Il blog di Italians for Darfur

mercoledì, aprile 18, 2012

Si intensificano i bombardamenti nello stato di Unity, Sud Sudan. Cresce allarme "guerra".

E' dura la condanna della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite per l'ultimo massiccio bombardamento che ha causato la morte e il ferimento di numersoi civili lungo i confini tra Nord e Sud del Sudan.
Le aree più colpite sono Mayom e Bentiu, nello stato di Unity, battute dagli Antonov e dai MIG sudanesi. 
La tensione resta sempre molto alta lungo tutti confini tra i due Paesi, che si contendono lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi di cui queste aree sono ricche, e si teme una rapida escalation degli scontri armati tra i due fronti. 
Una nuova guerra farebbe ripiombare i due Paesi nell'incubo durato 22 anni e conclusosi, formalmente, solo nel 2005 con il Comprehensive Peace Agreement.
L'UNMISS, i cui campi base sono anch'essi coinvolti indirettamente dagli scontri, ha messo a disposizione alcuni velivoli per lo sgombero dei civili feriti.

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martedì, marzo 27, 2012

Khartoum attacca il Sud Sudan. Al centro, ancora le aree ricche di greggio contese tra i due Stati. Allerta jhiadisti.

Dura rappresaglia delle forze armate di Bashir contro le regioni del Sud Sudan che confinano con il Nord.
I combattimenti hanno segnato la giornata di ieri, quando l'aviazione sudanese ha bombardato Jau e Pan Akuach, mentre le truppe avanzavano a Teshwin, secondo quanto riportato dal Sudan Tribune.Il Presidente del Sudan, Omar al Bashir ha cancellato l'incontro con il Presidente sud sudanese Salva Kiir, che si sarebbe dovuto tenere a giorni e che aveva acceso qualche speranza su un nuovo clima di conciliazione nella regione.
Secondo il governo sudsudanese, Khartoum avrebbe dato una dimostrazione di forza per ottenere la cessione delle regioni confinanti, ricche di greggio e al centro della contesa tra i due governi.
Alla controreazione delle forze sudiste avrebbe partecipato anche il JEM.
Nello stesso giorno, Bashir ha ordinato lo stanziamento di fondi per il sostegno di nuovi campi e strutture per la preparazione delle forze paramilitari della Popular Defense Force (PDF) e ha chiamato alle armi i movimenti jhiadisti del Paese.
Un segnale che fa temere il peggio.

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lunedì, giugno 27, 2011

Oltre 4 mila militari etiopi pronti a schierarsi tra Nord e Sud del Sudan

4.200 militari etiopi sono pronti a schierarsi ad Abyei sulla base dell'accordo stipulato il 20 giugno scorso tra il governo sudanese e il Sudan People Liberation Movement, dopo l'inasprirsi delle tensioni e degli scontri nella città contesa.
L'ISFA, ovvero la "Interim Security Force for Abyei", sostituirà così i militari dei due stati sudanesi (il Sud Sudan diventerà ufficialmente indipendente il 9 luglio prossimo) e dovrebbe garantire la transizione verso una nuova risoluzione sullo stato di una delle aree più ricche di greggio del Sudan.

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mercoledì, marzo 09, 2011

Allarme Abyei: 20.000 in fuga

Senza acqua e cibo, 20 mila civili fuggono da Abyei, la città d'oro (nero) contesa tra Nord e Sud del Sudan.
Dalla settimana scorsa, denunciano le Nazioni Unite, infuriano gli scontri tra opposte fazioni. La popolazione, metà di quella totale, si è rifugiata a 40 Km di distanza, ad Agok.

Leggi: Google e ONG svelano i movimenti delle truppe di Khartoum

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sabato, maggio 15, 2010

Petrolio: pressioni per un nuovo accordo Nord e Sud Sudan entro la fine del 2010

Il prossimo anno il Sud Sudan dovrà scegliere se dichiarare o meno la propria indipendenza da Khartoum.
I cittadini lo chiedono a gran voce, ma su tutti pende la minaccia di una probabile ritorsione economica di Khartoum. Come? Quasi il 98% dell'economia della regione dipende dalle royalities sul greggio che, almeno per ora, il governo centrale versa nelle casse del Sud. sebbene nel 2009 si sia registrata una forte discrepanza tra le quantità dichiarate dalla compagnia petrolifera cinese e quelle calcolate da Khartoum. In base al Comprehensive Peace Agreement, entrambi le regioni devono dividere i proventi della vendita del greggio, di cui le terre al confine, ancora contese dai due rispettivi governi, sono ricche. Per scongiurare nuovi focolai di guerra civile, Stati Uniti, Norvegia e Gran Bretagna premono ora per un nuovo accordo economico e politico tra le parti.

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sabato, ottobre 17, 2009

Boom dell'edilizia e degli investimenti a Khartoum, ma nel resto del Paese si sopravvive solo grazie agli aiuti internazionali.

Le immagini della immane crisi umanitaria in Darfur e i numeri dell'imponente impegno del Programma alimentare mondiale e delle ONG in quelle stesse aree, così come nelle altre periferie del Sudan, se viste e letti a Khartoum, la capitale, sembrano appartenere a un altro Paese, a terre lontane.

Negli ultimi anni, la capitale sudanese è, infatti, in pieno boom demografico ed edilizio, con agenzie ONU, uffici e sedi di aziende e multinazionali europee e dell'est asiatico che investono milioni di dollari nelle terre ricche di petrolio del Sudan.
Nel centro di Khartoum, un terreno edificabile tra i 400 e i 1000 mq vale 1-2 milioni di dollari. Un bilocale è affittato a non meno di 800-1000 dollari al mese.
Grandi complessi abitativi stanno sorgendo tutto intorno al centro della città e le banche offrono, per la prima volta nella storia del Paese, mutui fino a 15 anni.
Anche confrontando il prezzo degli appartamenti e dei terreni con altre città africane e straniere, come fa il Sudan Tribune, emerge un dato chiarissimo: il loro costo è altissimo.
Il valore di un appartamento a Khartoum è pari a quello di due o tre appartamenti a Il Cairo o a un trilocale a Chicago.

Approfondisci: Un morto e sei feriti per una scodella di sorgo in Darfur

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martedì, giugno 09, 2009

Picco di vendite del greggio sudanese in Aprile

Dopo una deludente chiusura del mese di Marzo, legata alla recessione globale, Aprile ha registrato un aumento del 75% delle vendite di greggio sudanese. Lo scambio totale di greggio ha sfiorato i 159 milioni di dollari contro i 90 del periodo precedente.

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lunedì, novembre 24, 2008

Tracce italiane sulla sabbia di Port Sudan.

"APS feels the need to propose a kind of business able to run together with the universal sense of Ethics and Respect for Human Rights"
APS Engineering


Khartoum assomiglia sempre di più alle capitali dell'Est. Lo scrivono i cronisti asiatici, incantati dagli alberghi di lusso, dai ponti sempre più numerosi che uniscono le rive del Nilo, dalle mandrie di Toyota e di veicoli a tre ruote, detti "risciò" che corrono su strade nuove e sempre più larghe. Non compare, in questi articoli entusiasti, il dramma del Darfur, la cui gente è ridotta alla fame e vessata quotidianamente dalle violenze della guerra.

Nel panorama mondiale, poche sono state le iniziative economiche atte a riequilibrare questa grave e lampante prevaricazione delle periferie, economica e culturale insieme. Mentre gli Stati Uniti impongono pesanti dazi alle compagnie che volessero instaurare rapporti commerciali con il regime sudanese, Cina, Russia e in misura minore, ma riguardevole, l'Europa, continuano a intrattenere con esso politiche bilaterali di sviluppo. In quest'ottica, sebbene crescano gli scambi commerciali anche italiani con il Sudan, alcune delle opere iniziate pochi ani fa sono costrette a essere ridimensionate per l'impennata delle spese di realizzazione. Sarebbe dovuto essere completato nel 2009, ad esempio, il complesso di lavorazione del greggio a Port Sudan, fiore all'occhiello della ingegneria italiana in Sudan, rappresentata dalla APS Egineering dell'Ing. Antonio Quadrato, con sede a Roma, firmataria quest'anno di un contratto da 585 milioni di dollari per il giacimento di gas a South Pars in IRAN. L'APS, che aveva vinto la gara di appalto con un contratto da 70 milioni di dollari nel 2005, ne ha curato la progettazione e ne ha assistito la realizzazione. Obiettivo era di raddoppiare l'esportazione di greggio del Sudan e aumentarne la capacità di raffinazione, ma ad oggi è più che raddoppiato il costo della realizzazione, salito da 2 a 5 miliardi di dollari. L'Ing. Quadrato auspicava inoltre, al microfono del cronista Muriel Mirak-Weissbach di Global Research a marzo di quest'anno, di poter presto istruire ingegneri sudanesi nelle strutture in Italia, affinchè potessero acquisire il know-how necessario per risultare presto totalmente autosufficienti.

Anche sul fronte dell'agricoltura, l'impegno italiano non sembra essere stato da meno: Bruno Calzia, dal maggio 2006 consigliere economico del ministro delle Politiche Agricole Paolo De Castro per il governo Prodi, nominato per il triennio 2007-2009 nel comitato esecutivo dell’ICE, alludeva alla famigerata visita del Presidente sudanese Al-BAshir a Roma, lo scorso autunno, a garazia dell'impegno italiano per lo sviluppo della produzione agricola sudanese (fonte: Global research).

Leggi anche:
Un morto e sei feriti per una scodella di sorgo in Darfur. Ma Khartoum si fa ricca con petrolio e cereali.


Nota: le informazioni ivi contenute sone tratte da fonti pubbliche on-line e ad esse si rimanda per ulteriori approfondimenti.




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lunedì, novembre 10, 2008

Sudan: la produzione di greggio aumentera' del 20% nel 2009

Mentre migliaia di civili continuano a soccombere alla violenza e alla fame, in un perenne stato di guerra, e solo un flebile riavvicinamento diplomatico tra Sudan e Ciad interrompe la triste catena di notizie che giungono dall'area, i temi economici tengono banco nella capitale sudanese, sede dell'oligarchia araba del Paese. Da quando e' scoppiato il conflitto in Darfur, come abbiamo gia' denunciato in questo spazio, gli scambi commerciali sono aumentati progressivamente, soprattutto con il colosso asiatico, la Cina, e la Russia, ma anche con Paesi europei, tra cui l'Italia.
Appare quindi significativo che Karthoum annunci di voler portare la produzione di greggio dagli attuali 500.000 milioni di barili a 600.000 milioni nel 2009.
Nei primi nove mesi del 2008 il Sudan ha esportato verso la Cina circa 205.000 barili al giorno, quantita' considerevole ma al di sotto delle aspettative dell'anno precendente. Il greggio venduto e' principalmente di tipo Nile Blend. E' di oggi la notizia che il governo sudanese e' stato costretto , invece, a ridurre pesantemente il prezzo del Dar Blend, molto acido e per questo poco ricercato, complice anche le sanzioni degli Stati Uniti alle compagnie che acquistino prodotti sudanesi, passando dai 34 ai 14 dollari circa a barile.
La cinese UNIPEC, secondo alcune indicrezioni dell'ambiente, sarebbe intenzionata a comprare l'intero lotto, 1,6 milioni di barili, del greggio a piu' basso conenuto solforico, "sweet grade", dell'offerta sull'acido Dar Blend, che puo' esssere usato in soluzione con altri tipi di greggio.

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martedì, luglio 08, 2008

Franco Bernabè: dal 2000 in Petrochina, colosso cinese in Sudan.

"Il mondo del petrolio è legato a talmente tante variabili geopolitiche che è difficile dire se si è ottimisti o pessimisti." F.Bernabè *

Franco Bernabè, attuale amministratore delegato della TELECOM Italia, è dal giugno 2000 anche direttore non-esecutivo di Petrochina, il colosso petrolifero cinese in Sudan, carica confermata anche per il 2008, il 15 maggio scorso.
La Petrochina, che l'anno scorso, al suo esordio in borsa, ha stracciato per capitalizzazione il record Exxon, è posseduta per l'88% dalla statale China National Petroleum Corporation. La CNPC è additata dalle ONG e dai maggiori analisti mondiali come principale sostenitore politico e finanziario del governo del Sudan e, indirettamente, del conflitto in corso da ormai cinque anni in Darfur [leggi PetroChina, CNPC, and Sudan: Perpetuating Genocide.] Le armi usate dalle milizie paramilitari janjaweed, di fabbricazione russa e cinese, sostenute dal governo centrale sarebbero infatti acquistate con i proventi della vendita del petrolio, la cui estrazione è aumentata, dal 2000 ad oggi, del 291% e di cui principale acquirente è proprio la CNPC. Non mancano, seppure in misura limitata, le compagnie europee, come la Lundin Petroleum, svedese.
Ci auguriamo che Franco Bernabè, che in passato ha già dato prova di sensibilità presso il MART e il Peres Centre for Peace, possa, quale direttore della Petrochina, impegnarsi al più presto per ispirare una politica aziendale più attenta al rispetto dei diritti umani in Sudan.

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sabato, giugno 28, 2008

Italia - Sudan: in aumento gli scambi commerciali. Rapporto 2007 dell' Istituto Nazionale per il Commercio Estero.

Prinicipali importazioni italiane dal Sudan
Fonte: ISTAT, tratto da Rapporto 2007 dell'Istituto nazionale per il Commercio Estero

Si legge dal Rapporto 2007 dell'Istituto Nazionale per il Comemrcio Estero (ICE): "Per quel che riguarda le importazioni, dall’analisi dei dati dell’interscambio gennaio-maggio 2007 rispetto allo stesso periodo del 2006, si registra un incremento della domanda dei prodotti petroliferi (circa 9,8 milioni di euro) che incrementa il valore del 90% (periodo gennaio-maggio 2007) portando il dato da 7,1 a 13,5 milioni di euro. Si registra inoltre l’incremento di circa il 40% dei prodotti in cuoio importati (€ 1 milione) e dei prodotti agricoli del 13% (1,6 milioni di euro). In generale l’interscambio ha subito un incremento del 10% che in termini di volume e’ pari a 86,5 milioni di dollari".

Tra le aziende italiane più importanti in Sudan si conferma la APS. "Il Progetto relativo a 6 stazioni di pompaggio di olio grezzo eseguito da APS e completato nel 2005 ha consentito di assegnare all'industria italiana ordinativi per oltre 60 Milioni di USD. Per inciso, queste stazioni di pompaggio hanno consentito nel 2005 l'esportazione di 220.000 barili di greggio al giorno e questa capacita’ sarà portata a breve a 350.000 barili al giorno".
"Recentemente, L’APS, con il progetto Port Sudan Refinery (Basic Design fatto dalla stessa) che è finito a dicembre scorso come da contratto, hanno ordinato materiali di lunga consegna per un totale di 200 milioni di dollari , di cui il 50% a fornitori Italiani."
Una nuova azienda italiana opera da poco in Sudan, la Drillmec: "gruppo Trevi, ha firmato la costituzione di una impresa mista per l’assemblaggio in loco di macchinari, montati su camion, per la perforazione del suolo per la ricerca sia di acqua che di petrolio."

"Il principale partner commerciale che nel primo trimestre del 2007 ha assorbito la maggior parte delle esportazioni del Sudan e’ stata la Cina per il 90% seguono con il 10% i Paesi Arabi (Emirati, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita). Le principali importazioni a loro volta provengono dalla Cina (30%), Arabia Saudita (16%),India (10%), Giappone e Turchia (5%). La Cina si colloca al primo posto tra i partner commerciali del Sudan, e si distingue soprattutto per il ruolo da protagonista svolto nel settore dello sfruttamento petrolifero in Sudan. I primi investitori diretti rimangono invece i PAesi Arabi, seguiti da Turchia e Cina."

Leggi anche: Export italiano aumentato di oltre l' 80% dall'inizio del massacro in Darfur

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sabato, giugno 14, 2008

SARAS SPA: greggio dal Sudan a Sarroch, Sardegna.

LA SARAS SPA, azienda italiana fondata da Moratti nel 1996, ha acquistato greggio dal Sudan, anche nel recente passato , per lavorarlo negli stabilimenti in Sardegna, a Sarroch*.
I piani di espansione dell'azienda prevedono già da tempo, tra i propri obiettivi, l'acquisizione del greggio sudanese, particolarmente ricco di zolfo, come dichiarava Giampiero Spanedda, Direttore della Programmazione e Controllo Industriale di Saras nel dicembre 2007 (leggi).
Anche Antioco Mario Gregu, direttore della raffineria a Sarroch, parlava di "prospettive estremamente interessanti" e di risultati soddisfacenti circa la raffinazione del greggio sudanese, nonostante non sia stato ancora stupulato un vero e proprio contratto*.
*fonte: FORBES

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martedì, marzo 18, 2008

Tibet, Birmania e Darfur: l'ombra lunga della Cina.

Mentre in Tibet la Cina reprime le proteste dei monaci contro le violazioni dei diritti umani, a meno di cinque mesi dall'inizio dei giochi Olimpici di Pechino, la Human Rights First, una delle principali ONG internazionali, rilascia un rapporto dettagliato sulla vendita di armi al Sudan: 'Investing in Tragedy: China's Money, Arms and Politics in Sudan'.
La Cina guida la classifica dei fornitori, con il 90% del totale, soprattutto armi leggere, nonostante l'embargo imposto dall'ONU.
Dal 2003, anno di inizio del conflitto in Darfur, al 2006, il colosso asiatico ha venduto al Sudan armi leggere per un valore di 55 milioni, ottenendo in cambio petrolio, di cui il Paese è ricco.
Dal 2000 ad oggi, infatti, l'estrazione del greggio è aumentata del 291% , pari a un valore per il produttore di 4,5 miliardi di euro, contro i 62 milioni del 1999. A una maggiore produzione di petrolio corrisponde un incredibile incremento nell'acquisto di armamenti, ben 680 volte in più.
Dopo un'inchiesta sui fondi pensione dei parlamentari europei, che aveva rivelato come si investisse anche in azioni della PetroChina/CNPC, il colosso petrolifero cinese, il Parlamento Europeo ha deciso pochi giorni fa di ritirare le sue quote azionarie.
E' presente in Darfur anche la francese TOTAL (approfondisci).

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giovedì, ottobre 25, 2007

Darfur: il JEM apre il fronte della guerra contro il petrolio

Il JEM (Justice Equality Movement) ha attaccato il Blocco 4 di un impianto petrolifero della Greater Nile Petroleum Operating Company (GNPOC), nella regione del Kordofan, in Sudan, adiacente al Darfur.
Ai microfoni della Reuters, Abdel Aziz el-Nur Ashr, comandante del movimento Giustizia e Eguaglianza ha lanciato un monito alla Cina:"Questo è un messaggio alla Cina e alle compagnie petrolifere cinesi, che devono smettere di aiutare il governo nella guerra in Darfur". Secondo il Jem, tutte le armi usate per gli attacchi contro i villaggi e i ribelli in Darfur sono acquistate con i proventi della vendita del petrolio alla Cina: se le compagnie petrolifere non abbandoneranno il Paese entro una settimana e il governo sudanese non riconoscerà piena dignità politica al Darfur, gli attacchi continueranno in tutto il Sudan.

A sinistra, mappa delle concessioni per lo sfruttamento e la lavorazione del petrolio, aggiornata all' agosto 2007 (©ECOS)
Oltre alle compagnie cinesi e sudanesi e alla Petronas della Malaysia, presente anche la francese TOTAL (area azzurra in basso a destra; clicca sulla mappa ingrandire). Tra le aziende italiane al soldo delle compagnie petrolifere in Sudan, figurano solo l'italiana Bentini SpA , cha ha lavorato per la cinese PETRODAR tra il 2004 e il 2006, per la costruzione di sei stazioni di pompaggio a Melut Basin, nel Sud Est del Paese. La SARAS fondata da Angelo Moratti avrebbe invece acquistato dal Sudan il greggio (Nile Blend, cit. pag. 22, Gennaio 2007) per la lavorazione successiva nella raffineria a Sarroch, in Sardegna. E' ancora in corso l'attività dei tecnici della APS Engeneering di Roma a Port Sudan.

Continua intanto la campagna internazionale lanciata da una coalizione di associazioni per il Darfur, tra cui Italians for Darfur, per spingere la svizzera UBS a ritrattare il sostegno dato alla compagnia petrolifera cinese PetroChina nel lancio di mercato alla Shanghai Stock Exchange. La UBS, per ora, ha affermato di non poter interferire con il lavoro dei propri clienti.

Si ringrazia il blogger 'mazzetta' per la collaborazione nella ricerca delle fonti.

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sabato, settembre 01, 2007

Aprile 2006: il governo sudanese affida Port Sudan a un'azienda italiana

E' stato firmato nell' Aprile del 2006, a Roma, il contratto che affida all'italiana APS Engineering la gestione e la supervisione tecnica del progetto di una raffineria a Port Sudan, sviluppato insieme al Governo del Sudan, accusato a più riprese di bombardare i villaggi in Darfur, e alla compagnia petrolifera Petronas. (Qui la notizia in originale riportata dal Sudan Tribune).
Già nel 2005 la APS aveva completato la realizzazione un prima progetto, poi esteso nel 2006 e 2007 per la costruzione di un complesso industriale di lavorazione del petrolio a Port Sudan. Si presume che l'intero complesso, oggi ancora in espanzione, sarà pienamente funzionale nel 2009.
Il rischio, plausibile ma al momento non verificabile, è che non siano stati intrapresi gli opportuni accertamenti che escludano, dal rapporto tra l'azienda e il governo, un finanziamento indiretto delle operazioni militari in Darfur e che il lavoro intrapreso non apporti benefici sostanziali alla popolazione dell'area.

Da un rapporto sul primo semestre 2006 dell'Istituo Nazionale per il commercio estero italiano, apprendiamo quanto segue:
"Il ruolo che il Contratto assegna ad APS può consentire all'APS stessa di orientare gli acquisti di apparecchiature e materiali verso il mercato Italiano offrendo cosi' significative opportunità ai produttori italiani, che occorrerebbe valorizzare appieno. Globalmente si prevedono acquisti per oltre un miliardo di USD. I relativi ordinativi sono-previsti essere assegnati entro i prossimi mesi. Riguardo a quanto precede, vai la pena di rammentare che il Progetto relativo a 6 stazioni di pompaggio di olio grezzo eseguito da APS e completato nel 2005 ha consentito di assegnare all'industria italiana ordinativi per oltre 60 Milioni di USD. Per inciso, queste stazioni di pompaggio hanno consentito nel 2005 l'esportazione di 220.000,00 barili di grezzo al giorno e questa capacita’ sarà portata a breve a 350.000 barili al giorno.
A marzo 2006 sempre l’APS si e’ aggiudicata un’altra importante gara dell’ammontare di 72 milioni di dollari relativa alla progettazione di una nuova raffineria che sara’ costruita a Port Sudan. La gara per l'aggiudicazione della costruzione materiale sarà pubblicata a dicembre 2006. L’aggiudicazione avverrà entro giugno 2007: tra le societa’ favorite figurano la Snam-Progetti/saipen (ENI)*, Technip Italy e JGC (Giapponese). Il Valore complessivo è di circa 2 miliardi di Dollari."

*aggiornamento 2007: la SNAM PROGETTI non ha partecipato alla gara.

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