Il blog di Italians for Darfur

martedì, ottobre 28, 2008

Giorgio Trombatore: ecco perchè è fallito il sistema Contini

2.8 Sistema Contini
di Giorgio Trombatore



Nel febbraio del 2005 il Ministero degli Affari Esteri ha pubblicato il libro “ Darfur un dramma dimenticato”. Il libro è stato stampato con il contributo della Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo. Un libro di fotografie realizzato dal fotografo Giovanni Santi che nel 2005 fu accompagnato dal sottoscritto per le tre regioni del Darfur per testimoniare il dramma del popolo sudanese ed il lavoro ed il contributo della cooperazione italiana .

Per usare le parole del Direttore Generale per la Cooperazione allo sviluppo il Dott. Giuseppe Deodato, “l’idea del libro nasce perché il Darfur non sia più un dramma dimenticato e per testimoniare il lavoro della Cooperazione Italiana che ha potuto contare su Barbara Contini, che alla non comune esperienza unisce straordinaria professionalità ed una rara umanità”.
All’interno del libro inoltre c’erano degli interventi del già Ministro degli Affari Esteri Gianfranco Fini, un intervento del direttore di Vita Riccardo Bonacina, di Bianca Rita Tonetti per Intersos, di Cinzia Giudici per il Cosv e di Lorenzo Latini per il Cesvi e Michele Romano per il Coopi. Infine il libro terminava con una poesia scritta proprio dall’Inviato Speciale del governo Italiano che si cimentava insolitamente nel ruolo di poetessa contemporanea.

Il libro doveva essere una testimonianza che per usare le parole del Ministro degli Affari Esteri Gianfranco Fini “doveva fare parlare del dramma del Darfur attraverso la voce dell’assistenza del nostro paese resa ancora più visibile ed efficace dall’ufficio di cooperazione che abbiamo aperto a Nyala , nel cuore di quella martoriata regione, sotto il coordinamento di Barbara Contini, e grazie al contributo continuo delle organizzazioni non governative italiane che prosegue ininterrotto ,nonostante le obbiettive difficoltà sul terreno”..

Nemmeno un anno dopo la pubblicazione di quel libro (facciata sugli onori del gruppo del Mae in Darfur) in pochi mesi il castello di sabbia si sbriciolava vanificando l’operato di centinaia di persone che a quel progetto avevano creduto.

In poco tempo la Dott.ssa Contini che non tollerava nessun tipo di interferenza da parte dei suoi collaboratori terminava i rapporti professionali instaurati con le varie organizzazioni non governative e con gli enti locali gli stessi che il Ministro Fini aveva citato nell’apertura del libro donato ed organizzato dall’ufficio del Dott. Antonio Morabito del Mae.
Come dire, il solito spot (come del resto avevo denunciato in un altro intervento su questo blog.)


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I primi a chiedere di interrompere la collaborazione con l’ufficio della cooperazione gestito dalla Dott.ssa Contini furono proprio le stesse Ong italiane che scrissero una lettera all’ambasciatore italiano Enzo Angeloni chiedendo che l’ufficio della Dott. Ssa Contini programmasse le visite presso i progetti previa autorizzazione da parte delle ong .
Inoltre le ong chiedevano che le visite si svolgessero senza la presenza dei giornalisti e senza l’accompagnamento degli uomini armati della Contini in veicoli umanitari.
Le ong stanche delle visite della Dott.ssa insieme al suo codazzo di giornalisti, chiesero di avere un atteggiamento più consono alla realtà del dramma del Darfur.
Più volte io stesso fui costretto ad organizzare il trasporto e la logistica di molti giornalisti nelle aree del Darfur .Una volta nel campo di Garsila gestito da Intersos organizzai un pulmino di chiassosi giornalisti che visitarono quel campo neanche fossero stati in uno zoo.

A seguire ad abbandonare la barca furono le Suore della Carità di Suor Piera di Nyala.
Suor Piera da oltre venti anni gestisce un dispensario a Nyala con l’aiuto di altre sorelle sudanesi. La Dott.ssa Contini chiese alla Suora di gestire l’ospedale di Avamposto .Quando qualche tempo dopo la Suora sollevò alcuni problemi di gestione e di logistica dell’ospedale la Suora fu immediatamente allontanata.
Allontanata per avere espresso dei dubbi sulla fattibilità del progetto! Ci rendiamo conto?

Qualche tempo dopo toccò persino all’ufficio del WFP di Brindisi che entrò in collisione con l’ufficio della Cooperazione Italiana di Nyala nella gestione dei voli umanitari.
Oltre 8 voli umanitari (come ho già fatto presente in un altro intervento sul blog del Darfur) che venivano caricati con aiuti di privati . Questi voli venivano fatti partire a piacere della Dott.ssa che gestiva i voli come una operazione privata.
Un giorno un volo di Brindisi arrivò pieno di legname inservibile che fu immediatamente distribuito nel Suq di Mantiqa Assinaa a Nyala. Quel volo fece incazzare gli operatori di Brindisi che osarono protestare con la Contini.

Un paio di telefonate giuste e la Contini continuò ad avere i suoi voli, del resto come diceva sempre lei “ora chiamo il mio amico il Ministro della Difesa Martino, cosa che fece anche con tranquillità per avere la scorta che voleva lei. Non una scorta scelta dal Ministero , ma la scorta scelta da lei”.

Per quello che riguarda i rapporti tra l’ufficio della Cooperazione Italiana e l’ambasciata italiana guidata dall’ambasciatore Enzo Angeloni sono noti a tutti per la loro tensione dovuta all’atteggiamento spesso scorbutico e poco collaborativo dell’allora Inviato Speciale del governo italiano .

Infine cito anche la rottura con la dott.sa Sara Fumagalli , presidentessa dell’Umanitaria Padana, che con il suo contributo riuscì a rifornire l’ospedale di Avamposto di parecchie attrezzature ospedaliere.La Signora Fumagalli come le Suore, e tanti altri fu allontanata dalla Dott.ssa Contini per avere espresso dei dubbi sull’andamento delle attività.

Oggi sono passati tre anni dall’uscita di quel libro, ed io apprendo che un gruppo di profughi sudanesi in Italia sta cercando un contributo per andare a protestare a Ginevra sulla situazione nel loro paese.Mi duole constatare che il nostro paese non è riuscito ad andare oltre a sterili litigi che non hanno beneficiato nessuno ma anzi portano disonore al nostro paese.
E’ pazzesco, ma forse considerando tutto si comporta meglio la Cina di noi, che non ha mai condannato Al Bashir e che almeno ci guadagna qualcosa dal Sudan esportando materie prime ed il greggio tanto utile per la sua economia in ascesa.

Questo è il nostro paese e noi abbiamo quello che meritiamo!.

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lunedì, ottobre 20, 2008

Per il Darfur solo Spot

2.7.Requiem ………Per il Darfur solo Spot e piccole meschinerie tutte Italiane

Autore del presente testo è Giorgio Trombatore. Italians for Darfur e IB4D non sono responsabili di quanto espresso dall'autore.

di Giorgio Trombatore


Ho servito il mio paese in Darfur per quattro lunghi anni.
Quando un giorno di novembre la Cooperazione Italiana mi ha chiamato per una missione in Darfur ero onorato.
Si aprivano anche per me dopo tanti anni le porte del Ministero di Roma.

Per chi come me lavora nel mondo delle organizzazioni non governative sa bene quanto può essere difficile accedere ad un contratto con la Cooperazione Italiana.Il MAE……
Altro che Casta…. Un blocco granitico chiuso a chiunque dall’esterno tenti un contatto, dove accedere è quasi impossibile se non si vanta un parente all’interno del Ministero.
Non è questione di Master, di esperienza o di quante lingue conosci, si tratta di avere un “Santo alla Farnesina”.
Ma se è vero che chi la dura la vince, alla fine anche il sottoscritto riuscì a procurarsi un contatto ed accedere all’Olimpo degli esteri.
Non c’erano solo i 7,500 Euro di salario(come i maligni potrebbero insinuare) a spingermi per lavorare con la cooperazione, ma la sincera fierezza di svolgere il lavoro che amo sotto l’insegna del mio paese.
La Farnesina appunto ed il Mae ovvero il braccio diretto del governo italiano per gli aiuti umanitari nel mondo .

Come cooperante atipico, vicino da sempre alle ideologie di Destra di Patria e Famiglia, l’idea di muovermi tra le dune del deserto al servizio diretto del nostro Ministero degli Affari Esteri era un piacere che attendevo da tempo, troppo tempo…..
Per quasi due anni ho svolto il mio lavoro tra le Tre grandi regioni del Darfur schivando insidie e pericoli sempre mosso da quell’amore per l’audacia e le imprese che ho sempre ammirato in personaggi come il grande Gabriele D’Annunzio.
L’epico ed il solidale sembravano essere finalmente vicini in una terra che era sconvolta da guerre intestine.
Ma la delusione di essere partecipe ed attore di uno show ben orchestrato da parte della politica italiana non tardò a turbare gli ultimi mesi del mio lavoro nel martoriato Darfur.

Come responsabile politico per la Cooperazione Italiana (qualifica che mi sono guadagnato sul posto ) ero ,tra l’altro, l’addetto alla ricezione ed al protocollo ogni qualvolta dall’Italia arrivavano visite di parlamentari .
E, Dio solo sa quanti ne sono venuti di parlamentari in cerca di visibilità .Dal parlamento europeo, dal parlamento italiano, dai comuni sono giunti da ogni dove.

Le richieste erano sempre le stesse visitare un campo profughi, possibilmente vicino alla sede della cooperazione italiana a Nyala e poi prendere subito il primo volo per tornare a Khartoum.
Il campo profughi era sempre quello di Calma, a soli dieci minuti di macchina da Nyala, poi se qualcuno si voleva avventurare oltre si procedeva con l’affitto di un elicottero dell’Onu solitamente un Mi8.
Finito il giretto tutti venivano riportati presso la sede della Cooperazione Italiana a Nyala per rifocillarsi con un bicchiere di vino fresco giunto appositamente con i voli militari da Brindisi.
Così piano piano sono venuti tutti, senza distinzione di colore politico e tutti con lo stesso messaggio: “ TANTA SOLIDARIETA’…NON VI ABBANDONEREMO”.
Un po’ come il locale estivo che va di moda.
Parto da Fiumicino con un volo di stato, mi fermo due giorni in Sudan ed ho uno spazio nel telegiornale delle venti serale magari annunciato dal David Sassuolo in persona.
Così è venuta la Dott.ssa Bonniver per ben due volte.
Arrivava, scambiava a stento due chiacchiere con noi operatori del campo, e poi l’energia le tornava quando un telecronista della Rai la riprendeva davanti ad un campo profughi.
Le solite parole di rito e poi via di corsa all’aeroporto per tornare a Khartoum .

Poi è venuto persino il sottosegretario Mantica di Alleanza Nazionale.
A lui la visita è andata male, poverino .
Infatti all’indomani di uno screzio con la Contini ,quando Mantica giunse a Nyala all’aeroporto di Nyala c’era solo il sottoscritto ad attenderlo con un Taxi locale per accompagnarlo a visitare i progetti .
Proprio così il sottosegretario agli esteri si è visitato i progetti di Garba Intifada a Nyala con un Taxi giallo.
Un taxi giallo sudanese che a metà strada si era pure fermato perché aveva finito la benzina. La Dott.ssa Contini che gestiva la cooperazione italiana come gestisce il suo appartamento privato a Milano gli negò l’utilizzo delle macchine della cooperazione, dei Toyota nuovi che rimasero parcheggiati durante tutta la visita di Mantica a Nyala.
Piccole vergogne del nostro paese.

Poi è stata la volta di Rutelli, anche lui è venuto sino al campo di Calma. Ha promesso un azione forte contro il governo e gli attacchi dei Janjaweed .
Finito il giro del campo anche lui ha terminato il viaggio prendendo un tè presso la nostra delegazione ed inviando sms a casa.Con lui c’era pure il francese Bayrout ( lo sfidante di Sarkozy per l’Eliseo).

Non sono mancati nemmeno i giornalisti, le grande penne del giornalismo italiano, che al seguito dei più noti politici si fermavano con loro per qualche ora a Nyala e dopo aver fatto la solita foto strappa lacrime ad un bambino riempivano d’inchiostro pagine e pagine di giornali.
Il pezzo andava scritto in fretta ed in furia. L’unico giornalista che è rimasto per settimane vivendo in un container in Darfur è stato Carlo Romeo il direttore del segretariato sociale della Rai, una vera e propria mosca bianca.

La cosa più assurda e se vogliamo triste e che aldilà dei viaggi dei nostri parlamentari con costosi costi logistici spesso all’interno della struttura regnava sempre e solo la maldicenza,un po’ come siamo abituati allo spettacolo giornaliero dei nostri telegiornali.
Il politico di turno che attacca l’opposizione e viceversa .
Questo teatrino vergognoso che vede coinvolti sia la Destra che la Sinistra non ha risparmiato nemmeno il martoriato Darfur.
Da Deodato alla Sentinelli non è cambiato molto.In effetti sono cambiati solo i cooperanti che partivano in missione . Prima quelli vicini ad una particolare classe politica poi con il cambio di governo toccava a gli altri.

Mi duole ripeterlo, ma l’unica libertà per i sudanesi del Darfur è legata al destino dei loro movimenti di ribellione.
Non si può costruire un nuovo futuro con gente che prende una missione politica come un viaggio per ottenere solo visibilità.
La lotta contro il governo di Al Bashir (già condannato dal tribunale dell’Aia) è l’unica strada percorribile per giungere ad una soluzione del conflitto.Infine vorrei ricordare ai lettori che al desolante quadretto che ho descritto sopra, bisogna anche ricordare tutte quelle persone che in silenzio lavorano per i profughi del Darfur.
Mi riferisco infatti alle Suore di Nyala con la gestione degli orfanotrofi, ai padri comboniani, a tutte quelle ong italiane e non che lavorano da anni in queste zone difficili.

Giorgio Trombatore

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lunedì, luglio 28, 2008

Chi si cela dietro la Humanitarian Aid Commission (HAC)

2.6 Tutti gli Uomini di HAC

Di Giorgio Trombatore


Avete mai sentito parlare del Dott. Sulaf Addin Saleh?
Avete mai sentito pronunciare questo nome ?

Se siete dei buoni conoscitori del Sudan allora un personaggio del genere non puo’ esservi sfuggito al pari di altre personalità tipo Dr.Khalil, Dr. Bahar Idris, Minnie Mennawie o Musa Hilal.

Ma il nome di Sulaf Addin non è legato ai gruppi di guerriglia che sono sorti come funghi in Sudan ne tantomeno a quello di famosi Janjaweed che con le loro gesta sono diventati vere star di Holywood ! .

Sulaf Addin Saleh fa parte di quel mondo poco conosciuto dei burocrati sudanesi che si è sempre distinto operando dietro le scene .
Non un uomo quindi da presentare e dare in omaggio alle emittenti locali arabe.
Sulaf Addin Saleh si presentava come un distinto diplomatico sudanese sempre in viaggio in Europa, tra cui Londra risulta una delle sue mete preferite.
Perchè si sa mentre il popolo muore di fame nei campi profughi , gli uomini di potere non si fanno mancare viaggi e svaghi nella dannata Europa.
Conteso tra la comunità diplomatica in Sudan, il noto Sulaf Addin era il personaggio chiave del ministero di Hac, una sorta di ufficio per il coordinamento degli aiuti umanitari che celava dietro questo suo prestigioso nome il cuore dei servizi di sicurezza sudanesi.

Certo oggi la situazione è cambiata del tutto in Sudan a causa anche della regionalizzazione dei conflitti che hanno fatto piombare il paese in un vero e proprio stato perenne di guerra civile.
Le cose sono molto ben diverse da quando Sulaf Addin gestiva incontrastato l’ufficio di Hac.Oggi gli uomini della sicurezza sudanese hanno molti grattacapi da pelare ; basti pensare alla presenza dei soldati dell’African Union , o ai conflitti che dal 2005 in poi sono scoppiati nel paese. Un quadro difficile da gestire anche per uomini abituati ad avere sotto controllo l’intera comunità straniera e non solo.
Le guerre civili che sono scoppiate nel paese negli ultimi anni hanno reso talvolta insufficiente la rete di controlli e di ispezioni creata ingegnosamente dagli uomini di Hac.

Basta ricordare che mentre scriviamo questo blog oggi la situazione in Sudan è la più grave degli ultimi tempi.
Ovunque si punti il dito nella mappa sudanese non troviamo una sola area pacificata.
Se poniamo lo sguardo ad est verso la regione di Kassala l’irrisolto conflitto con i Beja è ancora una spina nel fianco per il governo di Al Bashir .
Il centro del del paese, l’area storicamente in mano ai Nuba, rimane ad altissima tenzione.
A sud , nonostante il trattato di pace firmato tra il governo del nord e quello dell’attuale Silva Ker, la situazione nelle aree popolate dai gruppi Nuere e Dinka è tutt’altro che pacificata.
Infine c’è l’ovest con il dramma del Darfur e la recente escalation di guerra con il vicino Chad.
Dulcis in fundo citerei il recente attacco del Jem a Khartoum ( che io ho avuto modo di trattare proprio sul blog di Italians for Darfur ) e la condanna da parte del tribunale dell’Aia nei confronti di Omar Al Bashir.

Ma torniamo al nostro Uomo chiave degno di essere ricordato anche in questo Blog perchè lui sino al 2005 era l’uomo che gestiva il complesso edificio di HAC.

Chiariamo subito che c’è un HAC conosciuto dalla stragrande maggioranza delle persone ed è l’Hac pubblico ossia quello degli incontri delle ONG e delle Nazioni Unite con il Commissioner di turno per parlare di emergenze umanitarie.
Questo tipo di incontri avviene in tutte le regioni sotto il controllo dell’ufficio di Ocha delle Nazioni Unite. Hac, solitamente partecipa per via del suo Commissioner, e gioca il ruolo della parte lesa degli interessi dei comuni cittadini sudanesi.
Ovviamente è solo una operazione di facciata del governo sudanese, in quanto la vera anima di HAC è rappresentata dai suoi uffici di « intelligence « che operano in tutto il paese.

Una struttura di tutto rispetto che segue , identifica e cataloga la situazione di ogni singolo espatriato presente nel paese tenendolo constantemente sotto controllo attraverso delle pratiche all’apparenza innocue che servono a limitare le libertà degli operatori umanitari e dei diplomatici presenti nel paese.
Questo controllo è talmente ramificato anche nelle regioni da garantire una copertura totale persino nel più piccolo e sperduto villaggio sudanese.

Questo è il vero volto di HAC. Uomini dislocati negli aeroporti, lungo le strade, nei mercati, negli incontri delle ong e pêrsino nei campi profughi.
Il loro compito è quello di controllare , di limitare le libertà di movimento degli operatori umanitari attraverso un controllo stretto e rigido che comporta una serie di azioni burocratiche che spesso spingono le organizzazioni a rinunciare persino a visitare certe località.
Travel permit, autorizzazioni varie, timbri, foto, ecc… tutti mezzi ingegnosi per scoraggiare anche i più impavidi operatori umanitari.
Solitamente gli uffici di Hac nelle regioni interne sono delle catapecchie posizionate ai margini delle città. In questi luoghi gli operatori di save the children, di Concern, di Care fanno la fila per ricevere l’agognato timbro che autorizza il veicolo a raggiungere una determinata località.
Talvolta il timbro viene negato ed allora la ong deve chiedere udienza al Commissioner alfine di sbloccare la situazione ed autorizzare i veicoli a raggiungere i luoghi di destinazione previsti dai progetti.
Un gioco di nervi che alla lunga spezza la pazienza degli stranieri che commettano qualche errore o si lasciano andare a commenti duri e sferzanti.
Cosi’ facendo si entra nell’ottica degli uomini di Hac che con la loro calma ed il loro apparente disinteresse mirano proprio a sfiaccare le ong operanti in Darfur.
Ultimamente con con l’acutizzarsi del conflitto in Darfur si è posto un maggiore controllo per quelle aree e quegli spostamenti verso le zone del Jebel Marra o del West Darfur che sono sotto il controllo dei guerriglieri. Io credo che i tempi d’oro di Hac risalgono ai primi anni del 2000, quando il Dr.Sulaf Addin Saleh era il Commissioner di Khartoum.A quei tempi l’edificio di Hac sorgeva ed operava in quella zona di Khartoum dove nel 2005 è stato costruito dai turchi il primo grande Mall della capitale sudanese nei pressi del quartiere di Hamarat.
Proprio cosi’ gli uomini della sicurezza sudanese avevano la loro sede non molto distante da quella famosa strada 57 di Hamarat, nota a tutti come il centro di smistamento per i clandestini e gli irregolari che in questa via iniziavano il loro lungo viaggio verso l’Europa.
Per lo più si trattava di eritrei, etiopi, sudanesi alla volta dell’Europa .
La struttura di Hac, termine generico che indica Humanitarian Aid Commission, era talmente ben strutturata che ogni singolo movimento di un espatriato in terra sudanese veniva seguito nei minimi termini.
Gli uomini di Sulaf Addin del resto erano noti per la loro severità ma nello stesso tempo per la loro conoscenza del territorio.
In cima alla piramide di Hac vi era appunto Sulaf Addin ma tra i suoi bravi vanno ricordati il famoso « Tijani » che all’inizio operava nella capitale sudanese ma poi all’indomani dei problemi con il Presidente Idris del Chad, penso’ bene di metterlo a capo di HAC nel West Darfur, a Genena.
Tijani è divenuto in poco tempo celebre a Genena per avere più volte sequestrato giornalisti che a suo dire non avevano le opportune autorizzazioni per filmare i campi profughi.Con i suoi uomini è stato ed è l’angoscia per gli operatori umanitari di Genena che almeno una volta durante la loro missione hanno avuto la sfortuna di essere convocati presso l’ufficio di Tijani a Genena per rispondere di varie accuse formulate dagli uomini dei servizi segreti.
In Sud Darfur vi era un altro uomo di Hac ,il Commissioner Mr Jamal, che aveva tutta una altra strategia di approccio con le ong e le agenzie delle Nazioni Unite.
Jamal è un Fur sui quaranta anni.Questo uomo ha visto crescere in poco tempo la sua influenza ed importanza a Nyala grazie al dislocamento delle forze dell’African Union presso la zona dell’aeroporto ed al crescere del numero esponenziale delle ONG straniere che hanno aperto una sede nel Sud Darfur.
In poco tempo Jamal era dietro agli affitti delle case, alle assunzioni del personale locale, agli affitti esorbitanti dei veicoli.
Meno irruente di Tijani giocava a sfruttare il ruolo di potere per acquisire costantemente favori dalle Nazioni Unite dalle Ong.
Nessuno è uscito indenne dalle mire di Jamal, persino la cooperazione italiana ha fatto il suo !!!.
Ricordo i viaggi dei famigliari di Jamal sugli antonov delle Nazioni Unite o il suo celebre viaggio a Kharthoum per incontrare l’ambasciatore Enzo Angeoloni e poco dopo con l’aiuto della cooperazione Italiana fu operato in una clinica privata di Khartoum .
Jamal si fece operare ad una mano che in passato era stata colpita da una pallottola.
Insomma una maniera subdola pêr estorcere favori alle ong che cosi’ facendo vedevano allentati i controlli nei loro programmi.
In effetti Hac agisce in modo viscido perchè da un lato ti limita e ti controlla i movimenti dall’altro utilizza questa sua conoscenza per importi il suo prezzo.

Ma vediamo come agivano gli uomini di Sulaf Addin :
Documenti :
Sebbene il rinnovo del visto è materia che viene trattata dagli esteri, l’espatriato presente in Sudan deve per prima cosa fare una domanda presso Hac che cosi’ inizia a seguire la pratica del cooperante.Un formulario , con una fotografia deve essere presentata agli uffici di Hac che cosi’ facendo iniziano ad indagare sulla persona richiedente.
Nelle regioni agli operatori umanitari viene richiesto di fare un ID che ovviamente si compila presso gli uffici di Hac presenti nelle città del Darfur.
Macchine
Già poco prima della mia definitiva partenza dal Darfur ,gli Uomini di Hac mandarono una circolare presso le organizzazioni non governative per avere copia dei contratti di affitto delle macchine .
Inoltre ogni veicolo prima di ogni missione sul campo doveva fare pervenire presso gli uffici di Hac, almeno 48 ore prima, una richiesta scritta dove venivano indicate le aree da visitare ed i componenti della missione .
Cosi’ facendo gli uomini dei servizi avevano una chiara situazione dei movimenti degli occidentali presenti nel territorio.
Lo stesso è avvenuto anche con i contratti delle assunzioni, degli affitti delle case e cosi’ via.
Persino per uscire dal paese era previsto un visto di Uscita, qualcosa di incredibile che ha un eguale solo in Eritrea , un altro paese ossessionato dai controlli.
Infine questi controlli erano poi eseguiti dalle miriadi di posti di blocco presenti all’ingresso di ogni città dove gli uomini della sicurezza verificavano che i travel permit ed i documenti fossero in regola.
Persino negli aeroporti notai che dopo il controllo dei passaporti con la polizia locale vi era un successivo controllo prima dell’imbarco sui Mi8(elicotteri in dotazione all’Onu).Questo controllo finale era effettuato dagli uomini di Hac per verificare se l’operatore umanitario avesse in effetti notificato con 48 ore di anticipo la sua pârtenza.
Tutto cio’ non faceva altro che rendere continuamente gli operatori umanitari in uno stato d’agitazione dovuto alla miriade di controlli e richieste di autorizzazioni varie.
Tutto questo è HAC, un servizio degno dei militari Nord Coreani o della veccchia Stasi.
Credo certo che in parte è un simbolo della decadenza del governo di Omar Al Bashir che si affida a questi mezzi di controllo militari per tentare di celare i continui crimini che avvengono nel suo sconfinato paese.

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sabato, luglio 12, 2008

Un acquedotto senza acqua: i fallimenti di Kass e Gemeza Komera

2.5 L’ Acqua che non c’è
(Autore del presente testo è Giorgio Trombatore. Italians for Darfur e IB4D non sono responsabili di quanto espresso dall'autore.)

di Giorgio Trombatore

Nessun progetto della Cooperazione Italiana in Darfur ha avuto un esito negativo come quello dell’acquedotto di Kass e del progetto di Gemeza Komera.
Nemmeno il famoso ospedale di “Avamposto 55” nato con i proventi del festival di Sanremo puo’ essere minimamente accostato e paragonato per cio’ che è avvenuto con Gemeza Komera e Kass. Per capire il fenomeno tutto negativo di “Kass e Gemeza Komera” bisogna fare un passo indietro; ossia bisogna capire meglio il contesto storico.

Vi avverto che questo articolo vuole essere una fedele ricostruzione dei fatti, e nulla di più. Infatti non intendo dare toni scandalistici alla maniera della Panozzo o di Stefano Liberti, o meglio ancora del caro ed illustre conoscitore del darfur il “Signor Beretta Giorgio” che a colpi di “scandali “ è riuscito a smuovere persino il parlamento italiano.

Questo è un blog di gente che ha a cuore il Darfur, e dunque io mi rivolgo a voi cercando di ricostruire l’esperienza del governo italiano in Darfur facendo luce sia sugli aspetti positivi , che vanno difesi, sia su quelli negativi che vanno certamente condannati e possibilmente mai ripetuti!.
Questi sono fatti realmente accaduti e raccontati in prima persona da chi ha svolto un ruolo di responsabilità in Darfur e che ha lavorato per oltre tre anni nella regione senza mai lasciare il posto di lavoro.

Parliamo di Fatti dunque .....

Vediamo innanzitutto cosa era Kass quando la Cooperazione Italiana ha pensato bene di attivare uno dei suoi principali lavori nel 2005.
Kass era una cittadina con circa 40.000 persone.Il Direttore del Ministero dell’Educazione un certo Mohammad Nusa Al Hamid era un po’ l’uomo chiave di Kass a cui tutte le ONG internazionali presenti sul territorio facevano riferimento.
Con una etnia mista di tribù tra le quali Fur, Zahawa, Nafaj e Tarjam, Kass dopo Nyala era uno dei centri più importanti del Sud darfur .
In questa zona del paese nel corso del 2004 e 2005 ci fu una vera e propria emergenza di sfollati.
Il numero degli sfollati che provenivano da ogni parte del Jebel Marra raggiunse quota 35.000 unità in pochi mesi.
Questi sfollati con una mossa alquanto imprevedibile decisero di accamparsi all’interno delle scuole e degli edifici scolastici presenti nella città.
Non un accampamento simile a quello di Calma (vicino Nyala) o a quello di Garsila (west Darfur) o di El fasher, ma un accampamento dentro la città.

Un operazione unica nel suo genere.

In questo modo gli sfollati riuscirono non solo a sfuggire ai massacri ma anche a porre una forte pressione sul governo locale che con la riapertura delle scuole doveva affrontare il problema dei rifugiati in modo definitivo.
Il governo tento’ di muovere quella umanità verso un campo allestito a qualche chilometro da kass, ma ogni tentativo di spostare gli sfollati falliva miseramente. La paura di nuovi attacchi, ed il timore di non essere considerati spingeva quegli uomini a barricarsi nelle scuole ad ogni costo.
Date un occhiata voi stessi a questo documento che io preparai nel lontano 2005 dove in un rapporto menzionavo le presenze dei rifugiati nelle scuole di Kass;

Name of the IDPs camps Population

South Primary School 4500
Alhomira Primary School 3500
Alibitory camps 10000
Yohia Hagar School 1200
Secondary School for Girls 1231
North Primary School 7000
Secondary School for Boys 1030
Technical School 2195
Ilass Abdulalgabar Primary School 6000
Alalia Primary School 800
TOTAL 37.456

Ben 37.456 rifugiati, un numero simile alla popolazione nativa di Kass!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

In questa ottica si prepara l’intervento della Cooperazione Italiana, agire quanto prima rinforzando l’acquedotto di Kass per dare accesso all’acqua ai rifugiati ed ai residenti locali.


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Inoltre l’obiettivo era quello di migliorare anche la situazione dei pozzi nelle aree limitrofe:

Darwa
Danga
Singita
Guba
Dibis
Martuga
Al Hamia
Jimmida


Inizialmente l’ONG CESVI fu incaricata di portare avanti I lavori dell’acquedotto di Kass, ma a causa dei continui ritardi l’ufficio della Cooperazione Italiana rimosse l’ong da questo incarico.
Non essendoci altri partner nella zona, l’ufficio della Dott.ssa Contini decise di portare avanti i lavori senza intermediari.
Nasce cosi’ un primo progetto quello di Kass, che in linea di massima possiamo definirlo come nella scheda sotto:

PROGETTO: Riabilitazione Acquedotto ed ampliamento rete di distribuzione
Dati

Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
Settore di Intervento: Idrico
Tipo d’intervento: Riabilitazione dell’acquedotto attraverso la costruzione di pozzi, condotte e distributori
Beneficiari: circa 90.000 persone fra profughi e abitanti della città di Kass
Controparte locale: Compagnia Nazionale dell’Acqua
Durata prevista: tre mesi dal 13 settembre 2005
Totale finanziamento ricevuto: 462.618,00 euro
Stato dell’Intervento :
Giustificazione dell’Intervento: l’acquedotto preesistente non era in grado di sostenere la richiesta della popolazione residente e del crescente numero di sfollati. Per questo motivo e’ stato necessario riabilitare le vecchie condutture e costruirne di nuove per migliorare gli standard igienico sanitari della popolazione.
Il progetto di oltre 400.000 Euro doveva avere luogo in tre mesi, ed aveva l’obbiettivo di coprire appunto oltre 90,000 beneficiari.
Nonostante l’impegno del personale coinvolto, i problemi non tardarono a mancare. Da un lato ci furono richieste da parte degli abitanti locali di esosi affitti per la costruzione e lo scavo di tre pozzi in terreni privati, dall’altro l’assenza di un vero e proprio Comitato di gestione dell’acquedotto che includesse autorità locali e beneficiari fece naufragare l’intera operazione. In effetti i lavori furono fin dall’inizio lasciati alla gestione del buon Ingegnere Yassir (ingegnere del dipartimento locale) che nonostante tutti i suoi sforzi veniva puntualmente fermato dall’ufficio centrale di Wes di Nyala e dall’ufficio dell’Unicef in rotta con la Dott.ssa Contini , causa pare mancato coordinamento per la gestione dei lavori.

Ma ricordiamo le tappe di questo intervento :

Data :03 Settembre 2005

Luogo : Nyala, Sud Darfur

Rappresentanti : Governatore del Sud Darfur

Oggetto :Presentazione Progetti della Cooperazione Italiana

Il 03 Settembre del 2005, il Governatore del Sud Darfur l’Ing. Al Haj Atta Al Mannan incontra la Dott.ssa Barbara Contini per discutere dei progetti del governo italiano in Darfur. L’inviato speciale del governo italiano Dott.ssa Barbara Contini in quell’occasione sottolinea l’importante intervento umanitario che il governo Italiano sta attuando nei settori sanitari ed idrici e si impegna per una risoluzione definitiva del problema dell’acqua di Kass e di Gemeza Komera.Infatti proprio il 03 settembre del 2005 il Governatore del Sud Darfur verrà informato da parte della Dott.ssa Contini che l’acquedotto di Kass verrà definitivamente riabilitato.

Data 14 Settembre 2005

Iniziano i lavori.......................

Mentre i lavori per l’acquedotto di Kass procedono a rilento a causa anche del mancato arrivo dei camion con i materiali da Khartoum, il 21 Novembre 2005 la Dott.ssa Contini decide di ampliare l’area d’azione investendo altri 60.000 Euro per Gemeza Komera. Questa decisione veniva presa nonostante i lavori di Kass fossero tutt’altro che finiti.

Perchè Gemeza Komera?

Gemeiza Komera si trova a 22 km da Kass, sulla strada che collega Nyala a Zalinje ed El genena.L’area era nota per l’abbondante quantita’ e l’ottima qualita’ della sua acqua , la quale crea un territorio ideale per l’agricoltura e la pastorizia.L’idea della Contini era basata su uno studio di fattibilita’ svolto con il sostegno della Compagnia dell’Acqua del Darfur Meridionale. Infatti la Cooperazione decide di intervenire realizzando due pozzi profondi di 30 metri e riabilitando 2 pozzi esistenti. I pozzi dovevano essere collegati da una rete di distribuzione lunga 22 km all’acquedotto di Kass.

Questo in sintesi il progetto. Ossia rafforzare l’acquedotto di Kass utilizzando il bacino di Gemeza Komera.

Una buona idea, peccato che a seguire l’operazione dal gennaio del 2006 fu posto il fallimentare [...] giovane inesperto che fu causa anche delle controversie ed in pârte del fallimento di Avamposto 55.

Ma i soldi per costruire Gemeza Komera,dove li prese la Contini?


Beh in effetti, i fondi furono resi disponibili dalla mancata attuazione di attivita’ di progetto da parte della ONG COSV che non essendo riuscita a portare avanti le attività sull’ospedale di Kulbus, rese disponibile oltre 60.000 euro da utilizzare prima della chiusura dell’anno contabile del MAE.
Questi fondi furono immediatamente girati ed investiti da Cooperazione Italiana in un progetto idrico, appunto quello di Gemeza Komera.
I lavori idrici per Gemeza Komera dovevano iniziare subito dopo la partenza del gruppo Contini, avvenuto nel dicembre del 2005.
Gemeza Komera non vide mai la luce, e quando nel 2006 scesi in Darfur per trenta giorni nel mese di settembre mi fu comunicato [omissis, ndr]che nessun lavoro era stato fatto.
Comunicai la cosa subito all’ufficio del Governatore, ma oramai erano passati ben 10 mesi senza che nessuno avesse mai fatto nulla per Gemeza Komera.Troppo tardi!!!.

Per quanto riguarda il progetto di oltre 400.000 Euro di Kass, posso solo dire che questo progetto benchè supportato dal responsabile di Wes Mr.Yassir ebbe breve vita.
Le ragioni del fallimento?
Per quanto riguarda Kass mi devo ripetere, ma credo fermamente che la ragione del fallimento è da ricercare nella mancata creazione di un Comitato di gestione che doveva farsi carico della raccolta delle contribuzioni e della gestione dei punti di distruzione d’acqua.

L’area in effetti fu divisa in 12 zone, ed in ogni zona doveva avere luogo un comitato che si prendeva la cura e l’onere di seguire i servizi, di raccogliere i pagamenti e di portare avanti le riparazioni.
Una volta terminata l’opera nessuno si fece carico di seguire il comitato e da li a poco l’acquedotto ha cessato di operare.
Per quanto riguarda il progetto di Gemez Komera l’errore principale fu quello di aver avviato un progetto nella fase terminale della presenza dell’ufficio della cooperazione italiana in Darfur.I soldi furono lasciati all’ufficio di Wes che ne fece una gestione clientelare e privatistica.
Il progetto era condannato sin dalla sua nascita!

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sabato, giugno 28, 2008

La Cooperazione Italiana costretta a pagare i guerriglieri per lavorare in Darfur

2.3 Soldi e progetti per costruire una allenza con i ribelli del Darfur

di Giorgio Trombatore

Consegnai personalmente una busta contenente 10.000 Euro (in moneta locale) ad uno dei dirigenti dell’SLA presso Muhajiria, all’indomani della riunione di Haskaniza nel novembre del 2005.

I soldi furono consegnati ad uno degli uomini di Minnie Mennawie come contributo per le spese sostenute nell’organizzazione della spettacolare riunione di Haskaniza ,dove la Presidenza di Minnie Mennawie era stata confermata da centinaia di guerigglieri accorsi da ogni parte del Darfur a discapito del presidente Abdel Uahid.
Questa fu la prima ed ultima volta che come operatori della cooperazione avevamo dato esplicitamente dei soldi ai ribelli del Darfur. Sino a quel momento i nostri interventi a loro favore erano stati sempre e solo attraverso progetti umanitari.

Non fu versato un euro neanche quando nel 2005 dopo un lungo lavoro di spionaggio eravamo riusciti a liberare i tre operatori di Adra rapiti dal JEM ed in mano al gruppo militare per oltre tre mesi.
In realtà avevamo capîto che oramai da tempo la dirigenza di Minnie Mennawie aveva scelto come contatto privilegiato l’ufficio dell’ambasciata americana che sin dai tempi della lotta armata di Mennawie gestita ed organizzata dalle lontane dune del Nord Darfur, aveva costruito un contatto saldo e duraturo.
I nostri mezzi erano troppo deboli per poter competere con gli americani o con i libici, ma cio’ nonostante ci tenevamo ad essere presenti e attivi nel territorio. Per questo quel contributo monetario rientrava all’interno di una strategia di contatti per la costruzione di un network valido e stabile con tutti i guerigglieri presenti nelle tre regioni del Darfur.

Nel Jebel Marra avevamo scelto un altra strategia. Con i guerigglieri di Abdel Uahid sin dal lontano ottobre del 2004, avevamo instaurato un rapporto di grande collaborazione e sostegno umanitario.
L’intervento più colossale era quello previsto per la ricostruzione totale di Kidingir.
Il progetto prevedeva la ricostruzione di due scuole, di una clinica, dell’intero mercato, della diga, e di una installazione permanente di energia elettrica per tutto il villaggio.
L’idea era quella di creare un oasi all ‘interno del Jebel Marra da contapporre alla miseria dei villaggi sostenuti dal governo nel Sud Darfur.L’auspicio era quello di creare un asse di riferimento per tutto lo SLA vicino ad Abdel Uahid creando un sistemo di supporto logistico e ed umanitario che legasse Fena con Kidingir.

Il progetto di Kidingir è miseramente fallito insieme a tutti i fondi che sono stati deviati per quella zona.Le scuole sono rimaste dei covi per il bivacco dei guerigglieri.In poco tempo furono ridotte le strutture a delle latrine a cielo aperto.
La clinica fu immediatamente saccheggiata all’indomani della visita del Dott.Giuseppe Deodato (dicembre 2005) a quel tempo direttore generale della cooperazione.
La diga rimase un sogno, e dell’elettricità neanche l’ombra.
Un fallimento sotto ogni profilo. Infine persino l’auspicato rientro della popolazione civile non fu raggiunto.Infatti le popolazioni native di Fena e Kidingir preferirono rimanere nei campi profughi di Calma ed El Fasher invece che rientrare nei villaggi del Jebel Marra per paura di nuovi attacchi da parte dei governativi.
In verità lo SLA di Abdel Uahid non era pronto ad un simile progetto.In quei giorni i suoi uomini erano più interessati a pârtecipare ad i colloqui in Nigeria mentre la dirigenza vera e propria era troppo presa dai lussi della vita keniota.
Finchè il fracasso del progetto di Kidingir non fu evidente, noi tirammo avanti con le nostre trattative cercando di costruire un network all’altezza delle nostre potenzialità.

Lo SLA di Minnie Mennawie era quello che ci dava più preoccupazioni.
Fortemente presente sul territorio , lo SLA di Minnie aveva da tempo iniziato ad avviare contatti con l’ambasciata americana per ritagliare da li a poco la posizione di vice-presidente e l’ingresso del suo movimento nel governo di Al Bashir.

Con il Jem la situazione era ben diversa.Come detto più volte gli uomini del Dott.Khalil sebbene in numero minore avevano dato l’idea di una maggiore compattezza e preparazione nella lotta politica. I rapporti con il JEM furono sempre ottimi nonostante gli aiuti della cooperazione nei loro confronti furono limitatissimi.Ricordo solo qualche aiuto a livello umanitario per l’area di As Senet e nel Nord Darfur.
L’impegno più grosso si rivelo’ quello con lo SLA di Abdel Uahid nel Jebel Marra.
Cibo, vestiti, progetti pêr l’acqua, per la ricostruzione, un impegno colossale che venne gestito in maniera pessima e distruttiva dalla dirigenza guidata dal coordinatore politico di Fena Mr. Muru.
Ben altra cosa furono gli aiuti gestiti nelle aree sotto controllo del governo locale.

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Organigramma e progetti della Cooperazione Italiana

2.1 ORGANIGRAMMA DELLA COOPERAZIONE ITALIANA 2004-2005
2.2 I PROGETTI

Di seguito i progetti seguiti e supervisionati dal Capo Progetto.
  1. Nyala. “Avamposto 55” Costruzione del Presidio Ospedaliero e di primo soccorso2.
  2. Nyala. “Avamposto 55” Riabilitazione centro teatrale multietnico di Nyala
  3. Nyala. Riabilitazione e supporto alla mensa per poveri e sfollati organizzata dalle Suore della Carita’
  4. Nyala. Realizzazione pozzo ed aiuti umanitari presso il Dispensario sanitario di Nyala.
  5. Nyala. Riabilitazione Totale della parrocchia di Nyala, diocesi del Sud Darfur
  6. Nyala.Supporto e riabilitazione del Centro Studi Comboniano di Taiba, Nyala, Padri Comboniani
  7. Nyala. Progetto di formazione e supporto materiali alla radiotelevisione locale del Darfur
  8. Nyala. Area Garba Intifada. Ricostruzione Scuola Elementare maschile e femminile, e costruzione Centro giochi post traumatico infantile.
  9. Nyala. Area Garba Intifada. Ricostruzione e supporto di un Centro Sanitario
  10. Nyala- Area Al Jebel. Supporto e riabilitazione alle scuole elementari di Tariqa Al Titani
  11. Bilel.Costruzione Chiesa di Bilel campo sfollati di Nyala, scuole di formazione professionale, controllo supervisione e monitoraggio di Cooperazione Italiana per la Onlus Umanitaria Padana.
  12. Kidingir. “Avamposto 55”. Riabilitazione scuola elementare e scuola superiore maschile.
  13. Kidingir “Avamposto 55”.Riabilitazione scuola elementare e scuola superiore femminile
  14. Kidingir” Avamposto 55”. Costruzione infermeria e centro sanitario
  15. Muhajiria. Progetto Idrico. Realizzazione di pozzi profondi e punti di distribuzione
  16. Kass. Progetto Idrico. Riabilitazione Acquedotto ed ampliamento rete di distribuzione
  17. Nyala. Avamposto 2. Ampliamento del Presidio Ospedaliero e gestione e formazione del personale
  18. Nyala.Costruzione Centro giovanile dei Padri Comboniani con monitoraggio, controllo e supporto di Cooperazione Italiana per la Onlus Spes.
  19. Nyala Garba Intifada. Costruzione forno per sfollati residenti autogestito comunita’ locale
  20. Nyala. Aree : Garba Intifada, Tariqa Al Tijani , Campo sfollati di Mose, area El jebel.Supporto alle popolazioni attraverso distribuzioni e beni alimentari e non.
  21. Mellit. El Fasher. Darfur Nord. Protezione Infanzia (Coopi)
  22. Garsila.Darfur Ovest.Gestione Campo IDP & Approvvigionamento Idrico (Intersos)
  23. Kulbus. Darfur Ovest.Organizzazione e formazione del personale medico e ospedale (Cosv)
  24. Gemeza Komera. Progetto Idrico
  25. Kassala. Riabilitazione Pronto Soccorso Ospedale Centrale di Kassala
  26. Kassala. Riabilitazione 5 centri sanitari nell’area di Kassala
  27. Riabilitazione di una scuola Elementare nella citta’ di Kassala.

Riepilogo Situazione Progetti: attivita’ seguite dal Capo Progetto

Di seguito tutte le attivita’ umanitarie seguite dal Capo Progetto durante la sua presenza dal 16 Agosto al 20 Dicembre 2005.
Le attivita’ sotto elencate si riferiscono ai progetti finanziati da Cooperazione e da fondi privati. Tutti i progetti sono stati monitorati e supervisionati dal Capo Progetto. Per ogni progetto viene data una breve presentazione con riferimenti sui beneficiari , sul luogo dell’intervento, la giustificazione ed infine lo stato attuale dell’intervento. Per avere una visione piu’ completa e’ possibile visionare il libro che Cooperazione Italiana in Sudan ha fatto.


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1) PROGETTO: Costruzione del Presidio Ospedaliero e di Primo Soccorso Avamposto
Dati:
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Sanitario
• Tipo d’intervento: Costruzione del Presidio Ospedaliero e di Primo Soccorso
• Beneficiari: 70,000 bambini tra residenti, sfollati e rifugiati
• Controparte locale: Gruppo Tariqa al Tijani, sfollati dei campi e popolazione di est Nyala
• Durata prevista: 8 mesi, a partire dal 01/05/2005
• Totale finanziamento ricevuto: 277.816,00€ (fondi privati)
• Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’Intervento: Progetto Avamposto 55, nato durante il 55° Festival di Sanremo

Descrizione delle attività
Costruzione del Presidio Ospedaliero e di Primo soccorso.

2) PROGETTO: AVAMPOSTO 55- Riabilitazione Centro Teatrale Multiculturale e Multietnico di Nyala

Dati:
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Sociale e culturale – “post trauma”
• Tipo d’intervento: Riabilitazione Centro Teatrale Multiculturale di Nyala
• Beneficiari: Popolazione residente a Nyala e rappresentanti delle tribù africane ed arabe del Darfur
• Controparte locale: Associazione Teatrale di Nyala
• Durata prevista: 6 mesi, a partire dal 01/05/2005
• Totale finanziamento ricevuto: 24.632,00€ (fondi privati)
• Stato dell’Intervento : TERMINATO

• Giustificazione dell’Intervento: Progetto Avamposto 55, nato durante il 55° Festival di Sanremo

3) PROGETTO: Riabilitazione della scuola di formazione di Nemesia delle Suore della Carità

Dati
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Sociale
• Tipo d’intervento: Riabilitazione e supporto alla mensa per poveri e sfollati organizzata dalle Suore della Carità
• Beneficiari: poveri e sfollati di Nyala
• Controparte locale: Suore della Carità di Nyala
• Durata prevista: 3 mesi, a partire dal 01/09/2005
• Totale finanziamento ricevuto: 16.000€
• Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’Intervento: riabilitazione e supporto della scuola di formazione di giovani orfane

4)
PROGETTO: Realizzazione di un serbatoio ed aiuti umanitari presso il Dispensario Sanitario di Nyala -Suore della Carità

Dati
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Idrico - sanitario
• Tipo d’intervento: Realizzazione di un pozzo - Dispensario Sanitario di Nyala -Suore della Carità
• Beneficiari: poveri e sfollati di Nyala
• Controparte locale: Suore della Carità di Nyala
• Durata prevista: 6 mesi, a partire dal 01/06/2005
• Totale finanziamento ricevuto: 5.000,00 € + in kind
• Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’Intervento: Potenziamento della struttura idrica del dispensario.


5) PROGETTO: Riabilitazione della Parrocchia di Nyala, Diocesi del Sud Darfur

Dati
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Sociale
• Tipo d’intervento: Riabilitazione della Parrocchia di Nyala, Diocesi del Sud Darfur
• Beneficiari: Residenti di Nyala
• Controparte locale: Diocesi del Sud Darfur
• Durata prevista: 3 mesi, a partire dal 01/09/2005
• Totale finanziamento ricevuto: 7.000,00€ (fondi privati)
• Stato dell’Intervento: TERMINATO
• Giustificazione dell’Intervento: A causa delle piogge particolarmente copiose di questo anno, la Chiesa Cattolica della Diocesi del Sud Darfur ha subito gravi danni.

6) PROGETTO: Supporto e riabilitazione del Centro Comboniano di Taiba, Nyala – Padri Comboniani, Onlus Spes e Cooperazione

Dati
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Sociale
• Tipo d’intervento: Supporto e riabilitazione del Centro studi comboniano di Taiba, Nyala – Padri Comboniani
• Beneficiari: Studenti del centro studi comboniano nel quartiere di Palika
• Controparte locale: Padri comboniani di Nyala
• Durata prevista: tre mesi
• Totale finanziamento ricevuto: 3,500 Euro + in kind materiale
• Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’intervento: il centro studi era completamente sprovvisto di un accesso all’acqua nelle immediate vicinanze e di qualsiasi tipo di materiale utile per gli studenti

7) PROGETTO: Progetto di formazione per i quadri della radiotelevisione locale del Darfur

Dati
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Sociale
• Tipo d’intervento: corsi di formazione per gli operatori della televisione locale sudanese
• Beneficiari: giornalisti e cineoperatori locali
• Controparte locale: tv sudanese
• Durata prevista: 1 mese
• Totale finanziamento ricevuto: donazione “in kind”
• Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’intervento: migliorare il servizio radiotelevisivo sudanese tramite formazione degli operatori.

8) PROGETTO: Nyala- Area di Garba Intifada- Ricostruzione scuola maschile e femminile

Dati
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Costruzione
• Tipo d’intervento: Educazione
• Beneficiari: 20.000 persone. Quartieri di Garba Intifada, Abd Salam e Nahda
• Controparte locale: Ministero dell’Istruzione
• Durata prevista: 4 mesi, a partire dal 15/09/2005
• Totale finanziamento ricevuto: € 182.400
• Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’Intervento: Garba Intifada, area di Nyala composta da sfollati del Darfur Ovest.

9) PROGETTO: Nyala- Area di Garba Intifada- Ricostruzione e supporto di un centro sanitario

Dati
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Costruzione
• Tipo d’intervento: Sanità
• Beneficiari: 20.000 persone. Intifada, Abd Salam e Nahda
• Controparte locale: Ministero della Sanità
• Durata prevista: 4 mesi, a partire dal 15/09/2005
• Totale finanziamento ricevuto: € 72.800
• Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’Intervento: Garba Intifada è un area di Nyala la cui popolazione è composta maggiormente da sfollati. Quest’ultimi si spostano a piedi per raggiungere i servizi più vicini.



10) PROGETTO: Area Jebel – Supporto e riabilitazione alle scuole elementari di Tariqa al Tijani

Dati di sintesi
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Sociale
• Tipo d’intervento: distribuzione di materiale scolastico, cibo, vestiario
• Beneficiari: studenti delle scuole elementari di Tariqa Al Tijani
• Controparte locale: Popolazione di Jebel
• Durata prevista: un anno
• Totale finanziamento ricevuto: “in kind”
• Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’intervento: sostenere la popolazione colpita dalla guerra


11) PROGETTO: Ricostruzione Chiesa di Bilel e riabilitazione delle scuole di formazione professionale , UMANITARIA PADANA E COOPERAZIONE

Dati
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Sociale
• Tipo d’intervento: Costruzione di una Chiesa cattolica e riabilitazione di due scuole
• Beneficiari: popolazione del campo sfollati di Bilel
• Controparte locale: Parrocchia dei padri Comboniani
• Durata prevista: Tre mesi (ottobre-dicembre 2005)
• Totale finanziamento ricevuto: 50.000,00 Euro (fondi privati)Umanitaria Padana
• Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’Intervento: La chiesa preesistente era ormai inagibile e i fedeli non avevano più un luogo per riunirsi, inoltre i locali delle scuole precedenti erano fatiscenti e quasi inutilizzabili.


12) PROGETTO: Riabilitazione Scuola elementare e Scuola superiore maschile a Kidingir , AVAMPOSTO


Dati
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Istruzione
• Tipo d’intervento: Riabilitazione Scuola elementare e superiore Maschile
• Beneficiari: 17.800 persone tra residenti, sfollati e rifugiati
• Controparte locale: SLA/ Sudan Liberation Movement e sultano locale
• Durata prevista: 6 mesi, a partire dal 01/05/2005
• Totale finanziamento ricevuto: 44.600,00 € (fondi privati)Avamposto
• Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’Intervento: Progetto Avamposto 55, nato durante il 55° Festival di Sanremo



13) PROGETTO: Riabilitazione Scuola elementare e scuola superiore femminile a Kidingir , AVAMPOSTO

Dati
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Istruzione
• Tipo d’intervento: Riabilitazione Scuola elementare e superiore Femminile
• Beneficiari: 17.800 persone tra residenti, sfollati e rifugiati
• Controparte locale: SLA/ Sudan Liberation Movement
• Durata prevista: 3 mesi, a partire dal 01/05/2005
• Totale finanziamento ricevuto: 44.600,00 €Avamposto
• Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’Intervento: Progetto Avamposto 55, nato durante il 55° Festival di Sanremo


14) PROGETTO: Costruzione Infermeria a Kidingir , AVAMPOSTO

Dati
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Sanità
• Tipo d’intervento: Costruzione Infermeria
• Beneficiari: 5.000 persone tra residenti, sfollati e rifugiati
• Controparte locale: SLA/ Sudan Liberation Movement
• Durata prevista: 3 mesi, a partire dal 01/09/2005
• Totale finanziamento ricevuto: 2.400,00€ (fondi privati)Avamposto
• Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’Intervento: Progetto Avamposto 55, nato durante il 55° Festival di Sanremo


15) PROGETTO: Muhajiria- Progetto Idrico- Realizzazione di pozzi profondi e centri distribuzione

Dati di sintesi
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Idrico
• Tipo d’intervento: Realizzazione di tre pozzi profondi e centri distribuzione
• Beneficiari: 25.000 residenti del villaggio di Muhajiria
• Controparte locale: SLA
• Durata prevista: 2 mesi, a partire dal 30/10/2005
• Totale finanziamento ricevuto: € 139.400
• Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’Intervento: L’area interessata è prevalentemente desertica e richiede urgentemente interventi nel settore idrico, come risulta dai nostri sopralluoghi effettuati nel mese di aprile 2005.



16) PROGETTO: Riabilitazione Acquedotto ed ampliamento rete di distribuzione

Dati
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Idrico
• Tipo d’intervento: Riabilitazione dell’acquedotto attraverso la costruzione di pozzi, condotte e distributori
• Beneficiari: circa 90.000 persone fra profughi e abitanti della città di Kass
• Controparte locale: Compagnia Nazionale dell’Acqua
• Durata prevista: tre mesi dal 13 settembre 2005
• Totale finanziamento ricevuto: 462.618,00 euro
• Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’Intervento: l’acquedotto preesistente non era in grado di sostenere la richiesta della popolazione residente e del crescente numero di sfollati. Per questo motivo e’ stato necessario riabilitare le vecchie condutture e costruirne di nuove per migliorare gli standard igienico sanitari della popolazione.


17) PROGETTO: Avamposto 2 – Ampliamento del presidio ospedaliero e gestione della struttura, formazione del personale.

Dati di sintesi
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Sanitario
• Tipo d’intervento: costruzione del secondo padiglione del presidio ospedaliero
• Beneficiari: Popolazione residente e sfollata di Nyala
• Controparte locale:
• Durata prevista: tre mesi,
• Totale finanziamento ricevuto: 200.000,00 €
• Stato dell’intervento : L’intervento finira’ nel mese di gennaio 2006
• Giustificazione dell’intervento: l’ospedale aveva il bisogno di un ala per la degenza pei malati più gravi.


18) PROGETTO: Palika, Costruzione del centro giovanile dei padri comboniani con monitoraggio , controllo e supporto di Cooperazione Italiana,SPES ONLUS .

Dati di sintesi
• Zona d’intervento: Stato del Darfur meridionale
• Settore di Intervento: sociale
• Tipo d’intervento: ricostruzione di un edificio da destinare a centro di aggregazione giovanile gestito dai Padri Comboniani
• Beneficiari: i giovani di Nyala
• Controparte locale: Padri comboniani di Nyala
• Durata prevista: tre mesi
• Totale finanziamento ricevuto: 50.000,00€ (fondi privati)Spes+in kind cooperazione italiana
• Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’intervento: i giovani cattolici di Nyala avevano le necessità di avere un centro di aggregazione permanente dove incontrarsi e stare insieme.



19) PROGETTO: Garba Intifada – costruzione forno per sfollati , autogestito dalla comunità locale

Dati
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Economico - sociale
• Tipo d’intervento: costruzione di un forno
• Beneficiari: Circa 7.000 persone
• Controparte locale: popolazione di Garba Intifada
• Durata prevista: tre settimane
• Totale finanziamento ricevuto: 10.500,00€ + in Kind (fondi privati)
• Stato dei lavori : TERMINATO
• Giustificazione dell’intervento: completare l’intervento nella zona di Garba Intifada offrendo un servizio che fosse utile per tutta la comunità e creare un’attività lavorativa per giovani donne di autosostentamento


20) PROGETTO: Aree: Garba Intifada, Tariqa al Tijani, Campo sfollati Mose, El Jebel, Muhajiria, Kidingir – supporto alla popolazione attraverso distribuzione beni alimentari e non.

Dati
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Aiuti Umanitari
• Tipo d’intervento: Distribuzione alla popolazione di beni di prima necessità
• Beneficiari: Circa 70.000 persone che vivono nelle aree di Garba Intifada, Tariqa al Tijani, Campo sfollati Mose, El Jebel, Kass, Kidingir, Muhajiria.
• Durata prevista: un anno e mezzo
• Totale finanziamento ricevuto: 8 voli dall’Italia
• Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’intervento: sostenere le popolazioni colpite dal conflitto che negli ultimi tre anni ha flagellato il territorio del Darfur e migliorarne le condizioni nutrizionali e sanitarie, legate all’emergenza.


21) PROGETTO: Mellit - El Fasher - protezione infanzia (COOPI)

Dati
• Zona d’intervento: Stato del Darfur settentrionale
• Settore di Intervento: psico-sociale
• Tipo d’intervento: protezione delle donne e dei bambini
• Beneficiari: circa 10.000 persone fra donne e bambini che vivono nel territorio
• Controparte locale: popolazione di El Fasher
• Durata prevista:dal 30/06/2005, per sei mesi
• Totale finanziamento ricevuto: 44.000 euro
• Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’intervento: era necessario mettere in atto un progetto di protezione e sostegno a favore delle donne e dei bambini che durante la guerra hanno subito gravi violenze e privazioni.



22) PROGETTO: Garsila – Darfur Ovest – Gestione Campo DP e approvvigionamento idrico (INTERSOS)
Dati
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Occidentale
• Settore di Intervento: igienico - sanitario
• Tipo d’intervento: costruzione sanitari, attività post-traumatiche, riabilitazione pozzi
• Beneficiari: circa 60.000 individui
• Controparte locale: Ufficio locale del WES
• Durata prevista: 9 mesi
• Totale finanziamento ricevuto: 383.260,00€
• Stato dell’ Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’Intervento: migliorare le condizioni idriche ed igienico sanitarie della popolazione residente e degli sfollati dei campi



23) PROGETTO: Kulbus – Darfur Ovest – Organizzazione e formazione del personale medico ospedale (COSV)
Dati
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Occidentale
• Settore di Intervento: Sanitario
• Tipo d’intervento: corsi di formazione personale ospedaliero
• Beneficiari: Circa 105.000 abitanti, residenti e sfollati di Kulbus
• Controparte locale: Ministero della salute Sudanese
• Durata prevista: 4 mesi
• Primo finanziamento ricevuto: 132.000,00 € (fondi Emergenza 2004)
• Secondo Finanziamento ricevuto : 110,000 Euro
• Stato dei lavori : IN CORSO
• Giustificazione dell’intervento: migliorare lo stato di salute dell’intera popolazione dell’area di Kulbus, già implementato dall’ONG COSV.
Nel mese di Ottobre viste le difficolta’ legate alla situazione di sicurezza ed ai problemi connessi con il personale del ministero della sanita’ nell’area di Al Genena, il Cosv ha presentato una variante al progetto originale. La variante prevede interventi sanitari nei centri di salute dell’area di Kulbus. Gli interventi sono ancora in corso.


24) Progetto: Gemeiza – Komera Realizzazione di pozzi profondi a supporto dell’acquedotto di Kass.
Dati
• Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
• Settore di Intervento: Idrico
• Tipo d’intervento: Costruzione di pozzi profondi a supporto dell’acquedotto di
• Beneficiari: 90,000 persone tra residenti e sfollati di Kass
• Controparte locale: Compagnia Nazionale dell’Acqua
• Durata prevista : Tre mesi
• Totale finanziamento ricevuto : 60,000 Euro
• Giustificazione dell’Intervento : a causa del crescente numero di sfollati che si riversano giornalmente sulla cittadina, si e’ resa necessaria un opera di sostegno all’acquedotto di Kass
Descrizione delle attivita’
Gemeiza Komera si trova a 22 km da Kass, sulla strada che collega Nyala a Zalinje ed El genena.L’area e’ nota per l’abbondante quantita’ e l’ottima qualita’ della sua acqua , la quale crea un territorio ideale l’agricoltura e la pastorizia. Cooperazione ha seguito di uno studio di fattibilita’ svolto con il sostegno della Compagnia dell’Acqua del Darfur Meridionale, ha deciso di intervenire realizzando due pozzi profondi di 30 metri e riabilitando 2 pozzi esistenti. I pozzi saranno collegati da una rete di distribuzione lunga 22 km all’acquedotto di Kass. I fondi resi disponibili dalla mancata attuazione di attivita’ di progetto da parte della ONG COSV sono stati immediatamente investiti da Cooperazione Italiana in un progetto idrico il quale dara’ speranza di vita a moltissime persone.


25) PROGETTO: Riabilitazione Pronto Soccorso Ospedale Centrale di Kassala
Dati
• Zona d’intervento: Stato di Kassala
• Settore di Intervento: Sanitario
• Tipo d’intervento: Riabilitazione di strutture sanitarie e fornitura di attrezzature mediche
• Beneficiari: 350,000 persone tra residenti, sfollati e rifugiati
• Controparte locale: Ministero della Sanità
• Durata prevista: 6 mesi, a partire dal 31/12/2004
• Totale finanziamento richiesto: 227.000,00 Euro
• Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’Intervento: Il 30 luglio 2003 dopo un mese di piogge intense, il fiume Al Gash, proveniente dall’Eritrea, ruppe gli argini in nove punti causando nell’area di Kassala danni e devastazioni al 70% della popolazione



26) PROGETTO: Riabilitazione dei cinque centri di salute nell’area di Kassala
Dati
• Zona d’intervento: Stato di Kassala
• Settore di Intervento: Sanitario
• Tipo d’intervento: Riabilitazione di strutture sanitarie e fornitura di attrezzature mediche
• Beneficiari: 350,000 persone tra residenti, sfollati e rifugiati
• Controparte locale: Ministero della Sanità
• Durata prevista: 6 mesi, a partire dal 31/12/2004
• Totale finanziamento richiesto: 227.000,00 Euro
• Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’Intervento: Il 30 luglio 2003 dopo un mese di piogge intense, il fiume Al Gash, proveniente dall’Eritrea, ruppe gli argini in nove punti causando nell’area di Kassala danni e devastazioni al 70% della popolazione



27) PROGETTO: Riabilitazione di una scuola elementare nella città di Kassala

Dati di sintesi
• Zona d’intervento: Stato di Kassala
• Settore di Intervento: Istruzione
• Tipo d’intervento: Riabilitazione di strutture scolastica e fornitura di attrezzature
• Beneficiari: 400 bambini dai sei ai quattordici anni
• Controparte locale: Ministero dell’Istruzione
• Durata prevista: 3 mesi, a partire dal 01/09/2005
• Totale finanziamento richiesto: 7.500,00 €
• Stato dell’intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’Intervento: Il 30 luglio 2003 dopo un mese di piogge intense, il fiume Al Gash, proveniente dall’Eritrea, ruppe gli argini in nove punti causando nell’area di Kassala danni e devastazioni al 70% della popolazione


Autore del presente testo è Giorgio Trombatore. Italians for Darfur e IB4D non sono responsabili di quanto espresso dall'autore. 

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mercoledì, giugno 25, 2008

AVAMPOSTO 55

2.4 Sanremo e il Darfur:
oltre le "sterili congetture" di Irene Panozzo

(Autore del presente testo è Giorgio Trombatore. Italians for Darfur e IB4D non sono responsabili di quanto espresso dall'autore).

Uno dei progetti che ha fatto discutere più a lungo sull’ attività svolta dalla Cooperazione Italiana in Darfur nel periodo compreso tra il 2004 ed il 2006 è senza dubbio quello del progetto relativo alla costruzione di Avamposto 55.
Il progetto della costruzione del Presidio Ospedaliero e di primo Soccorso nacque dall’idea della Dott.ssa Contini e dal conduttore Paolo Bonolis nel corso del 2004.
Si è scritto e detto tanto in questi anni su questo progetto. Ci sono state inchieste anche ad alto livello ma spesso nessuno è riuscito a chiarire le tante zone d’ombre .
L’idea, unica nel suo genere, era quella di aprire una finestra di solidarietà all’interno del programma canoro di Sanremo e lanciare una campagna di aiuto tra i cantanti di Sanremo per sovvenzionare la costruzione di un ospedale.
Il lancio della campagna puo’ essere sintetizzato con queste parole che furono affidate al servizio stampa di Sanremo :
"Il 55 Festival di Sanremo contribuisce alla campagna per il Darfur, realizzata dalla Cooperazione del Ministero Affari Esteri e dalla Rai. Nel corso del Festival Paolo Bonolis ha voluto aprire una sottoscrizione fra gli artisti, gli operatori e gli sponsor per realizzare Sanremo Avamposto 55, un progetto gestito direttamente dalla Cooperazione Italiana e dal suo Inviato speciale per il Darfur Barbara Contini. Avamposto 55 è costituito da un ospedale pediatrico alla periferia di Nyala e da una scuola con infermeria.
Per le donazioni: Banca di Roma sede di Torino, c/c 119837.31, Abi 3002, Cab 01015, Cin R."
Pochi sanno che il nome di Avamposto 55 venne dato da un uomo dei servizi di sicurezza . In effetti l’idea originaria era quella di ri-costruire la città di Kidingir “avamposto” delle forze dell’SLA di Abdel Uahid nel Sud Darfur.
Da tempo infatti noi della cooperazione italiana operavamo nella zona di Kidingir e Fena (nord-est di Nyala) in programmi per il sostegno delle popolazioni civili che risiedevano nelle aree controllate dai gruppi dello SLA.
Il progetto era quello di ricostruire in toto il centro di Kidingir, già comando dei guerriglieri dello SLA nel massiccio del Jebel Marra. Questo villaggio aveva subito vari attacchi da parte degli aerei dei governativi ed anche da parte dei Janjaweed.
Il progetto mirava a riabilitare svariati pozzi del villaggio, a ripristinare il funzionamento e la riapertura della diga. Inoltre era previsto l’installazione di una centrale elettrica per il piccolo villaggio, e la riabilitazione di scuole ed il mercato centrale.
Purtroppo come ho già fatto presente in altra sede il comando dei guerriglieri di Kidingir e Fena guidata dal capo politico Muru non si rivelo’ mai all’ altezza delle ambizioni dell’inviato speciale del governo italiano in Darfur.
Solo per questo motivo si giunse alla decisione di ridimensionare le attività previste nel Jebel Marra e concentrare le forze nella capitale del Sud Darfur.
Il nuovo obbiettivo era Nyala!.
Nyala offriva condizioni logistiche che permettevano di raggiungere la città sia via terra da Khartoum che via aerea dall’Italia.
In effetti a Nyala vi era un ottimo aeroporto già utilizzato dalla Cooperazione Italiana e dal Pam per fare giungere Antonov carichi di aiuti per la popolazione locale.Nel 2005 la città vantava una discreta sicurezza garantita dagli uomini di Atta Al Mannan, il famoso governatore del Sud Darfur.
Inoltre è doveroso ricordare che la situazione sanitaria nella capitale del Sud Darfur era catastrofica con il campo di sfollati di Calma che ospitava oltre 120.000 rifugiati.
Dopo una serie di incontri con il governatore Mohammed Atta la Cooperazione Italiana ottenne l’autorizzazione di costruire una struttura ospedaliera nei pressi di Nyala poco distante dall’aeroporto.
In principio avevamo scelto come località una zona di Nyala abitata prevalentelmente dal gruppo di Tariqa Al Tijani. Pochi sanno che i vari contatti televisi che Paolo Bonolis fece con il Darfur furono fatti da un area che dopo qualche settimana venne abbandonata.Il gruppo di Tariqa Al Tifani (gruppo religioso del Darfur) era uno dei nostri interlocutori preferiti. Per loro la cooperazione italiana aveva costruito il complesso scolastico di Garba Intifada (quartiere di Nyala verso la strada che porta a Kass). Per questo motivo all’inizio del 2005 si pensava di collocare la struttura ospedaliera in una area vicino alla moschea dello Sceicco Musa capo spirituale dei Tariqa al Tijani.
Ma non fu cosi.
L’ingegnere ,che vinse il “Tender” per l’appalto del progetto , scelse un altra zona per la costruzione dell’ospedale. Il luogo prescelto fu appunto la strada che collega l’aeroporto di Nyala con la base dell’African Union.
I problemi finanziari vennero a galla non appena le luci su Sanremo furono spente.La raccolta fondi come è noto non ebbe i risultati sperati. Molte persone tra gli organizzatori di Sanremo e tra i cantanti che avevano promesso grosse somme come contributo per la costruzione di Avamposto 55 si tirarono indietro o si limitarono a versare contributi ben lontani dalle loro promesse iniziali.
I soldi raccolti erano insufficienti per costruire un ospedale persino in Sudan..


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A salvare il gruppo della cooperazione italiana da un disastro annunciato fu l’insperato sostegno dell’ONG Umanitaria Padana guidata dalla Signora Sara Fumaglli nota consorte dell’ex Ministro della Giustizia della Lega Castelli.
Bisogna riconoscere che la Signora Fumagalli si adopero’ in modo forte e deciso.
Raccolse nel Nord- est d’Italia diversi macchinari sopratutto materiale per la pediatria e la ginecologia .
Una volta raccolti questi materiali la Signora Fumagalli prosegui’ inviando i vari container verso la base logistica dell’ONU Brindisi . Una volta giunti a Brindisi i materiali per l’ospedale di Avamposto furono caricati in voli speciali dell’ONU con destinazione Nyala Darfur .Il tutto fu appositamente autorizzato ed organizzato dal Dott. Deodato che come si puo’ vedere dai dettagli sotto facilito’ l’apertura dell’ospedale in tempo per la sua visita istituzionale.
I materiali giunsero a Nyala con i seguenti voli, in tempo appunto per la visita istituzionale (dicembre 2005)del Dott. Giuseppe Deodato.
1)Primo Volo
Data 02 Novembre 2005
Packing List UNHRD 2005 / 103
AWB 410 0002 2820
2)Secondo Volo
Data 05 Dicembre 2005
Packing List UNHRD 2005/108
AWB 410 0002 2831
In sintesi questi sono i dati della struttura
  • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale
  • Settore di Intervento: Sanitario
  • Tipo d’intervento: Costruzione del Presidio Ospedaliero e di Primo Soccorso
  • Beneficiari: 70,000 bambini tra residenti, sfollati e rifugiati
  • Controparte locale: Gruppo Tariqa al Tijani, sfollati dei campi e popolazione di est Nyala
  • Durata prevista: 8 mesi, a partire dal 01/05/2005
  • Totale finanziamento ricevuto: 277.816,00€ (fondi privati)
  • Giustificazione dell’Intervento: Progetto Avamposto 55, nato durante il 55° Festival di Sanremo
I problemi logistici di Avamposto iniziarono a presentarsi subito dopo la partenza della Dott.ssa Contini in concomitanza con la fine del suo mandato.
Vorrei a questo proposito chiarire il perchè del fallimento dell’operazione di Avamposto .
L’idea che la maggior parte della gente si è fatta su Avamposto è legata alla cosidetta inchiesta di Irene Panozzo.Io reputo che quell’inchiesta è stata condotta in modo molto approssimativo e che non abbia colto nel segno.Nessuno del personale addetto ai lavori è stato realmente contattato per ribattere alle tesi supportate dalla Paonozzo ma si è proceduto contattando solo il personale che non ha seguito l’intero iter del processo.
Inoltre una inchiesta per essere tale deve andare a fondo e ricercare le ragioni che hanno causato o in parte contribuito a creare i problemi.
Sinceramente non ho letto niente di tutto questo, ma solo tante speculazioni .Ho davvero la sensazione che qualcuno si è fatto un viaggetto di qualche settimana nel Darfur e poi è ritornato con l’idea di avere una visione chiara e netta di come sono andate le cose.
Ecco di seguito qualche passaggio riportato da giornali ovviamente vicini alla signora Paonozzo:
In un articolo di Stefano Liberti e Irene Panozzo dal titolo “Le cattedrali italiane nel deserto del Darfur” [link a fondo pagina, n.d.r.] sul quotidiano “Il Manifesto” del 1° novembre 2006, si legge: «Un ospedale che funziona a singhiozzo, un acquedotto senz'acqua, un parco giochi circondato da filo spinato. Questa è in sintesi l'eredità che Barbara Contini ha lasciato in Darfur, la regione occidentale del Sudan, prima come coordinatrice degli interventi umanitari della cooperazione italiana, poi come responsabile dell'International management group (Img), un organismo internazionale finanziato anche dalla Farnesina. Quasi due anni di lavoro durante i quali la Contini, dopo il precedente incarico di governatore della provincia irachena di Dhi Qar, ha gestito fondi, personale e progetti in modo del tutto personalistico, bypassando le normali (e stabilite per legge) procedure della Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo (Dgcs) del Ministero degli esteri italiano»;
Avete letto il pezzo sopra?
Bene ora ritorniamo alla storia ed ai fatti e lasciamo queste congetture.....
Dicevo nel dicembre del 2005 l’ospedale viene inaugurato dal Dott. Giuseppe Deodato (capo della cooperazione italiana) in visita per due settimane in Sudan.
Durante l’inaugurazione sono presenti anche la Signora Sara Fumagalli che come avevo detto prima aveva contribuito con materiale sanitario, l’ambasciatore italiano Enzo Angeloni e diversi rappresentanti del MAE di Roma.
Finita la fanfara dell’evento escono fuori ad uno ad uno i problemi di avamposto:
A) Il Progetto non sarà consegnato come da MOU al governo sudanese. La Dott;ssa Contini non vuole lasciare la struttura al ministero della sanità sudanese e si ostina a gestire Avamposto dall’Italia.
B) Scelta del personale espatriato e locale
C) Richieste dei dottori locali contro la direzione di Tariqa Al Tijani
D) Mancanza di Fondi
E) Nessun coordinamento con gli altri organismi internazionali
F) Contrasti con l’ambasciata ed il Mae
G) Personale della Cooperazione che sceglie di far fallire il progetto.

Perchè Avamposto 55 è miseramente fallito.

Una delle ragioni principali del fallimento di Avamposto, fu senza altro la scelta da parte dell’Inviato Spêciale del governo Italiano Dott.ssa Barbara Contini di non consegnare il progetto al Ministero della Sanità sudanese una volta terminato.

Come ho detto sopra nel dicembre del 2005 si tenne una grande cerimonia a Nyala per celebrare l’inaugurazione di questa nuova struttura.
A Nyala fu organizzato un corteo straordinario dal governatore Atta Al Mannan che si concluse con una grande festa che ebbe luogo nei pressi dell’ospedale.

La delegazione del MAE guidata dal Dott. Deodato si fermo’ in Sudan per quasi due settimane.La visita segnava la fine del mandato della Contini e nello stesso tempo aveva l’obiettivo di inaugurare i 27 progetti portati a termine (non tutti) nel paese tra la regione di Kassala ed il Darfur.

Per 26 progetti la cooperazione firmo’ vari MOU (memorandum of understanding) con il governo locale.
L’MOU prevedeva che per la sostenibilità dei progetti, le autorità locali sudanesi prendevano in consegna le strutture e si impegnavano a portare avanti il progetto come stabilito dai criteri di accordo tra i due governi.

Ovviamente per i progetti sviluppati a Muhajiria e nel Jebel Marra, ossia nelle aree controllate dai ribelli, non fu firmato nessun MOU trattandosi di aree di guerra. IN quelle zone gli accordi furono presi con i comandanti militari e civili locali.

Viene lecito domandarsi
Perchè il progetto di Avamposto non segui’ questo iter?
In effetti la posizione dell’inviato speciale del governo italiano era molto discutibile.La posizione ufficiale era quella di gestire l’ospedale alfine di poter prestare aiuto alle popolazioni più bisognose del sud darfur senza fare distinzioni di gruppi etnici e politici.
Un maniera per dire che in Sudan gli ospedali operano in linea con direttive politiche dove chiunque è sospettato di essere pro-SLA non godrà dell’assistenza sanitaria.

Ma allora ci si chiede come mai tutte le altre strutture furono consegnate al governo locale? Non era lo stesso governatore Atta Al Mannan che agevolo’ la Dott.ssa Contini per sviluppare nella città di Nyala i collegamenti con il festival canoro di Sanremo?

La Contini aveva sostenuto più volte nei suoi colloqui con l’ambasciatore italiano Enzo Angeloni che non voleva assolutamente consegnare l’ospedale al governo locale perchè se no quest’ultimo avrebbe trasformato la struttura in un ospedale governativo dove l’accesso ai ribelli o agli oppositori sarebbe stato vietato.
Inoltre la Contini sosteneva che avrebbe creato una fondazione che si sarebbe occupata dall’Italia della gestione di questo ospedale.
Un altro punto portato avanti dall’inviato speciale era che l’ospedale doveva essere accessibile a tutti sopratutto alla comunità povera di Tariqa Al Tijani.Ragion per cui all’ingresso dell’ospedale una lapide ricorda a tutti i visitatori che l’ospedale è stato donato allo Sceicco di Tariqa Al Tijani, Sceicco Musa.

Secondo il mio punto di vista il fallimento di Avamposto 55 è racchiuso proprio in queste poche righe.
Infatti verrebbe naturale chiedersi perchè l’inviato speciale ha consegnato la riabilitazione dell’ospedale e le cliniche di Kassala al governo sudanese? Se il timore che il Ministero della sanità fosse una struttura governativa fallimentare perchè portare avanti costose opere di recupero a Kassala e consegnarle alle autorità locali ?perchè non fare la stessa cosa a Nyala?
Queste domande esigono una risposta chiara e definitiva!.

Quando l’antonov delle Nazioni Unite decollo’ nel dicembre del 2005 dall’aeroporto di Nyala in direzione di Khartoum, l’ospedale da li a poco cesso’ di funzionare.In effetti forse non funziono’ mai a parte qualche breve periodo come pronto soccorso.

Nel momento in cui l’inviato speciale scelse di non coinvolgere il Ministero della Sanità, l’intera gestione dell’ospedale ricadeva nelle responsabilità della fondazione di avamposto creata da li a poco.
Un accozzaglia di nomi, tra cui il mio, che non aveva nessun potere decisionale ma era solo una operazione di facciata.


Ma torniamo alle ragioni del fallimento.
Momento cruciale della storia è la partenza della Dott.ssa Contini nel dicembre del 2005 e la fine della cooperazione italiana in Darfur.

Da quel momento a seguire Avamposto a Nyala rimane solo un piccolo gruppo di cooperanti guidati da un giovane ed inesperto ex stagista italiano della cooperazione italiana.
Tale Filippo Fani Ciotti che non aveva ne le capacità tecniche ne tantomeno le doti di gestire un gruppo .
Troppo giovane e sopratutto carente di quelle qualità che erano necessarie per lavorare in difficili contesti come quello del darfur.

Per quello che concerne il personale locale sanitario era stato scelto all’interno della comunità di Tariqa al Tijani. Questo personale sanitario si rivelo’ sin da subito poco propenso a lavorare per Avamposto ed avanzava tutti i giorni sempre nuove e costante richieste di soldi.

L’ospedale veniva aperto la mattina alle 09.00 e funzionava sino alle 14.00 come un centro di pronto soccorso.
Assolutamente nulla di più di cio’che avveniva da tempo nel campo di Calma dove diverse organizzazioni umanitarie non governative portavano avanti centri di primo soccorso in una area con oltre 120.000 rifugiati.
Inoltre bisogna ricordare che le altre ong lavorano costantemente all’interno di economiche tende ed offrivano lo stesso servizio se non addirittura migliore.

Cosa è quindi che non ha funzionato?

La partenza dell’Inviato Speciale Italiano aveva lasciato senza dubbio un vuoto all’interno della cooperazione italiana.Con i suoi contatti, con l’aiuto di potenti personalità della politica italiana poteva sempre contare su appoggi esterni per affrontare le varie difficoltà.
Ho citato l’esempio dei due areei partiti poco prima della visita del Dott.Deodato carichi di beni sanitari.

Inoltre l’inviato speciale poteva sempre contare sui soldi del Mae. I dottori che dall’Italia che per qualche tempo si susseguirono nel portare avanti la struttura ospedaliera godevano di salari di oltre 10.000 Euro profumatamente pagati dalla cooperazione cosa che rendeva ancora di più gradevole il loro lavoro.
Altro che volontari!

La goccia che fece traboccare il vaso fu senz’altro la dipartita della Suora Italiana che da oltre 20 anni viveva e gestiva un piccolo dispensario a Nyala.

Questa Suora insieme alla sua collega libanese erano entrate in contatto con l’ufficio della cooperazione italiana nel 2004. Da subito furono protette e coccolate dalla Contini che si impegno’ a riabilitarle la loro chiesa locale e a fargli pervenire numerosi attrezzi per le loro attività.

........Dicevo che le Suore di Nyala da diversi anni gestivano un piccolo dispensario poco distante dalla sede degli uffici di Ocha.Con l’apertura di Avamposto la Contini convinse (ma mai totalmente) la suora italiana di chiudere il dispensario e trasferirsi con il suo staff presso l’ospedale.

Dopo qualche tempo la suora entro’ in contrasto con i dottori esperti venuti dall’Italia. La suora sosteneva tra l’altro che l’assistenza sanitaria doveva richiedere anche una piccola partecipazione da parte dei sudanesi.
Lei stessa portava come modello il suo dispensario che da oltre ventanni funzionava senza intoppi.
Ogni mattina infatti queste due sorelle aprivano le porte del dispensario ed offrivano un servizio sanitario impeccabile presso il loro dispensario.I sudanesi pagavano una piccola quota che serviva a pagare i costi del dispensario .

Se oggi andiamo a Nyala quel dispensario che non è costato un euro al contribuente italiano funziona, mentre avamposto con i suoi aerei, i suoi ministri e sopratutto con i suoi grandi esperti italiani giace senza vita.!

Quando la situazione di grave paralisi fu chiara all’inviato speciale ecco che si presento’ la possibilità di inviare una chirurga italiana che sembrava motivata a risolvere le questioni di avamposto.

Avevo conosciuto la chirurga Pina Garau in Eritrea anni prima e chiesi alla Contini di provare questa ennesima carta.
Era evidente che la gestione locale necessitava della presenza continua di un dottore esperto.

Bisogna mettere in evidenza che i rapporti con l’ambasciata italiana erano stati sempre molti tesi. L’ufficio della cooperazione italiana guidata dalla Dott.ssa Contini non aveva mai goduto di grande popolarità a Khartoum complice anche il carattere collerico della Contini ed alcune sue posizioni intransigenti.

Non escludo che molti dell’ambasciata videro il fallimento di avamposto come il fallimento degli aiuti umanitari “spettacolari”.
In molti non avevano visto di buon occhio , e con ragione, i collegamenti con Sanremo ed i continui viaggi dei giornalisti a Nyala. Per tanti e non solo italiani quello spettacolo era una pessima sceneggiata che serviva solo alla notorietà della Contini per rilanciare la sua opera e per fare comunque sempre parlare solo di se.

La sua partenza non poteva che indebolire quella che era la sua opera prima, un ospedale fallimentare.
La situazione era ormai irrimediabile.
La suora che lascia l’ospedale, i fondi che sono finiti, il governo locale che non è stato coinvolto ed i dottori italiani che in conflitto con la dottoressa Contini aiutano a fare affondare la barca.

Questo forse è il punto più doloroso.!
Quando parte la dott;ssa Pina Garau è ormai noto a tutti l’impegno della Contini in politica cosi’ pure il fallimento del suo ospedale tanto invocato da Bonolis!!!!.

La Dott.ssa Garau accetta l’incarico ben conscia dei problemi in loco . Per facilitare l’impresa della Garau la Contini accetta anche di prendere una collega della chirurga per aiutarla nella gestione dell’ospedale.

Inaspettatamente la Garau dopo solo qualche mese di attività a Nyala entra in conflitto con la Contini. IN effetti la Dott.ssa di origine Sarda pugnala alle spalle la mia fiducia e quella della Contini. In barba alle necessità locali inizia a fare corrispondenza con giornali dell’opposizione che non aspettavano altro.


Era il canto del cigno dell’esperienza della Contini in Darfur. Peccato pero’ che a fare da spalla a quelle inchieste che seguirono da li a poco fu proprio la Garau che era stata mandata per cercare di risollevare le sorti di avamposto ma ora si ergeva come moralizzatrice e gridava ai quattro venti gli sperperi della cooperazione.

Nelle sue grida pero’ ha dimenticato di ricordare gli oltre 10,000 Euro che lei prendeva ogni mese dalla Cooperazione Italiana e che era stata pagata proprio per quell’ospedale.

La Storia poi ci racconta che la Dott.ssa Garau viene mandata in “esilio “ dorato nella regione di Kassala sino alla fine del suo mandato.

Questa è in sintesi l’esperienza di Avamposto....ho evitato di raccontare altri squallidi passaggi per non tediare troppo il popolo italiano.

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