Impiego
quasi dieci ore di macchina per giungere da Malakal al campo di
Jamman, nel nord est dello stato dell'Upper Nile in Sud Sudan. Le piogge
che sono iniziate a fine maggio hanno già messo in ginocchio quest'
area del Sud Sudan. [...]
I villaggi che incontro man mano
che mi avvicino a Mabane sono abitati prevalentemente da soldati. Il
Conflitto nel Blue Nile conta già oltre 100.000 rifugiati che si sono
riversati in massa nei tre campi di Yusif, Jamman e Duru proprio nella
contea di Mabane. [...]
Finalmente raggiungo la zona dei rifugiati.
L`UNHCR in poco tempo è riuscita a
rispondere a questa ondata di civili che fuggono dallo Stato del Nord,
nel Blue Nile. Parlando con un rifugiato nel campo di Yusif batil,
vengo a sapere che lui e la sua gente sono dovuti scappare a causa dei
bombardamenti aerei che le truppe del nord di Al Bashir stanno portando
avanti indiscriminatemente contro la popolazione civile accusata di
supportare lo SPLM del nord.
La prima cosa che noto
mentre giro per le tende, che sono state allestite dall'Alto
Commissariato delle Nazioni Unite, è che nessuno dei bambini ti grida “Hawaja”
oppure ti segue ripetendo frasi in inglese o parole chiave. Segno che
questo è un "campo vergine", ovvero questa gente fino a qualche mese fa
se ne stava tranquilla nei loro villaggi, finchè questa assurda Guerra
Sudanese non ha colpito anche loro.
Dopo tanti anni
trascorsi in questa parte del continente africano mi chiedo cosa possa
arrivare ancora a queste persone. Darfur, conflitto Nuba, Kordofan,
Blue Nile, Kassala ed il conflitto con il Sudan. Una serie infinita di
piccole guerre con tragedie umane che oramai non fanno più notizia.
I
media sono tutti concentrate nel Medio Oriente. La Guerra in Siria,
che io del resto ho ricoperto personalmente per qualche mese, è all'ordine del giorno negli approfondimenti dei telegiornali e degli
inviati esteri.
Se si pensa che nell'Upper Nile
ci sono, al momento, 100,000 nuovi rifugiati e che questi sono
pressapoco lo stesso numero di siriani che, al momento, si trovano in
Giordania, ecco che salta subito all'occhio il diverso peso dato a due
tragedie simili.
I bombardamenti delle truppe siriane contro I ribelli
ad Homs mietono le stesse vittime dei civili sudanesi nel Blue Nile,
eppure sono certo che su 10 persone intervistate nelle capitali europee 9
conosco il problema siriano, mentre la Guerra in Blue Nile è solo per
gli addetti ai lavori.
Giorgio Trombatore non ha peli sulla lingua, perchè se li avesse sarebbero un bel problema... ve lo immaginate ogni mattina far la piega sulla lingua? Ecco allora qualche domanda al futurista della Cooperazione, ex capo Progetto per la Cooperazione e Coordinatore Politico della Dott.ssa Contini, inviato Speciale del Governo in Darfur. E' da tempo che arricchisce il nostro blog con le sue testimonianze, purtroppo ancora senza contraddittorio, con la speranza che quello che ci ha scritto possa essere al più presto smentito!
Giorgio, leggendo il tuo ultimo articolo nel nostro blog, mi sembra ci sia stata nel frattempo una radicalizzazione della tua posizione nei confronti di Barbara Contini, rispetto alle prime testimonianze. Quindi ricapitolando: le idee erano buone, le volontà dei singoli ottime, ma la Contini avrebbe gestito in maniera troppo personale e autoritaria la missione.. Qundi avevano ragione quelli, tra cui la Dott.ssa Garau, che polemizzavano con la sua gestione? Come mai secondo te la Contini ha avuto tutta questa libertà di movimento? Quale gruppo di potere la sosteneva?
Le idee erano ottime non buone, i risultati potevano essere positivi per il processo di pace in Darfur,ma i casini li ha creati proprio la Contini. Primo: La rottura con Enzo Angeloni, l'ambasciatore e tutta l'ambasciata sono stati sempre messi alla gogna. Secondo: con le ong, troppo spesso usate come mezzo per le visite dei giornalisti. La verità era che la Contini aveva incassato il supporto di Berlusconi dopo il suo lavoro in Iraq. I suoi contatti diretti erano Bondi e Letta, anche se Letta sempre meno.Vicini a Berlusconi godeva poi dell'appoggio di Martino il Ministro della Difesa. Così si spiegano i voli da Brindisi, la scorta del 9 col moschin e tutto il resto. Nel frattempo aveva trovato (e li fece la grossa cazzata) il tempo di litigare con Mantica,(ti ho raccontato che l'ho portato in giro io stesso su un Taxi giallo) e con la Bonniver.
Dulcis in fundo, forse aveva ragione quel Montanaro di rai tre quando affermava che si stava preparando la sua campagna politica....per carità , lo fanno tutti, però così i risultati sono andati a puttane. Sulla Garau permittimi inoltre di dire una cosa: Quando la Contini chiamò la Garau già tutto il casino stava succedendo. Io chiesi alla Garau di usare diplomazia e metodo per non vanificare due anni lavoro e la costruzione dell'ospedale. Come tutta risposta dopo un mese già c'era aria di crisi. Io non ho mai nascosto le difficoltà a lavorare con la Contini, comunque si era difficile a causa del suo comportamento.
Il contrasto tra Garau e Contini nasce dalla insistenza della Contini a voler inaugurare a55 come ospedale, mentre la Garau si rifiutava di farlo, a mio parere giustamente, perché a55 nn poteva che essere considerato un pronto soccorso. Ti torna?
Verissimo, pero' a quel tempo io ero in Somalia, e contattavo giornalmente la Garau. Lei ruppe con le suore che gestivano il centro, e scelse fin da subito la linea dura quella dei contatti con i giornali che non aspettavano altro! Che motivo c'era? poi venne il suo compagno con la storia del libro, dopo neanche un mese...
..non lo so ...eri a casa senza lavorare, parti con la cooperazione per un contratto di 14.000 euro al mese. Io portai la Garau, e fu detto tutto chiaro. L'ospedale è nella merda, non ci sono fondi, non funziona, te la senti? Lei accetta, parte e fa scoppiare la bomba, ma rimane li tutto l'anno e si porta a casa oltre 150.000 euro senza tasse... Questo lei non lo dice...ma sai i soldi fanno sempre schifo quelli degli altri....poi a me diede una pugnalata... Lei era da tempo che non la chiamava nessuno, io gli offri il Darfur e le spiegai che era anche una situazione di facciata.....mica so scemo, lei accetta e poi da giù con il maritino fa venire rai tre...ed il resto lo sai..
In un tuo articolo critichi la decisione di Barbara Contini di non affidare la gestione di Avamposto 55 al Ministero della Sanità sudanese nel momento in cui la Cooperazione stava abbandonando il progetto. A parte le possibili motivazioni di prestigio personale di Barbara Contini, non è forse vero che ribelli e donne stuprate non sarebbero mai andati in un ospedale a gestione sudanese? Altri operatori mi hanno riferito che nei campi ad esempio è difficile dare assistenza a tutti e soprattutto tutte, proprio perché c' è l intermediazione degli uomini del governo, la famigerata HAC. Suliman Hamed, rappresentante dei rifugiati del Darfur, mi conferma inoltre che il governo usa anche finti addetti della stampa, giornalisti, per controllare i movimenti delle commissioni estere e degli operatori umanitari. Il principio della Contini così su due piedi mi pare corretto.. Ma capisco che in termini pragmatici meglio un ospedale per pochi che il nulla..si può anche immaginare certo che ci fosse anche la volontà della Contini di non rinunciare alla sua 'creatura' di prestigio ma una cosa che invece non capisco è perché, al solito, si sia preferito distruggere piuttosto che cercare di salvare il salvabile. Dici che dopo la dipartita della Contini si è fermato tutto, per la scelta assurda di creare una 'finta' fondazione. Che comunque continua a ricevere donazioni. Ma la cooperazione italiana non poteva intervenire anche in seguito su Avamposto55? Forse si era creato soprattutto un vuoto politico e un interesse a negativizzare l'operato precedente?
Mauro, vedi la Contini non era dell'ambiente della Cooperazione ed era schierata già a quei tempi con Berlusconi....tanto è che oggi veste la carica di senatrice al Senato. La Cooperazione è un ghetto, quando lei arrivo' in Darfur porto' il suo personale, tra cui io, licenziando i cooperanti in loco. Poi inizio' un braccio di ferro con l'ambasciata e l'ufficio VI di Roma. Inoltre è vero senza dubbio che cercava sempre la spettacolarizzazione delle cose. L'ospedale nasce in questa ottica, ma non puoi aprire un ospedale a Nyala non fare l'MOU con il governo e poi partire e lasciare uno stagista a portarlo avanti.
I fondi piano piano sono venuti a mancare e con l'arrivo del governo Prodi ed il cambio alla cooperazione, esce Deodato ed entra la Sentinelli, è finito tutto. Tieni conto che sono mancati anche i soldi di Sanremo... poi sulla situazione nei campi ,come sai li è disperata i ribelli devono fare affidamento a quelle piccole ong che lavorano nelle loro zone e nient'altro... Anche il partner di avamposto si rivelò pessimo, quello di Tariqa al tTijani troppo debole ..... La fondazione in realtà non è mai nata, ossia firmatario in loco rimase solo Mohammad Sabuna, ma da li a poco, dopo che lo stesso organizzo' un saccheggio nell'ufficio della Cooperazione ne usci' fuori pure lui. Proprio cosi', il Sabuna, che ha scritto anche qui nel blog tempo fa, organizzo' un saccheggio all'ufficio, dopo che fece partire l'ultimo sfigato di Cooperante della Contini, un certo Andrea Mazzantini...
Ora di quello che ne è nel 2008 di Avamposto non ne so niente, quello che so è che l'ultima volta che la Contini scese in Darfur lo consegno' defintivamente al governo locale...
...del tipo prima ne parlo male, ma poi come ultima risorsa gli mollo la patata bollente!
Nel febbraio del 2005 il Ministero degli Affari Esteri ha pubblicato il libro “ Darfur un dramma dimenticato”. Il libro è stato stampato con il contributo della Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo. Un libro di fotografie realizzato dal fotografo Giovanni Santi che nel 2005 fu accompagnato dal sottoscritto per le tre regioni del Darfur per testimoniare il dramma del popolo sudanese ed il lavoro ed il contributo della cooperazione italiana .
Per usare le parole del Direttore Generale per la Cooperazione allo sviluppo il Dott. Giuseppe Deodato, “l’idea del libro nasce perché il Darfur non sia più un dramma dimenticato e per testimoniare il lavoro della Cooperazione Italiana che ha potuto contare su Barbara Contini, che alla non comune esperienza unisce straordinaria professionalità ed una rara umanità”. All’interno del libro inoltre c’erano degli interventi del già Ministro degli Affari Esteri Gianfranco Fini, un intervento del direttore di Vita Riccardo Bonacina, di Bianca Rita Tonetti per Intersos, di Cinzia Giudici per il Cosv e di Lorenzo Latini per il Cesvi e Michele Romano per il Coopi. Infine il libro terminava con una poesia scritta proprio dall’Inviato Speciale del governo Italiano che si cimentava insolitamente nel ruolo di poetessa contemporanea.
Il libro doveva essere una testimonianza che per usare le parole del Ministro degli Affari Esteri Gianfranco Fini “doveva fare parlare del dramma del Darfur attraverso la voce dell’assistenza del nostro paese resa ancora più visibile ed efficace dall’ufficio di cooperazione che abbiamo aperto a Nyala , nel cuore di quella martoriata regione, sotto il coordinamento di Barbara Contini, e grazie al contributo continuo delle organizzazioni non governative italiane che prosegue ininterrotto ,nonostante le obbiettive difficoltà sul terreno”..
Nemmeno un anno dopo la pubblicazione di quel libro (facciata sugli onori del gruppo del Mae in Darfur) in pochi mesi il castello di sabbia si sbriciolava vanificando l’operato di centinaia di persone che a quel progetto avevano creduto.
In poco tempo la Dott.ssa Contini che non tollerava nessun tipo di interferenza da parte dei suoi collaboratori terminava i rapporti professionali instaurati con le varie organizzazioni non governative e con gli enti locali gli stessi che il Ministro Fini aveva citato nell’apertura del libro donato ed organizzato dall’ufficio del Dott. Antonio Morabito del Mae. Come dire, il solito spot (come del resto avevo denunciato in un altro intervento su questo blog.)
I primi a chiedere di interrompere la collaborazione con l’ufficio della cooperazione gestito dalla Dott.ssa Contini furono proprio le stesse Ong italiane che scrissero una lettera all’ambasciatore italiano Enzo Angeloni chiedendo che l’ufficio della Dott. Ssa Contini programmasse le visite presso i progetti previa autorizzazione da parte delle ong . Inoltre le ong chiedevano che le visite si svolgessero senza la presenza dei giornalisti e senza l’accompagnamento degli uomini armati della Contini in veicoli umanitari. Le ong stanche delle visite della Dott.ssa insieme al suo codazzo di giornalisti, chiesero di avere un atteggiamento più consono alla realtà del dramma del Darfur. Più volte io stesso fui costretto ad organizzare il trasporto e la logistica di molti giornalisti nelle aree del Darfur .Una volta nel campo di Garsila gestito da Intersos organizzai un pulmino di chiassosi giornalisti che visitarono quel campo neanche fossero stati in uno zoo.
A seguire ad abbandonare la barca furono le Suore della Carità di Suor Piera di Nyala. Suor Piera da oltre venti anni gestisce un dispensario a Nyala con l’aiuto di altre sorelle sudanesi. La Dott.ssa Contini chiese alla Suora di gestire l’ospedale di Avamposto .Quando qualche tempo dopo la Suora sollevò alcuni problemi di gestione e di logistica dell’ospedale la Suora fu immediatamente allontanata. Allontanata per avere espresso dei dubbi sulla fattibilità del progetto! Ci rendiamo conto?
Qualche tempo dopo toccò persino all’ufficio del WFP di Brindisi che entrò in collisione con l’ufficio della Cooperazione Italiana di Nyala nella gestione dei voli umanitari. Oltre 8 voli umanitari (come ho già fatto presente in un altro intervento sul blog del Darfur) che venivano caricati con aiuti di privati . Questi voli venivano fatti partire a piacere della Dott.ssa che gestiva i voli come una operazione privata. Un giorno un volo di Brindisi arrivò pieno di legname inservibile che fu immediatamente distribuito nel Suq di Mantiqa Assinaa a Nyala. Quel volo fece incazzare gli operatori di Brindisi che osarono protestare con la Contini.
Un paio di telefonate giuste e la Contini continuò ad avere i suoi voli, del resto come diceva sempre lei “ora chiamo il mio amico il Ministro della Difesa Martino, cosa che fece anche con tranquillità per avere la scorta che voleva lei. Non una scorta scelta dal Ministero , ma la scorta scelta da lei”.
Per quello che riguarda i rapporti tra l’ufficio della Cooperazione Italiana e l’ambasciata italiana guidata dall’ambasciatore Enzo Angeloni sono noti a tutti per la loro tensione dovuta all’atteggiamento spesso scorbutico e poco collaborativo dell’allora Inviato Speciale del governo italiano .
Infine cito anche la rottura con la dott.sa Sara Fumagalli , presidentessa dell’Umanitaria Padana, che con il suo contributo riuscì a rifornire l’ospedale di Avamposto di parecchie attrezzature ospedaliere.La Signora Fumagalli come le Suore, e tanti altri fu allontanata dalla Dott.ssa Contini per avere espresso dei dubbi sull’andamento delle attività.
Oggi sono passati tre anni dall’uscita di quel libro, ed io apprendo che un gruppo di profughi sudanesi in Italia sta cercando un contributo per andare a protestare a Ginevra sulla situazione nel loro paese.Mi duole constatare che il nostro paese non è riuscito ad andare oltre a sterili litigi che non hanno beneficiato nessuno ma anzi portano disonore al nostro paese. E’ pazzesco, ma forse considerando tutto si comporta meglio la Cina di noi, che non ha mai condannato Al Bashir e che almeno ci guadagna qualcosa dal Sudan esportando materie prime ed il greggio tanto utile per la sua economia in ascesa.
Questo è il nostro paese e noi abbiamo quello che meritiamo!.
2.7.Requiem ………Per il Darfur solo Spot e piccole meschinerie tutte Italiane Autore del presente testo è Giorgio Trombatore. Italians for Darfur e IB4D non sono responsabili di quanto espresso dall'autore.
Ho servito il mio paese in Darfur per quattro lunghi anni.
Quando un giorno di novembre la Cooperazione Italiana mi ha chiamato per una missione in Darfur ero onorato.
Si aprivano anche per me dopo tanti anni le porte del Ministero di Roma.
Per chi come me lavora nel mondo delle organizzazioni non governative sa bene quanto può essere difficile accedere ad un contratto con la Cooperazione Italiana.Il MAE……
Altro che Casta…. Un blocco granitico chiuso a chiunque dall’esterno tenti un contatto, dove accedere è quasi impossibile se non si vanta un parente all’interno del Ministero.
Non è questione di Master, di esperienza o di quante lingue conosci, si tratta di avere un “Santo alla Farnesina”.
Ma se è vero che chi la dura la vince, alla fine anche il sottoscritto riuscì a procurarsi un contatto ed accedere all’Olimpo degli esteri.
Non c’erano solo i 7,500 Euro di salario(come i maligni potrebbero insinuare) a spingermi per lavorare con la cooperazione, ma la sincera fierezza di svolgere il lavoro che amo sotto l’insegna del mio paese.
La Farnesina appunto ed il Mae ovvero il braccio diretto del governo italiano per gli aiuti umanitari nel mondo .
Come cooperante atipico, vicino da sempre alle ideologie di Destra di Patria e Famiglia, l’idea di muovermi tra le dune del deserto al servizio diretto del nostro Ministero degli Affari Esteri era un piacere che attendevo da tempo, troppo tempo…..
Per quasi due anni ho svolto il mio lavoro tra le Tre grandi regioni del Darfur schivando insidie e pericoli sempre mosso da quell’amore per l’audacia e le imprese che ho sempre ammirato in personaggi come il grande Gabriele D’Annunzio.
L’epico ed il solidale sembravano essere finalmente vicini in una terra che era sconvolta da guerre intestine.
Ma la delusione di essere partecipe ed attore di uno show ben orchestrato da parte della politica italiana non tardò a turbare gli ultimi mesi del mio lavoro nel martoriato Darfur.
Come responsabile politico per la Cooperazione Italiana (qualifica che mi sono guadagnato sul posto ) ero ,tra l’altro, l’addetto alla ricezione ed al protocollo ogni qualvolta dall’Italia arrivavano visite di parlamentari .
E, Dio solo sa quanti ne sono venuti di parlamentari in cerca di visibilità .Dal parlamento europeo, dal parlamento italiano, dai comuni sono giunti da ogni dove.
Le richieste erano sempre le stesse visitare un campo profughi, possibilmente vicino alla sede della cooperazione italiana a Nyala e poi prendere subito il primo volo per tornare a Khartoum.
Il campo profughi era sempre quello di Calma, a soli dieci minuti di macchina da Nyala, poi se qualcuno si voleva avventurare oltre si procedeva con l’affitto di un elicottero dell’Onu solitamente un Mi8.
Finito il giretto tutti venivano riportati presso la sede della Cooperazione Italiana a Nyala per rifocillarsi con un bicchiere di vino fresco giunto appositamente con i voli militari da Brindisi.
Così piano piano sono venuti tutti, senza distinzione di colore politico e tutti con lo stesso messaggio: “ TANTA SOLIDARIETA’…NON VI ABBANDONEREMO”.
Un po’ come il locale estivo che va di moda.
Parto da Fiumicino con un volo di stato, mi fermo due giorni in Sudan ed ho uno spazio nel telegiornale delle venti serale magari annunciato dal David Sassuolo in persona.
Così è venuta la Dott.ssa Bonniver per ben due volte.
Arrivava, scambiava a stento due chiacchiere con noi operatori del campo, e poi l’energia le tornava quando un telecronista della Rai la riprendeva davanti ad un campo profughi.
Le solite parole di rito e poi via di corsa all’aeroporto per tornare a Khartoum .
Poi è venuto persino il sottosegretario Mantica di Alleanza Nazionale.
A lui la visita è andata male, poverino .
Infatti all’indomani di uno screzio con la Contini ,quando Mantica giunse a Nyala all’aeroporto di Nyala c’era solo il sottoscritto ad attenderlo con un Taxi locale per accompagnarlo a visitare i progetti .
Proprio così il sottosegretario agli esteri si è visitato i progetti di Garba Intifada a Nyala con un Taxi giallo.
Un taxi giallo sudanese che a metà strada si era pure fermato perché aveva finito la benzina. La Dott.ssa Contini che gestiva la cooperazione italiana come gestisce il suo appartamento privato a Milano gli negò l’utilizzo delle macchine della cooperazione, dei Toyota nuovi che rimasero parcheggiati durante tutta la visita di Mantica a Nyala.
Piccole vergogne del nostro paese.
Poi è stata la volta di Rutelli, anche lui è venuto sino al campo di Calma. Ha promesso un azione forte contro il governo e gli attacchi dei Janjaweed .
Finito il giro del campo anche lui ha terminato il viaggio prendendo un tè presso la nostra delegazione ed inviando sms a casa.Con lui c’era pure il francese Bayrout ( lo sfidante di Sarkozy per l’Eliseo).
Non sono mancati nemmeno i giornalisti, le grande penne del giornalismo italiano, che al seguito dei più noti politici si fermavano con loro per qualche ora a Nyala e dopo aver fatto la solita foto strappa lacrime ad un bambino riempivano d’inchiostro pagine e pagine di giornali.
Il pezzo andava scritto in fretta ed in furia. L’unico giornalista che è rimasto per settimane vivendo in un container in Darfur è stato Carlo Romeo il direttore del segretariato sociale della Rai, una vera e propria mosca bianca.
La cosa più assurda e se vogliamo triste e che aldilà dei viaggi dei nostri parlamentari con costosi costi logistici spesso all’interno della struttura regnava sempre e solo la maldicenza,un po’ come siamo abituati allo spettacolo giornaliero dei nostri telegiornali.
Il politico di turno che attacca l’opposizione e viceversa .
Questo teatrino vergognoso che vede coinvolti sia la Destra che la Sinistra non ha risparmiato nemmeno il martoriato Darfur.
Da Deodato alla Sentinelli non è cambiato molto.In effetti sono cambiati solo i cooperanti che partivano in missione . Prima quelli vicini ad una particolare classe politica poi con il cambio di governo toccava a gli altri.
Mi duole ripeterlo, ma l’unica libertà per i sudanesi del Darfur è legata al destino dei loro movimenti di ribellione.
Non si può costruire un nuovo futuro con gente che prende una missione politica come un viaggio per ottenere solo visibilità.
La lotta contro il governo di Al Bashir (già condannato dal tribunale dell’Aia) è l’unica strada percorribile per giungere ad una soluzione del conflitto.Infine vorrei ricordare ai lettori che al desolante quadretto che ho descritto sopra, bisogna anche ricordare tutte quelle persone che in silenzio lavorano per i profughi del Darfur.
Mi riferisco infatti alle Suore di Nyala con la gestione degli orfanotrofi, ai padri comboniani, a tutte quelle ong italiane e non che lavorano da anni in queste zone difficili.
Quando Jean Bodin nel XVI secolo descrisse la teoria dell’assolutismo aveva in mente come modello quello che oggi è possibile trovare in molti paesi del terzo mondo incluso il Sudan.
La teoria del Princeps legibus solutus (principe sciolto dalle leggi) si potrebbe applicare al leader Omar Al Bashir che guida incontrastato il Sudan oramai da anni. Non solo si è fatto beffa della decisione del tribunale internazionale dell’Aia per i crimini commessi contro il suo stesso popolo, il leader in questione continua a governare il paese impunemente con mano di ferro che non esita a mettere in pratica soprattutto nelle zone periferiche del suo immenso paese lontano dagli occhi degli osservatori stranieri che nicchiano di fronte al tiranno per tutelare gli interessi dei loro paesi.
Eppure a lui sono da imputare la sorte di milioni di sudanesi che nell’ultimo decennio hanno visto le loro case distrutte da gruppi armati di miliziani filo-governativi. I famigerati Janjaweed guidati nei primi tempi da personaggi come “Musa Hilal” hanno seminato il terrore nelle tre regioni del Darfur. Interi paesi rasi al suolo, donne violentate, bambini uccisi il tutto portato avanti con impunità per anni.
Una situazione preoccupante che nel tempo ha contagiato anche il vicino Chad. Nessuno si augura ovviamente che questo conflitto inter-etnico possa estendersi nei paesi confinanti per non rivivere ciò che ebbe luogo nel vicino Congo dove il conflitto dei Banhamulenge coinvolse diversi paesi del centro africa tra cui l’Angola, il Ruanda, il Congo e lo Zambia.
Ma oggi in Sudan nonostante il tribunale dell’Aia abbia emesso il suo mandato contro Al Bashir ed uno dei suoi ministri, i paesi europei ed extraeuropei continuano a firmare accordi commerciali come se nulla fosse rendendosi complici del regime. Forse perché sono solo dei negri del deserto la loro morte suona meno dura? La Cina ad esempio, che ha appena ospitato le olimpiadi , da anni è in prima linea nel paese africano per sfruttare la produzione del greggio fornendo in cambio assistenza tecnica. Certo questo non impedisce ai cinesi di chiudere gli occhi di fronte alle barbarie perpetrate dai soldati di Al Bashir. In tutto questo casino mi chiedo che cosa faccia e cosa dice Silva Ker?Che io sappia nulla,ma se qualcuno mi smentisce ne sarei molto contento. Sicuramente per Omar Al Bashir l’assenza di un leader come John Garang ha reso le cose più semplici. Privo di una vera e propria opposizione interna, il leader ogni qualvolta deve fronteggiare da parte dell’opinione pubblica critiche sul suo operato, organizza la solita sceneggiata nelle strade con manifestazioni pro-governative. I mullah delle moschee di Khartoum chiamano a raccolta centinaia di fedeli che come pecore si riversano nelle strade di Ahmarat per protestare contro l’occidente filo-sionista. In tutto questo bisogna aggiungere anche l’assenza di un Al Jazeera. Questa emittente del Qatar che tutti conoscono sempre pronta a denunciare le guerre perpetrate contro i musulmani nel mondo è inspiegabilmente assente in Sudan. Colpisce questa assenza da parte di quei giornalisti sempre pronti per condannare l’esercito israeliano nei territori di Gaza oppure per attaccare la politica americana in Iraq . Ma in Sudan dove sono? Come possono essere assenti da anni in questo paese dove vergognosamente si cerca di coprire crimini di massa commessi non da crociati ma da musulmani . Aggiungerei che sono anche stupito dell’assenza di Al Zawahiri, il numero 2 di Al Qaida, almeno lui si poteva fare vivo per condannare crimini interni all’islam. Probabilmente non conviene alla politica di Al Jazeera , ne a nessuno altro mandare immagini che trattano di musulmani che uccidono altri musulmani. Non è bello denunciare al mondo islamico che fratelli musulmani si uccidono per il loro colore della pelle e per problemi etnici in barba ai precetti del Corano di fratellanza neanche fossero miscredenti.
Allora , Non ci resta che lodare il tentativo del tribunale dell’Aia di portare in giudizio Omar Al Bashir . Lodiamo il tribunale come condanniamo i nostri ambasciatori che non si fanno scrupoli di partecipare ad i coktails a Khartoum come se nulla fosse.
Mi viene in mente una frase di Charles Peguy contro il Presidente della lega francese dei diritti dell’uomo Francis de Pressensè che sosteneva il diritto di ingerenza contro quei paesi come la ex Jugoslavia o l’Afghanistan ma mai contro quei paesi forti come la Cina . A questo proposito Charles Peguy disse “Pressensè è a favore del diritto contro la forza quando la forza non è forte” così oggi l’Unione Europea pressa la debole Serbia per consegnare i suoi generali di guerra dell’ex conflitto dei balcani ma tace sui crimini commessi in Sudan.
di Giorgio Trombatore (Ex-Capo progetto della Cooperazione Italiana in Darfur)
La sentinella solitamente si appostava dietro ai ruderi di un mercato totalmente distrutto nell’area di Kidingir nel massiccio centrale del Jebel Marra in Sud Darfur.
Era un giovane Fur, uno di quegli uomini senza età.
Vestito di stracci con i capelli stile Rasta e con tutto il corpo ricoperto di Jujou, una sorta di amuleto locale , stava per ore a scrutare la savana contro possibili attacchi nemici.
A tracollo portava un vecchio Kalashnikov modello cecoslovacco.
Non appena il rumore di una jeep rompeva il silenzio della savana, la sentinella sparava un colpo nel cielo .
Era l’avvertimento, la sirena dei guerriglieri.
Subito dopo a qualche centinaio di metri, i ribelli destati dal colpo di Kalashnikov della sentinella si mobilitavano per preparasi a ricevere l’arrivo di ospiti indesiderati.
Oggi pero’ è un veicolo delle Nazioni Unite che porta aiuti umanitari. I ribelli lanciano uno sguardo al veicolo e poi si ritirano nelle loro capanne.
Scampato pericolo!.
Del gruppetto dei giovani soldati rimane solo il Sultano di Kidingir .
Da anni oramai il Sultano di Kidingir è rimasto l’unica autorità politica nel Jebel Marra. Da questa zona sono scappati tutti subito dopo gli attacchi dei governativi.
Il Sultano si sistema la sua jallabiah e si reca nei pressi della scuola secondaria appena ristrutturata dalla Cooperazione Italiana sperando di ricevere doni ed aiuti dalla delegazione dell’ONU.
La sentinella accenna un saluto ai veicoli con a bordo i funzionari dell’Unicef e poi torna a mimetizzarsi dietro dei cespugli.
Sempre in allerta , i janjaweed e le loro milizie sono in zona.
Nessun dorma !
Il terrore di un attacco è palpabile, visibile soprattutto negli occhi di giovani donne che hanno abbandondato i loro villaggi in fiamme .
Del villaggio non è rimasto niente, lo sanno bene anche le sentinelle .
Il compito della sentinella è fondamentale per l’intera sicurezza del villaggio. I Fur di questa zona lo sanno bene. I guerriglieri hanno poche munizioni in dotazione, e quelle poche armi vanno gestite con sapienza e cautela.
Quando si spara si deve essere sicuri di uccidere perché i predoni non perdonano e la morte per chi sceglie la lotta armata è sempre in agguato.
Non è un crimine uccidere quando si vive in mezzo alla savana in balia di uomini armati che possono piombare in qualsiasi momento del giorno e della notte. In pochi minuti si perde tutto e perdere la vita è l’ultimo dei problemi.
Pochi attimi e ti ritrovi la casa bruciata, il bestiame rubato, magari la sorella violentata ed il padre ucciso. Ti guardi intorno e ti senti perduto.
A quel punto l’alternativa è finire in un misero campo profughi dove ogni giorno fai la fila insieme ad altri centinaia di disgraziati per ricevere dal WFP una manciata di riso.
Nel momento che entri nel campo profughi non farai altro che metterti in coda sin dalle prime ore della mattina.
Senza accorgertene vieni risucchiato dalla vita degli orari inflessibili dei campi profughi.
C’è l’ora dell’appello, c’è la giornata per il controllo dei bambini presso la tenda dell’Unicef, e poi l’ora della distribuzione alimentare. In tutto questo devi sapere evitare anche i fastidi e le minacce della polizia sudanese sempre pronta per minacciare e sfruttaren questi poveri disgraziati.
In questo disgustoso quadretto c’è chi invece sceglie di prendere un fucile e raggiungere i ribelli nelle montagne per combattere l’odiosa dittatura araba di Al Bashir. Continua a leggere... Io personalmente supporto questa scelta: La guerra armata è l’unica arma per liberare il Darfur e tutte le altre regioni dall’oppressione della dittatura. Gli attacchi contro le squadre di polizia, le incursioni nelle caserme dell’esercito sudanese e la contro-offensiva contro le milizie dei janjaweed sono l’unico rimedio a questo silenzioso massacro. Sferrare colpi su colpi e colpire le truppe sudanesi nel cuore delle loro istituzioni.
Io non credo ai tavoli ed alle trattative, credo che alle armi ed alle oppressioni bisogna rispondere con altrettanto ferocia. A chi sferra i colpi inermi contro i civili bisogna rispondere con attacchi ben studiati.
Quando mi incontravo con i dirigenti del JEM o dello SLA continuavo a ripetere che bisognava portare la guerra in capitale. Una guerra che si combatte a migliaia di chilometri non viene sentita ne percepita come tale da chi vive tranquillo tra le code di un supermercato o innervosito dalla mancanza di un parcheggio. Diciamo come le stanno le cose. La guerra nei Balcani non impediva certo agli italiani di andare con tanta spensieratezza in vacanza al mare mentre aerei della Nato si alzavano in volo per bombardare la Serbia.
Per questo Sono stato positivamente colpito quando qualche mese fa ho letto della notizia che un assalto condotto dalle milizie del JEM aveva colpito l’area residenziale di Ondurman a pochi chilometri da Khartoum. Questa è la strategia vincente!!!.
La storia ci ha insegnato che tutti i movimenti di guerriglia hanno avuto successo solo quando si è riusciti a coinvolgere anche la popolazione. Tornando al Darfur, come sappiamo negli ultimi anni il conflitto armato ha conosciuto una crescita esponenziale delle fazioni in lotta. Nuovi gruppi , nuove sigle si sono formate ed hanno segnato la regione con nuovi e tristi accadimenti. Ma l’origine del conflitto deve essere ricercata nella decisione da parte di un gruppo di Zagawa che anni or sono decisero di attaccare una stazione di polizia nel Sud Darfur.
Sia Benedetto quel giorno!!!
Quell’attacco segno’ l’inizio della guerriglia dello SLA. Quell’attacco poteva essere un insignificante episodio di banditismo o di delinquenza locale , ma i leader sudanesi sono riusciti a trasformarlo nel tempo in una guerriglia organizzata che avrebbe destabilizzato uno dei paesi più grandi dell’Africa. Del resto quello che fecero in quegli anni Abdel Uahid e Minnie Mennawie fu una scelta chiara e senza ritorno, quella della lotta armata. Quei leader africani capirono che l’unica via percorribile era quella della guerra civile. Non nelle aule dei tribunali, non attraverso l’inchiostro dei giornali, ma con la consistenza dei proiettili sparati contro i convogli militari del governo sudanese.
La storia dei recenti conflitti mondiali è piena di azioni che hanno sconvolto la geopolitica del globo, e spesso dietro a conflitti nazionali che hanno creato migliaia di vittime ed hanno ridisegnato il quadro politico di molte nazioni c’è dietro la volontà di pochi uomini .
A Cuba Fidel Castro e Che Guevara riuscirono organizzando una guerrigilia nella selva cubana a far cadere il regime dittaoriale di Batista, in Cina Mao Zedong si libero’ dei nazionalisti di Chang Kai sheik e delle potenze straniere. Ma è l’Africa il paese per eccellenza dove pochi uomini hanno dato vita in breve a movimenti di guerrigilia che in alcune occasioni sono riusciti a prendere il potere.
In Sudan i Dinka guidati da John Garang per decenni hanno opposto una guerriglia organizzata che alla fine ha visto riconosciuto dal governo di Omar Al Bashir il suo ruolo in una nuova società sudanese. Ma i risultati di John Garang sono stati raggiunti solo dopo grazie ad anni di guerriglia sapientemente organizzata. In Mozambico la Renamo di Dhaklame ha opposto negli anni novanta una fiera opposizione al governo della Frelimo sino a giungere a vedere riconosciuto la sua lotta armata con le prime libere elezioni in Moambico nel 1994. Poi c’è il caso dell’Angola di Jonas Savimbi, il Polisario nel Western Sahara, i guerriglieri in Chad, in Niger e nel delta in Nigeria.
I movimenti di guerriglia hanno sempre prodotto un cambiamento nella società anche se spesso questi cambiamenti hanno solo segnato un cambio della guardia al potere senza portare nessun beneficio della popolazione. Chi giunge al potere con le armi spesso le perde con gli stessi mezzi. Rari sono i casi di leader che una volta giunti al potere hanno amministrato la cosa pubblica con fermezza ed equità per il popolo.
Purtroppo i Museveni dell’Africa contemporanea sono tanti e si assomigliano tutti. Nati come ribelli, acclamati dal popolo in breve hanno disilluso le aspettative di milioni di africani instaurando regimi tribali clientelari. Oggi in Zimbabwe un uomo chiamato Mugabe è riuscito a fare piombare il paese nel più disastroso e terribile scenario apocalittico, dove inflazione e disoccupazione sono ai livelli più alti della storia del continente. In Congo un figlio del già noto Kabila guida una delle Nazioni più vaste dell’Africa, in Ruanda il grande eroe della liberazione dei Tutsie è rimasto ancorato alla sua poltrona e tutto sembra fare intendere che vi resterà per anni.
Aldilà di queste speculazioni io credo nella lotta armata come unica via per interrompere la scia di massacri che sono avvenuti in Darfur. Purtroppo il rischio più grande è quello di avere solo un cambio di persona al vertice della struttura di comando. Meglio correre il rischio! Bisogna altresì riconoscere che solo grazie alla guerriglia armata dello SLA e del JEM il governo di Al Bashir ha dovuto porre un limite ed un freno alle sue milizie filogovernative.
Non sono stati certi i colloqui di Abuja a fare tacere le armi per qualche periodo nel sud e nel nord Darfur. Questi sono gli effetti della lotta armata nel tempo, grazie al sacrificio e alla morte di molti giovani guerriglieri sudanesi che sono riusciti con il sangue a fermare le scorribande dei Janjaweed. Autore del presente testo è Giorgio Trombatore. Italians for Darfur e IB4D non sono responsabili di quanto espresso dall'autore.
Avete mai sentito parlare del Dott. Sulaf Addin Saleh? Avete mai sentito pronunciare questo nome ?
Se siete dei buoni conoscitori del Sudan allora un personaggio del genere non puo’ esservi sfuggito al pari di altre personalità tipo Dr.Khalil, Dr. Bahar Idris, Minnie Mennawie o Musa Hilal.
Ma il nome di Sulaf Addin non è legato ai gruppi di guerriglia che sono sorti come funghi in Sudan ne tantomeno a quello di famosi Janjaweed che con le loro gesta sono diventati vere star di Holywood ! .
Sulaf Addin Saleh fa parte di quel mondo poco conosciuto dei burocrati sudanesi che si è sempre distinto operando dietro le scene . Non un uomo quindi da presentare e dare in omaggio alle emittenti locali arabe. Sulaf Addin Saleh si presentava come un distinto diplomatico sudanese sempre in viaggio in Europa, tra cui Londra risulta una delle sue mete preferite. Perchè si sa mentre il popolo muore di fame nei campi profughi , gli uomini di potere non si fanno mancare viaggi e svaghi nella dannata Europa. Conteso tra la comunità diplomatica in Sudan, il noto Sulaf Addin era il personaggio chiave del ministero di Hac, una sorta di ufficio per il coordinamento degli aiuti umanitari che celava dietro questo suo prestigioso nome il cuore dei servizi di sicurezza sudanesi.
Certo oggi la situazione è cambiata del tutto in Sudan a causa anche della regionalizzazione dei conflitti che hanno fatto piombare il paese in un vero e proprio stato perenne di guerra civile. Le cose sono molto ben diverse da quando Sulaf Addin gestiva incontrastato l’ufficio di Hac.Oggi gli uomini della sicurezza sudanese hanno molti grattacapi da pelare ; basti pensare alla presenza dei soldati dell’African Union , o ai conflitti che dal 2005 in poi sono scoppiati nel paese. Un quadro difficile da gestire anche per uomini abituati ad avere sotto controllo l’intera comunità straniera e non solo. Le guerre civili che sono scoppiate nel paese negli ultimi anni hanno reso talvolta insufficiente la rete di controlli e di ispezioni creata ingegnosamente dagli uomini di Hac.
Basta ricordare che mentre scriviamo questo blog oggi la situazione in Sudan è la più grave degli ultimi tempi. Ovunque si punti il dito nella mappa sudanese non troviamo una sola area pacificata. Se poniamo lo sguardo ad est verso la regione di Kassala l’irrisolto conflitto con i Beja è ancora una spina nel fianco per il governo di Al Bashir . Il centro del del paese, l’area storicamente in mano ai Nuba, rimane ad altissima tenzione. A sud , nonostante il trattato di pace firmato tra il governo del nord e quello dell’attuale Silva Ker, la situazione nelle aree popolate dai gruppi Nuere e Dinka è tutt’altro che pacificata. Infine c’è l’ovest con il dramma del Darfur e la recente escalation di guerra con il vicino Chad. Dulcis in fundo citerei il recente attacco del Jem a Khartoum ( che io ho avuto modo di trattare proprio sul blog di Italians for Darfur ) e la condanna da parte del tribunale dell’Aia nei confronti di Omar Al Bashir.
Ma torniamo al nostro Uomo chiave degno di essere ricordato anche in questo Blog perchè lui sino al 2005 era l’uomo che gestiva il complesso edificio di HAC.
Chiariamo subito che c’è un HAC conosciuto dalla stragrande maggioranza delle persone ed è l’Hac pubblico ossia quello degli incontri delle ONG e delle Nazioni Unite con il Commissioner di turno per parlare di emergenze umanitarie. Questo tipo di incontri avviene in tutte le regioni sotto il controllo dell’ufficio di Ocha delle Nazioni Unite. Hac, solitamente partecipa per via del suo Commissioner, e gioca il ruolo della parte lesa degli interessi dei comuni cittadini sudanesi. Ovviamente è solo una operazione di facciata del governo sudanese, in quanto la vera anima di HAC è rappresentata dai suoi uffici di « intelligence « che operano in tutto il paese.
Una struttura di tutto rispetto che segue , identifica e cataloga la situazione di ogni singolo espatriato presente nel paese tenendolo constantemente sotto controllo attraverso delle pratiche all’apparenza innocue che servono a limitare le libertà degli operatori umanitari e dei diplomatici presenti nel paese. Questo controllo è talmente ramificato anche nelle regioni da garantire una copertura totale persino nel più piccolo e sperduto villaggio sudanese.
Questo è il vero volto di HAC. Uomini dislocati negli aeroporti, lungo le strade, nei mercati, negli incontri delle ong e pêrsino nei campi profughi. Il loro compito è quello di controllare , di limitare le libertà di movimento degli operatori umanitari attraverso un controllo stretto e rigido che comporta una serie di azioni burocratiche che spesso spingono le organizzazioni a rinunciare persino a visitare certe località. Travel permit, autorizzazioni varie, timbri, foto, ecc… tutti mezzi ingegnosi per scoraggiare anche i più impavidi operatori umanitari. Solitamente gli uffici di Hac nelle regioni interne sono delle catapecchie posizionate ai margini delle città. In questi luoghi gli operatori di save the children, di Concern, di Care fanno la fila per ricevere l’agognato timbro che autorizza il veicolo a raggiungere una determinata località. Talvolta il timbro viene negato ed allora la ong deve chiedere udienza al Commissioner alfine di sbloccare la situazione ed autorizzare i veicoli a raggiungere i luoghi di destinazione previsti dai progetti. Un gioco di nervi che alla lunga spezza la pazienza degli stranieri che commettano qualche errore o si lasciano andare a commenti duri e sferzanti. Cosi’ facendo si entra nell’ottica degli uomini di Hac che con la loro calma ed il loro apparente disinteresse mirano proprio a sfiaccare le ong operanti in Darfur. Ultimamente con con l’acutizzarsi del conflitto in Darfur si è posto un maggiore controllo per quelle aree e quegli spostamenti verso le zone del Jebel Marra o del West Darfur che sono sotto il controllo dei guerriglieri. Io credo che i tempi d’oro di Hac risalgono ai primi anni del 2000, quando il Dr.Sulaf Addin Saleh era il Commissioner di Khartoum.A quei tempi l’edificio di Hac sorgeva ed operava in quella zona di Khartoum dove nel 2005 è stato costruito dai turchi il primo grande Mall della capitale sudanese nei pressi del quartiere di Hamarat. Proprio cosi’ gli uomini della sicurezza sudanese avevano la loro sede non molto distante da quella famosa strada 57 di Hamarat, nota a tutti come il centro di smistamento per i clandestini e gli irregolari che in questa via iniziavano il loro lungo viaggio verso l’Europa. Per lo più si trattava di eritrei, etiopi, sudanesi alla volta dell’Europa . La struttura di Hac, termine generico che indica Humanitarian Aid Commission, era talmente ben strutturata che ogni singolo movimento di un espatriato in terra sudanese veniva seguito nei minimi termini. Gli uomini di Sulaf Addin del resto erano noti per la loro severità ma nello stesso tempo per la loro conoscenza del territorio. In cima alla piramide di Hac vi era appunto Sulaf Addin ma tra i suoi bravi vanno ricordati il famoso « Tijani » che all’inizio operava nella capitale sudanese ma poi all’indomani dei problemi con il Presidente Idris del Chad, penso’ bene di metterlo a capo di HAC nel West Darfur, a Genena. Tijani è divenuto in poco tempo celebre a Genena per avere più volte sequestrato giornalisti che a suo dire non avevano le opportune autorizzazioni per filmare i campi profughi.Con i suoi uomini è stato ed è l’angoscia per gli operatori umanitari di Genena che almeno una volta durante la loro missione hanno avuto la sfortuna di essere convocati presso l’ufficio di Tijani a Genena per rispondere di varie accuse formulate dagli uomini dei servizi segreti. In Sud Darfur vi era un altro uomo di Hac ,il Commissioner Mr Jamal, che aveva tutta una altra strategia di approccio con le ong e le agenzie delle Nazioni Unite. Jamal è un Fur sui quaranta anni.Questo uomo ha visto crescere in poco tempo la sua influenza ed importanza a Nyala grazie al dislocamento delle forze dell’African Union presso la zona dell’aeroporto ed al crescere del numero esponenziale delle ONG straniere che hanno aperto una sede nel Sud Darfur. In poco tempo Jamal era dietro agli affitti delle case, alle assunzioni del personale locale, agli affitti esorbitanti dei veicoli. Meno irruente di Tijani giocava a sfruttare il ruolo di potere per acquisire costantemente favori dalle Nazioni Unite dalle Ong. Nessuno è uscito indenne dalle mire di Jamal, persino la cooperazione italiana ha fatto il suo !!!. Ricordo i viaggi dei famigliari di Jamal sugli antonov delle Nazioni Unite o il suo celebre viaggio a Kharthoum per incontrare l’ambasciatore Enzo Angeoloni e poco dopo con l’aiuto della cooperazione Italiana fu operato in una clinica privata di Khartoum . Jamal si fece operare ad una mano che in passato era stata colpita da una pallottola. Insomma una maniera subdola pêr estorcere favori alle ong che cosi’ facendo vedevano allentati i controlli nei loro programmi. In effetti Hac agisce in modo viscido perchè da un lato ti limita e ti controlla i movimenti dall’altro utilizza questa sua conoscenza per importi il suo prezzo.
Ma vediamo come agivano gli uomini di Sulaf Addin : Documenti : Sebbene il rinnovo del visto è materia che viene trattata dagli esteri, l’espatriato presente in Sudan deve per prima cosa fare una domanda presso Hac che cosi’ inizia a seguire la pratica del cooperante.Un formulario , con una fotografia deve essere presentata agli uffici di Hac che cosi’ facendo iniziano ad indagare sulla persona richiedente. Nelle regioni agli operatori umanitari viene richiesto di fare un ID che ovviamente si compila presso gli uffici di Hac presenti nelle città del Darfur. Macchine Già poco prima della mia definitiva partenza dal Darfur ,gli Uomini di Hac mandarono una circolare presso le organizzazioni non governative per avere copia dei contratti di affitto delle macchine . Inoltre ogni veicolo prima di ogni missione sul campo doveva fare pervenire presso gli uffici di Hac, almeno 48 ore prima, una richiesta scritta dove venivano indicate le aree da visitare ed i componenti della missione . Cosi’ facendo gli uomini dei servizi avevano una chiara situazione dei movimenti degli occidentali presenti nel territorio. Lo stesso è avvenuto anche con i contratti delle assunzioni, degli affitti delle case e cosi’ via. Persino per uscire dal paese era previsto un visto di Uscita, qualcosa di incredibile che ha un eguale solo in Eritrea , un altro paese ossessionato dai controlli. Infine questi controlli erano poi eseguiti dalle miriadi di posti di blocco presenti all’ingresso di ogni città dove gli uomini della sicurezza verificavano che i travel permit ed i documenti fossero in regola. Persino negli aeroporti notai che dopo il controllo dei passaporti con la polizia locale vi era un successivo controllo prima dell’imbarco sui Mi8(elicotteri in dotazione all’Onu).Questo controllo finale era effettuato dagli uomini di Hac per verificare se l’operatore umanitario avesse in effetti notificato con 48 ore di anticipo la sua pârtenza. Tutto cio’ non faceva altro che rendere continuamente gli operatori umanitari in uno stato d’agitazione dovuto alla miriade di controlli e richieste di autorizzazioni varie. Tutto questo è HAC, un servizio degno dei militari Nord Coreani o della veccchia Stasi. Credo certo che in parte è un simbolo della decadenza del governo di Omar Al Bashir che si affida a questi mezzi di controllo militari per tentare di celare i continui crimini che avvengono nel suo sconfinato paese.
2.5 L’ Acqua che non c’è (Autore del presente testo è Giorgio Trombatore. Italians for Darfur e IB4D non sono responsabili di quanto espresso dall'autore.)
Nessun progetto della Cooperazione Italiana in Darfur ha avuto un esito negativo come quello dell’acquedotto di Kass e del progetto di Gemeza Komera.
Nemmeno il famoso ospedale di “Avamposto 55” nato con i proventi del festival di Sanremo puo’ essere minimamente accostato e paragonato per cio’ che è avvenuto con Gemeza Komera e Kass. Per capire il fenomeno tutto negativo di “Kass e Gemeza Komera” bisogna fare un passo indietro; ossia bisogna capire meglio il contesto storico.
Vi avverto che questo articolo vuole essere una fedele ricostruzione dei fatti, e nulla di più. Infatti non intendo dare toni scandalistici alla maniera della Panozzo o di Stefano Liberti, o meglio ancora del caro ed illustre conoscitore del darfur il “Signor Beretta Giorgio” che a colpi di “scandali “ è riuscito a smuovere persino il parlamento italiano.
Questo è un blog di gente che ha a cuore il Darfur, e dunque io mi rivolgo a voi cercando di ricostruire l’esperienza del governo italiano in Darfur facendo luce sia sugli aspetti positivi , che vanno difesi, sia su quelli negativi che vanno certamente condannati e possibilmente mai ripetuti!.
Questi sono fatti realmente accaduti e raccontati in prima persona da chi ha svolto un ruolo di responsabilità in Darfur e che ha lavorato per oltre tre anni nella regione senza mai lasciare il posto di lavoro.
Parliamo di Fatti dunque .....
Vediamo innanzitutto cosa era Kass quando la Cooperazione Italiana ha pensato bene di attivare uno dei suoi principali lavori nel 2005.
Kass era una cittadina con circa 40.000 persone.Il Direttore del Ministero dell’Educazione un certo Mohammad Nusa Al Hamid era un po’ l’uomo chiave di Kass a cui tutte le ONG internazionali presenti sul territorio facevano riferimento.
Con una etnia mista di tribù tra le quali Fur, Zahawa, Nafaj e Tarjam, Kass dopo Nyala era uno dei centri più importanti del Sud darfur .
In questa zona del paese nel corso del 2004 e 2005 ci fu una vera e propria emergenza di sfollati.
Il numero degli sfollati che provenivano da ogni parte del Jebel Marra raggiunse quota 35.000 unità in pochi mesi.
Questi sfollati con una mossa alquanto imprevedibile decisero di accamparsi all’interno delle scuole e degli edifici scolastici presenti nella città.
Non un accampamento simile a quello di Calma (vicino Nyala) o a quello di Garsila (west Darfur) o di El fasher, ma un accampamento dentro la città.
Un operazione unica nel suo genere.
In questo modo gli sfollati riuscirono non solo a sfuggire ai massacri ma anche a porre una forte pressione sul governo locale che con la riapertura delle scuole doveva affrontare il problema dei rifugiati in modo definitivo.
Il governo tento’ di muovere quella umanità verso un campo allestito a qualche chilometro da kass, ma ogni tentativo di spostare gli sfollati falliva miseramente. La paura di nuovi attacchi, ed il timore di non essere considerati spingeva quegli uomini a barricarsi nelle scuole ad ogni costo.
Date un occhiata voi stessi a questo documento che io preparai nel lontano 2005 dove in un rapporto menzionavo le presenze dei rifugiati nelle scuole di Kass;
Name of the IDPs camps Population
South Primary School 4500
Alhomira Primary School 3500
Alibitory camps 10000
Yohia Hagar School 1200
Secondary School for Girls 1231
North Primary School 7000
Secondary School for Boys 1030
Technical School 2195
Ilass Abdulalgabar Primary School 6000
Alalia Primary School 800
TOTAL 37.456
Ben 37.456 rifugiati, un numero simile alla popolazione nativa di Kass!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
In questa ottica si prepara l’intervento della Cooperazione Italiana, agire quanto prima rinforzando l’acquedotto di Kass per dare accesso all’acqua ai rifugiati ed ai residenti locali.
Inoltre l’obiettivo era quello di migliorare anche la situazione dei pozzi nelle aree limitrofe:
Darwa Danga Singita Guba Dibis Martuga Al Hamia Jimmida
Inizialmente l’ONG CESVI fu incaricata di portare avanti I lavori dell’acquedotto di Kass, ma a causa dei continui ritardi l’ufficio della Cooperazione Italiana rimosse l’ong da questo incarico. Non essendoci altri partner nella zona, l’ufficio della Dott.ssa Contini decise di portare avanti i lavori senza intermediari. Nasce cosi’ un primo progetto quello di Kass, che in linea di massima possiamo definirlo come nella scheda sotto:
PROGETTO: Riabilitazione Acquedotto ed ampliamento rete di distribuzione Dati
Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale Settore di Intervento: Idrico Tipo d’intervento: Riabilitazione dell’acquedotto attraverso la costruzione di pozzi, condotte e distributori Beneficiari: circa 90.000 persone fra profughi e abitanti della città di Kass Controparte locale: Compagnia Nazionale dell’Acqua Durata prevista: tre mesi dal 13 settembre 2005 Totale finanziamento ricevuto: 462.618,00 euro Stato dell’Intervento : Giustificazione dell’Intervento: l’acquedotto preesistente non era in grado di sostenere la richiesta della popolazione residente e del crescente numero di sfollati. Per questo motivo e’ stato necessario riabilitare le vecchie condutture e costruirne di nuove per migliorare gli standard igienico sanitari della popolazione. Il progetto di oltre 400.000 Euro doveva avere luogo in tre mesi, ed aveva l’obbiettivo di coprire appunto oltre 90,000 beneficiari. Nonostante l’impegno del personale coinvolto, i problemi non tardarono a mancare. Da un lato ci furono richieste da parte degli abitanti locali di esosi affitti per la costruzione e lo scavo di tre pozzi in terreni privati, dall’altro l’assenza di un vero e proprio Comitato di gestione dell’acquedotto che includesse autorità locali e beneficiari fece naufragare l’intera operazione. In effetti i lavori furono fin dall’inizio lasciati alla gestione del buon Ingegnere Yassir (ingegnere del dipartimento locale) che nonostante tutti i suoi sforzi veniva puntualmente fermato dall’ufficio centrale di Wes di Nyala e dall’ufficio dell’Unicef in rotta con la Dott.ssa Contini , causa pare mancato coordinamento per la gestione dei lavori.
Ma ricordiamo le tappe di questo intervento :
Data :03 Settembre 2005
Luogo : Nyala, Sud Darfur
Rappresentanti : Governatore del Sud Darfur
Oggetto :Presentazione Progetti della Cooperazione Italiana
Il 03 Settembre del 2005, il Governatore del Sud Darfur l’Ing. Al Haj Atta Al Mannan incontra la Dott.ssa Barbara Contini per discutere dei progetti del governo italiano in Darfur. L’inviato speciale del governo italiano Dott.ssa Barbara Contini in quell’occasione sottolinea l’importante intervento umanitario che il governo Italiano sta attuando nei settori sanitari ed idrici e si impegna per una risoluzione definitiva del problema dell’acqua di Kass e di Gemeza Komera.Infatti proprio il 03 settembre del 2005 il Governatore del Sud Darfur verrà informato da parte della Dott.ssa Contini che l’acquedotto di Kass verrà definitivamente riabilitato.
Data 14 Settembre 2005
Iniziano i lavori.......................
Mentre i lavori per l’acquedotto di Kass procedono a rilento a causa anche del mancato arrivo dei camion con i materiali da Khartoum, il 21 Novembre 2005 la Dott.ssa Contini decide di ampliare l’area d’azione investendo altri 60.000 Euro per Gemeza Komera. Questa decisione veniva presa nonostante i lavori di Kass fossero tutt’altro che finiti.
Perchè Gemeza Komera?
Gemeiza Komera si trova a 22 km da Kass, sulla strada che collega Nyala a Zalinje ed El genena.L’area era nota per l’abbondante quantita’ e l’ottima qualita’ della sua acqua , la quale crea un territorio ideale per l’agricoltura e la pastorizia.L’idea della Contini era basata su uno studio di fattibilita’ svolto con il sostegno della Compagnia dell’Acqua del Darfur Meridionale. Infatti la Cooperazione decide di intervenire realizzando due pozzi profondi di 30 metri e riabilitando 2 pozzi esistenti. I pozzi dovevano essere collegati da una rete di distribuzione lunga 22 km all’acquedotto di Kass.
Questo in sintesi il progetto. Ossia rafforzare l’acquedotto di Kass utilizzando il bacino di Gemeza Komera.
Una buona idea, peccato che a seguire l’operazione dal gennaio del 2006 fu posto il fallimentare [...] giovane inesperto che fu causa anche delle controversie ed in pârte del fallimento di Avamposto 55.
Ma i soldi per costruire Gemeza Komera,dove li prese la Contini?
Beh in effetti, i fondi furono resi disponibili dalla mancata attuazione di attivita’ di progetto da parte della ONG COSV che non essendo riuscita a portare avanti le attività sull’ospedale di Kulbus, rese disponibile oltre 60.000 euro da utilizzare prima della chiusura dell’anno contabile del MAE. Questi fondi furono immediatamente girati ed investiti da Cooperazione Italiana in un progetto idrico, appunto quello di Gemeza Komera. I lavori idrici per Gemeza Komera dovevano iniziare subito dopo la partenza del gruppo Contini, avvenuto nel dicembre del 2005. Gemeza Komera non vide mai la luce, e quando nel 2006 scesi in Darfur per trenta giorni nel mese di settembre mi fu comunicato [omissis, ndr]che nessun lavoro era stato fatto. Comunicai la cosa subito all’ufficio del Governatore, ma oramai erano passati ben 10 mesi senza che nessuno avesse mai fatto nulla per Gemeza Komera.Troppo tardi!!!.
Per quanto riguarda il progetto di oltre 400.000 Euro di Kass, posso solo dire che questo progetto benchè supportato dal responsabile di Wes Mr.Yassir ebbe breve vita. Le ragioni del fallimento? Per quanto riguarda Kass mi devo ripetere, ma credo fermamente che la ragione del fallimento è da ricercare nella mancata creazione di un Comitato di gestione che doveva farsi carico della raccolta delle contribuzioni e della gestione dei punti di distruzione d’acqua.
L’area in effetti fu divisa in 12 zone, ed in ogni zona doveva avere luogo un comitato che si prendeva la cura e l’onere di seguire i servizi, di raccogliere i pagamenti e di portare avanti le riparazioni. Una volta terminata l’opera nessuno si fece carico di seguire il comitato e da li a poco l’acquedotto ha cessato di operare. Per quanto riguarda il progetto di Gemez Komera l’errore principale fu quello di aver avviato un progetto nella fase terminale della presenza dell’ufficio della cooperazione italiana in Darfur.I soldi furono lasciati all’ufficio di Wes che ne fece una gestione clientelare e privatistica. Il progetto era condannato sin dalla sua nascita!
Consegnai personalmente una busta contenente 10.000 Euro (in moneta locale) ad uno dei dirigenti dell’SLA presso Muhajiria, all’indomani della riunione di Haskaniza nel novembre del 2005.
I soldi furono consegnati ad uno degli uomini di Minnie Mennawie come contributo per le spese sostenute nell’organizzazione della spettacolare riunione di Haskaniza ,dove la Presidenza di Minnie Mennawie era stata confermata da centinaia di guerigglieri accorsi da ogni parte del Darfur a discapito del presidente Abdel Uahid. Questa fu la prima ed ultima volta che come operatori della cooperazione avevamo dato esplicitamente dei soldi ai ribelli del Darfur. Sino a quel momento i nostri interventi a loro favore erano stati sempre e solo attraverso progetti umanitari.
Non fu versato un euro neanche quando nel 2005 dopo un lungo lavoro di spionaggio eravamo riusciti a liberare i tre operatori di Adra rapiti dal JEM ed in mano al gruppo militare per oltre tre mesi. In realtà avevamo capîto che oramai da tempo la dirigenza di Minnie Mennawie aveva scelto come contatto privilegiato l’ufficio dell’ambasciata americana che sin dai tempi della lotta armata di Mennawie gestita ed organizzata dalle lontane dune del Nord Darfur, aveva costruito un contatto saldo e duraturo. I nostri mezzi erano troppo deboli per poter competere con gli americani o con i libici, ma cio’ nonostante ci tenevamo ad essere presenti e attivi nel territorio. Per questo quel contributo monetario rientrava all’interno di una strategia di contatti per la costruzione di un network valido e stabile con tutti i guerigglieri presenti nelle tre regioni del Darfur.
Nel Jebel Marra avevamo scelto un altra strategia. Con i guerigglieri di Abdel Uahid sin dal lontano ottobre del 2004, avevamo instaurato un rapporto di grande collaborazione e sostegno umanitario. L’intervento più colossale era quello previsto per la ricostruzione totale di Kidingir. Il progetto prevedeva la ricostruzione di due scuole, di una clinica, dell’intero mercato, della diga, e di una installazione permanente di energia elettrica per tutto il villaggio. L’idea era quella di creare un oasi all ‘interno del Jebel Marra da contapporre alla miseria dei villaggi sostenuti dal governo nel Sud Darfur.L’auspicio era quello di creare un asse di riferimento per tutto lo SLA vicino ad Abdel Uahid creando un sistemo di supporto logistico e ed umanitario che legasse Fena con Kidingir.
Il progetto di Kidingir è miseramente fallito insieme a tutti i fondi che sono stati deviati per quella zona.Le scuole sono rimaste dei covi per il bivacco dei guerigglieri.In poco tempo furono ridotte le strutture a delle latrine a cielo aperto. La clinica fu immediatamente saccheggiata all’indomani della visita del Dott.Giuseppe Deodato (dicembre 2005) a quel tempo direttore generale della cooperazione. La diga rimase un sogno, e dell’elettricità neanche l’ombra. Un fallimento sotto ogni profilo. Infine persino l’auspicato rientro della popolazione civile non fu raggiunto.Infatti le popolazioni native di Fena e Kidingir preferirono rimanere nei campi profughi di Calma ed El Fasher invece che rientrare nei villaggi del Jebel Marra per paura di nuovi attacchi da parte dei governativi. In verità lo SLA di Abdel Uahid non era pronto ad un simile progetto.In quei giorni i suoi uomini erano più interessati a pârtecipare ad i colloqui in Nigeria mentre la dirigenza vera e propria era troppo presa dai lussi della vita keniota. Finchè il fracasso del progetto di Kidingir non fu evidente, noi tirammo avanti con le nostre trattative cercando di costruire un network all’altezza delle nostre potenzialità.
Lo SLA di Minnie Mennawie era quello che ci dava più preoccupazioni. Fortemente presente sul territorio , lo SLA di Minnie aveva da tempo iniziato ad avviare contatti con l’ambasciata americana per ritagliare da li a poco la posizione di vice-presidente e l’ingresso del suo movimento nel governo di Al Bashir.
Con il Jem la situazione era ben diversa.Come detto più volte gli uomini del Dott.Khalil sebbene in numero minore avevano dato l’idea di una maggiore compattezza e preparazione nella lotta politica. I rapporti con il JEM furono sempre ottimi nonostante gli aiuti della cooperazione nei loro confronti furono limitatissimi.Ricordo solo qualche aiuto a livello umanitario per l’area di As Senet e nel Nord Darfur. L’impegno più grosso si rivelo’ quello con lo SLA di Abdel Uahid nel Jebel Marra. Cibo, vestiti, progetti pêr l’acqua, per la ricostruzione, un impegno colossale che venne gestito in maniera pessima e distruttiva dalla dirigenza guidata dal coordinatore politico di Fena Mr. Muru. Ben altra cosa furono gli aiuti gestiti nelle aree sotto controllo del governo locale.
2.1 ORGANIGRAMMA DELLA COOPERAZIONE ITALIANA 2004-2005 2.2 I PROGETTI
Di seguito i progetti seguiti e supervisionati dal Capo Progetto.
Nyala. “Avamposto 55” Costruzione del Presidio Ospedaliero e di primo soccorso2.
Nyala. “Avamposto 55” Riabilitazione centro teatrale multietnico di Nyala
Nyala. Riabilitazione e supporto alla mensa per poveri e sfollati organizzata dalle Suore della Carita’
Nyala. Realizzazione pozzo ed aiuti umanitari presso il Dispensario sanitario di Nyala.
Nyala. Riabilitazione Totale della parrocchia di Nyala, diocesi del Sud Darfur
Nyala.Supporto e riabilitazione del Centro Studi Comboniano di Taiba, Nyala, Padri Comboniani
Nyala. Progetto di formazione e supporto materiali alla radiotelevisione locale del Darfur
Nyala. Area Garba Intifada. Ricostruzione Scuola Elementare maschile e femminile, e costruzione Centro giochi post traumatico infantile.
Nyala. Area Garba Intifada. Ricostruzione e supporto di un Centro Sanitario
Nyala- Area Al Jebel. Supporto e riabilitazione alle scuole elementari di Tariqa Al Titani
Bilel.Costruzione Chiesa di Bilel campo sfollati di Nyala, scuole di formazione professionale, controllo supervisione e monitoraggio di Cooperazione Italiana per la Onlus Umanitaria Padana.
Kidingir. “Avamposto 55”. Riabilitazione scuola elementare e scuola superiore maschile.
Kidingir “Avamposto 55”.Riabilitazione scuola elementare e scuola superiore femminile
Kidingir” Avamposto 55”. Costruzione infermeria e centro sanitario
Muhajiria. Progetto Idrico. Realizzazione di pozzi profondi e punti di distribuzione
Kass. Progetto Idrico. Riabilitazione Acquedotto ed ampliamento rete di distribuzione
Nyala. Avamposto 2. Ampliamento del Presidio Ospedaliero e gestione e formazione del personale
Nyala.Costruzione Centro giovanile dei Padri Comboniani con monitoraggio, controllo e supporto di Cooperazione Italiana per la Onlus Spes.
Nyala Garba Intifada. Costruzione forno per sfollati residenti autogestito comunita’ locale
Nyala. Aree : Garba Intifada, Tariqa Al Tijani , Campo sfollati di Mose, area El jebel.Supporto alle popolazioni attraverso distribuzioni e beni alimentari e non.
Mellit. El Fasher. Darfur Nord. Protezione Infanzia (Coopi)
Garsila.Darfur Ovest.Gestione Campo IDP & Approvvigionamento Idrico (Intersos)
Kulbus. Darfur Ovest.Organizzazione e formazione del personale medico e ospedale (Cosv)
Gemeza Komera. Progetto Idrico
Kassala. Riabilitazione Pronto Soccorso Ospedale Centrale di Kassala
Kassala. Riabilitazione 5 centri sanitari nell’area di Kassala
Riabilitazione di una scuola Elementare nella citta’ di Kassala.
Riepilogo Situazione Progetti: attivita’ seguite dal Capo Progetto
Di seguito tutte le attivita’ umanitarie seguite dal Capo Progetto durante la sua presenza dal 16 Agosto al 20 Dicembre 2005.
Le attivita’ sotto elencate si riferiscono ai progetti finanziati da Cooperazione e da fondi privati. Tutti i progetti sono stati monitorati e supervisionati dal Capo Progetto. Per ogni progetto viene data una breve presentazione con riferimenti sui beneficiari , sul luogo dell’intervento, la giustificazione ed infine lo stato attuale dell’intervento. Per avere una visione piu’ completa e’ possibile visionare il libro che Cooperazione Italiana in Sudan ha fatto.
1) PROGETTO: Costruzione del Presidio Ospedaliero e di Primo Soccorso Avamposto Dati: • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Sanitario • Tipo d’intervento: Costruzione del Presidio Ospedaliero e di Primo Soccorso • Beneficiari: 70,000 bambini tra residenti, sfollati e rifugiati • Controparte locale: Gruppo Tariqa al Tijani, sfollati dei campi e popolazione di est Nyala • Durata prevista: 8 mesi, a partire dal 01/05/2005 • Totale finanziamento ricevuto: 277.816,00€ (fondi privati) • Stato dell’Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’Intervento: Progetto Avamposto 55, nato durante il 55° Festival di Sanremo
Descrizione delle attività Costruzione del Presidio Ospedaliero e di Primo soccorso.
2) PROGETTO: AVAMPOSTO 55- Riabilitazione Centro Teatrale Multiculturale e Multietnico di Nyala
Dati: • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Sociale e culturale – “post trauma” • Tipo d’intervento: Riabilitazione Centro Teatrale Multiculturale di Nyala • Beneficiari: Popolazione residente a Nyala e rappresentanti delle tribù africane ed arabe del Darfur • Controparte locale: Associazione Teatrale di Nyala • Durata prevista: 6 mesi, a partire dal 01/05/2005 • Totale finanziamento ricevuto: 24.632,00€ (fondi privati) • Stato dell’Intervento : TERMINATO
• Giustificazione dell’Intervento: Progetto Avamposto 55, nato durante il 55° Festival di Sanremo
3) PROGETTO: Riabilitazione della scuola di formazione di Nemesia delle Suore della Carità
Dati • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Sociale • Tipo d’intervento: Riabilitazione e supporto alla mensa per poveri e sfollati organizzata dalle Suore della Carità • Beneficiari: poveri e sfollati di Nyala • Controparte locale: Suore della Carità di Nyala • Durata prevista: 3 mesi, a partire dal 01/09/2005 • Totale finanziamento ricevuto: 16.000€ • Stato dell’Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’Intervento: riabilitazione e supporto della scuola di formazione di giovani orfane
4) PROGETTO: Realizzazione di un serbatoio ed aiuti umanitari presso il Dispensario Sanitario di Nyala -Suore della Carità
Dati • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Idrico - sanitario • Tipo d’intervento: Realizzazione di un pozzo - Dispensario Sanitario di Nyala -Suore della Carità • Beneficiari: poveri e sfollati di Nyala • Controparte locale: Suore della Carità di Nyala • Durata prevista: 6 mesi, a partire dal 01/06/2005 • Totale finanziamento ricevuto: 5.000,00 € + in kind • Stato dell’Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’Intervento: Potenziamento della struttura idrica del dispensario.
5) PROGETTO: Riabilitazione della Parrocchia di Nyala, Diocesi del Sud Darfur
Dati • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Sociale • Tipo d’intervento: Riabilitazione della Parrocchia di Nyala, Diocesi del Sud Darfur • Beneficiari: Residenti di Nyala • Controparte locale: Diocesi del Sud Darfur • Durata prevista: 3 mesi, a partire dal 01/09/2005 • Totale finanziamento ricevuto: 7.000,00€ (fondi privati) • Stato dell’Intervento: TERMINATO • Giustificazione dell’Intervento: A causa delle piogge particolarmente copiose di questo anno, la Chiesa Cattolica della Diocesi del Sud Darfur ha subito gravi danni.
6) PROGETTO: Supporto e riabilitazione del Centro Comboniano di Taiba, Nyala – Padri Comboniani, Onlus Spes e Cooperazione
Dati • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Sociale • Tipo d’intervento: Supporto e riabilitazione del Centro studi comboniano di Taiba, Nyala – Padri Comboniani • Beneficiari: Studenti del centro studi comboniano nel quartiere di Palika • Controparte locale: Padri comboniani di Nyala • Durata prevista: tre mesi • Totale finanziamento ricevuto: 3,500 Euro + in kind materiale • Stato dell’Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’intervento: il centro studi era completamente sprovvisto di un accesso all’acqua nelle immediate vicinanze e di qualsiasi tipo di materiale utile per gli studenti
7) PROGETTO: Progetto di formazione per i quadri della radiotelevisione locale del Darfur
Dati • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Sociale • Tipo d’intervento: corsi di formazione per gli operatori della televisione locale sudanese • Beneficiari: giornalisti e cineoperatori locali • Controparte locale: tv sudanese • Durata prevista: 1 mese • Totale finanziamento ricevuto: donazione “in kind” • Stato dell’Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’intervento: migliorare il servizio radiotelevisivo sudanese tramite formazione degli operatori.
8) PROGETTO: Nyala- Area di Garba Intifada- Ricostruzione scuola maschile e femminile
Dati • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Costruzione • Tipo d’intervento: Educazione • Beneficiari: 20.000 persone. Quartieri di Garba Intifada, Abd Salam e Nahda • Controparte locale: Ministero dell’Istruzione • Durata prevista: 4 mesi, a partire dal 15/09/2005 • Totale finanziamento ricevuto: € 182.400 • Stato dell’Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’Intervento: Garba Intifada, area di Nyala composta da sfollati del Darfur Ovest.
9) PROGETTO: Nyala- Area di Garba Intifada- Ricostruzione e supporto di un centro sanitario
Dati • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Costruzione • Tipo d’intervento: Sanità • Beneficiari: 20.000 persone. Intifada, Abd Salam e Nahda • Controparte locale: Ministero della Sanità • Durata prevista: 4 mesi, a partire dal 15/09/2005 • Totale finanziamento ricevuto: € 72.800 • Stato dell’Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’Intervento: Garba Intifada è un area di Nyala la cui popolazione è composta maggiormente da sfollati. Quest’ultimi si spostano a piedi per raggiungere i servizi più vicini.
10) PROGETTO: Area Jebel – Supporto e riabilitazione alle scuole elementari di Tariqa al Tijani
Dati di sintesi • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Sociale • Tipo d’intervento: distribuzione di materiale scolastico, cibo, vestiario • Beneficiari: studenti delle scuole elementari di Tariqa Al Tijani • Controparte locale: Popolazione di Jebel • Durata prevista: un anno • Totale finanziamento ricevuto: “in kind” • Stato dell’Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’intervento: sostenere la popolazione colpita dalla guerra
11) PROGETTO: Ricostruzione Chiesa di Bilel e riabilitazione delle scuole di formazione professionale , UMANITARIA PADANA E COOPERAZIONE
Dati • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Sociale • Tipo d’intervento: Costruzione di una Chiesa cattolica e riabilitazione di due scuole • Beneficiari: popolazione del campo sfollati di Bilel • Controparte locale: Parrocchia dei padri Comboniani • Durata prevista: Tre mesi (ottobre-dicembre 2005) • Totale finanziamento ricevuto: 50.000,00 Euro (fondi privati)Umanitaria Padana • Stato dell’Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’Intervento: La chiesa preesistente era ormai inagibile e i fedeli non avevano più un luogo per riunirsi, inoltre i locali delle scuole precedenti erano fatiscenti e quasi inutilizzabili.
12) PROGETTO: Riabilitazione Scuola elementare e Scuola superiore maschile a Kidingir , AVAMPOSTO
Dati • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Istruzione • Tipo d’intervento: Riabilitazione Scuola elementare e superiore Maschile • Beneficiari: 17.800 persone tra residenti, sfollati e rifugiati • Controparte locale: SLA/ Sudan Liberation Movement e sultano locale • Durata prevista: 6 mesi, a partire dal 01/05/2005 • Totale finanziamento ricevuto: 44.600,00 € (fondi privati)Avamposto • Stato dell’Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’Intervento: Progetto Avamposto 55, nato durante il 55° Festival di Sanremo
13) PROGETTO: Riabilitazione Scuola elementare e scuola superiore femminile a Kidingir , AVAMPOSTO
Dati • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Istruzione • Tipo d’intervento: Riabilitazione Scuola elementare e superiore Femminile • Beneficiari: 17.800 persone tra residenti, sfollati e rifugiati • Controparte locale: SLA/ Sudan Liberation Movement • Durata prevista: 3 mesi, a partire dal 01/05/2005 • Totale finanziamento ricevuto: 44.600,00 €Avamposto • Stato dell’Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’Intervento: Progetto Avamposto 55, nato durante il 55° Festival di Sanremo
14) PROGETTO: Costruzione Infermeria a Kidingir , AVAMPOSTO
Dati • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Sanità • Tipo d’intervento: Costruzione Infermeria • Beneficiari: 5.000 persone tra residenti, sfollati e rifugiati • Controparte locale: SLA/ Sudan Liberation Movement • Durata prevista: 3 mesi, a partire dal 01/09/2005 • Totale finanziamento ricevuto: 2.400,00€ (fondi privati)Avamposto • Stato dell’Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’Intervento: Progetto Avamposto 55, nato durante il 55° Festival di Sanremo
15) PROGETTO: Muhajiria- Progetto Idrico- Realizzazione di pozzi profondi e centri distribuzione
Dati di sintesi • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Idrico • Tipo d’intervento: Realizzazione di tre pozzi profondi e centri distribuzione • Beneficiari: 25.000 residenti del villaggio di Muhajiria • Controparte locale: SLA • Durata prevista: 2 mesi, a partire dal 30/10/2005 • Totale finanziamento ricevuto: € 139.400 • Stato dell’Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’Intervento: L’area interessata è prevalentemente desertica e richiede urgentemente interventi nel settore idrico, come risulta dai nostri sopralluoghi effettuati nel mese di aprile 2005.
16) PROGETTO: Riabilitazione Acquedotto ed ampliamento rete di distribuzione
Dati • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Idrico • Tipo d’intervento: Riabilitazione dell’acquedotto attraverso la costruzione di pozzi, condotte e distributori • Beneficiari: circa 90.000 persone fra profughi e abitanti della città di Kass • Controparte locale: Compagnia Nazionale dell’Acqua • Durata prevista: tre mesi dal 13 settembre 2005 • Totale finanziamento ricevuto: 462.618,00 euro • Stato dell’Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’Intervento: l’acquedotto preesistente non era in grado di sostenere la richiesta della popolazione residente e del crescente numero di sfollati. Per questo motivo e’ stato necessario riabilitare le vecchie condutture e costruirne di nuove per migliorare gli standard igienico sanitari della popolazione.
17) PROGETTO: Avamposto 2 – Ampliamento del presidio ospedaliero e gestione della struttura, formazione del personale.
Dati di sintesi • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Sanitario • Tipo d’intervento: costruzione del secondo padiglione del presidio ospedaliero • Beneficiari: Popolazione residente e sfollata di Nyala • Controparte locale: • Durata prevista: tre mesi, • Totale finanziamento ricevuto: 200.000,00 € • Stato dell’intervento : L’intervento finira’ nel mese di gennaio 2006 • Giustificazione dell’intervento: l’ospedale aveva il bisogno di un ala per la degenza pei malati più gravi.
18) PROGETTO: Palika, Costruzione del centro giovanile dei padri comboniani con monitoraggio , controllo e supporto di Cooperazione Italiana,SPES ONLUS .
Dati di sintesi • Zona d’intervento: Stato del Darfur meridionale • Settore di Intervento: sociale • Tipo d’intervento: ricostruzione di un edificio da destinare a centro di aggregazione giovanile gestito dai Padri Comboniani • Beneficiari: i giovani di Nyala • Controparte locale: Padri comboniani di Nyala • Durata prevista: tre mesi • Totale finanziamento ricevuto: 50.000,00€ (fondi privati)Spes+in kind cooperazione italiana • Stato dell’Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’intervento: i giovani cattolici di Nyala avevano le necessità di avere un centro di aggregazione permanente dove incontrarsi e stare insieme.
19) PROGETTO: Garba Intifada – costruzione forno per sfollati , autogestito dalla comunità locale
Dati • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Economico - sociale • Tipo d’intervento: costruzione di un forno • Beneficiari: Circa 7.000 persone • Controparte locale: popolazione di Garba Intifada • Durata prevista: tre settimane • Totale finanziamento ricevuto: 10.500,00€ + in Kind (fondi privati) • Stato dei lavori : TERMINATO • Giustificazione dell’intervento: completare l’intervento nella zona di Garba Intifada offrendo un servizio che fosse utile per tutta la comunità e creare un’attività lavorativa per giovani donne di autosostentamento
20) PROGETTO: Aree: Garba Intifada, Tariqa al Tijani, Campo sfollati Mose, El Jebel, Muhajiria, Kidingir – supporto alla popolazione attraverso distribuzione beni alimentari e non.
Dati • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Aiuti Umanitari • Tipo d’intervento: Distribuzione alla popolazione di beni di prima necessità • Beneficiari: Circa 70.000 persone che vivono nelle aree di Garba Intifada, Tariqa al Tijani, Campo sfollati Mose, El Jebel, Kass, Kidingir, Muhajiria. • Durata prevista: un anno e mezzo • Totale finanziamento ricevuto: 8 voli dall’Italia • Stato dell’Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’intervento: sostenere le popolazioni colpite dal conflitto che negli ultimi tre anni ha flagellato il territorio del Darfur e migliorarne le condizioni nutrizionali e sanitarie, legate all’emergenza.
21) PROGETTO: Mellit - El Fasher - protezione infanzia (COOPI)
Dati • Zona d’intervento: Stato del Darfur settentrionale • Settore di Intervento: psico-sociale • Tipo d’intervento: protezione delle donne e dei bambini • Beneficiari: circa 10.000 persone fra donne e bambini che vivono nel territorio • Controparte locale: popolazione di El Fasher • Durata prevista:dal 30/06/2005, per sei mesi • Totale finanziamento ricevuto: 44.000 euro • Stato dell’Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’intervento: era necessario mettere in atto un progetto di protezione e sostegno a favore delle donne e dei bambini che durante la guerra hanno subito gravi violenze e privazioni.
22) PROGETTO: Garsila – Darfur Ovest – Gestione Campo DP e approvvigionamento idrico (INTERSOS) Dati • Zona d’intervento: Stato del Darfur Occidentale • Settore di Intervento: igienico - sanitario • Tipo d’intervento: costruzione sanitari, attività post-traumatiche, riabilitazione pozzi • Beneficiari: circa 60.000 individui • Controparte locale: Ufficio locale del WES • Durata prevista: 9 mesi • Totale finanziamento ricevuto: 383.260,00€ • Stato dell’ Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’Intervento: migliorare le condizioni idriche ed igienico sanitarie della popolazione residente e degli sfollati dei campi
23) PROGETTO: Kulbus – Darfur Ovest – Organizzazione e formazione del personale medico ospedale (COSV) Dati • Zona d’intervento: Stato del Darfur Occidentale • Settore di Intervento: Sanitario • Tipo d’intervento: corsi di formazione personale ospedaliero • Beneficiari: Circa 105.000 abitanti, residenti e sfollati di Kulbus • Controparte locale: Ministero della salute Sudanese • Durata prevista: 4 mesi • Primo finanziamento ricevuto: 132.000,00 € (fondi Emergenza 2004) • Secondo Finanziamento ricevuto : 110,000 Euro • Stato dei lavori : IN CORSO • Giustificazione dell’intervento: migliorare lo stato di salute dell’intera popolazione dell’area di Kulbus, già implementato dall’ONG COSV. Nel mese di Ottobre viste le difficolta’ legate alla situazione di sicurezza ed ai problemi connessi con il personale del ministero della sanita’ nell’area di Al Genena, il Cosv ha presentato una variante al progetto originale. La variante prevede interventi sanitari nei centri di salute dell’area di Kulbus. Gli interventi sono ancora in corso.
24) Progetto: Gemeiza – Komera Realizzazione di pozzi profondi a supporto dell’acquedotto di Kass. Dati • Zona d’intervento: Stato del Darfur Meridionale • Settore di Intervento: Idrico • Tipo d’intervento: Costruzione di pozzi profondi a supporto dell’acquedotto di • Beneficiari: 90,000 persone tra residenti e sfollati di Kass • Controparte locale: Compagnia Nazionale dell’Acqua • Durata prevista : Tre mesi • Totale finanziamento ricevuto : 60,000 Euro • Giustificazione dell’Intervento : a causa del crescente numero di sfollati che si riversano giornalmente sulla cittadina, si e’ resa necessaria un opera di sostegno all’acquedotto di Kass Descrizione delle attivita’ Gemeiza Komera si trova a 22 km da Kass, sulla strada che collega Nyala a Zalinje ed El genena.L’area e’ nota per l’abbondante quantita’ e l’ottima qualita’ della sua acqua , la quale crea un territorio ideale l’agricoltura e la pastorizia. Cooperazione ha seguito di uno studio di fattibilita’ svolto con il sostegno della Compagnia dell’Acqua del Darfur Meridionale, ha deciso di intervenire realizzando due pozzi profondi di 30 metri e riabilitando 2 pozzi esistenti. I pozzi saranno collegati da una rete di distribuzione lunga 22 km all’acquedotto di Kass. I fondi resi disponibili dalla mancata attuazione di attivita’ di progetto da parte della ONG COSV sono stati immediatamente investiti da Cooperazione Italiana in un progetto idrico il quale dara’ speranza di vita a moltissime persone.
25) PROGETTO: Riabilitazione Pronto Soccorso Ospedale Centrale di Kassala Dati • Zona d’intervento: Stato di Kassala • Settore di Intervento: Sanitario • Tipo d’intervento: Riabilitazione di strutture sanitarie e fornitura di attrezzature mediche • Beneficiari: 350,000 persone tra residenti, sfollati e rifugiati • Controparte locale: Ministero della Sanità • Durata prevista: 6 mesi, a partire dal 31/12/2004 • Totale finanziamento richiesto: 227.000,00 Euro • Stato dell’Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’Intervento: Il 30 luglio 2003 dopo un mese di piogge intense, il fiume Al Gash, proveniente dall’Eritrea, ruppe gli argini in nove punti causando nell’area di Kassala danni e devastazioni al 70% della popolazione
26) PROGETTO: Riabilitazione dei cinque centri di salute nell’area di Kassala Dati • Zona d’intervento: Stato di Kassala • Settore di Intervento: Sanitario • Tipo d’intervento: Riabilitazione di strutture sanitarie e fornitura di attrezzature mediche • Beneficiari: 350,000 persone tra residenti, sfollati e rifugiati • Controparte locale: Ministero della Sanità • Durata prevista: 6 mesi, a partire dal 31/12/2004 • Totale finanziamento richiesto: 227.000,00 Euro • Stato dell’Intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’Intervento: Il 30 luglio 2003 dopo un mese di piogge intense, il fiume Al Gash, proveniente dall’Eritrea, ruppe gli argini in nove punti causando nell’area di Kassala danni e devastazioni al 70% della popolazione
27) PROGETTO: Riabilitazione di una scuola elementare nella città di Kassala
Dati di sintesi • Zona d’intervento: Stato di Kassala • Settore di Intervento: Istruzione • Tipo d’intervento: Riabilitazione di strutture scolastica e fornitura di attrezzature • Beneficiari: 400 bambini dai sei ai quattordici anni • Controparte locale: Ministero dell’Istruzione • Durata prevista: 3 mesi, a partire dal 01/09/2005 • Totale finanziamento richiesto: 7.500,00 € • Stato dell’intervento : TERMINATO • Giustificazione dell’Intervento: Il 30 luglio 2003 dopo un mese di piogge intense, il fiume Al Gash, proveniente dall’Eritrea, ruppe gli argini in nove punti causando nell’area di Kassala danni e devastazioni al 70% della popolazione Autore del presente testo è Giorgio Trombatore. Italians for Darfur e IB4D non sono responsabili di quanto espresso dall'autore.
Aggiornamenti sulla campagna di Italians for Darfur per il Darfur: da maggio 2006 chiediamo a Rai, La7 e Mediaset che si parli del conflitto in Darfur. E non solo. Il silenzio delle democrazie è la migliore arma dei tiranni.Italians for Darfur ONLUS
Italians for Darfur ONLUS nasce sul web nel 2006, come una delle prime forme di aggregazione online di bloggers volontari per i diritti umani, un social per il Darfur, due anni prima che Facebook si affermasse in Italia. Centinaia di blog aderirono all'iniziativa "Italian blogs for Darfur" e per la prima volta in Italia, a Roma, il 26 Aprile 2007, si poté svolgere il GlobalDay for Darfur e si accesero i riflettori sul dramma dei tanti rifugiati sudanesi in Italia. Da allora, il movimento ha riunito intorno al Darfur esuli sudanesi, associazioni, artisti, operatori umanitari, giornalisti e volontari.