Il blog di Italians for Darfur

martedì, ottobre 28, 2008

"Italiani in Darfur": qualche domanda a Giorgio Trombatore

Giorgio Trombatore non ha peli sulla lingua, perchè se li avesse sarebbero un bel problema... ve lo immaginate ogni mattina far la piega sulla lingua?
Ecco allora qualche domanda al futurista della Cooperazione, ex capo Progetto per la Cooperazione e Coordinatore Politico della Dott.ssa Contini, inviato Speciale del Governo in Darfur. E' da tempo che arricchisce il nostro blog con le sue testimonianze, purtroppo ancora senza contraddittorio, con la speranza che quello che ci ha scritto possa essere al più presto smentito!

Giorgio, leggendo il tuo ultimo articolo nel nostro blog, mi sembra ci sia stata nel frattempo una radicalizzazione della tua posizione nei confronti di Barbara Contini, rispetto alle prime testimonianze.
Quindi ricapitolando: le idee erano buone, le volontà dei singoli ottime, ma la Contini avrebbe gestito in maniera troppo personale e autoritaria la missione.. Qundi avevano ragione quelli, tra cui la Dott.ssa Garau, che polemizzavano con la sua gestione? Come mai secondo te la Contini ha avuto tutta questa libertà di movimento? Quale gruppo di potere la sosteneva?

Le idee erano ottime non buone, i risultati potevano essere positivi per il processo di pace in Darfur,ma i casini li ha creati proprio la Contini.
Primo: La rottura con Enzo Angeloni, l'ambasciatore e tutta l'ambasciata sono stati sempre messi alla gogna.
Secondo: con le ong, troppo spesso usate come mezzo per le visite dei giornalisti.
La verità era che la Contini aveva incassato il supporto di Berlusconi dopo il suo lavoro in Iraq.
I suoi contatti diretti erano Bondi e Letta, anche se Letta sempre meno.Vicini a Berlusconi godeva poi dell'appoggio di Martino il Ministro della Difesa.
Così si spiegano i voli da Brindisi, la scorta del 9 col moschin e tutto il resto.
Nel frattempo aveva trovato (e li fece la grossa cazzata) il tempo di litigare con Mantica,(ti ho raccontato che l'ho portato in giro io stesso su un Taxi giallo) e con la Bonniver.

Dulcis in fundo, forse aveva ragione quel Montanaro di rai tre quando affermava che si stava preparando la sua campagna politica....per carità , lo fanno tutti, però così i risultati sono andati a puttane.
Sulla Garau permittimi inoltre di dire una cosa:
Quando la Contini chiamò la Garau già tutto il casino stava succedendo. Io chiesi alla Garau di usare diplomazia e metodo per non vanificare due anni lavoro e la costruzione dell'ospedale.
Come tutta risposta dopo un mese già c'era aria di crisi.
Io non ho mai nascosto le difficoltà a lavorare con la Contini, comunque si era difficile a causa del suo comportamento.

Il contrasto tra Garau e Contini nasce dalla insistenza della Contini a voler inaugurare a55 come ospedale, mentre la Garau si rifiutava di farlo, a mio parere giustamente, perché a55 nn poteva che essere considerato un pronto soccorso. Ti torna?

Verissimo, pero' a quel tempo io ero in Somalia, e contattavo giornalmente la Garau.
Lei ruppe con le suore che gestivano il centro, e scelse fin da subito la linea dura quella dei contatti con i giornali che non aspettavano altro!
Che motivo c'era? poi venne il suo compagno con la storia del libro, dopo neanche un mese...

..non lo so ...eri a casa senza lavorare, parti con la cooperazione per un contratto di 14.000 euro al mese.
Io portai la Garau, e fu detto tutto chiaro.
L'ospedale è nella merda, non ci sono fondi, non funziona, te la senti?
Lei accetta, parte e fa scoppiare la bomba, ma rimane li tutto l'anno e si porta a casa oltre 150.000 euro senza tasse...
Questo lei non lo dice...ma sai i soldi fanno sempre schifo quelli degli altri....poi a me diede una pugnalata...
Lei era da tempo che non la chiamava nessuno, io gli offri il Darfur e le spiegai che era anche una situazione di facciata.....mica so scemo, lei accetta e poi da giù con il maritino fa venire rai tre...ed il resto lo sai..

In un tuo articolo critichi la decisione di Barbara Contini di non affidare la gestione di Avamposto 55 al Ministero della Sanità sudanese nel momento in cui la Cooperazione stava abbandonando il progetto. A parte le possibili motivazioni di prestigio personale di Barbara Contini, non è forse vero che ribelli e donne stuprate non sarebbero mai andati in un ospedale a gestione sudanese? Altri operatori mi hanno riferito che nei campi ad esempio è difficile dare assistenza a tutti e soprattutto tutte, proprio perché c' è l intermediazione degli uomini del governo, la famigerata HAC. Suliman Hamed, rappresentante dei rifugiati del Darfur, mi conferma inoltre che il governo usa anche finti addetti della stampa, giornalisti, per controllare i movimenti delle commissioni estere e degli operatori umanitari.
Il principio della Contini così su due piedi mi pare corretto.. Ma capisco che in termini pragmatici meglio un ospedale per pochi che il nulla..si può anche immaginare certo che ci fosse anche la volontà della Contini di non rinunciare alla sua 'creatura' di prestigio ma una cosa che invece non capisco è perché, al solito, si sia preferito distruggere piuttosto che cercare di salvare il salvabile. Dici che dopo la dipartita della Contini si è fermato tutto, per la scelta assurda di creare una 'finta' fondazione. Che comunque continua a ricevere donazioni.
Ma la cooperazione italiana non poteva intervenire anche in seguito su Avamposto55? Forse si era creato soprattutto un vuoto politico e un interesse a negativizzare l'operato precedente?

Mauro, vedi la Contini non era dell'ambiente della Cooperazione ed era schierata già a quei tempi con Berlusconi....tanto è che oggi veste la carica di senatrice al Senato.
La Cooperazione è un ghetto, quando lei arrivo' in Darfur porto' il suo personale, tra cui io, licenziando i cooperanti in loco.
Poi inizio' un braccio di ferro con l'ambasciata e l'ufficio VI di Roma.
Inoltre è vero senza dubbio che cercava sempre la spettacolarizzazione delle cose.
L'ospedale nasce in questa ottica, ma non puoi aprire un ospedale a Nyala non fare l'MOU con il governo e poi partire e lasciare uno stagista a portarlo avanti.

I fondi piano piano sono venuti a mancare e con l'arrivo del governo Prodi ed il cambio alla cooperazione, esce Deodato ed entra la Sentinelli, è finito tutto.
Tieni conto che sono mancati anche i soldi di Sanremo... poi sulla situazione nei campi ,come sai li è disperata i ribelli devono fare affidamento a quelle piccole ong che lavorano nelle loro zone e nient'altro...
Anche il partner di avamposto si rivelò pessimo, quello di Tariqa al tTijani troppo debole .....
La fondazione in realtà non è mai nata, ossia firmatario in loco rimase solo Mohammad Sabuna, ma da li a poco, dopo che lo stesso organizzo' un saccheggio nell'ufficio della Cooperazione ne usci' fuori pure lui. Proprio cosi', il Sabuna, che ha scritto anche qui nel blog tempo fa, organizzo' un saccheggio all'ufficio, dopo che fece partire l'ultimo sfigato di Cooperante della Contini, un certo Andrea Mazzantini...

Ora di quello che ne è nel 2008 di Avamposto non ne so niente, quello che so è che l'ultima volta che la Contini scese in Darfur lo consegno' defintivamente al governo locale...

...del tipo prima ne parlo male, ma poi come ultima risorsa gli mollo la patata bollente!


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Giorgio Trombatore: ecco perchè è fallito il sistema Contini

2.8 Sistema Contini
di Giorgio Trombatore



Nel febbraio del 2005 il Ministero degli Affari Esteri ha pubblicato il libro “ Darfur un dramma dimenticato”. Il libro è stato stampato con il contributo della Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo. Un libro di fotografie realizzato dal fotografo Giovanni Santi che nel 2005 fu accompagnato dal sottoscritto per le tre regioni del Darfur per testimoniare il dramma del popolo sudanese ed il lavoro ed il contributo della cooperazione italiana .

Per usare le parole del Direttore Generale per la Cooperazione allo sviluppo il Dott. Giuseppe Deodato, “l’idea del libro nasce perché il Darfur non sia più un dramma dimenticato e per testimoniare il lavoro della Cooperazione Italiana che ha potuto contare su Barbara Contini, che alla non comune esperienza unisce straordinaria professionalità ed una rara umanità”.
All’interno del libro inoltre c’erano degli interventi del già Ministro degli Affari Esteri Gianfranco Fini, un intervento del direttore di Vita Riccardo Bonacina, di Bianca Rita Tonetti per Intersos, di Cinzia Giudici per il Cosv e di Lorenzo Latini per il Cesvi e Michele Romano per il Coopi. Infine il libro terminava con una poesia scritta proprio dall’Inviato Speciale del governo Italiano che si cimentava insolitamente nel ruolo di poetessa contemporanea.

Il libro doveva essere una testimonianza che per usare le parole del Ministro degli Affari Esteri Gianfranco Fini “doveva fare parlare del dramma del Darfur attraverso la voce dell’assistenza del nostro paese resa ancora più visibile ed efficace dall’ufficio di cooperazione che abbiamo aperto a Nyala , nel cuore di quella martoriata regione, sotto il coordinamento di Barbara Contini, e grazie al contributo continuo delle organizzazioni non governative italiane che prosegue ininterrotto ,nonostante le obbiettive difficoltà sul terreno”..

Nemmeno un anno dopo la pubblicazione di quel libro (facciata sugli onori del gruppo del Mae in Darfur) in pochi mesi il castello di sabbia si sbriciolava vanificando l’operato di centinaia di persone che a quel progetto avevano creduto.

In poco tempo la Dott.ssa Contini che non tollerava nessun tipo di interferenza da parte dei suoi collaboratori terminava i rapporti professionali instaurati con le varie organizzazioni non governative e con gli enti locali gli stessi che il Ministro Fini aveva citato nell’apertura del libro donato ed organizzato dall’ufficio del Dott. Antonio Morabito del Mae.
Come dire, il solito spot (come del resto avevo denunciato in un altro intervento su questo blog.)


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I primi a chiedere di interrompere la collaborazione con l’ufficio della cooperazione gestito dalla Dott.ssa Contini furono proprio le stesse Ong italiane che scrissero una lettera all’ambasciatore italiano Enzo Angeloni chiedendo che l’ufficio della Dott. Ssa Contini programmasse le visite presso i progetti previa autorizzazione da parte delle ong .
Inoltre le ong chiedevano che le visite si svolgessero senza la presenza dei giornalisti e senza l’accompagnamento degli uomini armati della Contini in veicoli umanitari.
Le ong stanche delle visite della Dott.ssa insieme al suo codazzo di giornalisti, chiesero di avere un atteggiamento più consono alla realtà del dramma del Darfur.
Più volte io stesso fui costretto ad organizzare il trasporto e la logistica di molti giornalisti nelle aree del Darfur .Una volta nel campo di Garsila gestito da Intersos organizzai un pulmino di chiassosi giornalisti che visitarono quel campo neanche fossero stati in uno zoo.

A seguire ad abbandonare la barca furono le Suore della Carità di Suor Piera di Nyala.
Suor Piera da oltre venti anni gestisce un dispensario a Nyala con l’aiuto di altre sorelle sudanesi. La Dott.ssa Contini chiese alla Suora di gestire l’ospedale di Avamposto .Quando qualche tempo dopo la Suora sollevò alcuni problemi di gestione e di logistica dell’ospedale la Suora fu immediatamente allontanata.
Allontanata per avere espresso dei dubbi sulla fattibilità del progetto! Ci rendiamo conto?

Qualche tempo dopo toccò persino all’ufficio del WFP di Brindisi che entrò in collisione con l’ufficio della Cooperazione Italiana di Nyala nella gestione dei voli umanitari.
Oltre 8 voli umanitari (come ho già fatto presente in un altro intervento sul blog del Darfur) che venivano caricati con aiuti di privati . Questi voli venivano fatti partire a piacere della Dott.ssa che gestiva i voli come una operazione privata.
Un giorno un volo di Brindisi arrivò pieno di legname inservibile che fu immediatamente distribuito nel Suq di Mantiqa Assinaa a Nyala. Quel volo fece incazzare gli operatori di Brindisi che osarono protestare con la Contini.

Un paio di telefonate giuste e la Contini continuò ad avere i suoi voli, del resto come diceva sempre lei “ora chiamo il mio amico il Ministro della Difesa Martino, cosa che fece anche con tranquillità per avere la scorta che voleva lei. Non una scorta scelta dal Ministero , ma la scorta scelta da lei”.

Per quello che riguarda i rapporti tra l’ufficio della Cooperazione Italiana e l’ambasciata italiana guidata dall’ambasciatore Enzo Angeloni sono noti a tutti per la loro tensione dovuta all’atteggiamento spesso scorbutico e poco collaborativo dell’allora Inviato Speciale del governo italiano .

Infine cito anche la rottura con la dott.sa Sara Fumagalli , presidentessa dell’Umanitaria Padana, che con il suo contributo riuscì a rifornire l’ospedale di Avamposto di parecchie attrezzature ospedaliere.La Signora Fumagalli come le Suore, e tanti altri fu allontanata dalla Dott.ssa Contini per avere espresso dei dubbi sull’andamento delle attività.

Oggi sono passati tre anni dall’uscita di quel libro, ed io apprendo che un gruppo di profughi sudanesi in Italia sta cercando un contributo per andare a protestare a Ginevra sulla situazione nel loro paese.Mi duole constatare che il nostro paese non è riuscito ad andare oltre a sterili litigi che non hanno beneficiato nessuno ma anzi portano disonore al nostro paese.
E’ pazzesco, ma forse considerando tutto si comporta meglio la Cina di noi, che non ha mai condannato Al Bashir e che almeno ci guadagna qualcosa dal Sudan esportando materie prime ed il greggio tanto utile per la sua economia in ascesa.

Questo è il nostro paese e noi abbiamo quello che meritiamo!.

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sabato, luglio 12, 2008

Un acquedotto senza acqua: i fallimenti di Kass e Gemeza Komera

2.5 L’ Acqua che non c’è
(Autore del presente testo è Giorgio Trombatore. Italians for Darfur e IB4D non sono responsabili di quanto espresso dall'autore.)

di Giorgio Trombatore

Nessun progetto della Cooperazione Italiana in Darfur ha avuto un esito negativo come quello dell’acquedotto di Kass e del progetto di Gemeza Komera.
Nemmeno il famoso ospedale di “Avamposto 55” nato con i proventi del festival di Sanremo puo’ essere minimamente accostato e paragonato per cio’ che è avvenuto con Gemeza Komera e Kass. Per capire il fenomeno tutto negativo di “Kass e Gemeza Komera” bisogna fare un passo indietro; ossia bisogna capire meglio il contesto storico.

Vi avverto che questo articolo vuole essere una fedele ricostruzione dei fatti, e nulla di più. Infatti non intendo dare toni scandalistici alla maniera della Panozzo o di Stefano Liberti, o meglio ancora del caro ed illustre conoscitore del darfur il “Signor Beretta Giorgio” che a colpi di “scandali “ è riuscito a smuovere persino il parlamento italiano.

Questo è un blog di gente che ha a cuore il Darfur, e dunque io mi rivolgo a voi cercando di ricostruire l’esperienza del governo italiano in Darfur facendo luce sia sugli aspetti positivi , che vanno difesi, sia su quelli negativi che vanno certamente condannati e possibilmente mai ripetuti!.
Questi sono fatti realmente accaduti e raccontati in prima persona da chi ha svolto un ruolo di responsabilità in Darfur e che ha lavorato per oltre tre anni nella regione senza mai lasciare il posto di lavoro.

Parliamo di Fatti dunque .....

Vediamo innanzitutto cosa era Kass quando la Cooperazione Italiana ha pensato bene di attivare uno dei suoi principali lavori nel 2005.
Kass era una cittadina con circa 40.000 persone.Il Direttore del Ministero dell’Educazione un certo Mohammad Nusa Al Hamid era un po’ l’uomo chiave di Kass a cui tutte le ONG internazionali presenti sul territorio facevano riferimento.
Con una etnia mista di tribù tra le quali Fur, Zahawa, Nafaj e Tarjam, Kass dopo Nyala era uno dei centri più importanti del Sud darfur .
In questa zona del paese nel corso del 2004 e 2005 ci fu una vera e propria emergenza di sfollati.
Il numero degli sfollati che provenivano da ogni parte del Jebel Marra raggiunse quota 35.000 unità in pochi mesi.
Questi sfollati con una mossa alquanto imprevedibile decisero di accamparsi all’interno delle scuole e degli edifici scolastici presenti nella città.
Non un accampamento simile a quello di Calma (vicino Nyala) o a quello di Garsila (west Darfur) o di El fasher, ma un accampamento dentro la città.

Un operazione unica nel suo genere.

In questo modo gli sfollati riuscirono non solo a sfuggire ai massacri ma anche a porre una forte pressione sul governo locale che con la riapertura delle scuole doveva affrontare il problema dei rifugiati in modo definitivo.
Il governo tento’ di muovere quella umanità verso un campo allestito a qualche chilometro da kass, ma ogni tentativo di spostare gli sfollati falliva miseramente. La paura di nuovi attacchi, ed il timore di non essere considerati spingeva quegli uomini a barricarsi nelle scuole ad ogni costo.
Date un occhiata voi stessi a questo documento che io preparai nel lontano 2005 dove in un rapporto menzionavo le presenze dei rifugiati nelle scuole di Kass;

Name of the IDPs camps Population

South Primary School 4500
Alhomira Primary School 3500
Alibitory camps 10000
Yohia Hagar School 1200
Secondary School for Girls 1231
North Primary School 7000
Secondary School for Boys 1030
Technical School 2195
Ilass Abdulalgabar Primary School 6000
Alalia Primary School 800
TOTAL 37.456

Ben 37.456 rifugiati, un numero simile alla popolazione nativa di Kass!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

In questa ottica si prepara l’intervento della Cooperazione Italiana, agire quanto prima rinforzando l’acquedotto di Kass per dare accesso all’acqua ai rifugiati ed ai residenti locali.


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Inoltre l’obiettivo era quello di migliorare anche la situazione dei pozzi nelle aree limitrofe:

Darwa
Danga
Singita
Guba
Dibis
Martuga
Al Hamia
Jimmida


Inizialmente l’ONG CESVI fu incaricata di portare avanti I lavori dell’acquedotto di Kass, ma a causa dei continui ritardi l’ufficio della Cooperazione Italiana rimosse l’ong da questo incarico.
Non essendoci altri partner nella zona, l’ufficio della Dott.ssa Contini decise di portare avanti i lavori senza intermediari.
Nasce cosi’ un primo progetto quello di Kass, che in linea di massima possiamo definirlo come nella scheda sotto:

PROGETTO: Riabilitazione Acquedotto ed ampliamento rete di distribuzione
Dati

Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
Settore di Intervento: Idrico
Tipo d’intervento: Riabilitazione dell’acquedotto attraverso la costruzione di pozzi, condotte e distributori
Beneficiari: circa 90.000 persone fra profughi e abitanti della città di Kass
Controparte locale: Compagnia Nazionale dell’Acqua
Durata prevista: tre mesi dal 13 settembre 2005
Totale finanziamento ricevuto: 462.618,00 euro
Stato dell’Intervento :
Giustificazione dell’Intervento: l’acquedotto preesistente non era in grado di sostenere la richiesta della popolazione residente e del crescente numero di sfollati. Per questo motivo e’ stato necessario riabilitare le vecchie condutture e costruirne di nuove per migliorare gli standard igienico sanitari della popolazione.
Il progetto di oltre 400.000 Euro doveva avere luogo in tre mesi, ed aveva l’obbiettivo di coprire appunto oltre 90,000 beneficiari.
Nonostante l’impegno del personale coinvolto, i problemi non tardarono a mancare. Da un lato ci furono richieste da parte degli abitanti locali di esosi affitti per la costruzione e lo scavo di tre pozzi in terreni privati, dall’altro l’assenza di un vero e proprio Comitato di gestione dell’acquedotto che includesse autorità locali e beneficiari fece naufragare l’intera operazione. In effetti i lavori furono fin dall’inizio lasciati alla gestione del buon Ingegnere Yassir (ingegnere del dipartimento locale) che nonostante tutti i suoi sforzi veniva puntualmente fermato dall’ufficio centrale di Wes di Nyala e dall’ufficio dell’Unicef in rotta con la Dott.ssa Contini , causa pare mancato coordinamento per la gestione dei lavori.

Ma ricordiamo le tappe di questo intervento :

Data :03 Settembre 2005

Luogo : Nyala, Sud Darfur

Rappresentanti : Governatore del Sud Darfur

Oggetto :Presentazione Progetti della Cooperazione Italiana

Il 03 Settembre del 2005, il Governatore del Sud Darfur l’Ing. Al Haj Atta Al Mannan incontra la Dott.ssa Barbara Contini per discutere dei progetti del governo italiano in Darfur. L’inviato speciale del governo italiano Dott.ssa Barbara Contini in quell’occasione sottolinea l’importante intervento umanitario che il governo Italiano sta attuando nei settori sanitari ed idrici e si impegna per una risoluzione definitiva del problema dell’acqua di Kass e di Gemeza Komera.Infatti proprio il 03 settembre del 2005 il Governatore del Sud Darfur verrà informato da parte della Dott.ssa Contini che l’acquedotto di Kass verrà definitivamente riabilitato.

Data 14 Settembre 2005

Iniziano i lavori.......................

Mentre i lavori per l’acquedotto di Kass procedono a rilento a causa anche del mancato arrivo dei camion con i materiali da Khartoum, il 21 Novembre 2005 la Dott.ssa Contini decide di ampliare l’area d’azione investendo altri 60.000 Euro per Gemeza Komera. Questa decisione veniva presa nonostante i lavori di Kass fossero tutt’altro che finiti.

Perchè Gemeza Komera?

Gemeiza Komera si trova a 22 km da Kass, sulla strada che collega Nyala a Zalinje ed El genena.L’area era nota per l’abbondante quantita’ e l’ottima qualita’ della sua acqua , la quale crea un territorio ideale per l’agricoltura e la pastorizia.L’idea della Contini era basata su uno studio di fattibilita’ svolto con il sostegno della Compagnia dell’Acqua del Darfur Meridionale. Infatti la Cooperazione decide di intervenire realizzando due pozzi profondi di 30 metri e riabilitando 2 pozzi esistenti. I pozzi dovevano essere collegati da una rete di distribuzione lunga 22 km all’acquedotto di Kass.

Questo in sintesi il progetto. Ossia rafforzare l’acquedotto di Kass utilizzando il bacino di Gemeza Komera.

Una buona idea, peccato che a seguire l’operazione dal gennaio del 2006 fu posto il fallimentare [...] giovane inesperto che fu causa anche delle controversie ed in pârte del fallimento di Avamposto 55.

Ma i soldi per costruire Gemeza Komera,dove li prese la Contini?


Beh in effetti, i fondi furono resi disponibili dalla mancata attuazione di attivita’ di progetto da parte della ONG COSV che non essendo riuscita a portare avanti le attività sull’ospedale di Kulbus, rese disponibile oltre 60.000 euro da utilizzare prima della chiusura dell’anno contabile del MAE.
Questi fondi furono immediatamente girati ed investiti da Cooperazione Italiana in un progetto idrico, appunto quello di Gemeza Komera.
I lavori idrici per Gemeza Komera dovevano iniziare subito dopo la partenza del gruppo Contini, avvenuto nel dicembre del 2005.
Gemeza Komera non vide mai la luce, e quando nel 2006 scesi in Darfur per trenta giorni nel mese di settembre mi fu comunicato [omissis, ndr]che nessun lavoro era stato fatto.
Comunicai la cosa subito all’ufficio del Governatore, ma oramai erano passati ben 10 mesi senza che nessuno avesse mai fatto nulla per Gemeza Komera.Troppo tardi!!!.

Per quanto riguarda il progetto di oltre 400.000 Euro di Kass, posso solo dire che questo progetto benchè supportato dal responsabile di Wes Mr.Yassir ebbe breve vita.
Le ragioni del fallimento?
Per quanto riguarda Kass mi devo ripetere, ma credo fermamente che la ragione del fallimento è da ricercare nella mancata creazione di un Comitato di gestione che doveva farsi carico della raccolta delle contribuzioni e della gestione dei punti di distruzione d’acqua.

L’area in effetti fu divisa in 12 zone, ed in ogni zona doveva avere luogo un comitato che si prendeva la cura e l’onere di seguire i servizi, di raccogliere i pagamenti e di portare avanti le riparazioni.
Una volta terminata l’opera nessuno si fece carico di seguire il comitato e da li a poco l’acquedotto ha cessato di operare.
Per quanto riguarda il progetto di Gemez Komera l’errore principale fu quello di aver avviato un progetto nella fase terminale della presenza dell’ufficio della cooperazione italiana in Darfur.I soldi furono lasciati all’ufficio di Wes che ne fece una gestione clientelare e privatistica.
Il progetto era condannato sin dalla sua nascita!

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mercoledì, giugno 25, 2008

AVAMPOSTO 55

2.4 Sanremo e il Darfur:
oltre le "sterili congetture" di Irene Panozzo

(Autore del presente testo è Giorgio Trombatore. Italians for Darfur e IB4D non sono responsabili di quanto espresso dall'autore).

Uno dei progetti che ha fatto discutere più a lungo sull’ attività svolta dalla Cooperazione Italiana in Darfur nel periodo compreso tra il 2004 ed il 2006 è senza dubbio quello del progetto relativo alla costruzione di Avamposto 55.
Il progetto della costruzione del Presidio Ospedaliero e di primo Soccorso nacque dall’idea della Dott.ssa Contini e dal conduttore Paolo Bonolis nel corso del 2004.
Si è scritto e detto tanto in questi anni su questo progetto. Ci sono state inchieste anche ad alto livello ma spesso nessuno è riuscito a chiarire le tante zone d’ombre .
L’idea, unica nel suo genere, era quella di aprire una finestra di solidarietà all’interno del programma canoro di Sanremo e lanciare una campagna di aiuto tra i cantanti di Sanremo per sovvenzionare la costruzione di un ospedale.
Il lancio della campagna puo’ essere sintetizzato con queste parole che furono affidate al servizio stampa di Sanremo :
"Il 55 Festival di Sanremo contribuisce alla campagna per il Darfur, realizzata dalla Cooperazione del Ministero Affari Esteri e dalla Rai. Nel corso del Festival Paolo Bonolis ha voluto aprire una sottoscrizione fra gli artisti, gli operatori e gli sponsor per realizzare Sanremo Avamposto 55, un progetto gestito direttamente dalla Cooperazione Italiana e dal suo Inviato speciale per il Darfur Barbara Contini. Avamposto 55 è costituito da un ospedale pediatrico alla periferia di Nyala e da una scuola con infermeria.
Per le donazioni: Banca di Roma sede di Torino, c/c 119837.31, Abi 3002, Cab 01015, Cin R."
Pochi sanno che il nome di Avamposto 55 venne dato da un uomo dei servizi di sicurezza . In effetti l’idea originaria era quella di ri-costruire la città di Kidingir “avamposto” delle forze dell’SLA di Abdel Uahid nel Sud Darfur.
Da tempo infatti noi della cooperazione italiana operavamo nella zona di Kidingir e Fena (nord-est di Nyala) in programmi per il sostegno delle popolazioni civili che risiedevano nelle aree controllate dai gruppi dello SLA.
Il progetto era quello di ricostruire in toto il centro di Kidingir, già comando dei guerriglieri dello SLA nel massiccio del Jebel Marra. Questo villaggio aveva subito vari attacchi da parte degli aerei dei governativi ed anche da parte dei Janjaweed.
Il progetto mirava a riabilitare svariati pozzi del villaggio, a ripristinare il funzionamento e la riapertura della diga. Inoltre era previsto l’installazione di una centrale elettrica per il piccolo villaggio, e la riabilitazione di scuole ed il mercato centrale.
Purtroppo come ho già fatto presente in altra sede il comando dei guerriglieri di Kidingir e Fena guidata dal capo politico Muru non si rivelo’ mai all’ altezza delle ambizioni dell’inviato speciale del governo italiano in Darfur.
Solo per questo motivo si giunse alla decisione di ridimensionare le attività previste nel Jebel Marra e concentrare le forze nella capitale del Sud Darfur.
Il nuovo obbiettivo era Nyala!.
Nyala offriva condizioni logistiche che permettevano di raggiungere la città sia via terra da Khartoum che via aerea dall’Italia.
In effetti a Nyala vi era un ottimo aeroporto già utilizzato dalla Cooperazione Italiana e dal Pam per fare giungere Antonov carichi di aiuti per la popolazione locale.Nel 2005 la città vantava una discreta sicurezza garantita dagli uomini di Atta Al Mannan, il famoso governatore del Sud Darfur.
Inoltre è doveroso ricordare che la situazione sanitaria nella capitale del Sud Darfur era catastrofica con il campo di sfollati di Calma che ospitava oltre 120.000 rifugiati.
Dopo una serie di incontri con il governatore Mohammed Atta la Cooperazione Italiana ottenne l’autorizzazione di costruire una struttura ospedaliera nei pressi di Nyala poco distante dall’aeroporto.
In principio avevamo scelto come località una zona di Nyala abitata prevalentelmente dal gruppo di Tariqa Al Tijani. Pochi sanno che i vari contatti televisi che Paolo Bonolis fece con il Darfur furono fatti da un area che dopo qualche settimana venne abbandonata.Il gruppo di Tariqa Al Tifani (gruppo religioso del Darfur) era uno dei nostri interlocutori preferiti. Per loro la cooperazione italiana aveva costruito il complesso scolastico di Garba Intifada (quartiere di Nyala verso la strada che porta a Kass). Per questo motivo all’inizio del 2005 si pensava di collocare la struttura ospedaliera in una area vicino alla moschea dello Sceicco Musa capo spirituale dei Tariqa al Tijani.
Ma non fu cosi.
L’ingegnere ,che vinse il “Tender” per l’appalto del progetto , scelse un altra zona per la costruzione dell’ospedale. Il luogo prescelto fu appunto la strada che collega l’aeroporto di Nyala con la base dell’African Union.
I problemi finanziari vennero a galla non appena le luci su Sanremo furono spente.La raccolta fondi come è noto non ebbe i risultati sperati. Molte persone tra gli organizzatori di Sanremo e tra i cantanti che avevano promesso grosse somme come contributo per la costruzione di Avamposto 55 si tirarono indietro o si limitarono a versare contributi ben lontani dalle loro promesse iniziali.
I soldi raccolti erano insufficienti per costruire un ospedale persino in Sudan..


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A salvare il gruppo della cooperazione italiana da un disastro annunciato fu l’insperato sostegno dell’ONG Umanitaria Padana guidata dalla Signora Sara Fumaglli nota consorte dell’ex Ministro della Giustizia della Lega Castelli.
Bisogna riconoscere che la Signora Fumagalli si adopero’ in modo forte e deciso.
Raccolse nel Nord- est d’Italia diversi macchinari sopratutto materiale per la pediatria e la ginecologia .
Una volta raccolti questi materiali la Signora Fumagalli prosegui’ inviando i vari container verso la base logistica dell’ONU Brindisi . Una volta giunti a Brindisi i materiali per l’ospedale di Avamposto furono caricati in voli speciali dell’ONU con destinazione Nyala Darfur .Il tutto fu appositamente autorizzato ed organizzato dal Dott. Deodato che come si puo’ vedere dai dettagli sotto facilito’ l’apertura dell’ospedale in tempo per la sua visita istituzionale.
I materiali giunsero a Nyala con i seguenti voli, in tempo appunto per la visita istituzionale (dicembre 2005)del Dott. Giuseppe Deodato.
1)Primo Volo
Data 02 Novembre 2005
Packing List UNHRD 2005 / 103
AWB 410 0002 2820
2)Secondo Volo
Data 05 Dicembre 2005
Packing List UNHRD 2005/108
AWB 410 0002 2831
In sintesi questi sono i dati della struttura
  • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
  • Settore di Intervento: Sanitario
  • Tipo d’intervento: Costruzione del Presidio Ospedaliero e di Primo Soccorso
  • Beneficiari: 70,000 bambini tra residenti, sfollati e rifugiati
  • Controparte locale: Gruppo Tariqa al Tijani, sfollati dei campi e popolazione di est Nyala
  • Durata prevista: 8 mesi, a partire dal 01/05/2005
  • Totale finanziamento ricevuto: 277.816,00€ (fondi privati)
  • Giustificazione dell’Intervento: Progetto Avamposto 55, nato durante il 55° Festival di Sanremo
I problemi logistici di Avamposto iniziarono a presentarsi subito dopo la partenza della Dott.ssa Contini in concomitanza con la fine del suo mandato.
Vorrei a questo proposito chiarire il perchè del fallimento dell’operazione di Avamposto .
L’idea che la maggior parte della gente si è fatta su Avamposto è legata alla cosidetta inchiesta di Irene Panozzo.Io reputo che quell’inchiesta è stata condotta in modo molto approssimativo e che non abbia colto nel segno.Nessuno del personale addetto ai lavori è stato realmente contattato per ribattere alle tesi supportate dalla Paonozzo ma si è proceduto contattando solo il personale che non ha seguito l’intero iter del processo.
Inoltre una inchiesta per essere tale deve andare a fondo e ricercare le ragioni che hanno causato o in parte contribuito a creare i problemi.
Sinceramente non ho letto niente di tutto questo, ma solo tante speculazioni .Ho davvero la sensazione che qualcuno si è fatto un viaggetto di qualche settimana nel Darfur e poi è ritornato con l’idea di avere una visione chiara e netta di come sono andate le cose.
Ecco di seguito qualche passaggio riportato da giornali ovviamente vicini alla signora Paonozzo:
In un articolo di Stefano Liberti e Irene Panozzo dal titolo “Le cattedrali italiane nel deserto del Darfur” [link a fondo pagina, n.d.r.] sul quotidiano “Il Manifesto” del 1° novembre 2006, si legge: «Un ospedale che funziona a singhiozzo, un acquedotto senz'acqua, un parco giochi circondato da filo spinato. Questa è in sintesi l'eredità che Barbara Contini ha lasciato in Darfur, la regione occidentale del Sudan, prima come coordinatrice degli interventi umanitari della cooperazione italiana, poi come responsabile dell'International management group (Img), un organismo internazionale finanziato anche dalla Farnesina. Quasi due anni di lavoro durante i quali la Contini, dopo il precedente incarico di governatore della provincia irachena di Dhi Qar, ha gestito fondi, personale e progetti in modo del tutto personalistico, bypassando le normali (e stabilite per legge) procedure della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo (Dgcs) del Ministero degli esteri italiano»;
Avete letto il pezzo sopra?
Bene ora ritorniamo alla storia ed ai fatti e lasciamo queste congetture.....
Dicevo nel dicembre del 2005 l’ospedale viene inaugurato dal Dott. Giuseppe Deodato (capo della cooperazione italiana) in visita per due settimane in Sudan.
Durante l’inaugurazione sono presenti anche la Signora Sara Fumagalli che come avevo detto prima aveva contribuito con materiale sanitario, l’ambasciatore italiano Enzo Angeloni e diversi rappresentanti del MAE di Roma.
Finita la fanfara dell’evento escono fuori ad uno ad uno i problemi di avamposto:
A) Il Progetto non sarà consegnato come da MOU al governo sudanese. La Dott;ssa Contini non vuole lasciare la struttura al ministero della sanità sudanese e si ostina a gestire Avamposto dall’Italia.
B) Scelta del personale espatriato e locale
C) Richieste dei dottori locali contro la direzione di Tariqa Al Tijani
D) Mancanza di Fondi
E) Nessun coordinamento con gli altri organismi internazionali
F) Contrasti con l’ambasciata ed il Mae
G) Personale della Cooperazione che sceglie di far fallire il progetto.

Perchè Avamposto 55 è miseramente fallito.

Una delle ragioni principali del fallimento di Avamposto, fu senza altro la scelta da parte dell’Inviato Spêciale del governo Italiano Dott.ssa Barbara Contini di non consegnare il progetto al Ministero della Sanità sudanese una volta terminato.

Come ho detto sopra nel dicembre del 2005 si tenne una grande cerimonia a Nyala per celebrare l’inaugurazione di questa nuova struttura.
A Nyala fu organizzato un corteo straordinario dal governatore Atta Al Mannan che si concluse con una grande festa che ebbe luogo nei pressi dell’ospedale.

La delegazione del MAE guidata dal Dott. Deodato si fermo’ in Sudan per quasi due settimane.La visita segnava la fine del mandato della Contini e nello stesso tempo aveva l’obiettivo di inaugurare i 27 progetti portati a termine (non tutti) nel paese tra la regione di Kassala ed il Darfur.

Per 26 progetti la cooperazione firmo’ vari MOU (memorandum of understanding) con il governo locale.
L’MOU prevedeva che per la sostenibilità dei progetti, le autorità locali sudanesi prendevano in consegna le strutture e si impegnavano a portare avanti il progetto come stabilito dai criteri di accordo tra i due governi.

Ovviamente per i progetti sviluppati a Muhajiria e nel Jebel Marra, ossia nelle aree controllate dai ribelli, non fu firmato nessun MOU trattandosi di aree di guerra. IN quelle zone gli accordi furono presi con i comandanti militari e civili locali.

Viene lecito domandarsi
Perchè il progetto di Avamposto non segui’ questo iter?
In effetti la posizione dell’inviato speciale del governo italiano era molto discutibile.La posizione ufficiale era quella di gestire l’ospedale alfine di poter prestare aiuto alle popolazioni più bisognose del sud darfur senza fare distinzioni di gruppi etnici e politici.
Un maniera per dire che in Sudan gli ospedali operano in linea con direttive politiche dove chiunque è sospettato di essere pro-SLA non godrà dell’assistenza sanitaria.

Ma allora ci si chiede come mai tutte le altre strutture furono consegnate al governo locale? Non era lo stesso governatore Atta Al Mannan che agevolo’ la Dott.ssa Contini per sviluppare nella città di Nyala i collegamenti con il festival canoro di Sanremo?

La Contini aveva sostenuto più volte nei suoi colloqui con l’ambasciatore italiano Enzo Angeloni che non voleva assolutamente consegnare l’ospedale al governo locale perchè se no quest’ultimo avrebbe trasformato la struttura in un ospedale governativo dove l’accesso ai ribelli o agli oppositori sarebbe stato vietato.
Inoltre la Contini sosteneva che avrebbe creato una fondazione che si sarebbe occupata dall’Italia della gestione di questo ospedale.
Un altro punto portato avanti dall’inviato speciale era che l’ospedale doveva essere accessibile a tutti sopratutto alla comunità povera di Tariqa Al Tijani.Ragion per cui all’ingresso dell’ospedale una lapide ricorda a tutti i visitatori che l’ospedale è stato donato allo Sceicco di Tariqa Al Tijani, Sceicco Musa.

Secondo il mio punto di vista il fallimento di Avamposto 55 è racchiuso proprio in queste poche righe.
Infatti verrebbe naturale chiedersi perchè l’inviato speciale ha consegnato la riabilitazione dell’ospedale e le cliniche di Kassala al governo sudanese? Se il timore che il Ministero della sanità fosse una struttura governativa fallimentare perchè portare avanti costose opere di recupero a Kassala e consegnarle alle autorità locali ?perchè non fare la stessa cosa a Nyala?
Queste domande esigono una risposta chiara e definitiva!.

Quando l’antonov delle Nazioni Unite decollo’ nel dicembre del 2005 dall’aeroporto di Nyala in direzione di Khartoum, l’ospedale da li a poco cesso’ di funzionare.In effetti forse non funziono’ mai a parte qualche breve periodo come pronto soccorso.

Nel momento in cui l’inviato speciale scelse di non coinvolgere il Ministero della Sanità, l’intera gestione dell’ospedale ricadeva nelle responsabilità della fondazione di avamposto creata da li a poco.
Un accozzaglia di nomi, tra cui il mio, che non aveva nessun potere decisionale ma era solo una operazione di facciata.


Ma torniamo alle ragioni del fallimento.
Momento cruciale della storia è la partenza della Dott.ssa Contini nel dicembre del 2005 e la fine della cooperazione italiana in Darfur.

Da quel momento a seguire Avamposto a Nyala rimane solo un piccolo gruppo di cooperanti guidati da un giovane ed inesperto ex stagista italiano della cooperazione italiana.
Tale Filippo Fani Ciotti che non aveva ne le capacità tecniche ne tantomeno le doti di gestire un gruppo .
Troppo giovane e sopratutto carente di quelle qualità che erano necessarie per lavorare in difficili contesti come quello del darfur.

Per quello che concerne il personale locale sanitario era stato scelto all’interno della comunità di Tariqa al Tijani. Questo personale sanitario si rivelo’ sin da subito poco propenso a lavorare per Avamposto ed avanzava tutti i giorni sempre nuove e costante richieste di soldi.

L’ospedale veniva aperto la mattina alle 09.00 e funzionava sino alle 14.00 come un centro di pronto soccorso.
Assolutamente nulla di più di cio’che avveniva da tempo nel campo di Calma dove diverse organizzazioni umanitarie non governative portavano avanti centri di primo soccorso in una area con oltre 120.000 rifugiati.
Inoltre bisogna ricordare che le altre ong lavorano costantemente all’interno di economiche tende ed offrivano lo stesso servizio se non addirittura migliore.

Cosa è quindi che non ha funzionato?

La partenza dell’Inviato Speciale Italiano aveva lasciato senza dubbio un vuoto all’interno della cooperazione italiana.Con i suoi contatti, con l’aiuto di potenti personalità della politica italiana poteva sempre contare su appoggi esterni per affrontare le varie difficoltà.
Ho citato l’esempio dei due areei partiti poco prima della visita del Dott.Deodato carichi di beni sanitari.

Inoltre l’inviato speciale poteva sempre contare sui soldi del Mae. I dottori che dall’Italia che per qualche tempo si susseguirono nel portare avanti la struttura ospedaliera godevano di salari di oltre 10.000 Euro profumatamente pagati dalla cooperazione cosa che rendeva ancora di più gradevole il loro lavoro.
Altro che volontari!

La goccia che fece traboccare il vaso fu senz’altro la dipartita della Suora Italiana che da oltre 20 anni viveva e gestiva un piccolo dispensario a Nyala.

Questa Suora insieme alla sua collega libanese erano entrate in contatto con l’ufficio della cooperazione italiana nel 2004. Da subito furono protette e coccolate dalla Contini che si impegno’ a riabilitarle la loro chiesa locale e a fargli pervenire numerosi attrezzi per le loro attività.

........Dicevo che le Suore di Nyala da diversi anni gestivano un piccolo dispensario poco distante dalla sede degli uffici di Ocha.Con l’apertura di Avamposto la Contini convinse (ma mai totalmente) la suora italiana di chiudere il dispensario e trasferirsi con il suo staff presso l’ospedale.

Dopo qualche tempo la suora entro’ in contrasto con i dottori esperti venuti dall’Italia. La suora sosteneva tra l’altro che l’assistenza sanitaria doveva richiedere anche una piccola partecipazione da parte dei sudanesi.
Lei stessa portava come modello il suo dispensario che da oltre ventanni funzionava senza intoppi.
Ogni mattina infatti queste due sorelle aprivano le porte del dispensario ed offrivano un servizio sanitario impeccabile presso il loro dispensario.I sudanesi pagavano una piccola quota che serviva a pagare i costi del dispensario .

Se oggi andiamo a Nyala quel dispensario che non è costato un euro al contribuente italiano funziona, mentre avamposto con i suoi aerei, i suoi ministri e sopratutto con i suoi grandi esperti italiani giace senza vita.!

Quando la situazione di grave paralisi fu chiara all’inviato speciale ecco che si presento’ la possibilità di inviare una chirurga italiana che sembrava motivata a risolvere le questioni di avamposto.

Avevo conosciuto la chirurga Pina Garau in Eritrea anni prima e chiesi alla Contini di provare questa ennesima carta.
Era evidente che la gestione locale necessitava della presenza continua di un dottore esperto.

Bisogna mettere in evidenza che i rapporti con l’ambasciata italiana erano stati sempre molti tesi. L’ufficio della cooperazione italiana guidata dalla Dott.ssa Contini non aveva mai goduto di grande popolarità a Khartoum complice anche il carattere collerico della Contini ed alcune sue posizioni intransigenti.

Non escludo che molti dell’ambasciata videro il fallimento di avamposto come il fallimento degli aiuti umanitari “spettacolari”.
In molti non avevano visto di buon occhio , e con ragione, i collegamenti con Sanremo ed i continui viaggi dei giornalisti a Nyala. Per tanti e non solo italiani quello spettacolo era una pessima sceneggiata che serviva solo alla notorietà della Contini per rilanciare la sua opera e per fare comunque sempre parlare solo di se.

La sua partenza non poteva che indebolire quella che era la sua opera prima, un ospedale fallimentare.
La situazione era ormai irrimediabile.
La suora che lascia l’ospedale, i fondi che sono finiti, il governo locale che non è stato coinvolto ed i dottori italiani che in conflitto con la dottoressa Contini aiutano a fare affondare la barca.

Questo forse è il punto più doloroso.!
Quando parte la dott;ssa Pina Garau è ormai noto a tutti l’impegno della Contini in politica cosi’ pure il fallimento del suo ospedale tanto invocato da Bonolis!!!!.

La Dott.ssa Garau accetta l’incarico ben conscia dei problemi in loco . Per facilitare l’impresa della Garau la Contini accetta anche di prendere una collega della chirurga per aiutarla nella gestione dell’ospedale.

Inaspettatamente la Garau dopo solo qualche mese di attività a Nyala entra in conflitto con la Contini. IN effetti la Dott.ssa di origine Sarda pugnala alle spalle la mia fiducia e quella della Contini. In barba alle necessità locali inizia a fare corrispondenza con giornali dell’opposizione che non aspettavano altro.


Era il canto del cigno dell’esperienza della Contini in Darfur. Peccato pero’ che a fare da spalla a quelle inchieste che seguirono da li a poco fu proprio la Garau che era stata mandata per cercare di risollevare le sorti di avamposto ma ora si ergeva come moralizzatrice e gridava ai quattro venti gli sperperi della cooperazione.

Nelle sue grida pero’ ha dimenticato di ricordare gli oltre 10,000 Euro che lei prendeva ogni mese dalla Cooperazione Italiana e che era stata pagata proprio per quell’ospedale.

La Storia poi ci racconta che la Dott.ssa Garau viene mandata in “esilio “ dorato nella regione di Kassala sino alla fine del suo mandato.

Questa è in sintesi l’esperienza di Avamposto....ho evitato di raccontare altri squallidi passaggi per non tediare troppo il popolo italiano.

LINKS [ndr]:

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lunedì, agosto 06, 2007

Nyala italian hospital, no support from Italy

Riceviamo un comunicato stampa di
Mohammed Saboun Abdelkarim, Segretario Generale dell'ospedale italiano di Nyala fin dalla sua fondazione con Barbara Contini. Lo pubblichiamo per ora nella sua veste inglese; più avanti lo tradurremo in italiano. L'originale file pdf può essere scaricato qui [L.S.]


Mohammed Saboun Abdelkarim, General Secretary of the Ambulatory Care Unit “Avamposto 55”, states his truth during a visit to Italy.

Rome, August 1st 2007
Dear Madame/Sir,
please allow to introduce myself. My name is Mohammed Saboun Abdelkarim and I am General Secretary of A-55, the Italian-Sudanese Not Profitable Charitable Foundation officially managing the Italian Hospital known as “Avamposto 55” which is located in the Nyala town (South Darfur, Sudan).
The above hospital was built in 2005 by an Italian mission headed by Barbara Contini and I was one of the people hired by her to carry out the plan. The construction of “Avamposto 55” was sponsored by the 55th Sanremo Song Festival through the collection of donations from singers, artists and recording companies. However, up to date, the hospital did never start working as such, but only as an ambulatory care site.
During a meeting held in Nyala on August 31st 2006, it was agreed by Ms Contini (I.M.G. Head of Mission) and Dr. Eng. Al Haj Atta Al Mannan Idris (Governor of the South Darfur State) that on October 14th 2006, the structure was to be handed over to the Ministry of Health of South Darfur.
With reference to the above agreement dated Aug. 31-2006, a Memorandum of Understanding followed between myself and Dr. Eng. Al Haj Atta Al Mannan Idris, Governor of South Darfur, stating that the hospital “Avamposto 55” was to be managed by the A-55 Foundation whose main positions are:
President - Dr. Eng. Al Haj Atta Al Mannan Idris, Governor of South Darfur;
Honorary President - Sheik Musa Abdalla Mussein, spiritual leader of the congregation Tarika Al Tijania and without real responsibilities in the Foundation;
General Secretary - Mohammed Saboun Abdelkarim, plus eight more members, five of them of Sudanese nationality, the remaining three being of Italian nationality.
Furthermore, it was also agreed that “the parts [i.e. A-55] will continue to provide doctors and technical expertise for the management of the hospital, meanwhile the Government of South Darfur will cover the local costs for the electricity, water and 17% of the national insurance for the hospital local staff which will continue to be under the Italian coordinator”.
Therefore, from Oct. 15 2006, Ms Barbara Contini was not anymore entitled of any responsibility and position concerning the Nyala Hospital “Avamposto 55”, nor with the A-55 Foundation.
A-55 Foundation holds ONLY ONE bank account, under the name of “Italian Sudanese Foundation, Italian Hospital Avamposto55, Airport Road”, account number 1629 at the Nyala Branch of the Sudanese French Bank.
The only official representative of A-55 Foundation in Italy is Suliman Ahmed Hamed, of Sudanese nationality but currently a resident in Rome, Italy, who is our delegate only person entitled to put money in the above account.
At present, August 1st 2007:
1) the 25 persons employed in the Nyala Hospital “Avamposto 55” do not receive any salary since May 2007;
2) no money transfer in favour of “Avamposto 55” took place from the beginning of 2007;
3) no help or assistance was given from any Italian coordinator since March 20th 2007.
We know that in Italy, funds have been raised “for an hospital located in Nyala”, together with a press conference and a public show in Assisi (PG), also broadcast by the public television RAI 1 on Friday, June 22nd 2007.
About this matter, we only met some people in Nyala that took pictures of the place but never asked for our bank account. We would deeply appreciate knowing the persons in charge for this initiative, as well as the ones in charge for collecting money in any of the ways this goal has been achieved (sponsors, charities, sms charities, TV program selling, and so on). Mostly, we would like to know why we did not receive any money.
Last, but not least, I would like to point out that the health situation in Nyala and the surrounding areas is critical, given the large and increasing number of Internally Displaced People as well as the shortage of medical facilities.
For any further information and contact, please refer to:

In Sudan: Mohamed Saboun Abdelkarim
A55foundation@yahoo.com
00249 9121 88456

In Italy: Suliman Ahmed Hamed
kois2778@maktoob.com
kuis08@yahoo.com
0039 348 793798282

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