Il blog di Italians for Darfur

lunedì, novembre 14, 2016

Al-Bashir implementa gli accordi di pace con le fazioni ribelli del Darfur

Il Presidente del Sudan, Omer al-Bashir, ha emesso una direttiva per l'attuazione dell'accordo di pace di Corona che è stato firmato con una fazione scissionista del Movimento per la Liberazione del Sudan  (SLM-AW), guidato da Abdel-Wahid al-Nour nella zona di Jebel Marra.

Martedì scorso, il Governo dello Stato del Darfur Centrale ha firmato un accordo di pace con dei comandanti in fuga dal SPLM-AW tra cui Abu Gamal Khalil Bakr, Al-Amin Abdel-Jabar al-Tahir (aka al-Amin Turo) ed il portavoce del movimento, Shihab al-Din Ahmed Hagar.

Tuttavia, lo SPLM-AW ha minimizzato l'accordo e lo ha descritto come un "mero gioco" per distogliere l'attenzione dai crimini commessi dal regime a Jebel Marra e il suo uso di armi chimiche, dicendo che il numero di coloro che si sono staccati dal movimento non sono più di 20.

http://www.sudantribune.com/spip.php?article60831

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lunedì, marzo 11, 2013

Il Sudan e il Sud Sudan ritireranno truppe dal confine

Fonti ufficiali del governo sudanese hanno reso noto ieri che Sudan e Sud Sudan hanno siglato ad Addis Ababa, venerdì scorso, un accordo di non belligeranza sulla zona cuscinetto tra i due Stati. 

Il ritiro delle truppe sudanesi è iniziato ieri e continuerà per una settimana. 

L'accordo è stato raggiunto dopo giorni di tensioni e scontri militari tra i due Paesi, culminato nel bombardamento aereo della città di Jau.

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lunedì, dicembre 19, 2011

Ibrahim Gambari si insedia a capo della Commissione Congiunta per la Pace in Darfur.

Ieri 18 dicembre è stata formalizzata la nascita della Joint Commission (JC), che dovrebbe vigilare sull'effettiva attuazione del cessate-il-fuoco permanente e assicurare nuove misure di sicurezza, secondo quanto previsto dal "Documento per la Pace in Darfur" (DDPD) siglato a Doha tra gruppi di ribelli e il governo di Khartoum.
La commissione ne affiancherà un'altra, sempre sul cessate il fuoco, combinando la propria attività di supervisione a quella di forum politico tra le parti coinvolte (GOS e LJM). 
Ibrahim Gambari, rappresentante speciale dell'UNAMID, verrà accompagnato da un rappresentate dello Stato del Qatar, dove per due anni si sono svolte le trattative, della Lega Araba e dell'Unione Europea, nonchè osservatori cinesi, canadesi e norvegesi.

Secondo il rapporto presentato all'insediamento della commissione, nonostante permangano condizioni di palese insicurezza, si è registrata una notevole diminuzione degli scontri tra forze governative e forze ribelli non firmatarie dell'accordo.
Non è la prima volta che abbiamo assistito all'insediamento di nuove strutture di controllo e sviluppo della sicurezza in Darfur.
Si rileva, intorno a crisi umanitarie di immane tragedia, un grande dispendio di forze e risorse, che sembrano però, difficilmente, giungere ad atti risolutivi e pacificatori. 
Un percorso difficile, ma anche tanti interessi in gioco. 

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mercoledì, luglio 20, 2011

Firmato l'"accordo di pace" per il Darfur. Finzione mediatica o programma di stabilità?

E' stato firmato giovedì' 14 luglio l'"accordo di pace" tra il governo sudanese e i movimenti ribelli del Darfur rappresentati dal Liberation and Justice Movement (LJM). Un positivo passo in avanti verso la risoluzione della crisi in Darfur, verrebbe da dire. La realtà è che il documento siglato a Doha, in Qatar, difficilmente potrà sbloccare da solo l'empasse nella regione.
I due principali movimenti armati ribelli, il Sudan Liberation Army e il Justice and Equality Movement, restano fuori dall'accordo, restii ad ogni trattativa.
Intanto, in Sud Kordofan, l'aviazione sudanese bombarda la regione e ricorda, amaramente, quanto è successo in Darfur.
E' tempo che le armi lascino spazio alla conciliazione.

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lunedì, giugno 27, 2011

Oltre 4 mila militari etiopi pronti a schierarsi tra Nord e Sud del Sudan

4.200 militari etiopi sono pronti a schierarsi ad Abyei sulla base dell'accordo stipulato il 20 giugno scorso tra il governo sudanese e il Sudan People Liberation Movement, dopo l'inasprirsi delle tensioni e degli scontri nella città contesa.
L'ISFA, ovvero la "Interim Security Force for Abyei", sostituirà così i militari dei due stati sudanesi (il Sud Sudan diventerà ufficialmente indipendente il 9 luglio prossimo) e dovrebbe garantire la transizione verso una nuova risoluzione sullo stato di una delle aree più ricche di greggio del Sudan.

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sabato, maggio 15, 2010

Petrolio: pressioni per un nuovo accordo Nord e Sud Sudan entro la fine del 2010

Il prossimo anno il Sud Sudan dovrà scegliere se dichiarare o meno la propria indipendenza da Khartoum.
I cittadini lo chiedono a gran voce, ma su tutti pende la minaccia di una probabile ritorsione economica di Khartoum. Come? Quasi il 98% dell'economia della regione dipende dalle royalities sul greggio che, almeno per ora, il governo centrale versa nelle casse del Sud. sebbene nel 2009 si sia registrata una forte discrepanza tra le quantità dichiarate dalla compagnia petrolifera cinese e quelle calcolate da Khartoum. In base al Comprehensive Peace Agreement, entrambi le regioni devono dividere i proventi della vendita del greggio, di cui le terre al confine, ancora contese dai due rispettivi governi, sono ricche. Per scongiurare nuovi focolai di guerra civile, Stati Uniti, Norvegia e Gran Bretagna premono ora per un nuovo accordo economico e politico tra le parti.

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mercoledì, febbraio 24, 2010

Accordo di pace per il Darfur: è vera gloria?

di Stefano Cera
E’ destino che per il Darfur, il mese di febbraio abbia un significato particolare. Infatti è nel febbraio del 2003 che inizia il conflitto che ha prodotto almeno 300.000 morti (alcuni arrivano a parlare addirittura di 450.000 vittime) e quasi 3 milioni di profughi. E’ sempre nel mese di febbraio (dello scorso anno) che a Doha, nel Qatar, il governo del Sudan ha firmato un accordo con il Justice and Equality Movement (JEM) che, nelle intenzioni delle parti, avrebbe dovuto preparare il terreno a dialoghi successivi per porre fine al conflitto, ma che fallisce in seguito al rifiuto del governo di Khartoum di rilasciare i combattenti del JEM che avevano partecipato agli attacchi alla capitale nel maggio del 2008. Ed è infine di pochi giorni fa la notizia che, sempre a Doha e sempre con il JEM, Khartoum ha firmato il Framework and Ceasefire Agreement, di fatto un pre-accordo che prevede una tregua fino al prossimo 15 marzo, giorno in cui verrà firmata la pace definitiva.

I contenuti dell’accordo

In virtù della firma, il JEM ha ottenuto posizioni di rilievo nell’amministrazione centrale e locale, mentre la situazione amministrativa della regione sarà oggetto di una trattativa separata. Dopo la firma dell’accordo il governo ha liberato 57 combattenti del JEM, di cui 50 precedentemente condannati alla pena capitale e 5 all’ergastolo. La liberazione segue quella di altri detenuti nel periodo precedente (il ministro della giustizia di Khartoum ha commentato di aver «aumentato dal 30 al 50% il numero delle persone liberate»). Nel corso delle trattative il JEM avrebbe anche chiesto al governo di posticipare di un periodo ritenuto congruo le elezioni per meglio preparare la popolazione all’appuntamento, ma senza ottenere alcun risultato.

Le trattative dell’ultimo periodo

Le trattative sono iniziate circa sei mesi fa e si sono svolte anche attraverso i buoni auspici della Comunità di Sant’Egidio che, in un comunicato successivo alla firma dell’accordo, si è "congratulata" con le parti, con il governo del Qatar e con la mediazione congiunta Unione Africana-Nazioni Unite, sottolineando come «il raggiungimento dell'accordo sia un'ulteriore dimostrazione di quanto la sinergia tra realtà istituzionali e non istituzionali possa portare a risultati efficaci». In questo spirito la comunità annuncia che continuerà a impegnarsi affinché anche gli altri movimenti ribelli possano raggiungere un accordo con il governo.

Le motivazioni dell’accordo

Diverse sono le motivazioni che hanno spinto le parti al tavolo negoziale. Per il governo, le pressioni della comunità internazionale, la richiesta di arresto del presidente al-Bashir della Corte Penale Internazionale (CPI) del marzo scorso, ma anche le elezioni presidenziali che si dovrebbero svolgere tra due mesi e il referendum per l’indipendenza della parte meridionale del paese, che si svolgerà nel gennaio del prossimo anno. Per il JEM ha avuto certamente un peso determinante l’accordo precedente tra Chad e Sudan che, di fatto, ha aperto la strada all’accordo di Doha. In particolare il ruolo del Chad è di particolare rilievo, sia perché è considerato il “protettore” del JEM, sia per il ruolo che ha avuto nelle trattative che hanno portato all’accordo di Doha.

Quali speranze per il futuro?

L’accordo sembra finalmente aprire spiragli per il futuro. Innanzitutto, perché ha visto la firma, su basi completamente nuove rispetto al passato, del principale movimento di opposizione del Darfur. Poi, perché è stato rifiutato solo la fazione dello SLA di Abdel Wahid al-Nur, che continuando a ribadire il principio “no conflict resolution without conflict suspension”, sulla base del quale chiede al governo quale pre-condizione per il dialogo di disarmare le milizie dei janjaweed e di porre fine agli attacchi ai civili. Mentre altre dieci fazioni, appartenenti ai gruppi di Tripoli (riuniti attraverso la mediazione della Libia) e Addis Abeba (riuniti attraverso la mediazione dell’inviato speciale USA Scott Gration) si sono uniti nel Liberation Movement for Justice, guidato da El Tijani El-Sissi, già governatore del Darfur. Nel corso di una conferenza-stampa, il gruppo ha dichiarato che inizierà a breve dei colloqui di pace separati con il governo del Sudan. La Lega Araba, l’Organizzazione dei Paesi islamici (OIC), i vertici dell’UNAMID, la missione di peacekeeping “ibrida” ONU-Unione Africana che ha iniziato la sua attività in Darfur nel 2007 e molti paesi hanno salutato l’accordo come l’inizio di un nuovo periodo per il Darfur. La speranza è che sia davvero così e che non si ripeta quanto accaduto in passato, quando gli accordi per il cessate-il-fuoco sono stati sistematicamente disattesi. Se sarà un’era nuova per il Darfur, ce lo dirà certamente il prossimo periodo. Le condizioni sembrano finalmente esserci.

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