Il blog di Italians for Darfur

sabato, febbraio 07, 2009

"La situazione sta precipitando paurosamente", Daniel da Nyala

Fiorenzo ci propone una nuova testimonianza del suo amico in Darfur, che da anni porta avanti un progetto per le donne dei campi profughi di Nyala. L'aggravarsi della crisi, in queste ultime settimane, si ripercuote nelle parole dell'operatore:

"Carissimo Fiorenzo e gruppo:
Vengo a voi per chiedervi tutti insieme per questa martoriata regione e dove non passa giorno che il sangue scorre in abbondanza. Purtroppo noi abbiamo mille altre questioni che non servono granche e la situazione sta precipitando paurosamente che ci sfugge dal nostro cervello. Ancora per me le cose non sono chiare perchè si sentono di tutti i colori e non si sa quale sia la verita. Io mi regolo sui numerosi feriti che si incontrano negli ospedali ovunque. Per gli altri solo Dio lo sa quanti sono.
......la grande sofferenza che devono subire anche poveri inocenti di bambini che soccombono ignari del perchè. In quanto a me tiro avanti alla meno peggio sperando che mi lascino a lavorare come ora. Vi saluto e cerchiamo di stare uniti.
Vostro Daniel "

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mercoledì, novembre 19, 2008

Da Nyala buone e cattive sorti di un progetto

E' diventato ormai un appuntamento gradito quello delle missive di Daniel, operatore umanitario a Nyala, che ci giungono attraverso l'amico Fiorenzo:

NYALA 17/11/2008
"Carissimo
...Ora che sembra che lavori questo benedeto compiuter che ancora non ci capisco molto hanno instalato un d s l che possiamo lavorare contemporaneamente in quattro e 24 ore al giorno. Spero d ora in avanti di essere più sollecito nello scrivere senza nessuna scusa.
Voglio raccontarvi qualcosa delle donne del campo che ancora non hanno finito il raccolto e sono ancora molto numerose che circolano e vengono al centro. Ormai sono sicure che entro breve tempo ritornano nei loro villaggi oppure nelle vicinanze e mi chiedono se le aiuto ancora. Da parte mia gli dico che se non siete lontane verro nei villaggi e se ho qualcosa ve la do come faccio ora qui. Come vedete ormai la gente e convinta che il pericolo è ovunque sia al campo che nei villaggi ora verrano degli aglomerati più consistenti e non piccoli come prima. La cosa che fa più paura ora sono le bande organizzate di ladri che ti ammazzano per un nulla e distruggono tutto indisturbati. Anche a me avevano organizzato di portarmi via l auto e la gente mi ha avertito la sera prima di non andarci al centro con l auto e io sono andato con l asinello. Con questo non voglio dire che la pace sia arrivata ma entro un raggio da nyala numerosi villaggi sono sorti e prosperano bene anche con l aiuto delle organizzazioni. Anchio dopo aver finito i lavori al centro mi trasferisco a una ventina di km e fare qualcosa al villaggio dove è nata ...che dal centro si vede il posto. Ce un villaggio abbastanza grosso con qualche vecchio che si dice discendente dalla famiglia .... Il capo villaggio ci ha donato un pezzo di terreno per far qualcosa personalmente io non l ho ancora visto ma dicono che è grande. Il raccolto non è ancora terminato ma si prevede da fame perchè al mercato ora il prezzo è radoppiato sia dell olio che del grano e la gente tira la cinghia fin da adesso per arrivare al prossimo raccolto. Un saluto da parte delle donne che sono più di cento e che mi dicono che continuate ad aiutarle perchè da sole non riescono a farcela. Un grazie anche da parte mia e un abbraccio a ciascuno ....e coraggio .....
Tanti saluti a tutti
vostro Daniel"

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giovedì, novembre 13, 2008

In Darfur

Un libro per conoscere e capire le ragioni del conflitto

Sullo sfondo della crisi del Darfur – la peggiore catastrofe umanitaria in corso sulla Terra, secondo quanto dichiarato dalle nazioni Unite nel 2004 – il romanzo, liberamente ispirato a fatti realmente accaduti, narra le vicende di Giorgio Respighi, esperto di mantenimento della pace in servizio all’ONU, “spedito” a Khartoum per contribuire alla analisi e comprensione politica della grave situazione creatasi con l’avvio della ribellione nella remota regione occidentale del Sudan. A contatto con le drammatiche situazioni vissute dalle popolazioni vittime del conflitto, e sempre più consapevole della distanza con cui si guarda alla crisi dalle capitali del mondo che conta, Respighi compie un percorso interiore che lo condurrà a compiere scelte imprevedibili e dirompenti. Intorno a lui, una serie di personaggi, a simbolizzare la straordinaria varietà umana che la crisi del Darfur ha riunito e messo confronto: gli sfollati, con i racconti delle loro terribili storie; gli operatori umanitari, e le difficoltà di ambientamento patite; i ribelli e le loro aspirazioni; i Janjaweed e la ferocia dei loro attacchi; i funzionari governativi e internazionali, con le loro idee a confronto. Il Darfur, un altro posto sulla Terra, che la guerra trasforma, con ogni probabilità in peggio e per sempre. E la guerra, insieme alle sue conseguenze e agli sforzi per arginarle, al pensiero elevato di chi vorrebbe abolirla, viene presentata in tutta la sua sconvolgente crudezza. Chi acquista “In Darfur” contribuisce ( nella misura dei proventi dell’autore, interamente devoluti) al Centro cardiochirurgico di Emergency a Khartoum, Salam Centre, dove vengono operati gratuitamente bambini, giovani e adulti sudanesi e dei Paesi limitrofi.

Prezzo di vendita € 15,00
http://ilmiolibro.kataweb.it/libro.asp?id=66414

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giovedì, ottobre 23, 2008

La vita di ogni giorno nel campo profughi di Nyala

Pubblichiamo la nuova lettera di Daniel da Nyala, che ci giunge attraverso Fiorenzo e il suo gruppo, con il quale condividiamo da tempo preoccupazioni e speranze per i più deboli del Darfur.
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NYALA 20-10-08

Carissimi,

... Non so cosa pensate di questo mio lungo silenzio ma ho voluto fare questa esperienza che mi ha fatto comprendere come vivono queste poverette del campo stando con loro l' intero giorno. Oggi è il primo giorno che apro il compiuter dopo 20 giorni che è stato chiuso per la mancanza di tempo da parte mia e dalla stanchezza.
Ho passato questi giorni con loro dalle 8 del mattino fino alle cinque del pomeriggio lavorando insieme per la raccolta degli arachidi naturalmente loro parlavano la loro lingua nativa e di arabo quasi niente. Quello che sono riuscito a capire è che queste poverete devono andare per i campi per trovare qualche lavoro con un po di soldi e la legna per farsi un po di polenta per sopravvivere. E i mariti se ne stanno a casa tutto il santo giorno a dormire e far niente. Quella che lavorava con me picchiava il marito perchè da sola non ce la fa a mantenere 4 figli con il marito in ozio tutto il santo giorno e cosi giu botte a non finire. Tutte mi dicevano che stanno soffrendo la fame perchè gli aiuti gli danno con il conta goccie e ogni due mesi che basta per una decina di giorni. ... ci sentiremo più spesso.
Dopo questa esperienza posso parlare come esperienza vissuta nella mia pelle.

Ciao a tutti
Daniel"

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domenica, settembre 21, 2008

"Il Governo di Al Bashir dal 1989 sceglie sempre il mese del ramadan per perpetrare le uccisioni"

di Suliman Hamed (rappresentante rifugiati del Darfur in Italia)


Il 12 settembre, giorno di ramadan, i janjaweed ed i soldati del Governo sudanese hanno bombardato con aerei alcuni paesini ad Ovest di Al Fasher (Darfur). Tarni, Owila, Birmaza e tante altre zone del Nord Darfur, che non registrano la presenza di forze degli eserciti di ribelli, sono state colpite dall’attacco. Molti civili innocenti hanno perso la vita, in un attacco inaspettato, che il giorno dopo si è esteso all’intera regione del Darfur. Dopo questo attacco il Jem e l’ SLM hanno deciso di mettere insieme e le proprie forze per combattere gli attacchi del Governo. Giorno tredici circa cinque aerei bombardieri hanno colpito la zona di Sinet, dove Minnie Minnawi, dopo aver rotto l’accordo con il Governo sudanese nel maggio 2008, si era rifugiato con il suo esercito.Molti civili sono stati colpiti dall’attacco ed hanno perso la vita. Il 14 settembre, ad Est del Gabel Marra, sono morti molti civili, janjaweed, soldati dell’esercito sudanese, e ribelli dell’SLM e del Jem.
Il 15 la guerra è arrivata a tutte le zone del Darfur, con violenti bombardamenti. Solo nelle grandi città non ci sono state tracce del conflitto, perché il Governo sudanese si è reso conto che tutti gli eserciti di ribelli si sono uniti per far fronte al suo attacco, durato fino a giorno 17. E’ stato un momento molto importante, che ha segnato la ricongiunzione delle forze dei ribelli, che si sono unite dopo che nel 2006 si erano separate. Secondo le stime i morti di questo attacco cruento sono stati più di mille, tra esercito regolare, ribelli e vittime civili. I media tacciono il numero reale delle vittime, nessun giornalisti era presente in Darfur per documentare l’acceduto e le vittime della guerra in Darfur continuano ad essere invisibili. Il 18 finalmente tutti i capi del Governo sudanese sono arrivati ad Al Fasher per convincere Minni Minnawi ad un nuovo accordo con il Governo di Al Bashir. Ali Usman Taha, Vice Presidente sudanese, il Ministro dell’Interno sudanese, Abdel Gadir Sbdrat il Ministro della Giustizia, il capo dei Servizi Segreti sudanese Sala Gos e il Ministro della Difesa Marscal Abdrahim Mohamed Hussein, si sono recati ad Al Fasher per trovare un accordo con l’esercito dei ribelli, ma Minni Minnawi ha rifiutato.
Nel maggio 2006 Minnawi aveva firmato un accordo con il Governo, che prevedeva la ricostruzione delle case distrutte dalla guerra in Darfur, il ripristino delle scuole, delle reti di comunicazione, il ritorno dei rifugiati nei loro paesi d’origine, il disarmo dei janjaweed (eserciti di mercenari che hanno devastato il paese con cruenti attacchi alla popolazione civile) e l’impegno di portare in Darfur lo stesso progresso esistente nel resto dell’intero Sudan. Quest’accordo, ad oggi, non è stato rispettato e nel maggio 2008 Minni Minnawi ha lasciato Karthoum per tornare in Darfur, senza però sferrare alcun attacco al Governo. In seguito all’attaco del 12 settembre, però, le cose sono cambiate. Il 19 settembre Minni Minnawi ha affermato che se entro dieci giorni il Governo non provvederà a tener fede agli accordi presi i ribelli faranno sentire la loro voce.
Qualunque giornalista interessato ad avere notizie può rivolgersi a Suliman Hamed.
Koiss2778[at]maktoob.com
Tel 348.7937982

( foto di Suliman Hamed al campo profughi del Darfur in Chad di Tolom)

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sabato, settembre 06, 2008

Un morto e sei feriti per una scodella di sorgo in Darfur. Ma Khartoum si fa ricca con petrolio e cereali.

Martedì scorso, nel campo profughi di Um Shalya, il razionamento delle razioni di sorgo, principale alimento di base, ha scatenato un pesante scontro che ha causato la morte di un uomo e il ferimento di altri sei. A denunciarlo è l''Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR). Il campo, che ospita 6.600 rifugiati del Chad in Darfur, si trova a oltre 70 Km da El Geneina, nel West Darfur.
I profughi del Darfur e del Chad dipendono dalle donazioni di cibo delle ONG e delle organizzazioni governative impegnate sul territorio sudanese, che da molti mesi si muovono con difficoltà, tra agguati ai convogli e mancanza di fondi, come denunciato più volte dal Programma Alimentare Mondiale (PAM).
Eppure, in buona parte del Sudan, si estendono vasti campi di grano, sorgo, arachidi, fagioli, zucca e meloni: è l'emblema della politica di autosufficienza alimentare del Paese che, tuttavia, non contempla tra i destinatari gli abitanti del Darfur, tra i piu' colpiti al mondo per malnutrizione. Khartoum è già pronta a investire 5 miliardi di petrodollari nello sviluppo delle sue fattorie meccanizzate, i cui prodotti saranno, appunto, destinati all'esportazione, soprattutto Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania.
Paradossalmente, il Sudan è uno dei piu' importanti Paesi esportatori di grano e sorgo, e allo stesso tempo riceve enormi quantità di cibo gratuito, lo stesso che esso produce per l'esportazione. Normalmente, le donazioni di cibo sono rivolte a Paesi che non riescono a soddisfare autonomamente il proprio fabbisogno aliementare; così non accade per il Sudan, il cui Presidente Bashir, evidentemente, preferisce lasciare agli stranieri l'assistenza dei "cittadini" del Darfur. Il New York Times, che cita fonti ufficiali delle Nazioni Unite, porta ad esempio il volo A/R del sorgo, alimento base in Darfur: l'anno scorso, gli Stati Uniti ne hanno donato ben 283.000 tonnelate, lo stesso quantitativo che il Sudan ha venduto all'estero.

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venerdì, settembre 05, 2008

1 - A Kolungo, o scuola o guerra

Questo è il primo dei racconti di Suliman Ahmed Hamed, rappresentante dei rifugiati darfuriani in Italia, nei campi profughi del Ciad. Da maggio a luglio ha visitato la sua gente fuori dalla sua terra darfuriana, è stato arrestato e quindi rilasciato ed è tornato in Italia. Questo è il suo racconto, sulla situazione, i problemi dei tanti e le tragedie dei singoli. Riceviamo e volentieri pubblichiamo (L.S.)


Il campo di Kolungo si trova vicino alla città di Greda, a 15 km dal confine tra il Chad e il Sudan. Ci vivono oltre ventimila persone di tutte le etine del Darfur. Sono arrivato al campo di Kolungo il 3 giugno 2008, venendo da Farshanà e Gosbeda (dei quali non ho immagini). A questi si sono aggiunte circa settemila persone provenienti dalla battaglia di Genena, tenunta in maggio: queste persone, quasi tutte di etnia Tama, non esano neanche registrate nella lista della distribuzione del cibo: erano i capi zona ad organizzarsi per offrire un minimo di assistenza.

Per prima cosa in questo campo non c’è più supporto medico, perché anche Medici senza frontiere ha abbandonato il presidio per la mancanza di sicurezza. Già avevano un grande problema: le autorità locali vorrebbero avere loro le medicine e il cibo da distribuire alla gente, ma MSF s’è sempre rifiutata.

A Kolungo ho parlato con molte persone ed alcune di queste vorrei presentarvele. Nella scuola il maestro Muhammad, molto giovane (ha circa 25 anni), lavora lì per la sua passione di insegnare ai bambini dei campi profughi. Certo non lo fa per soldi, visto che il suo stipendio mensile è di 20 dollari statunitensi. In una scuola pubblica normale guadagnerebbe 15 o 20 volte tanto, per non parlare delle scuole private, dove lo stipendio è normalmente di 6/700 dollari ma può arrivare anche a mille.

“Due anni fa, le genti del Darfur che stanno in America hanno organizzato grandi cose, tra le quali tre grandi scuole, due in Darfur (Entrambe a Musbet, vicino a Kornoi) e una in Chad (Tina), delle quali pagano molte spese e principalmente gli stipendi degli insegnanti, 150 dollari”. Questa informazione mi è stata data anche negli altri campi che ho visitato.

Nella scuola di Kolungo manca tutto, dalle penne ai quaderni, ai libri; ovviamente di banchi e di sedie non se ne parla proprio! Gli studenti siedono a terra su tappeti o altri tessuti, o anche senza niente, ed ascoltano il maestro.

O scuola o guerra
“Un grande errore di organizzazione manda moltissimi ragazzi a morire in guerra”, denuncia il maestro. “In Sudan la scuola elementare dura otto anni, in Chad solo sei. I ragazzi che vanno a scuola hanno qualcosa da fare, mentre gli altri sono liberi di andare in giro e divengono facile preda del reclutamento di tutti i tipi dei cosiddetti ribelli del Jem e dell’Slm”. La cosa è grave in sé, ma la realtà è anche peggiore: molti di quei ragazzi sono l’unico figlio maschio di mamme rimaste sole e non sempre in buona salute.

La cecità dell'Europa
Di ragazzi ne muoiono davvero tanti. Tra questi ci sono tutti e quattro i figli di Saa’ti Ishag, quattro rimasti sul campo della battaglia di Abu Gamra (2003) e uno nella battaglia di Tina (2004). Saa’ti vive con una delle nuore e i suoi tre figli. La stessa sorte tocca a molte altre persone..
Dalla fine del 2006, Saa'ti è diventato cieco. La cecità è molto diffusa nei campi, perché l’alimentazione è molto deficitaria e si vive troppo al chiuso delle tende e i medicinali che potrebbero aiutarli non si trovano. “Tu che torni in Europa, cerca aiuto per le tante famiglie come la mia, che non hanno possibilità di lavorare”. Saa’ti era un personaggio importante, era Imam di Mughr; “Noi pensavamo che l’Islam fosse una grande religione, ma in tutti questi anni di guerra non abbiamo mai avuto aiuti da arabi o musulmani, né persone né associazioni; le uniche organizzazioni umanitarie presenti sono europee o americane. Raccontagli la storia di quelli come me”.

Distribuzione cibo (sinistra) ed acqua (destra) nel campo di Kolungo


(c) Copyright 2008 Suliman Ahmed Hamed

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giovedì, novembre 08, 2007

Il governo di Khartoum accusato di allontanare con la forza i civili dal campo di Otash, Nyala.

Foto di Stefano GiancolaSi allunga la lista della accuse mosse dalla Nazioni Unite al Governo sudanese: nell' ultimo rapporto degli Ufficiali dell' ONU in missione in Sudan si legge che le forze di polizia sudanesi avrebbero costretto un numero imprecisato di sfollati a lasciare il campo di Otash, vicino a Nyala, la capitale del Sud Darfur, usando bastoni e tubi di gomma. Le persone coinvolte sarebbero le stesse che hanno dovuto abbandonare recentemente il campo di Kalma, in fuga da violenti scontri.

Il governo sudanese ha dichiarato di voler chiudere il campo per motivi di sicurezza e igiene, ma di non aver allontanato nessuno.

Leggi Humanitarian Aid Commission: come il governo sudanese controlla i nostri aiuti umanitari nei campi profughi.

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