Il blog di Italians for Darfur

mercoledì, giugno 03, 2015

CRISTIANI PERSEGUITATI: FIRMA L'APPELLO PER SALVARE PETER YEIN REITH E YAT MICHAEL, DUE PASTORI CRISTIANO - EVANGELICI CHE RISCHIANO LA PENA DI MORTE

A un anno dalla vicenda di Meriam Ibrahim, cristiana all'ottavo mese di gravidanza e madre di un bambino di 20 mesi condannata a morte in Sudan per apostasia e poi liberata sull'onda di una mobilitazione internazionale, due pastori cristiano - evangelici rischiano la pena capitale per motivi religiosi.
Entrambi i pastori, PETER YEIN e YAT MICHAEL, sono tuttora tenuti in custodia senza garanzia del rispetto dei propri diritti, come denunciato da Kate Allen, direttrice di Amnesty Internetional UK, che ha recentemente dichiarato: "più lungo sarà il loro tempo di reclusione, più alto è il rischio che subiscano torture",
Vi chiediamo di firmare questa petizione per chiedere l'annullamento del procedimento giudiziario a loro carico e la loro immediata liberazione.
Invieremo le firme raccolte all'ambasciata del Sudan in Italia affinché il presidente Omar Hassan al Bashir possa concedere la Grazia ai due imputati, responsabili solo di voler difendere la propria fede e le loro congregazioni. 

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giovedì, maggio 15, 2014

APPELLO PER SALVARE MERIAM ISHAG, MADRE CRISTIANA CONDANNATA A MORTE PER APOSTASIA IN SUDAN


Basta solo un click a salvare la nostra coscienza? Noi di Italians for Darfur non lo pensiamo, ma, in questo caso, un click può davvero fare la differenza. 
Con un click, infatti, puoi contribuire a salvare la vita di un innocente, una donna sudanese condannata a morte per apostasia, così come è accaduto nelle precedenti iniziative di Italians for Darfur Onlus e delle organizzazioni per i diritti umani a livello internazionale. 
La sentenza per questa donna cristiana, Meriam Yahia Ibrahim Ishag, 27 anni, arrestata il 17 febbraio scorso dalle forze di polizia sudanese insieme al  figlio di 20 mesi, e in attesa di un secondo figlio, è stata pronunciata nonostante numerosi appelli per il rispetto della libertà di religione. 

Il giudice che l'ha emessa, Abbas Mohammed Al-Khalifa, leggendo il dispositivo a fine dibattimento ha affermato che erano stati concessi tre giorni all'imputata per abiurare, ma avendo deciso di non riconvertirsi all'islam meritava la condanna all'impiccagione. La donna, nata da padre mussulmano, è stata però cresciuta nella fede cristiana dopo l'abbandono del padre, ma per la Sharia anche la religione viene tramandata, di diritto, dalla linea paterna. Così, pur essendosi sposata con un cristiano, viene accusata non solo di essersi convertita ad altra religione, ma anche di aver commesso adulterio in quanto il matrimonio tra fedi diverse non può essere riconosciuto.
Per scongiurare l'esecuzione della pena chiediamo ancora una volta di firmare un appello che, come nel caso di Intisar e Ahisha, due donne condannate alla lapidazione per adulterio, permetta di scongiurare una atroce ingiustizia. 

Anche in questo caso, visto il successo delle precedenti iniziative della nostra associazione Italians for Darfur Onlus, è possibile sottoscrivere l'appello on-line attraverso il nostro sito http://www.italianblogsfordarfur.it/petizione . 

Le firme raccolte saranno inviate al presidente del Sudan Omar Al Bashir, l'unico che può concedere la grazia, prima che la donna partorisca e venga eseguita la condanna a morte. 

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mercoledì, febbraio 27, 2013

#Darfur10: dieci minuti per non dimenticare. Firma la petizione globale.

Italians for Darfur Onlus è componente per l'Italia della coalizione internazionale United To End Genocide.

Dieci anni fa il Governo del Sudan (GoS) iniziò il massacro contro i civili in Darfur, uccidendone oltre 300.000 e causando lo sfollamento di tre milioni di Darfuri. Nonostante i tentativi di pace, l'uccisione continua anche oggi.
Anche con una forza di peacekeeping delle Nazioni Unite sul terreno, i Darfuri rimangono vulnerabili agli attacchi e continuano a verificarsi estreme violazioni ai diritti umani. Dal 2010, le Nazioni Unite hanno rilevato oltre 200 attacchi in Darfur.

Il GoS è il principale responsabile delle violenze contro i civili in Darfur. Il governo ha ostacolato le forze di peacekeeping delle Nazioni Unite, ha rifiutato di perseguire i funzionari accusati di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità, ha bloccato gli aiuti internazionali, ha bombardato i civili, ha esteso i suoi attacchi ai villaggi oltre il Darfur.
Il continuo esodo di oltre due milioni di sfollati ha creato una perenne crisi umanitaria in Darfur. Le Nazioni Unite stimano che un altro milione di persone sono scappate dalle proprie dimore o sono state vittime di violenze negli stati di Abyei, Sud Kordofan, e Nilo Azzurro.
La comunità internazionale si è riunita per riportare l'attenzione del mondo sul Darfur un'altra volta - ora è tempo di entrare nuovamente in azione. 
Unisciti a noi nel chiedere alla comunità internazionale e alle Nazioni Unite di porre fine al bombardamento aereo e agli altri attacchi ai civili, di condannare la detenzione arbitraria e le violazioni dei diritti umani a Khartoum e ovunque; di fornire aiuto ai milioni di persone che stanno soffrendo; e di spingere per una giusta e duratura pace per il Darfur e per tutto il Sudan.
Prendi visione dell'informativa per la privacy e firma la petizione globale, promossa da Italians for Darfur con United to end Genocide.
 


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martedì, settembre 18, 2012

Rilasciata Layla, grazie a mobilitazione internazionale.


(ANSA) - ROMA, 18 SET - "Layla Ibrahim Issa Jumul, la ventitreenne condannata a morte in Sudan per lapidazione, è stata rilasciata". E' quanto si legge in una nota di Italians for Darfur che, supportata da GIULIA (il network di Giornaliste italiane unite libere indipendenti), aveva avviato una petizione per chiedere la liberazione della giovane accusata di adulterio raccogliendo oltre 10 mila firme.
La notizia è stata confermata ufficialmente dagli avvocati difensori della giovane donna e dai volontari di Awid - Women's right che hanno supportato Layla e i suoi familiari durante la detenzione.
L'accusa di adulterio, per la quale era stata condannata a morte tramite lapidazione, è stata tramutata in "atti contro la morale pubblica" dalla Corte di Appello del tribunale di Mayo.
"Quello di Layla è il secondo caso di una donna destinata alla pena capitale e poi rilasciata dalle autorità giudiziarie sudanesi - ricorda Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur - pressate dalla mobilitazione internazionale'. Il 3 luglio scorso le porte della prigione di Khartoum si erano aperte per Intisar, 20anni, madre di un bambino di pochi mesi come Layla. (ANSA).

Links:
- "Io sono Layla"
 - GIULIA
- Appello contro la lapidazione

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mercoledì, settembre 05, 2012

Appello per Layla su SkyTg del 24 Agosto 2012

Collegamento in diretta per parlare della situazione umanitaria in Sudan e rilanciare l'appello per salvare Layla dalla lapidazione.
 
 

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mercoledì, agosto 01, 2012

No alla pena di morte: mobilitazione contro la lapidazione di Layla Ibrahim Issa Jumul


Layla Ibrahim Issa Jumul, 23 anni, sudanese originaria del Sud Kordofan, è stata condannata a morte tramite lapidazione il 10 luglio 2012 dalla Corte Criminale di Mayo, Khartoum, sulla base dell'Articolo 146 del Codice Penale Sudanese del 1991. La ragazza, accusata di adulterio dal marito che non ne ha riconosciuto il figlio, è ora detenuta nel carcere femminile di Omdurman, nei pressi della capitale sudanese, con il figlio di sei mesi. 

Dopo il successo della mobilitazione internazionale contro la lapidazione di Intisar Sharif Abdallah, rilasciata lo scorso luglio, Amnesty International e Italians for Darfur ONLUS rilanciano la sfida anche questa volta, chiedendo al governo sudanese che venga salvata la vita della giovane madre e venga riformato il Codice Penale sudanese.

La lapidazione di Layla Ibrahim Issa Jumul è chiaramente in contrasto con la stessa Costituzione sudanese che sancisce la non applicabilità della sentenza per donne in stato di gravidanza e in allattamento. Il processo sarebbe stato condotto in maniera iniqua, senza che la donna abbia potuto avvalersi del proprio legale, in violazione dell'Articolo 135 del Criminal Procedure Act.

Ora si ripresenta l'occasione, dopo il successo delle trascorse iniziative, di renderci tutti protagonisti nella corsa contro il tempo per salvare la vita di Layla, donna e madre sudanese, condannata a morte per lapidazione.

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giovedì, luglio 05, 2012

E' UFFICIALE: INTISAR, CONDANNATA ALLA LAPIDAZIONE IN SUDAN, E' LIBERA

"Intisar Sharif Abdallah, la ventenne condannata a morte in Sudan per lapidazione, è stata rilasciata".
E' quanto si legge in una nota di Italians for Darfur che lo scorso 12 giugno aveva lanciato una petizione per chiedere la liberazione della giovane accusata di adulterio e che ha raggiunto grazie all'impegno delle organizzazioni che l'hanno rilanciata, tra cui Giornaliste Unite Libere Autonome, Articolo 21, Associazione delle donne migranti, le 15 mila firme cui vanno sommate le oltre 10.000 raccolte da Amnesty International.
La notizia è stata confermata ufficialmente dagli avvocati difensori della giovane donna e dai volontari di "Strategic Initiative for Women in Horn of Africa" che hanno supportato Intisar e i suoi familiari durante la detenzione. La giovane è stata rilasciata senza condizioni e senza alcuna spesa ulteriore.
La Corte d'Appello di Karari, Omdurman - Khartoum, ha annullato il precedente verdetto e ha ordinato la scarcerazione immediata di Intisar. Secondo Siha, il caso non è stato rinviato al Tribunale locale, come avvenuto per altri procedimenti, sancendo di fatto la fine dell'iter processuale.
Intisar era detenuta in isolamento, con il suo bambino di 5 mesi dal 22 aprile, con l'accusa di adulterio e condannata senza rappresentanza legale. La vicenda era stata denunciata da Human Rights Watch e Amnesty International e rilanciata in Italia da Italians for Darfur che insieme ad Amnesty Italia ha raccolto decine di migliaia di firme.
"Siamo prima di tutto felici per Intisar, i suoi figli e tutta la sua famiglia - ha sottolineato Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur - attraverso SIHA rimarremo in contatto per accertarci che riprenda un'esistenza normale e serena e la sosterremo per quanto possibile - ricorda la Napoli - Questa vittoria è solo una piccola goccia in un mare di violazioni dei fondamentali diritti umani. Centinaia di donne di cui non conosciamo i nomi e le storie non sono fortunate quanto Intisar. E muoiono nel silenzio e nella indifferenza delle loro comunità. E' per questo che continueremo il nostro lavoro per evitare che qualsiasi donna sia costretta a vivere esperienze come questa".
"Esprimiamo, anche a nome di GIULIA, Articolo 21 e tutti coloro che hanno supportato la nostra azione - conclude la presidente di Italians for Darfur - il nostro ringraziamento a quanti abbiano condiviso le nostre preoccupazioni per Intisar e abbiano dato il loro sostegno per la soluzione di questa terribile vicenda".

Roma, 5 luglio 2012

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sabato, dicembre 24, 2011

APPELLO CONTRO LA PENA DI MORTE

Vi ricordiamo che abbiamo tempo fino al 17 gennaio per sottoscrivere l'appello alle istituzioni sudanesi contro la pena di morte in Sudan. Anche di questo si parlerà il 27 Dicembre al Teatro San Genesio a Roma, ore 21.00, tra calde note musicali, per non dimenticare.


Scrivi un tuo messaggio personale, in Italiano, Inglese o Arabo, al seguente indirizzo: info@italiansfordarfur.it oppure copia e incolla il seguente testo e invialo a info@italiansfordarfur.it , oggetto ''APPELLO''entro il 10 gennaio.

Provvederemo noi stessi a inviare il tuo testo, con la tua firma, (tramite fax o posta) all'Ufficio del Presidente del Sudan, al Ministero della Giustizia e al Ministro degli Interni sudanesi.


Aggiungi la tua voce: APPELLO CONTRO LA PENA DI MORTE

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giovedì, dicembre 08, 2011

Aggiornamento appello contro la pena di morte: salvi tre bambini-soldato, ora nuova e-action per salvare altri sette condannati.

Gentili sostenitori e sostenitrici di Italians for Darfur Onlus,

A questo indirizzo, il nuovo bollettino di aggiornamento dell'appello per i minori del Darfur, promosso pochi mesi fa da Italians for Darfur: tre su quattro minori sono stati salvati dalla pena di morte, grazie al clamore mediatico suscitato dal vostro sostegno all'iniziativa (oltre 20.000 sottoscrizioni in pochi giorni).
Altre sette persone stanno per essere condannate a morte, abbiamo tempo fino al 17 gennaio per inviare il nostro messaggio contro la pena di morte. Grazie a chi vorrà sostenerci, anche scaricando e diffondendo il nuovo bollettino di informazione a questo indirizzo.

Il silenzio è la peggiore condanna per chi ha conosciuto il fragore assordante delle bombe.

Il Darfur, in Italia, non sembra interessare quasi nessuno. Senza di noi, non abbiamo dubbi, gli oltre 2 milioni di sfollati, che ancora vivono nei campi profughi in condizioni inumane, non avrebbero, in Italia, alcuna voce.
Lo si capisce dal ridotto numero di notizie che vengono diffuse, da quanto difficile sia trovare spazio e autorizzazioni per eventi e manifestazioni pubbliche, dalla diffidenza di chi ignora ancora cosa sia il Darfur. Ricerche del settore hanno sancito il ruolo fondamentale della associazione Italians for Darfur nel campo della informazione italiana in difesa dei diritti umani in Sudan; iniziative locali e internazionali sono state portate avanti con successo, collaborazioni con associazioni di darfuri e rifugiati hanno permesso di portare a conoscenza del grande pubblico problematiche e iniziative altrimenti ignorate, sostenendole ove possibile con le donazioni che in questi anni siamo riusciti a raccogliere, seppur con grande difficoltà.

Siamo unici, in Italia, a portare avanti campagne di lobbying e advocacy per il Sudan, e in particolare per il Darfur.

In un momento in cui l'attenzione pubblica è rivolta altrove, oggi più che mai, noi vi chiediamo un piccolo contributo, affinchè le voci dei rifugiati in Italia e dei profughi in Sudan non rimangano inascoltate.
Solo insieme possiamo tenere alta l'attenzione su un dramma che sembra non avere fine.

PS: Leggi qui la brochure della "Campagna Soci 2012" e scegli un regalo solidale. Vi preghiamo di leggerla e inoltrarla alle vostre conoscenze, oppure accedete al nostro sito http://www.italiansfordarfur.it.

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martedì, novembre 29, 2011

Salvi tre minori condannati a morte grazie a nostro appello

Ma la conferma della sentenza capitale per altri sette ragazzi attenua gioia


La sentenza della Corte suprema per i crimini in Darfur, che ieri ha condannato a morte sette persone, svigorisce la gioia per il riconoscimento della minore età di tre imputati che non saranno giustiziati. Grazie al vostro sostegno, Italians for Darfur, organizzazione promotrice della campagna di sensibilizzazione per il Sudan e dell'appello che ha raccolto oltre 20mila firme per chiedere la sospensione della pena capitale per quattro bambini soldato imprigionati nello stesso luogo di detenzione degli adulti e trattati come tali, è riuscita a salvare tre vite.

L'attenzione mediatica sollevata sul caso ci ha permesso di ottenere che i minori fossero sottoposti a una visita medica per verificare la loro età. Sia l'ex ambasciatore sudanese Deng, sia un funzionario governativo a Khartoum, avevano garantito che il nostro appello non sarebbe rimasto inascoltato e che nessun minore sarebbe stato condannato. Con la petizione chiedevamo che i presunti minori, giudicati tra l'altro come gli imputati adulti sulla base di prove ingiuste e non attendibili, venisse effettuato un esame in grado di stabilire se si trattasse di individui con meno di 18 anni. Ma, dopo l'esito del test, solo tre sono stati dichiarati non condannabili.

Non possiamo che essere felici per Idriss Adam Abbaker, Ibrahim Shareef Youssif e Abdelrazig Daoud Abdessed, scampati al boia. Resta però la delusione e il rammarico per gli altri imputati di questo processo, ribelli del Movimento di Giustizia ed Uguaglianza, condannati nonostante il Tribunale speciale di Nyala non avesse acquisito alcuna prove certa che avessero partecipato a un attacco che era costato la vita a decine di militari sudanesi. Gli elementi in possesso dell'accusa erano parziali e gli avvocati difensori avevano da subito denunciato che ai loro assistiti era stato negato il diritto a un giusto processo e avevano impugnato la prima sentenza.

Con la conferma del verdetto da parte della Corte suprema di Al Fasher, Altayib Mohammed Yagoub, Abdelgasim Abdallah Abubaker, Hassan Ishag Abdallah, Adam Altoum Adam, Mohammed Adam Hasballah ed Alsadig Abbakar Yahya non hanno più speranze e subiranno la peggiore delle condanne: l'impiccagione.

Antonella Napoli,

presidente di Italians for Darfur

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lunedì, settembre 12, 2011

Appello di Italians for Darfur alle istituzioni e alle rappresentanze sudanesi in Italia per la liberazione di Francesco Azzarà

L'operatore di Emergency in Darfur, Francesco Azzarà, è prigioniero di ignoti sequestratori dal 14 agosto scorso.
Da allora non trapelano notizie sostanziali, il che sembrerebbe confermare la natura anomala del sequestro, come aveva subito denunciato la nostra associazione, Italians for Darfur Onlus.

Nonostante l'impegno della Farnesina, appare determinante il pieno coinvolgimento delle istituzioni di Khartoum e delle rappresentanze sudanesi in Italia.

Per questo, forti del riconoscimento ottenuto nelle ultime missioni in Sudan, a Khartoum come a Nyala, tale da accordarci l'autorizzazione ad operare in partnership con le associazioni locali per progetti umanitari in Darfur, e del confronto da sempre costruttivo con l'ambasciata sudanese in Italia, lanciamo un appello al governo sudanese e alle rappresentanze politiche e della società civile sudanese in Italia, affinchè si adoperino pienamente quali intermediari con il loro Paese per la liberazione di Francesco Azzarà.

E' indubbio che solo attraverso il loro pieno coinvolgimento, il sequestro dell'operatore trentaquattrenne di Emergency possa giungere alla migliore delle conclusioni.

(le firme raccolte saranno consegnate alle rappresentanze ufficiali sudanesi in Italia).

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domenica, novembre 07, 2010

Minori condannati a morte in Darfur: la rete e i media italiani rilanciano l'appello di Italians for Darfur.

"La vita, in Darfur, può finire presto. Anche da ragazzini, con una condanna a morte da parte di un tribunale che si rifiuta di accertare l'età di imputati appena usciti dall'infanzia. Il 21 ottobre il Tribunale Speciale istituito in questa regione del Sudan, ormai sfuggita a ogni forma di giustizia, ha infatti condannato a morte dieci persone, tra cui quattro ragazzini, «sulla base di prove non attendibili» secondo quanto denuncia Italians for Darfur, che ha lanciato una petizione per salvarli. Sono state già raccolte oltre 16mila firme. Per i presunti minori è stato chiesto dalla difesa un esame medico in grado di stabilire se si trattasse di individui con meno di 18 anni. Di cinque solo due degli imputati - che apparivano palesemente poco più che bambini - sono stati sottoposti a tale esame, risultando entrambi minorenni. Ma solo uno è stato dichiarato non condannabile. Per gli altri quattro adolescenti, oltre ai sei adulti, non c'è stato nulla da fare. Sono stati condannati a morte per la loro presunta implicazione in un attacco a un convoglio di forze governative nel Sud Darfur, avvenuto nel maggio 2010. Gli imputati di questo processo sono stati indicati come appartenenti al Movimento di Giustizia ed Uguaglianza, composto da darfuriani in lotta contro le milizie dei Janjaweed e delle forze governative, entrambe protagoniste di atrocità nei confronti dei civili di questa regione dimenticata dal Mondo. Secondo le documentazioni raccolte da Italians for Darfur non è stata acquisita alcuna prova certa che gli imputati abbiano partecipato all'attacco.[...]". Corriere della Sera.

Firma anche tu l'appello di Italians for Darfur contro la pena di morte e
condividi il link nei social network italiani:
http://www.italianblogsfordarfur.it/petizione

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giovedì, gennaio 21, 2010

Comunicato: SUDAN. Espulse 26 ong dal Darfur

“La decisione delle autorità sudanesi di espellere dal Darfur 26 organizzazioni non governative per aver violato, secondo le accuse, il loro mandato, non solo è un atto di grande irresponsabilità ma è un preoccupante segnale in vista delle prossime elezioni in Sudan. Forse il regime di Khartoum non vuole testimoni sgraditi che possano denunciare eventuali comportamenti irregolari?”.

E’ quanto dichiara in una nota il presidente dell’associazione Italians for Darfur, Antonella Napoli.
“Tale notizia ci sorprende e amareggia – prosegue Napoli - soprattutto a fronte della disponibilità a rivedere la condanna dimostrata dal governo nei confronti dei sei bambini soldato condannati a morte nelle scorse settimane e per i quali avevamo chiesto la cancellazione della pena attraverso una petizione che ha raccolto oltre 10mila firme”.

“Ci auguriamo – conclude il presidente di Italians for Darfur - che questa espulsione, non ben motivata, non sia un atto finalizzato ad esasperare la già drammatica situazione umanitaria sul campo e a creare un alibi al riaccendersi delle tensioni che potrebbero degenerare in nuovi scontri diretti con le forze di opposizione”.

Leggi su VITA

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domenica, dicembre 06, 2009

Appello per sospendere la condanna a morte di sei bambini


Un appello per chiedere la sospensione definitiva delle condanna a morte di sei bambini di etnia Fur accusati di far parte del Justice and Equality Movement, uno dei movimenti ribelli più importanti del Darfur. Come appreso dal Sudan Tribune lo scorso novembre, la sentenza non è ancora esecutiva, per questo chiediamo che essa venga ufficialmente cancellata.
Anche Articolo 21 e altre associazioni hanno raccolto e rilanciato l’iniziativa promossa da ‘Italians for Darfur’ che continua a denunciare la violazione dei diritti umani in Sudan.
I sei minori, di età compresa tra gli 11 e i 16 anni, sono accusati con altri 150 guerriglieri di aver partecipato all’attacco del 2008 nella capitale sudanese che causò oltre 300 vittime.
Il tribunale di Khartoum ha emesso finora oltre 100 condanne a morte, molte delle quali già eseguite.
Con questo appello chiediamo al Governo sudanese di sospendere la sentenza ma anche di approfondire le responsabilità del coinvolgimento di questi bambini in azioni di guerra.
Va accertato se il Jem, come purtroppo al momento possiamo solo supporre, abbia impiegato bambini soldato nell’attacco a Khartoum e se continui ad arruolare minorenni sottraendoli con la forza alle loro famiglie, negandogli così di vivere l’infanzia e l’adolescenza che gli sono dovute.


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sabato, marzo 14, 2009

Italians for Darfur partecipa al movimento CIVICRAZIA

Mercoledì 11 marzo Italians for Darfur ha partecipato al primo incontro CIVICRATIC WEB ACTION promosso dal Laboratorio Privacy Sviluppo presso presso il Garante per la protezione dei dati personali, condividendo la propria esperienza di "Civicrazia" sul web, in favore dei diritti umani in Darfur. Come componente del gruppo Civicrazia, Italians for Darfur continuerà ad impegnarsi:
- per la Civicrazia, riconoscendo e promuovendo il Soggetto unitario “Civicrazia”, quale coalizione delle organizzazioni e dei singoli che si battono per i diritti del cittadino, rispettandone lo Statuto e favorendone lo sviluppo, ai fini del rafforzamento della Difesa Civica e di tutte le finalità e le azioni per il Cittadino Protagonista;
- per la Svolta della Persona, perché essa sia sempre più al centro della società.

Per favore, aiutaci a migliorare la nostra campagna on-line compilando il questionario che ti proponiamo alla pagina: http://www.italianblogsfordarfur.it/civicrazia.htm oppure (se usi firefox) direttamente qui.

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sabato, gennaio 10, 2009

Appello per il Darfur: pronta l'applicazione per Facebook

E' quasi completa la nuova applicazione per Facebook, il più importante social network italiano, creata per permettere una rapida circolazione dell'appello per il Darfur. Tra le pagine dell'applicazione è stata inserita anche una pagina informativa sulla crisi in corso.


Attiva anche la funzione FEED oltre che la selezione multipla degli amici (gli inviti possono essere inviati solo a coloro i quali non abbiano ancora aggiunto l'applicazione).
Qualora vi fossero suggerimenti di carattere tecnico non esitate a comunicarceli, grazie.
Vi prego quindi di coinvolgere quanti più amici potete nella speranza di destare un rinnovato interesse nelle drammatiche dinamiche della crisi in Darfur, anche alla luce delle ultime importanti novità, che potete leggere all'interno del nostro blog.


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