Ismail Rifa Jara va ad Addis Abeba con un suo gruppo e il leader dell'SLM Wahid al Nour ne prende le distanze. Il meeting tra le più piccole e meno rappresentative fazioni di ribelli tenutosi ad Addis Abeba, sollecitato dall'inviato speciale per gli Stati Uniti Scott Gration, provoca un altra rottura nel Sudan Liberation Movement, già provato dalla separazione dalla componente fedele a Minni MInnawi, unico firmatario degli accordi di Abuja, nel 2006. All'incontro, teso a unificare le sigle di ribelli in Darfur in vista di un possibile incontro di trattative con il governo sudanese, hanno partecipato SLM-Unity, SLM Juba di Ahmed Abdel Shafi, lo United Resistance Front (URF) e i diaspori dello SLM di Al-Nur guidati da Ismail Rifa Jara.
Ma l'operato di Scott Gration non piace. Nè ai gruppi ribelli più rappresentativi, SLM al Nur e Jem, che lo paragonano a un ministro degli esteri sudanese, nè agli attivisti statunitensi che gli rimproverano di voler soprassedere sui gravi crimini contro l'umanità perpretati ai danni della popolazione civile in Darfur per ottenere quanto prima dal Sudan un compromesso per la stabilità nella regione.
Ventisette profughi del Darfur, residenti in un campo nei pressi di El Fasher, sono stati arrestati dalle autorità sudanesi, sembra con lo scopo di convincere la maggioranza degli sfollati a sostenere il processo di pace a Doha, in Qatar, secondo quanto riferito da alcuni leaders locali. Il coinvolgimento dei cleaders (Umda) dei campi profughi a Doha era stato sollecitato nel corso delle ultime trattative dall'inviato statunitense Scott Gration. Il campo è popolato per lo più da sostenitori del Sudan Liberation Movement di Al- Nur, che si oppone a trattative con il governo sudanese finchè non verrano disarmate le milizie e verrà predisposto un piano di rientro degli oltre due milioni di sfollati.
Abdel Wahid al Nour, leader del Sudan Liberation Movement, denuncia ai microfoni dei giornalisti parigini l'ultimo attacco che forze aeree del Sudan avrebbero sferrato domenica scorsa ai danni della popolazione civile nel villaggio di Hashaba, nel Nord Darfur, provocando la morte di almeno otto persone e decine di feriti. Le forze UNAMID per ora non confermano, tuttavia è noto che aerei della SAF sono decollati il giorno prima da El Fasher, 70 km a est di Hashaba.
Consegnai personalmente una busta contenente 10.000 Euro (in moneta locale) ad uno dei dirigenti dell’SLA presso Muhajiria, all’indomani della riunione di Haskaniza nel novembre del 2005.
I soldi furono consegnati ad uno degli uomini di Minnie Mennawie come contributo per le spese sostenute nell’organizzazione della spettacolare riunione di Haskaniza ,dove la Presidenza di Minnie Mennawie era stata confermata da centinaia di guerigglieri accorsi da ogni parte del Darfur a discapito del presidente Abdel Uahid. Questa fu la prima ed ultima volta che come operatori della cooperazione avevamo dato esplicitamente dei soldi ai ribelli del Darfur. Sino a quel momento i nostri interventi a loro favore erano stati sempre e solo attraverso progetti umanitari.
Non fu versato un euro neanche quando nel 2005 dopo un lungo lavoro di spionaggio eravamo riusciti a liberare i tre operatori di Adra rapiti dal JEM ed in mano al gruppo militare per oltre tre mesi. In realtà avevamo capîto che oramai da tempo la dirigenza di Minnie Mennawie aveva scelto come contatto privilegiato l’ufficio dell’ambasciata americana che sin dai tempi della lotta armata di Mennawie gestita ed organizzata dalle lontane dune del Nord Darfur, aveva costruito un contatto saldo e duraturo. I nostri mezzi erano troppo deboli per poter competere con gli americani o con i libici, ma cio’ nonostante ci tenevamo ad essere presenti e attivi nel territorio. Per questo quel contributo monetario rientrava all’interno di una strategia di contatti per la costruzione di un network valido e stabile con tutti i guerigglieri presenti nelle tre regioni del Darfur.
Nel Jebel Marra avevamo scelto un altra strategia. Con i guerigglieri di Abdel Uahid sin dal lontano ottobre del 2004, avevamo instaurato un rapporto di grande collaborazione e sostegno umanitario. L’intervento più colossale era quello previsto per la ricostruzione totale di Kidingir. Il progetto prevedeva la ricostruzione di due scuole, di una clinica, dell’intero mercato, della diga, e di una installazione permanente di energia elettrica per tutto il villaggio. L’idea era quella di creare un oasi all ‘interno del Jebel Marra da contapporre alla miseria dei villaggi sostenuti dal governo nel Sud Darfur.L’auspicio era quello di creare un asse di riferimento per tutto lo SLA vicino ad Abdel Uahid creando un sistemo di supporto logistico e ed umanitario che legasse Fena con Kidingir.
Il progetto di Kidingir è miseramente fallito insieme a tutti i fondi che sono stati deviati per quella zona.Le scuole sono rimaste dei covi per il bivacco dei guerigglieri.In poco tempo furono ridotte le strutture a delle latrine a cielo aperto. La clinica fu immediatamente saccheggiata all’indomani della visita del Dott.Giuseppe Deodato (dicembre 2005) a quel tempo direttore generale della cooperazione. La diga rimase un sogno, e dell’elettricità neanche l’ombra. Un fallimento sotto ogni profilo. Infine persino l’auspicato rientro della popolazione civile non fu raggiunto.Infatti le popolazioni native di Fena e Kidingir preferirono rimanere nei campi profughi di Calma ed El Fasher invece che rientrare nei villaggi del Jebel Marra per paura di nuovi attacchi da parte dei governativi. In verità lo SLA di Abdel Uahid non era pronto ad un simile progetto.In quei giorni i suoi uomini erano più interessati a pârtecipare ad i colloqui in Nigeria mentre la dirigenza vera e propria era troppo presa dai lussi della vita keniota. Finchè il fracasso del progetto di Kidingir non fu evidente, noi tirammo avanti con le nostre trattative cercando di costruire un network all’altezza delle nostre potenzialità.
Lo SLA di Minnie Mennawie era quello che ci dava più preoccupazioni. Fortemente presente sul territorio , lo SLA di Minnie aveva da tempo iniziato ad avviare contatti con l’ambasciata americana per ritagliare da li a poco la posizione di vice-presidente e l’ingresso del suo movimento nel governo di Al Bashir.
Con il Jem la situazione era ben diversa.Come detto più volte gli uomini del Dott.Khalil sebbene in numero minore avevano dato l’idea di una maggiore compattezza e preparazione nella lotta politica. I rapporti con il JEM furono sempre ottimi nonostante gli aiuti della cooperazione nei loro confronti furono limitatissimi.Ricordo solo qualche aiuto a livello umanitario per l’area di As Senet e nel Nord Darfur. L’impegno più grosso si rivelo’ quello con lo SLA di Abdel Uahid nel Jebel Marra. Cibo, vestiti, progetti pêr l’acqua, per la ricostruzione, un impegno colossale che venne gestito in maniera pessima e distruttiva dalla dirigenza guidata dal coordinatore politico di Fena Mr. Muru. Ben altra cosa furono gli aiuti gestiti nelle aree sotto controllo del governo locale.
Jan Eliasson e Salim Ahmed Salim, inviati speciali delle Nazioni Unite e dell'Unione Africana, hanno incontrato oggi, nei pressi di Jebel Marra, i comandanti dei ribelli del Sudan Liberation Army guidato da Abdel Wahid el-Nur. Tra le condizioni per la partecipazione ai prossimi eventuali negoziati sono state ribadite il dispiegamento della forza ibrida internazionale e il totale cessate-il-fuoco in Darfur. E' il primo incontro ufficiale dal maggio 2006, dopo il fallimentare accordo di pace di Abuja in Nigeria e segue il meeting tra el-Nur e cinque membri del Consiglio di Sicurezza ONU a Ginevra, il mese scorso.
Il leader dell'SLM /AW, una delle più importanti fazioni ribelli in Darfur, Abd el Wahid el Nour, ha partecipato per la prima volta a un incontro con i rappresentanti dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a Ginevra. Condizione per la ripresa del dialogo con il governo, ha ribadito ancora una volta el Nour al Sudan Tribune, è una maggiore sicurezza sul campo: indiscutibile la necessità di un cessate il fuoco e del dispiegamento del contingente internazionale di pace.
Da quando ha avuto inizio il conflitto in Darfur, la compattezza del fronte ribelle è venuta meno, dando luogo a molte defezioni dai due gruppi prinicipali, il Sudan Liberation Movement (SLM) e il Justice and Equality Movement (JEM). Lo stesso rapporto tra i due movimenti è piuttosto controverso: di pochi giorni fa le dichiarazioni di Khalil Ibrahim, che ha definito il JEM l'unico movimento ribelle del Darfur e si è proposto come unico interlocutore possibile per la pace tra i ribelli e il governo. Un colpo di mano che il carismatico leader dei Fur vorrebbe portare a riprova della condotta ambigua del JEM, che nasconderebbe, dietro la campagna militare per il Darfur, diversi interessi politici. Il movimento di giustizia ed eguaglianza, ben armato ed equipaggiato, avrebbe strette relazioni con Hassan Al Turabi, islamista dapprima membro influente del National Congress Party, poi imprigionato ed allontanato perchè sospettato di preparare un colpo di Stato. Al-Turabi è noto per le sue relazioni con il movimento terrorista Al Qaeda, molto forte in Sudan, tanto da essere considerato, nei piani più recenti di Bin Laden, un secondo Afghanistan.
Nel Sud Darfur, intanto, alcuni capi tribù denunciano attacchi da parte della fazione di Minni Minnawi, unico signatario del DPA del Maggio 2006. Gli scontri sarebbero nati da divergenze con un altra piccola fazione del SLM, denominato "Free Will". Nel resto del Paese, invece, proseguono le incursioni dell' esercito sudanese e delle milizie arabe al soldo del governo, che l'ultimo rapporto delle NAzioni Unite accusa di "violazioni del diritto umanitario internazionale". Accuse, neanche a dirlo, respinte da Karthoum.
Abd el Wahid el Nur è il leader, forse il più popolare in Darfur, di una delle fazioni del Sudan Liberation Movement e del suo braccio armato, il Sudan Liberation Army, il principale movimento ribelle della regione. Rifugiatosi a Parigi da circa un anno, el Nur si è affermato come uno dei personaggi chiave della crisi in Darfur: la sua presenza al prossimo colloquio di pace è ritenuta, infatti, fondamentale per giungere a un accordo tra governo sudanese e forze ribelli che sia largamente condiviso anche dalla popolazione locale, per lo più di etnia Fur, alla quale appartiene.
Nonostante le pressioni di diplomatici e leaders africani, non ha voluto partecipare agli ultimi colloqui di pace, compreso quello tenutosi a ottobre a Sirte, in Libia, e osteggia altri negoziati con il governo sudanese finchè la forza di pace ONU- UA non verrà dispiegata in Darfur. Questa sua intransigenza ha accresciuto la sua popolarità tra i profughi, dopo oltre un anno dalla firma dell’ accordo di pace di Abuja, mai rispettato da Khartoum. Perché il carismatico leader SLM è attualmente sfavorevole ai negoziati di pace? L’abbiamo chiesto a Simone Dumoulin, presidente e direttrice di Vigilance Soudan, esperta conoscitrice di el Nur a Parigi. Il Presidente Beshir non rispetta il cessate il fuoco che ha annunciato il 27 ottobre. Bombarda e soprattutto attacca i campi degli sfollati per smantellarli. Il Procuratore della Corte Penale internazionale ritiene che Khartoum voglia annientare tutti gli sfollati.Abdel Wahid chiede innanzitutto la presenza della forza ibrida per proteggere la popolazione del Darfur.
-Ma il contingente di pace delle Nazioni Unite e dell’ Unione Africana (UNAMID), che si sarebbe dovuto dispiegare entro dicembre, è ben lungi dall’essere operativo. Si, Bashir fa di tutto perché la forza ibrida non venga dispiegata. La comunità internazionale però fa più pressioni su Abd el Wahid che su Beshir.
-Ci sono altre condizioni per la sua presenza ai futuri negoziati? El Nur non vuole come mediatore Salem Ahmed Salem, un tanzanese agli ordini di Khartoum.
-Dal maggio 2006 ad Abuja, in Nigeria, come al recente negoziato di Sirte, in Libia, si è fatto avanti un numero sempre più grande di leaders ribelli e oppositori. E’ questa, forse, una delle cause del fallimento del processo di pace? I ribelli “riconciliati” sono per la maggior parte tutt’altro che importanti. Abdel el Wahid el Nur è invece portavoce della immensa maggioranza degli sfollati – lo si può affermare senza alcun dubbio- e molto probabilmente di una grande parte degli altri. Un accordo di pace siglato né da lui né da Khalil Ibrahim (avvocato e leader del JEM, n.d.r.), molto molto meno popolare ma molto più ricco e armato, non ha alcun valore. El Nur trova questa cosa ridicola.[...]
L'intervista, disponibile in inglese nel blog Darfur-news, nasce dalla collaborazione tra Italian Blogs for Darfur e l' edizione cartacea e telematica di MeltinPot, il giornale dell'Università Roma Tre.
Aggiornamenti sulla campagna di Italians for Darfur per il Darfur: da maggio 2006 chiediamo a Rai, La7 e Mediaset che si parli del conflitto in Darfur. E non solo. Il silenzio delle democrazie è la migliore arma dei tiranni.Italians for Darfur ONLUS
Italians for Darfur ONLUS nasce sul web nel 2006, come una delle prime forme di aggregazione online di bloggers volontari per i diritti umani, un social per il Darfur, due anni prima che Facebook si affermasse in Italia. Centinaia di blog aderirono all'iniziativa "Italian blogs for Darfur" e per la prima volta in Italia, a Roma, il 26 Aprile 2007, si poté svolgere il GlobalDay for Darfur e si accesero i riflettori sul dramma dei tanti rifugiati sudanesi in Italia. Da allora, il movimento ha riunito intorno al Darfur esuli sudanesi, associazioni, artisti, operatori umanitari, giornalisti e volontari.