Il blog di Italians for Darfur

lunedì, maggio 30, 2016

Due leader ribelli a Doha per la pace in Darfur

I leader del Movimento ribelle per la Giustizia e l'Uguaglianza (JEM) e del Movimento per la Liberazione del Sudan (SLM-MM) sono arrivati ​​a Doha per discutere con i mediatori del Qatar del processo di pace nella regione del Darfur.

Lo scorso gennaio, il Vice Primo Ministro del Qatar, Ahmed bin Abdullah al-Mahmoud si era incontrato a Parigi con i leader del JEM, Gibril Ibrahim, e dello SLM-MM, Minni Minnawi, su loro richiesta, per discutere la proposta di aprire il Documento di Doha per la Pace in Darfur (DDPD) a nuovi scenari. Le due parti avevano convenuto di proseguire le loro discussioni a Doha alla fine di questo mese.

All'inizio di questo mese, Ibrahim, aveva detto che il suo Movimento intendeva chiedere al Qatar di aderire al Panello di Alto Livello d'Implementazione dell'Unione Africana (AUHIP), guidato da Thabo Mbeki, al fine di disporre di un quadro unitario per negoziare una serie di questioni sul Darfur e la pace globale in Sudan.

Tuttavia, la presidenza del Sudan ha respinto la proposta dei movimenti armati descrivendolo come "un tentativo di aggirare la tabella di marcia proposta dall'AUHIP che non era stata firmata dai due movimenti armati".

http://www.sudantribune.com/spip.php?article59123

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giovedì, febbraio 02, 2012

El Fashir si prepara alla cerimonia di inaugurazione dell'Autorità regionale del Darfur

El-Fashir si prepara all'arrivo del Presidente sudanese Omar Hassan al Bashir, che giungerà nella città del Nord Darfur per inaugurare a giorni il "Darfur regional Authority", come previsto dagli accordi di Doha, siglati tra il governo sudanese e alcuni gruppi minori del largo fronte ribelle del Darfur. Il JEM, il cui leader storico Khalil Ibrahim è stato ucciso lo scorso 25 dicembre dalle forze sudanesi, ha ribadito la sua contrarietà agli accordi, definiti una farsa dal nuovo comandante Gibril Ibrahim.
Alla cerimonia parteciperà anche il presidente ciadiano Idriss Deby e l'inviato speciale delle Nazioni Unite Ibrahim Gambari. I tre erano già stati immortalati pochi giorni fa a una festosa cerimonia nuziale in Ciad, sollevando l'indignazione delle maggiori organizzazioni internazionali per i diritti umani, e riaprendo la questione della necessità di riformare l'Organizzazione delle Nazioni Unite, ormai ridotto a un colosso di funzionari zelanti e corposi uffici stampa.
Nella capitale del Nord Darfur arriveranno anche rappresentanti dell'Unione Europea, della Lega Araba e dell'Unione Africana. Quest'ultima ha già fatto trapelare la volontà di interrogare la Corte Penale Internazionale circa la possibilità di immunità in favore del Presidente sudanese Omar Hassan al Bashir, ricercato internazionale per crimini contro l'umanità.

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lunedì, dicembre 19, 2011

Ibrahim Gambari si insedia a capo della Commissione Congiunta per la Pace in Darfur.

Ieri 18 dicembre è stata formalizzata la nascita della Joint Commission (JC), che dovrebbe vigilare sull'effettiva attuazione del cessate-il-fuoco permanente e assicurare nuove misure di sicurezza, secondo quanto previsto dal "Documento per la Pace in Darfur" (DDPD) siglato a Doha tra gruppi di ribelli e il governo di Khartoum.
La commissione ne affiancherà un'altra, sempre sul cessate il fuoco, combinando la propria attività di supervisione a quella di forum politico tra le parti coinvolte (GOS e LJM). 
Ibrahim Gambari, rappresentante speciale dell'UNAMID, verrà accompagnato da un rappresentate dello Stato del Qatar, dove per due anni si sono svolte le trattative, della Lega Araba e dell'Unione Europea, nonchè osservatori cinesi, canadesi e norvegesi.

Secondo il rapporto presentato all'insediamento della commissione, nonostante permangano condizioni di palese insicurezza, si è registrata una notevole diminuzione degli scontri tra forze governative e forze ribelli non firmatarie dell'accordo.
Non è la prima volta che abbiamo assistito all'insediamento di nuove strutture di controllo e sviluppo della sicurezza in Darfur.
Si rileva, intorno a crisi umanitarie di immane tragedia, un grande dispendio di forze e risorse, che sembrano però, difficilmente, giungere ad atti risolutivi e pacificatori. 
Un percorso difficile, ma anche tanti interessi in gioco. 

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domenica, agosto 28, 2011

Istituito il Darfur Peace Follow-Up Office

Il Presidente sudanese Omar al-Bashir ha annunciato di aver istituito un nuovo ente governativo che seguirà i lavori di implementazione degli accordi di Doha, siglati lo scorso mese (14 luglio) tra Khartoum e alcuni gruppi ribelli minori del Darfur.
L'ufficio, denominato Darfur Peace Follow-up Office, verrà guidato da Amin Hassan Omer.
Primo obiettivo dichiarato sarà la promozione dello sviluppo della regione, cruciale per attrarre i civili sfollati alle loro case abbandonate dopo gli attacchi violenti degli scorsi anni.
Una ulteriore proroga di tre mesi è stata concessa, inoltre, a JEM e SLM per sottoscrivere l'accordo, dopo i quali verrà sospesa la tregua militare.

Dopo gli ennesimi annunci, si attendono misure concrete per porre fine a una crisi immane che dura da oltre otto anni. Alcuni tra i firmatari degli accordi, raggiunti da Italians for Darfur, riferiscono tuttavia scetticismo e preoccupazione per l'effettivo rispetto degli accordi da parte del governo, alla luce di quanto accaduto in Darfur, nelle settimane successive agli incontri in Qatar.

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mercoledì, luglio 20, 2011

Firmato l'"accordo di pace" per il Darfur. Finzione mediatica o programma di stabilità?

E' stato firmato giovedì' 14 luglio l'"accordo di pace" tra il governo sudanese e i movimenti ribelli del Darfur rappresentati dal Liberation and Justice Movement (LJM). Un positivo passo in avanti verso la risoluzione della crisi in Darfur, verrebbe da dire. La realtà è che il documento siglato a Doha, in Qatar, difficilmente potrà sbloccare da solo l'empasse nella regione.
I due principali movimenti armati ribelli, il Sudan Liberation Army e il Justice and Equality Movement, restano fuori dall'accordo, restii ad ogni trattativa.
Intanto, in Sud Kordofan, l'aviazione sudanese bombarda la regione e ricorda, amaramente, quanto è successo in Darfur.
E' tempo che le armi lascino spazio alla conciliazione.

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mercoledì, aprile 07, 2010

Interrotto il cessate-il-fuoco tra Jem e Khartoum: accuse reciproche

Da un lato il Jem (Justice and Equality Movement), dall'altra il governo sudanese: entrambi lanciano pesanti accuse alla controparte di aver interrotto il cessate il fuoco siglato a Doha, a febbraio. Al centro, ancora una volta, le vittime di un conflitto che sembra non possa mai avere fine.
Lo scorso fine settimana, infatti, sarebbero morti 6 civili nel bombardamento a postazioni ribelli lungo il confine con il Chad, nel Nord Darfur.

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mercoledì, febbraio 24, 2010

Accordo di pace per il Darfur: è vera gloria?

di Stefano Cera
E’ destino che per il Darfur, il mese di febbraio abbia un significato particolare. Infatti è nel febbraio del 2003 che inizia il conflitto che ha prodotto almeno 300.000 morti (alcuni arrivano a parlare addirittura di 450.000 vittime) e quasi 3 milioni di profughi. E’ sempre nel mese di febbraio (dello scorso anno) che a Doha, nel Qatar, il governo del Sudan ha firmato un accordo con il Justice and Equality Movement (JEM) che, nelle intenzioni delle parti, avrebbe dovuto preparare il terreno a dialoghi successivi per porre fine al conflitto, ma che fallisce in seguito al rifiuto del governo di Khartoum di rilasciare i combattenti del JEM che avevano partecipato agli attacchi alla capitale nel maggio del 2008. Ed è infine di pochi giorni fa la notizia che, sempre a Doha e sempre con il JEM, Khartoum ha firmato il Framework and Ceasefire Agreement, di fatto un pre-accordo che prevede una tregua fino al prossimo 15 marzo, giorno in cui verrà firmata la pace definitiva.

I contenuti dell’accordo

In virtù della firma, il JEM ha ottenuto posizioni di rilievo nell’amministrazione centrale e locale, mentre la situazione amministrativa della regione sarà oggetto di una trattativa separata. Dopo la firma dell’accordo il governo ha liberato 57 combattenti del JEM, di cui 50 precedentemente condannati alla pena capitale e 5 all’ergastolo. La liberazione segue quella di altri detenuti nel periodo precedente (il ministro della giustizia di Khartoum ha commentato di aver «aumentato dal 30 al 50% il numero delle persone liberate»). Nel corso delle trattative il JEM avrebbe anche chiesto al governo di posticipare di un periodo ritenuto congruo le elezioni per meglio preparare la popolazione all’appuntamento, ma senza ottenere alcun risultato.

Le trattative dell’ultimo periodo

Le trattative sono iniziate circa sei mesi fa e si sono svolte anche attraverso i buoni auspici della Comunità di Sant’Egidio che, in un comunicato successivo alla firma dell’accordo, si è "congratulata" con le parti, con il governo del Qatar e con la mediazione congiunta Unione Africana-Nazioni Unite, sottolineando come «il raggiungimento dell'accordo sia un'ulteriore dimostrazione di quanto la sinergia tra realtà istituzionali e non istituzionali possa portare a risultati efficaci». In questo spirito la comunità annuncia che continuerà a impegnarsi affinché anche gli altri movimenti ribelli possano raggiungere un accordo con il governo.

Le motivazioni dell’accordo

Diverse sono le motivazioni che hanno spinto le parti al tavolo negoziale. Per il governo, le pressioni della comunità internazionale, la richiesta di arresto del presidente al-Bashir della Corte Penale Internazionale (CPI) del marzo scorso, ma anche le elezioni presidenziali che si dovrebbero svolgere tra due mesi e il referendum per l’indipendenza della parte meridionale del paese, che si svolgerà nel gennaio del prossimo anno. Per il JEM ha avuto certamente un peso determinante l’accordo precedente tra Chad e Sudan che, di fatto, ha aperto la strada all’accordo di Doha. In particolare il ruolo del Chad è di particolare rilievo, sia perché è considerato il “protettore” del JEM, sia per il ruolo che ha avuto nelle trattative che hanno portato all’accordo di Doha.

Quali speranze per il futuro?

L’accordo sembra finalmente aprire spiragli per il futuro. Innanzitutto, perché ha visto la firma, su basi completamente nuove rispetto al passato, del principale movimento di opposizione del Darfur. Poi, perché è stato rifiutato solo la fazione dello SLA di Abdel Wahid al-Nur, che continuando a ribadire il principio “no conflict resolution without conflict suspension”, sulla base del quale chiede al governo quale pre-condizione per il dialogo di disarmare le milizie dei janjaweed e di porre fine agli attacchi ai civili. Mentre altre dieci fazioni, appartenenti ai gruppi di Tripoli (riuniti attraverso la mediazione della Libia) e Addis Abeba (riuniti attraverso la mediazione dell’inviato speciale USA Scott Gration) si sono uniti nel Liberation Movement for Justice, guidato da El Tijani El-Sissi, già governatore del Darfur. Nel corso di una conferenza-stampa, il gruppo ha dichiarato che inizierà a breve dei colloqui di pace separati con il governo del Sudan. La Lega Araba, l’Organizzazione dei Paesi islamici (OIC), i vertici dell’UNAMID, la missione di peacekeeping “ibrida” ONU-Unione Africana che ha iniziato la sua attività in Darfur nel 2007 e molti paesi hanno salutato l’accordo come l’inizio di un nuovo periodo per il Darfur. La speranza è che sia davvero così e che non si ripeta quanto accaduto in passato, quando gli accordi per il cessate-il-fuoco sono stati sistematicamente disattesi. Se sarà un’era nuova per il Darfur, ce lo dirà certamente il prossimo periodo. Le condizioni sembrano finalmente esserci.

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lunedì, febbraio 22, 2010

Nuovo accordo tra JEM e Khartoum in vista delle trattative di pace a Doha

Il Justice and Equality Movement, il principale movimento ribelle del Darfur, ben armato e di matrice ideologica vicina a quella di Hassan al Turabi, ma che gode tuttavia del supporto solo di una parte della popolazione del Darfur, principalmente dell'etnia zaghawa, ha siglato un accordo con il governo sudanese in preparazione al prossimo meeting a Doha, in Qatar. Il governo sudanese ha promesso la liberazione di una parte dei prigionieri e un cessate il fuoco bilaterale.
Un simile accordo era gia' stato raggiunto l'anno scorso, ma la peculiarita di quello attuale e' che giunge dopo l'accordo di non belligeranza tra Chad e Sudan. L'SLM -AW prosegue invece nella sua linea contro ogni trattativa finche' non verra' garantita la fine di ogni aggressione militare in Darfur, in particolare proprio nell-area del Jbel Marra sotto il controllo del movimento, quest'ultimo sempre piu lacerato da tensioni e defezioni interne, e sempre piu' isolato dalla piu aggressiva linea politica del JEM.

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giovedì, settembre 03, 2009

Si susseguono i tentativi di unificare il fronte ribelle in vista di future trattative di pace in Darfur

Tripoli e Washington si sfidano a distanza sul terreno della diplomazia in Darfur.
Da alcune settimane lo staff del Presidente libico Gheddafi e l'inviato speciale statunitense Scott Gration lanciano segnali incoraggianti in merito ai rispettivi tentativi di unificare il variopinto panorama dei movimenti ribelli in Darfur, in vista di future trattative tra le parti coinvolte nel conflitto in Darfur.
Lunedì scorso, il Governo libico ha annunciato che sei gruppi ribelli intendono unificarsi in un unico nuovo movimento chiamato "Sudan's Liberation Revolutionary Forces" (SLRF), così composto: Sudan Liberation Movement/Army SLM/A-Field Leadership, SLM/A-Unity Leadership, SLM/A-Juba of Mohamed Saleh Harba, SLM/A General Line, United Revolutionary Forces Front (URFF) e SLM/A Khamis Abakar.
Contemporaneamente, ad Addis Ababa, lo sforzo statunitense si concentra su tre gruppi:
URF, SLM-Juba di Ahmed Abdel Shafi e SLM-Unity of Abdalla Yahiya.
Non sembrano invece essere coinvolti, in entrambi i processi di unificazione, i due più importanti movimenti armati del Darfur, il JEM e lo SLM di al-Nur che chiedono prima più sicurezza per i civili e il disarmo dei janjaweed.
Secondo il portavoce londinese di Abdul Wahid al-Nur, Yahia Bashir Bolad, i gruppi menzionati non sono rappresentati sul territorio, e i vari tentativi diplomatici che si susseguono sarebbero fallimentari e destinati a sminuire le leadership storiche, favorendo quindi il governo di Khartoum.
Allo stato attuale, quindi, sono cinque i gruppi ribelli più grandi:
lo Justice and Equality Movement di Khalil Ibrahim, lo SLM di Abdel-Wahid Al-Nur, lo SLRF e, plausibilmente, il gruppo che si riunificherà ad Addis Ababa.

Fonti:

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sabato, agosto 22, 2009

Intimidazioni e arresti arbitrari, così il governo di Khartoum spinge i profughi verso Doha

Ventisette profughi del Darfur, residenti in un campo nei pressi di El Fasher, sono stati arrestati dalle autorità sudanesi, sembra con lo scopo di convincere la maggioranza degli sfollati a sostenere il processo di pace a Doha, in Qatar, secondo quanto riferito da alcuni leaders locali.
Il coinvolgimento dei cleaders (Umda) dei campi profughi a Doha era stato sollecitato nel corso delle ultime trattative dall'inviato statunitense Scott Gration.
Il campo è popolato per lo più da sostenitori del Sudan Liberation Movement di Al- Nur, che si oppone a trattative con il governo sudanese finchè non verrano disarmate le milizie e verrà predisposto un piano di rientro degli oltre due milioni di sfollati.

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mercoledì, aprile 01, 2009

Bashir riceve il sostegno e gli applausi della Lega Araba, Gheddafi e Chavez

Dopo Eritrea, Libia ed Egitto, il presidente sudanese è volato domenica scorsa a Doha per il summit dei Paesi arabi. Il presidente Omar al Bashir, su cui spicca un mandato d'arresto internazionale per crimini contro l'umanità, si è trovato quindi faccia a faccia con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon.
Osannato dagli astanti, dopo aver accusato la Corte Penale Internazionaledi perseguire l'ennesimo piano per attaccare il mondo arabo e di voler distogliere lo sguardo dai veri criminali, ha ricevuto anche l'invito a presentarsi in Venezuela, ospite di Chavez, anch'egli presente al summit in Qatar.

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sabato, marzo 14, 2009

Il Presidente sudanese volerà a Doha a fine marzo

Sarà il primo volo all'estero dopo il 4 marzo, giorno in cui è stato spiccato il mandato d'arresto per il Presidente sudanese al Bashir: a fine marzo è infatti attesa la sua partecipazione a Doha, in Qatar, per i vertici dei Paesi arabi e dei Paesi arabi con i Paesi dell' America Latina.

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mercoledì, febbraio 18, 2009

Gli accordi di Abuja, scusate di Doha...

Mi riesce difficile pensare che gli accordi siglati in Qatar posssano tradursi in nuove opportunità di pace.
L'incontro a Doha non è stata la "shura" tanto auspicata da anni tra le parti coinvolte nel conflitto in corso, ma, più probabilemente, una coincidenza di interessi attuali, la liberazione dei ribelli del JEM prigionieri a Khartoum e la necessità del governo sudanese di migliorare la propria immagine dinanzi alla comunità internazionale che si appresta - forse- a chiedere l'arresto del Presidente sudanese.
Al'indomani dell'accordo, infatti, il JEM accusa il governo sudanese di due nuovi attacchi alle sue posizioni nella regione est del Jebel Mara.
Alcuni giorni prima, le Nazioni Unite intimavano il Sudan di eliminare il blocco ai voli umanitari dell'organismo internazionale nel Sud del Darfur, teatro di gravissimi scontri.
Alcuni anni prima Minni Minnawi del Sudan Liberation Movement firmava l'accordo di Abuja.
Poco dopo Suliman Ahmed era costretto a fuggire dal Darfur e ancora sopravvive in Italia.

Mauro

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