Il blog di Italians for Darfur

lunedì, maggio 28, 2018

Il SRF continua la lotta contro il Governo come mezzo legittimo di resistenza

Il Fronte Rivoluzionario Sudanese (SRF) ha sottolineato il suo impegno nei confronti della lotta armata come mezzo legittimo di resistenza contro il Governo sudanese.

In una dichiarazione congiunta ai media, i leader delle due fazioni della SRF, Malik Agar e Minni Minnawi, hanno affermato che la SRF è l'unica responsabile della lotta armata contro il governo.

Nella dichiarazione si legge che l'alleanza dell'opposizione del Sudan Call non ha nulla a che fare con la lotta armata, dicendo che la violenza del regime li ha costretti a tenere le armi per difendere i civili innocenti.

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mercoledì, maggio 23, 2018

Incontro a Parigi del Sudan Call per discutere di pace

Le Forze del Sudan Call organizzeranno un incontro di quattro giorni a Parigi per discutere gli sforzi in corso nel Paese e le questioni organizzative interne, ha detto Minni Minnawi, Segretario Generale dell'alleanza dell'opposizione.

Nelle dichiarazioni ai media, Minnawi ha detto che l'ombrello dell'opposizione inizierà le sue riunioni il 23 maggio e le concluderà il 27 maggio.

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mercoledì, giugno 21, 2017

Minnawi riconosce al-Hilu come leader dello SPLM-N

Il leader del Movimento per la Liberazione del Sudan (SLM-MM), Minni Minnawi, ha riconosciuto Abdel-Aziz al-Hilu come presidente del Movimento per la Liberazione del Popolo del Sudan-Nord (SPLM-N).

In una dichiarazione estesa ai media, Minni Minnawi ha anche invitato le parti in conflitto all'interno del Movimento a superare le loro differenze in modo da non danneggiare la lotta contro il regime dominante.

A seguito di una frattura che è iniziata all'inizio di quest'anno e dei successivi sviluppi, lo SPLM-N è ora diviso in due fazioni guidate, una da Malik Agar, e l'altra dal suo rivale al-Hilu.

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giovedì, aprile 18, 2013

Ancora scontri e sfollati in Darfur, ribelli e forze governative si contendono il controllo

Le Nazioni Unite hanno espresso grande preoccupazione sulla sicurezza dei civili coinvolti dagli scontri tra il Sudan Liberation Movement di Minni Minnawi e le forze aeree sudanesi, nelle aree di Muhajiriya e Labado, Est Darfur. 

Circa 36 mila persone sarebbero fuggite cercando rifugio nelle basi dell'UNAMID, la missione delle Nazioni Unite in Darfur. 
Allarmante la condizione dei più piccoli, affetti anche da un' endemica gastroenterite e malnutrizione.  

Le due città sono state  riconquistate dalle forze regolari sudanesi nella giornata di ieri, come da comunicato ufficiale di Khartoum.

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mercoledì, maggio 09, 2012

Venti di guerra soffiano verso Khartoum. Presa Gereida, Sud Darfur.

Gereida è uno dei principali centri abitati del Sud Darfur, a 100 Km da Nyala. Secondo un comunicato congiunto del Sudan Liberation Movement di Minni Minnawi e di Abdel Whaid al Nur, la città sarebbe da ieri sotto il controllo totale dei ribelli, il primo passo del nuovo programma militare per abbattere il regime di Khartoum. Numerose le vittime.

La presa della città, dopo gli scontri con l'esercito regolare sudanese, sarebbe infatti l'inizio di una nuova campagna del neo-costituito fronte unico ribelle, 
il Sudan revolutionary front (SFR), che include, oltre alle due fazioni citate, il Justice and Equality Movement (JEM) e il Sudan People Liberation Movement del Nord. 
Altre forze dovrebbero sommarsi al convoglio di 37 Land Cruiser armati entrato a Gereida, lungo il cammino verso la capitale. 

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domenica, dicembre 26, 2010

18000 civili in fuga da Khor Abeche

Lo rivelano fonti ufficiali delle Nazioni Unite: 18000 civili sono in fuga dall'area di Khor Abeche, teatro negli ultimi giorni di fortissimi scontri tra forze ribelli dello SLA di Minnawi e le forze governative sudanesi, sempre pià impegnate nella riconquista del controllo del Darfur orientale e meridionale. Nel frattempo altre fazioni di ribelli, tra cui il JEM, si stanno alleando nella resistenza alle truppe sudanesi.
Gli sfollati versano in terribili condizioni, senza acqua, cibo e riparo. Sostano tutti nei dintorni di Shangil Tobaya, sede di una base UNAMID.

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mercoledì, dicembre 15, 2010

Nord e Sud Darfur ancora sotto attacco, caccia ai ribelli di Minnawi

Si fanno più intensi gli scontri tra l esercito sudanese e le forze ribelli asserragliate in Darfur. Dopo gli ultimi attacchi al villaggio di Khor Abeche, Sud Darfur, del 10 e del 11 dicembre, che ha causato lo sfollamento di almeno 45 civili, la situazione sta lentamente migliorando ma rimane molto tesa.
Attaccate anche postazioni dell'armata di Minnawi,unico firmatario degli accordi di pace del 2006.Sono state colpite, lo scorso giovedì, Dar es Salaam e Shangil Tobayi nel Nord Darfur.

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mercoledì, dicembre 08, 2010

Stretta di Khartoum contro Minnawi, estromesso dal governo di transizione.

Il leader moderato del Sudan Liberation Army, Minni Arcua Minnawi, è stato estromesso dal Transitional Darfur Regional Authority (TDRA) previsto dagli accordi di pace per il Darfur, siglati nel maggio 2006.
Il governo accusa il movimento armato di aver violato proprio quegli accordi muovendosi oltre l'area di influenza a loro concessa, verso Sud, e ora è stato dichiarato obiettivo strategico delle forze armate sudanesi.
Solo un mese fa Minnawi aveva esacerbato le tensioni con il governo centrale, che accusava di non aver implementato più del 15% del Darfur Peace Agreement.
Ieri, 7 dicembre, 18 persone dello staff del TDRA sono state arrestate e la sede evacuata.

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giovedì, agosto 20, 2009

L'UNAMID ospita la prima tavola rotonda per rilanciare l'implementazione del Darfur Peace Agreement

La sede della missione congiunta ONU-Unione Africana in Darfur (UNAMID) ha ospitato ieri 19 agosto una prima tavola rotonda dei firmatari del Darfur Peace Agreement (DPA). Al'incontro hanno partecipato, tra gli altri (assenti i piu importanti gruppi ribelli), Minni Minnawi, noto comandante del Sudan Liberation Movement (SLM-MM), divenuto Assistente Speciale del Presidente sudanese proprio sulla base degli accordi di Abuja, e Abu Gasim, a capo della delegazione del Governo sudanese, governatore del West Darfur.

Secondo quanto si legge nel comunicato ufficiale di UNAMID, i partecipanti avrebbero chiesto alla comunità internazionale di riattivare la Darfur Joint Assessment Mission.

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martedì, agosto 26, 2008

Dirottato in Libia il Nyala-Khartoum


Un Boeing 737 della compagnia sudanese Sun Air con circa 87 passeggeri e 10 persone di staff a bordo è stato dirottato oggi poco dopo il decollo da Nyala. I dirottatori volevano raggiungere l'Egitto, ma dopo il rifiuto del Cairo hanno ripiegato sulla Libia e l'aereo è atterrato nell'oasi di Kufra, nel deserto del sud-est.

A bordo del velivolo ci sono tre alti esponenti della fazione di Minni Minnawi e potrebbero esserci anche esponenti del governo del Darfur. Non è chiaro quanti siano i dirottatori e quali armi abbiano potuto usare.

Kalma, la città degli ultimi scontri, è vicina a Nyala. Secondo fonti Unamid, il bilancio dello scontro di lunedì è attualmente di 64 morti e 117 feriti, dei quali 49 portati all'ospedale di Nyala. I militari sudanesi erano ben equipaggiati, mentre i darfuriani avevano solo bastoni e coltelli ed hanno cercato di difendersi facendosi scudo con un muro di donne e bambini.

Non è chiaro se il dirottamento sia collegato alla strage.

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sabato, giugno 28, 2008

La Cooperazione Italiana costretta a pagare i guerriglieri per lavorare in Darfur

2.3 Soldi e progetti per costruire una allenza con i ribelli del Darfur

di Giorgio Trombatore

Consegnai personalmente una busta contenente 10.000 Euro (in moneta locale) ad uno dei dirigenti dell’SLA presso Muhajiria, all’indomani della riunione di Haskaniza nel novembre del 2005.

I soldi furono consegnati ad uno degli uomini di Minnie Mennawie come contributo per le spese sostenute nell’organizzazione della spettacolare riunione di Haskaniza ,dove la Presidenza di Minnie Mennawie era stata confermata da centinaia di guerigglieri accorsi da ogni parte del Darfur a discapito del presidente Abdel Uahid.
Questa fu la prima ed ultima volta che come operatori della cooperazione avevamo dato esplicitamente dei soldi ai ribelli del Darfur. Sino a quel momento i nostri interventi a loro favore erano stati sempre e solo attraverso progetti umanitari.

Non fu versato un euro neanche quando nel 2005 dopo un lungo lavoro di spionaggio eravamo riusciti a liberare i tre operatori di Adra rapiti dal JEM ed in mano al gruppo militare per oltre tre mesi.
In realtà avevamo capîto che oramai da tempo la dirigenza di Minnie Mennawie aveva scelto come contatto privilegiato l’ufficio dell’ambasciata americana che sin dai tempi della lotta armata di Mennawie gestita ed organizzata dalle lontane dune del Nord Darfur, aveva costruito un contatto saldo e duraturo.
I nostri mezzi erano troppo deboli per poter competere con gli americani o con i libici, ma cio’ nonostante ci tenevamo ad essere presenti e attivi nel territorio. Per questo quel contributo monetario rientrava all’interno di una strategia di contatti per la costruzione di un network valido e stabile con tutti i guerigglieri presenti nelle tre regioni del Darfur.

Nel Jebel Marra avevamo scelto un altra strategia. Con i guerigglieri di Abdel Uahid sin dal lontano ottobre del 2004, avevamo instaurato un rapporto di grande collaborazione e sostegno umanitario.
L’intervento più colossale era quello previsto per la ricostruzione totale di Kidingir.
Il progetto prevedeva la ricostruzione di due scuole, di una clinica, dell’intero mercato, della diga, e di una installazione permanente di energia elettrica per tutto il villaggio.
L’idea era quella di creare un oasi all ‘interno del Jebel Marra da contapporre alla miseria dei villaggi sostenuti dal governo nel Sud Darfur.L’auspicio era quello di creare un asse di riferimento per tutto lo SLA vicino ad Abdel Uahid creando un sistemo di supporto logistico e ed umanitario che legasse Fena con Kidingir.

Il progetto di Kidingir è miseramente fallito insieme a tutti i fondi che sono stati deviati per quella zona.Le scuole sono rimaste dei covi per il bivacco dei guerigglieri.In poco tempo furono ridotte le strutture a delle latrine a cielo aperto.
La clinica fu immediatamente saccheggiata all’indomani della visita del Dott.Giuseppe Deodato (dicembre 2005) a quel tempo direttore generale della cooperazione.
La diga rimase un sogno, e dell’elettricità neanche l’ombra.
Un fallimento sotto ogni profilo. Infine persino l’auspicato rientro della popolazione civile non fu raggiunto.Infatti le popolazioni native di Fena e Kidingir preferirono rimanere nei campi profughi di Calma ed El Fasher invece che rientrare nei villaggi del Jebel Marra per paura di nuovi attacchi da parte dei governativi.
In verità lo SLA di Abdel Uahid non era pronto ad un simile progetto.In quei giorni i suoi uomini erano più interessati a pârtecipare ad i colloqui in Nigeria mentre la dirigenza vera e propria era troppo presa dai lussi della vita keniota.
Finchè il fracasso del progetto di Kidingir non fu evidente, noi tirammo avanti con le nostre trattative cercando di costruire un network all’altezza delle nostre potenzialità.

Lo SLA di Minnie Mennawie era quello che ci dava più preoccupazioni.
Fortemente presente sul territorio , lo SLA di Minnie aveva da tempo iniziato ad avviare contatti con l’ambasciata americana per ritagliare da li a poco la posizione di vice-presidente e l’ingresso del suo movimento nel governo di Al Bashir.

Con il Jem la situazione era ben diversa.Come detto più volte gli uomini del Dott.Khalil sebbene in numero minore avevano dato l’idea di una maggiore compattezza e preparazione nella lotta politica. I rapporti con il JEM furono sempre ottimi nonostante gli aiuti della cooperazione nei loro confronti furono limitatissimi.Ricordo solo qualche aiuto a livello umanitario per l’area di As Senet e nel Nord Darfur.
L’impegno più grosso si rivelo’ quello con lo SLA di Abdel Uahid nel Jebel Marra.
Cibo, vestiti, progetti pêr l’acqua, per la ricostruzione, un impegno colossale che venne gestito in maniera pessima e distruttiva dalla dirigenza guidata dal coordinatore politico di Fena Mr. Muru.
Ben altra cosa furono gli aiuti gestiti nelle aree sotto controllo del governo locale.

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domenica, giugno 22, 2008

Faccia a faccia con Minni Minnawi, Presidente dello SLA-M

3. MINNI MINNAWI

di Giorgio Trombatore

Nell’agosto del 2005 incontrai in una località segreta del Nord Darfur quello che sarebbe diventato da li a poco il firmatario del processo di pace firmato ad Abuja nel 2006, il leader storico del gruppo Zagawa Minnie Mennawie.

A quel tempo io ero il “Political Coordinator “ per la Cooperazione Italiana in Darfur, una funzione che in un certo senso non era riconosciuta dal ministero degli esteri dato che la mia funzione ufficiale era “logista”.
Da diverso tempo ero in contatto con il gruppo dell’SLA legato alla presidenza di Abdel Uahid e storicamente localizzato nell’area di Jebel Marra.
La Cooperazione Italiana aveva intrapreso una serie di attività umanitarie sin dal novembre 2004, quando per la prima volta raggiunsi queste aree isolate sotto il controllo dei guerriglieri dello SLA.

I miei interlocutori erano prevalentemente il political adviser Muru ed il comandante militare della zona il maggiore Sanah.I nostri incontri avvenivano solitamente a Fena e Kidingir dove tra l’altro la Cooperazione Italiana porto’ avanti dei lavori che si rivelarono totalmente fallimentari per una serie di cause.

Erano luoghi di una povertà indicibile.I raid aerei delle truppe governative da un lato e gli attacchi dei janjaweed avevano distrutto e fiaccato moralmente le truppe stanziate nel Jebel Marra.
L’autorità cittadina era rappresentata da un Sultano locale che nei tempi di pace gestiva l’autorità in quello che era un tempo la Svizzera del Sudan.
Il jebel Marra, in effetti, in tempî recenti era una destinazione preferita da parte della ricca borghesia sudanese che in queste aree avevano costruito degli chalet per godere del clima e della bellezza dei paesaggi.
Il paesaggio purtroppo oggi era ben diverso, ovunque distruzione .Le case , le scuole e persino la diga di Fena erano stati distrutti durante il conflitto. I guerriglieri del Jebel Marra, per lo più a maggioranza etnica Fur, vivevano in grande povertà.Mentre la leadership guidata da Abdel Uahid se ne stava nei migliori alberghi del Kenya ingrassando tra una conferenza di pace ed un intervista i suoi uomini muorivano di stenti.

Tutte le volte che giungevo a Kidingiri mi si stringeva il cuore nel vedere lo stato di quei guerriglieri.

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Vivevano con niente, e solitamente dormivano all’interno delle scuole abbandonate che diventavano dei veri e proprio tuguri.
In quei luoghi i guerriglieri defecavano e si nutrivono.La maggior parte erano giovanissimi, ignari del conflitto.Molti muorivano al primo conflitto al fuoco, dato che non avevano esperienza e conoscenza della guerra.
Si aggiravano per quei luoghi con i loro vecchi fucili, spesso disponevano di poche munizioni che tenevano con grande cura.

In queste zone colpite duramente dal conflitto la cooperazione italiana aveva deciso di aiutare la popolazione sudanese del Jebel Marra con una assistenza alimentare, ed anche con un obbiettivo di ricostruire in toto il villaggio di Kidingir seriamente distrutto dalla guerra civile.
Obbiettivi lodevoli ma la popolazione in quel momento aveva bisogno di ben altro che di una ripulita delle stanze della scuola locale, la popolazione era assetata di sicurezza.
La presenza dei Janjaweed era ancora più inquietante dei raid aerei.I Janjaweed erano accampati pochi chilometri fuori da Kidingir.
Io ebbi l’onore e la sfortuna di conoscerli quando un giorno rientrando da una visita a Kidingir la mia auto fu attaccata da un gruppo di Janjaweed che ci tese un agguato appena fuori Kidingir .I janjaweed sbucarono fuori dalle radure di un Uadi e ci attaccarono con tutta la loro potenza di fuoco.

Per lo più a cavallo e su cammelli , mi vidi piombare una trentina di uomini che galoppavano a tutta forza contro il mio veicolo.Con me c’erano due soldati dei corpi speciali che immediatamente risposero al fuoco rispondendo con una pioggia di proiettili in direzione dei Janjaweed.
Dopo l’attacco raggiunsi un vicino villaggio per prendere aria e verificare che stavamo tutti bene.Il villaggio era stato attaccato poco prima dai Janjaweed.Fui avvicinato da una donna che mi chiese di portare suo figlio al vicino ospedale di Nyala.
Il ragazzo aveva due proiettili in corpo, una nella spalla e l’altro nel fianco. Perdeva in continuazione i sensi e decisi di portarlo con me a Nyala.
In auto non avevo posto quindi lo caricai nel cassone del pick-up.Quel disgraziato si fece tutto il viaggio nel cassone, ma la vita fu salva.

Come ho detto sopra per mesi continuai lavorare con la dirigenza dello SLA del Jebel Marra. Al lavoro politico affiancavo quello umanitario sopratutto legato all’assistenza delle popolazioni di Fena e Kidingir.
Tempo dopo sfruttando le mie conoscenze sul territorio e sopratutto attraverso la mediazione di jamal capo Zagawa dell’aria di Muhajiria riusci’ ad organizzare un incontro con Minnei Mennawie in una località segreta del Nord Darfur.

Decisi di presentarmi all’incontro con un aiuto per la sua popolazione ed organizzai un camion pieno di derrate alimenatari.Purtroppo il camion fu intercettato dalla polizia segreta di El fasher che per colpirmi decise anche di interrompere tutte le attività dell’ONG COOPI nel territorio.
In realtà il COOPI era all’oscuro del mio incontro con il ledaer dei guerriglieri dello SLA Zagawa, ma la loro unica colpa era stata quella di facilitarmi il pâssaggio attraverso El Fasher preparandomi i “travel permit”.
L’ong venne assediata dagli uomini di HAC e per diversi giorni le loro attività sospese.La situazione si risolse grazie anche al tempestivo intervento dell’ambasciatore Enzo Angeloni che spesso interveniva per tirare fuori me ed i miei uomini dai problemi.

Rinunciai al camion e prosegui il mio viaggio in macchina verso l’incontro con il ledaer dei ribelli.
Ad un centinaio di chilometri da El Fasher sfiorai una tragedia con una pattuglia dello SLA.
IN effetti all’uscita di un Uadi fui fermato da un gruppo armato incuriosito dalla vettura della cooperazione italiana in quelle aree desolate.
Dissi al mio collega, un giovane stagista italiano, di prendere il Kalashnikov e di essere pronto a sparare a quei quattro individui che continuavano a parlocchiare ad alta voce tra di loro.
Non ero riuscito a riconoscere quel gruppo, temevo che fossero sbandati alla ricerca di una sicura rapina.
Feci marcia indietro di corsa e mi rifugia dietro una collina.
Chiamai con il Sat Abdu Giabbar (numero due delle forze armate della guerriglia Zagawa).
Lo informai che sul tragitto c’erano dei predoni e chiedevo che mi inviasse qualche pattuglia.
Abdu Giabbar mi disse che probabilmente si trattava di governativi e di non cedere.
Risoluto dissi allo stagista che era con me che saremmo passati, nascondemmo il kalashnikov sotto una giacca e dissi al mio segno di sparare sul gruppo.
Fortunatamente quando mi ripresentai davanti al gruppo , uno di loro disse “SLA, Harakat SLA”, ossia si identifico’ come del movimento.
A quel punto l’incidente fu chiarito, in effetti si trattava di gente vicina a Minnie.

Tirammo un sospiro di sollievo e continuanno il nostro viaggio sino a raggiungere Minnie che ci attendeva con i suoi uomini in una località segreta .

Quello che mi colpiva era di constatare che di fronte a me avevo un esercito vero e proprio.
Gli uomini di Minnie erano ben equipaggiati, sfoggiavano tute mimetiche di primo ordine, e la comparazione con le truppe dello Sla nello jebel Marra mi venne spontanea.

Minnie Mennawie ci accolse su un tappeto saggiamente collocato sotto un grosso albero.
Accanto a lui c’era sua scorta che lo seguiva sempre; la cosa esilarante era che metà di quella scorta sfoggiava un look da rasta man. IN effetti in seguito notai che spesso tra i guerriglieri vi era la moda di portare i capelli rasta quasi come a mostrare con il corpo la loro differenza dalle tribu’ arabe che gestivano il paese.
In quell’incontro c’era persino Abdu Giabbar,con cui avevo parlato poco prima con il sat durante l’incidente sulla strada.

Minnie mi informo’ che a breve si sarebbe tenuta una grande conferenza in una località segreta ( più tardi si seppe che fu la conferenza di Haskaniza).

In quella conferenza lui avrebbe riunito tutte le forze dello SLA per eleggere un nuovo presidente.
Usava parole dure per Abdel Uahid definendolo un rammolito che da troppo tempo viveva all’estero tra il lusso degli alberghi del Kenya.

Mi parlo’ dei suoi rapporti con il gruppo guerrigliero dello SLA del Jebel Marra, deprecandone le condizioni di vita.
I miei pensieri andarono subito a quei poveri disgraziati che vivevano in mezzi ai rifiuti organici in vecchie stanze abbandonate.

Il leader dello SLA mi disse che aveva avuto diversi contatti con i libici ed aveva incontrato anche Gheddafi un paio di occasioni. Sapevo che i libici seguivano con interesse gli accadimenti del Darfur, ma non immaginavo un loro netto coinvolgimento almeno sino a quel momento.
Mi parlo’ pure del movimento guidato dal Dottor Khalil riconoscendo nel JEM una strategia maggiore che in effetti nel tempo si sarebbe rilevata corretta.

Potei constatare che quel giovane guerrigliero stava cercando di rimettere in sesto una guerriglia che soffriva di troppe spaccature interne.A quel tempo nel 2005 il gruppo di Mennawie e quello di Abdel Uahid erano ancora formalmente uniti,anche se il giovane leader Zagawa Minnie stava impressionando gli osservatori occidentali per la sua forza e per l’organizzazione delle sue milizie.

Minnie mi mostro’ una mappa durante il nostro incontro che aveva fatto fare cucendo diversi lenzuoli ed orgogliosamente mi mostro’ la forza del suo SLA nel territorio del Darfur.

Vi erano due centri che fungevano da HQ militari, l’area di Muhajiria che veniva seguita dal mio caro amico il comandante Jamal e l’area appunto del Nord darfur.

I problemi di Minnie erano tanti, c’erano le attività del gruppo JEM al Nord che faceva sentire la sua presenza grazie alle scaltre strategie di Bahar Idris (uno dei migliori comandanti militari del conflitto), a sud c’era il problema con la fazione di Abdel Uahid che spesso proprio nell’area di Muhajiria aveva segnato delle forti tensioni.

Rividi il leader dello SLA in quella che fu per eccellenza la spaccatura ufficiale e definitiva del gruppo SLA, durante la conferenza di Haskaniza.
Questa conferenza , se non ricordo male, venne organizzata nel mese di ottobre in un villaggio del sud darfur non molto distante da Muhajiria grosso centro commerciale.

Un grossa tenda venne collocata appena fuori il villaggio e dopo diversi mesi di contatti segreti frenetici tutto l’SLA che contava si riuni’ ad Haskaniza per eleggere il nuovo presidente.

Abdel Uahid, che aveva intuito le mosse di Mennawie , non si presento’ alla conferenza e non invio’ nessun delagato. Anzi si affretto’ a riufiutare la legittimità della conferenza attraverso la solita intervista a qualche reporter straniero da una stanza di un albergo Kenyota.
Io raggiungi la conferenza sfruttando un volo di un MI8 delle Nazioni Unite.
Poco prima della conferenza incontrai Minnie all’interno di una tenda che aveva fatto allestire appena fuori Haskaniza.Fuori la tenda riconobbi immediatamente i suoi uomini più fedeli che stavano bivaccando bevendo tè e fumando sigarette.
Minnie mi aspettava all’interno della tenda.Era seduto al centro, sembrava conscio dell’importanza storica dell’evento.Accanto a lui vi era sua moglie, una ragazza molto giovane dai tratti leggermente arabi.Poco distante sedeva anche l’immancabile Abdu Giabbar (capo delle forze armate) ed alcuni rappresentanti dell’SLA nel mondo.

Il leader dei guerriglieri mi presento’subito quelli che erano i rappresentanti dello SLA nel mondo.
Vi erano alcuni delegati che venivano dagli Emirati, dal Kuwait , poi mi colpi’ la presenza di un delegato che veniva dall’Italia.
Minnie me lo presento’ con una certa enfasi, si trattava del signor Mandella residente a Monterotondo a Roma che l’altro si dilettava a fare il politico per l’SLA.
Mandella parlava un buon italiano, e come tutti gli altri delegati presenti nella tenda mi colpi’ perchè stava seguendo il ramadan.
Lo so che puo’ sembrare stupida come riflessione, ma notai che i guerriglieri e compreso Minnie non si davano molta cura del ramadan ,mentre questi delegati giunti freschi freschi dall’Europa e dagli Emirati ci tenevano a sfoggiare il loro digiuno.

Inutile dire che il profilo di quelle persone era mediocre.Minnie aveva voluto la loro presenza per rendere ancora più ufficiale quella spaccatura agli occhi dei sudanesi.

In effetti centinaia di guerriglieri dell’SLA erano accorsi da tutte le regioni del Darfur per seguire questa conferenza che mirava ad eleggere un nuovo capo.
Persino una delegazione di libici era presente, oltre che qualche giornalista europeo ed un gruppo di americani.
Minnie si presento’ alla conferenza accolto da un lungo applauso.
Il servizio d’ordine aveva fatto le cose in modo davvero eccellente.
Ogni delegato aveva ricevuto un carta di identità che lo autorizzava a votare.Tutto il perimetro della conferenza era stato protetto da un servizio d’ordine impeccabile.
Dopo una serie di saluti, si procedette immediatamente alle votazioni, che come previsto sancirono l’elezione di Minnie alla testa del movimento.
Gli avvenimenti che sono seguiti alla conferenza di Haskaniza sono noti a tutti.
Minnie Mennawie leader dello SLA uscente di Haskaniza ha partecipato attivamente al processo di pace in Nigeria firmando il documento di pace.
Abdel Uahid insieme al Jem e qualche altro gruppo ha rifiutato quel processo.
Da un lato abbiamo visto emergere il JEM come una forza sempre più consistente nello scacchiere del Darfur mentre gli uomini di Abdel Uahid hanno perso la loro influnza.

Autore del presente testo è Giorgio Trombatore. 
Italians for Darfur e IB4D non sono responsabili di quanto espresso dall'autore.

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domenica, gennaio 13, 2008

Una lettera a Minni Minnawi


[Riceviamo e pubblichiamo. L.S.]

Sede della Sezione italiana dello SLAM

In occasione della santa festa dell’Eid Al-Fitr Nhenei si mandi il saluto al popolo sudanese in generale e alla popolazione del Darfur, rifugiati e sfollati

Dopo il genocidio, il regime ha organizzato dei campi di sfollamento. Molte persone avrebbero voluto nei loro villaggio, cone le loro attività agricole e pascoli per il bestiame. Ma questi villaggi sono stati dati dalla minoranza araba a tribù di mercenari Janjaweed provenienti da Niger, Ciad, Mali e altri paesi, e nell’ultima settimana del mese sacro di Ramadan c’è stato ancora genocidio degli abitanti della regione di Muhujarija. All’interno della moschea l’iman, donne e bambini sono stati uccisi dai Janjaweed e da soldati del governo sotto la copertura di tre aerei.
Non è la prima volta che questo Governo uccide dei cittadini nel mese di Ramadan, anche all'interno del Palazzo della Repubblica, quando vennero uccisi funzionari: il mondo intero lo sa. Ora Minni Arcu Minnawi è Consigliere principale per il Presidente e Presidente del Movimento di liberazione del Sudan (SLM); egli ha firmato con il Governo un accordo di pace ad Abuja; nel marzo scorso il governo ha bombardato con carri armati una casa di membri dell’SLM, alcuni dei quali già feriti in scontri di guerra, nel cosiddetto “Distretto degli Ingegneri” di Omdurman.
Io chiedo a Minni Arcu Minnawi, allora, qual è il senso di un accordo di pace? Quella che vediamo non è pace. Tutti i movimenti del Darfur, se fanno un accordo con il governo, è un accordo vero. Il governo si copre nel nome dell’Islam, però lo stupro di donne e l’assasinio di bambini ed anziani non è un modo di fare dell’Islam.
Con questa lettera, inoltre, condanniamo l'atto criminale che ha avuto come vittime membri delle forze dell'Unione Africana ad Haskanita. Il Governo sudanese accusa i movimenti di liberazione di aver organizzato l’azione mortale. Noi chiediamo che la comunità internazionale invii una commisisone d'inchiesta per stabilire la verità e mandare i responsabili davanti al tribunale dell’Aja.
Chiediamo inoltre che Minni Arcu Minnawi, come già Selfakir Miardet presidente del SPLA del Sud del Sudan, esca dal Governo con tutti i suoi Ministri e collaboratori. Già in molti casi un membro del Governo è stato ucciso, come per esempio capitò a John Greng e Zubeir e Ibrahim Shemseddin. Non vorremmo che anche Minni Minnawi fosse in questa lista.

Kuis08@yahoo.com
Suleiman Ahmed Hamed
Rappresentante del Movimento di liberazione del Sudan

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