riceviamo e volentieri pubblichiamo (L.S.)


Il campo di Kolungo si trova vicino alla città di Greda, a 15 km dal confine tra il Chad e il Sudan. Ci vivono oltre ventimila persone di tutte le etine del Darfur. Sono arrivato al campo di Kolungo il 3 giugno 2008, venendo da Farshanà e Gosbeda (dei quali non ho immagini). A questi si sono aggiunte circa settemila persone provenienti dalla battaglia di Genena, tenunta in maggio: queste persone, quasi tutte di etnia Tama, non esano neanche registrate nella lista della distribuzione del cibo: erano i capi zona ad organizzarsi per offrire un minimo di assistenza.

Per prima cosa in questo campo non c’è più supporto medico, perché anche Medici senza frontiere ha abbandonato il presidio per la mancanza di sicurezza. Già avevano un grande problema: le autorità locali vorrebbero avere loro le medicine e il cibo da distribuire alla gente, ma MSF s’è sempre rifiutata.

A Kolungo ho parlato con molte persone ed alcune di queste vorrei presentarvele. Nella scuola il maestro Muhammad, molto giovane (ha circa 25 anni), lavora lì per la sua passione di insegnare ai bambini dei campi profughi. Certo non lo fa per soldi, visto che il suo stipendio mensile è di 20 dollari statunitensi. In una scuola pubblica normale guadagnerebbe 15 o 20 volte tanto, per non parlare delle scuole private, dove lo stipendio è normalmente di 6/700 dollari ma può arrivare anche a mille.

“Due anni fa, le genti del Darfur che stanno in America hanno organizzato grandi cose, tra le quali tre grandi scuole, due in Darfur (Entrambe a Musbet, vicino a Kornoi) e una in Chad (Tina), delle quali pagano molte spese e principalmente gli stipendi degli insegnanti, 150 dollari”. Questa informazione mi è stata data anche negli altri campi che ho visitato.

Nella scuola di Kolungo manca tutto, dalle penne ai quaderni, ai libri; ovviamente di banchi e di sedie non se ne parla proprio! Gli studenti siedono a terra su tappeti o altri tessuti, o anche senza niente, ed ascoltano il maestro.

O scuola o guerra
“Un grande errore di organizzazione manda moltissimi ragazzi a morire in guerra”, denuncia il maestro. “In Sudan la scuola elementare dura otto anni, in Chad solo sei. I ragazzi che vanno a scuola hanno qualcosa da fare, mentre gli altri sono liberi di andare in giro e divengono facile preda del reclutamento di tutti i tipi dei cosiddetti ribelli del Jem e dell’Slm”. La cosa è grave in sé, ma la realtà è anche peggiore: molti di quei ragazzi sono l’unico figlio maschio di mamme rimaste sole e non sempre in buona salute.

La cecità dell'Europa
Di ragazzi ne muoiono davvero tanti. Tra questi ci sono tutti e quattro i figli di Saa’ti Ishag, quattro rimasti sul campo della battaglia di Abu Gamra (2003) e uno nella battaglia di Tina (2004). Saa’ti vive con una delle nuore e i suoi tre figli. La stessa sorte tocca a molte altre persone..
Dalla fine del 2006, Saa'ti è diventato cieco. La cecità è molto diffusa nei campi, perché l’alimentazione è molto deficitaria e si vive troppo al chiuso delle tende e i medicinali che potrebbero aiutarli non si trovano. “Tu che torni in Europa, cerca aiuto per le tante famiglie come la mia, che non hanno possibilità di lavorare”. Saa’ti era un personaggio importante, era Imam di Mughr; “Noi pensavamo che l’Islam fosse una grande religione, ma in tutti questi anni di guerra non abbiamo mai avuto aiuti da arabi o musulmani, né persone né associazioni; le uniche organizzazioni umanitarie presenti sono europee o americane. Raccontagli la storia di quelli come me”.

Distribuzione cibo (sinistra) ed acqua (destra) nel campo di Kolungo


(c) Copyright 2008 Suliman Ahmed Hamed

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mercoledì, aprile 30, 2008

EUFOR: la Russia fornirà 4 elicotteri alla missione europea in Ciad e RCA

La Russia ha fatto sapere che fornirà quattro elicotteri alla missione europea in Ciad e Repubblica CentroAfricana, (EUFOR) con 120 uomini di supporto. Attualmente sono dispiegati ai confini con il Darfur 1770 militari e altri 2000 si aggiungeranno entro giugno. La missione europea, prevista da una risoluzione delle Nazioni Unite del 2007 e fortemente caldeggiata dalla Francia che conserva notevoli interessi in Ciad e RCA, oltre a permettere l'assistenza degli oltre 450.000 profughi del Darfur presenti nei due Paesi adiacenti è di supporto alla missione MINURCAT dell'ONU (approfondisci).
E' attivo in Ciad, ad Abeché, anche un ospedale militare italiano, per ora adibito alla sola assistenza del contingente EUFOR.

Il 30 Aprile è scaduto invece il mandato della missione ONU in Sudan (UNMIS), ulteriormente esteso dal Consiglio di Sicurezza al 30 aprile 2009.

Approfondisci: "A Comparative Analysis of UNMIS, UNAMIR and UNAMSIL: including recommendations for improvements on the UNMIS mission", tesi inviataci da Maria Lewytzkyj, specializzata in Negoziazione Internazionale e tecniche di risoluzione dei Conflitti Internazionali al Monterey Institute of International Studies.

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martedì, aprile 15, 2008

Nuovi scontri e ancora civili in fuga dal Darfur. Ma il "darfur non è un caso disperato", dichiara la Lega Araba.

Ban Ki-moon, il segretario generale delle Nazioni Unite, ha affermato pochi giorni fa che ben 1000 persone al giorno fuggono dalle terre insanguinate del Darfur, 100 mila solo in quest'anno. Per Amr Moussa, presidente della Lega Araba, tuttavia, la situazione in Darfur non sarebbe " un caso disperato".
Sono molte le donne e i bambini che cercano la salvezza oltre il confine con il Ciad.
Proprio in Ciad, ieri, si sono intensificati gli scontri tra ribelli del JEM, che avrebbero abbattuto un elicottero governativo, e le forze sudanesi. Gliscontri sono continuati anche in Darfur, a Nord di El Geneina, dove da tempo i ribelli denunciavano il dispiegamento delle truppe sudanesi: almeno venti i morti tra i regolari.

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venerdì, marzo 14, 2008

Darfur, firmato accordo Ciad-Sudan

Patto non aggressione sotto egida Onu
Un accordo di non aggressione per porre fine agli attacchi di gruppi ribelli sui reciproci territori, tra cui la calda regione sudanese del Darfur. E' l'intesa siglata dai presidenti del Ciad Deby e del Sudan al-Bashir a Dakar, a margine del vertice dell'Oci, l'Organizzazione della conferenza islamica, alla presenza del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon. L'accordo ristabilisce patti bilaterali rimasti lettera morta.
Da circa cinque anni tra il Sudan e il Ciad è aperta una crisi dovuta a un conflitto strisciante che ha provocato numerosi incidenti nella zona di confine tra i due Paesi. Nell'accordo, Idriss Deby e Omar Hassan al-Bashir si impegnano "solennemente" a proibire "le attività di tutti i gruppi armati" e a "impedire che i rispettivi territori vengano utilizzati per la destabilizzazione" dei due Paesi. I due presidenti promettono poi di rispettare gli accordi siglati in precedenza per "mettere definitivamente fine alle divergenze tra i due Paesi e ristabilire la pace e la sicurezza tra i due Paesi". Il testo dell'accordo è stato letto pubblicamente dal ministro senegalese Shaikh Tidiane Gadio
[Agenzie]

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martedì, febbraio 19, 2008

Bush: da ONU solo "burocrazia" sul DARFUR

E' partito da Kigali, Rwanda, il j'accuse del Presidente Statunitense all'immobilismo dell'ONU.
Gli Stati Uniti, che non dispiegheranno truppe in Darfur, hanno già addestrato circa 7000 peacekeepers ruandesi e li hanno traportati nella regione, spendendo oltre 17 milioni di dollari.
A questi, ha promesso Bush, si aggiungeranno altri 100 milioni di dollari per addestrare ed equipaggiare le truppe di altri Paesi africani che volessero schierarsi in Darfur. Un ottimo esempio di come si possa 'aiutare l' Africa ad aiutare se stessa', svincolandosi dalla visione postcolonialista ed interventista di ispirazione più frequentemente europea.
Intanto bruciano numerosi villaggi nel Darfur occidentale, bombardati dall'aviazione sudanese ieri e stamane. Migliaia gli sfollati e i profughi che si sono rifugiati in Ciad, mentre l'Alto Commissariato per le Nazioni Unite (Unhcr) è stato costretto a ritirare dal confine con il Ciad una propria squadra di soccorso ai rifugiati.



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