Il blog di Italians for Darfur

giovedì, marzo 30, 2017

Appello del Sudan Liberation Movement dopo i nuovi attacchi sul Jebel Marra

Pesanti attacchi portati a termine dai militanti janjaweed contro innocenti sul Jebel Marra hanno causato la morte di 2 civili, 9 persone rapite e 12 feriti.

L'accorato appello del leader del Sudan Liberation Movement-AW, Abdul Wahid al Nur: "Abbiamo bisogno che la comunità internazionale aiuti queste innocenti persone e chiedo alla Corte Penale Internazionale (ICC) ed ai suoi Paesi aderenti, a tutti quegli Stati che credono nei diritti umani ed alle organizzazioni civili di non abbandonare al loro destino le vittime del genocidio in Darfur e che si attivino per l'arresto di Omer al-Bashir. Per lui, l'attuarsi della giustizia è solo questione di tempo e nel frattempo noi, le vittime e tutti i sudanesi lavoriamo sodo per cambiare questo regime criminale".





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mercoledì, luglio 20, 2016

Presunto ex-capo Janjaweed chiede riconciliazione in Darfur

Il capo del clan Mahameed, Musa Hilal, ha invitato la comunità dei darfuriani all'unione e di rinunciare alla violenza per raggiungere lo sviluppo, la riconciliazione e la stabilità della Regione.

Hilal è diventato famoso per essere stato il capo dei Janjaweed durante il conflitto in Darfur nel 2003. Egli è accusato da molti gruppi per i diritti umani di aver condotto una campagna di terrore contro le tribù africane del Darfur.

Nonostante le accuse, Hilal ha negato ogni colpa ed ha informato Human Rights Watch (HRW) di aver reclutato milizie solo per conto del Governo centrale del Sudan.

Martedì, Hilal è arrivato nella Capitale del Nord Darfur, El-Fasher, dove ha incontrato il governatore Abdel-Wahid Youssef ed ha descritto il meeting un "incontro sociale".

Infine, ha sottolineato di essere giunto nel Nord Darfur per pregare per i morti, indicando che sta adottando un programma sociale per "unificare le persone".

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giovedì, giugno 23, 2016

Morte 18 persone dopo un attacco nel Darfur Centrale

Almeno 18 persone sono state uccise e ferite negli attacchi di lunedì e martedì condotti da uomini armati nella zona di Thur, 80 km a sud-est di Zalangi, la Capitale dello Stato del Darfur Centrale.

Martedì scorso, un testimone oculare ha detto che un gruppo armato di miliziani Janjaweed in sella a dei motocicli, cammelli e cavalli ha attaccato la zona di Thur uccidendo 5 persone e ferendone altre 13 alcune delle quali in modo grave. 

"Centinaia di persone sono fuggite dalle loro case dopo gli attacchi e un certo numero di bambini è scomparso", ha affermato il testimone.

Inoltre, ha detto che gli uomini armati hanno saccheggiato e bruciato decine di case il lunedì e sono ritornati il giorno dopo alla guida di veicoli a quattro ruote per saccheggiare il mercato di Thur ed incendiare i negozi.

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martedì, luglio 21, 2015

Il leader Janjawwed viaggia in Egitto nonostante il divieto ONU

Musa Hilal, leader del clan Mahameed, che ha guadagnato notorietà come uno dei leader delle milizie Janjaweed messe in campo dal Governo sudanese e per aver schiacciato l'insurrezione in Darfur è arrivato in Egitto,.

Musa Hilal è soggetto a un divieto per viaggiare secondo la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1672 -adottata nel 2006. Le Nazioni Unite hanno, anche, imposto delle sanzioni finanziarie al leader dei Janjaweed insieme ad altri tre individui con l'accusa di ostacolare la pace in Darfur.

In teoria, gli Stati sono tenuti a "prendere le misure necessarie per impedire l'ingresso o il transito nel loro territorio di tutte le persone indicate da una sanzione delle Nazioni Unite".

Il Quotidiano Al-Youm al-Tali, citando fonti anonime, ha detto che le autorità all'aeroporto de Il Cairo hanno bloccato il suo ingresso seguendo la risoluzione del Consiglio di Sicurezza, ma lo ha ammesso dopo 3 ore in seguito all'intervento dell'ambasciata sudanese.

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giovedì, giugno 04, 2015

Ex-Janjaweed vorrebbe registrare le sue forze come un Partito politico

Il leader del clan del Darfur dei Mahameed, Musa Hilal, ha detto che intende discutere con i funzionari del Governo quello che lui chiama le "quattro questioni cruciali", tra cui la registrazione della sua milizia come partito politico, gli accordi di sicurezza, la riconciliazione sociale e le riforme politiche

Hilal, che era uno dei principali leader delle milizie che hanno partecipato alla campagna brutale contro-insurrezione durante i primi anni della crisi del Darfur è tornato a Khartoum dalla sua città natale di Misteriya -nel Darfur Settentrionale- per partecipare alla cerimonia di giuramento del presidente Omar al-Bashir

Ha lasciato Khartoum a metà del 2013 e schierò i suoi miliziani contro il Governatore dello Stato del Nord Darfur, Osman Kibir accusandolo di alimentare conflitti tribali nello Stato. 

Durante la cerimonia di giuramento, il leader Janjaweed ha dichiarato il Partito del Congresso Nazionale (NCP), di cui è un membro, ed ha chiesto delle profonde riforme.

Inoltre, lo scorso anno, le truppe di Hilal hanno preso il controllo di località occidentali dello Stato del Nord Darfur, tra cui Saraf Omra, Kutum, Kebkabiya, Al-Seraif, e El Waha. Il Capo Tribù è andato oltre ed ha annunciato la creazione di amministrazioni in queste località, nominando le sue forze come il Consiglio di Risveglio Rivoluzionario Sudanese (SRAC).



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mercoledì, aprile 16, 2014

Alti ufficiali sudanesi denunciano: "Violenze delle Rapid Support Forces ormai intollerabili"

Il Ministro della Difesa sudanese Abdel-Rahim Mohamed Hussein ha incontrato ufficialmente le milizie della Rapid Support Forces (RSF) a El Fasher, capitale del Nord Darfur, lo scorso venerdi 11 aprile. 
Rilanciando la campagna contro i ribelli armati, il ministro ha voluto pregare però le RSF, riferiscono le stesse fonti governative, di adottare un comportamento esemplare dal punto di vista umanitario nei confronti degli ostaggi e dei cittadini del Darfur. 
Negli stessi giorni, il direttore del NISS, i servizi di sicurezza, Mohammed Atta, incontrava alti ufficiali dell'esercito, di origini darfuriane, che protestavano per i crimini, stupri e falcidazioni, commessi ripetutamente dalle RSF in Darfur. Una situazione intollerabile, ancora una volta, come in passato, ai danni dei più deboli del Darfur. 

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mercoledì, giugno 04, 2008

Sarà ufficiale il coinvolgimento del Governo Sudanese per i crimini nel Darfur

“Il governo del Sudan è stato coinvolto in crimini contro l'umanità attraverso i suoi rapporti con le milizie janjawid” a dirlo il Procuratore Capo del Tribunale Penale Internazionale
Luis Moreno Ocampo ha detto, in una relazione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che purtroppo non vi sono prove che collegano "alti funzionari" del governo del Sudan agli orrendi attacchi nel Darfur.
Un portavoce, riferendosi all’intervento ha commentato che “ la prima volta che il procuratore capo ha legato l'intero governo sudanese ad abusi nel Darfur.
“Le atrocità comprendono l'uccisione, la tortura e gli stupri di civili tra cui molte ragazze e giovani, cinque o sei con i genitori costretti a guardare”, è scritto nella relazione pubblicata dal Tuesday del “The Associated Press”
È altresì scritto che “alti funzionari sudanesi sono legati agli incendi ed al saccheggio delle case, ai bombardamenti di scuole e la distruzione di moschee. I Gruppi per i diritti umani e altri hanno a lungo accusato il governo del Sudan di armare le milizie arabe janjawid che presumibilmente hanno attaccato i villaggi del Darfur nonostante un noto leader sudanese continua a negare”. La relazione non individua alcun funzionario né presenta elementi di prova o di crimini specifici.
Moreno- Ocampo, secondo il giudice portavoce Florence Olara avrebbe non solo i nomi ma anche forti elementi di prova che il mese prossimo ufficializzerà a tre giudici nella udienza preliminare dell’alta corte di giustizia dell’Aia
In quell’occasione, Moreno-Ocampo presenterà una relazione scritta redatta insieme ad alcuni investigatori che hanno raccolto elementi di prova da più di 100 testimoni in 18 paesi.
Gli unici nomi della relazione sono quelli di Ahmed Harun, ministro degli affari umanitari del Sudan, accusato di organizzare un sistema per il reclutamento, con importanti finanziamenti a favore delle armate sudanesi, ed Kushayb Ali, noto come "colonnello dei colonnelli" tra i janjawid
Fonte : Al Jazeera del 4 giugno 2008 : testo tradotto da Giulia Fresca per IB4D

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sabato, maggio 24, 2008

Peacekeepers nigeriani attaccati da milizie armate

Le Nazioni Unite hanno denunciato un grave attacco alle forze di pace nigeriane dell'UNAMID, la missione ONU-UA in Darfur, nei pressi della città di Geneina, West Darfur. L'agguato, che non ha fortunatamente provocato alcuna vittima, è stato teso mercoledì scorso da almeno 60 uomini a cavallo, ben armati e che vestivano l'uniforme sudanese, dopo che il convoglio era stato costretto a fermarsi per un posto di blocco. E' il quinto attacco importante ai caschi blu dell' ONU e dell'Unione Africana da quando è stato formalizzato il dispiegamento del contingente di pace, ancora incompleto: delle 26.000 unità solo 9.000, di cui 7.000 dell'Unione Africana, sono presenti in Darfur, male armate e con scarsi mezzi di trasporto.

Leggi: "Janjaweed", tesi inviataci da Julie Anderson*, ambasciatrice per il Regno Unito di STAND e ricercatrice di Waging Peace a Londra.

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martedì, marzo 04, 2008

Partenza difficile per l' EUFOR, al confine con il Sudan

L'EUFOR schierato in Ciad ha perso il suo primo uomo, un francese, dato per disperso sotto le bombe dell'aviazione sudanese: alcune componenti delle forze speciali francesi, penetrate "per errore" in Sudan, sono state attaccate dall'esercito sudanese. Anche un secondo uomo è stato ferito sotto attacco e il suo veicolo è stato distrutto. Sono i primi incidenti dall'inizio dello schieramento della missione di pace europea in Ciad, lungo i confini conil Darfur.
Ma non sono di certo i primi segni dell'escalation di un conflitto che pare rigenerare ogni anno il male che lo ha partorito.
Tre settimane fa, a Suleia, la popolazione era riunita al centro del paese, nel giorno del mercato. I janjaweed sono arrivati a cavallo e sui cammelli, sparando tutti quelli che si trovavano a tiro e devastando ogni cosa. Sono stati preceduti dalle dell'aviazione militare e seguiti poi dai soldati regolari sudanesi. Un'offensiva così pesante, dicono gli osservatori internazionali e le ONG, coordinata tra milizie arabe, aviazione e forze regolari terrestri, non si vedeva da anni. Il tentativo del governo sudanese di riguadagnare il terreno perso per mano del ben armato Justice and Equality Movement (JEM) va avanti da settimane nel Darfur occidentale.
Ufficialmente si combatte contro i ribelli, in realtà i sopravvissuti parlano di attacchi indiscriminati a civili indifesi, compresi bambini, che sono scappati dalle scuole nel bel mezzo del mattino e non hanno fatto più ritorno a casa.

Foto: The Faces of War in Sudan

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domenica, settembre 02, 2007

La storia di Suliman Ahmed Hamed

Riproduciamo questo testo con il permesso de L'Opinione (L.S.)



Edizione 183 del 29-08-2007
Intervista a Suliman / Io, sopravvissuto alle bombe sudanesi
Il “Day for Darfur” è stato organizzato dalla European Union of Jewish Students

di Stefano Magni

Suliman è arrivato in Italia come tanti altri immigrati: il 31 maggio del 2003, a Lampedusa, via mare, partendo dalla Libia. Trasferitosi a Roma, nel luglio del 2004 ha ottenuto lo status di rifugiato politico. La sua non è la storia di un africano in cerca di lavoro e di fortuna in Europa. Viene dal Darfur settentrionale ed è fuggito con grandi difficoltà dal massacro commesso dalle milizie dei Janjaweed contro la popolazione locale. Lo abbiamo intervistato in occasione del “Day for Darfur”, evento che si è tenuto ieri, nei pressi di Roma, organizzato dalla European Union for Jewish Students (un’organizzazione-ombrello che raccoglie gli studenti ebrei di 34 Paesi) e per l’Italia dall’UGEI, Unione dei Giovani Ebrei Italiani. L’interesse per il Darfur da parte della gioventù ebraica europea è storica: “Più di 450 studenti e giovani da 40 Paesi europei si batteranno a favore del Darfur” - si legge nel comunicato stampa dell’EUJS - “all’ombra della loro stessa storia e della tragedia della II Guerra Mondiale, dichiarando ancora, a voce alta: ‘Mai più’”.

Il Darfur è terra vittima di un genocidio che tuttora viene negato ufficialmente dalle Nazioni Unite (che si limitano a parlare di “crimini di guerra”). Il regime sudanese di Khartoum, dal canto suo, nega ogni responsabilità, attribuendo tutte le colpe ai popoli nomadi arabi locali che costituiscono le milizie Janjaweed, artefici materiali dello sterminio. Anzi, il regime sudanese ha accettato la Risoluzione 1769 che prevede il dispiegamento di una forza di pace mista dell’Onu e dell’Unione Africana (UA) e ora si presenta come un governo legittimo pronto a cooperare per far tornare la pace nella regione martoriata. Suliman, che ha vissuto sulla sua pelle l’esperienza del genocidio, la vede diversamente: “Io sono scappato dal mio villaggio il 7 maggio del 2003, quando le nostre case sono state bombardate. Mia figlia, di quattordici anni, è morta sotto quel bombardamento” - ci spiega, raccontandoci l’inizio della sua odissea.

Come è riuscito a fuggire?
Siamo scappati con quello che avevamo: con i nostri cammelli. Da lì ci siamo diretti nel deserto in cerca di aiuto, verso la Libia. Dopo una settimana di viaggio abbiamo finito l’acqua. Per fortuna che abbiamo incrociato un camion diretto alla Libia e ci ha dato un passaggio. Siamo arrivati prima all’Oasi di Kufra, poi da lì ci siamo trasferiti in una zona agricola nei pressi di Tripoli. Girava la voce che un gruppo organizzava la traversata del Mediterraneo per l’Italia, in barca, a pagamento. Il prezzo era di 1000 dollari.

In Libia è stato accolto come un rifugiato?
No, in Libia non è possibile essere accolti come rifugiati politici. Se la polizia viene a sapere che stai fuggendo dal Sudan ti rimanda a Khartoum, dove, come minimo, finisci in carcere. In Libia puoi fermarti solo se vai come lavoratore, non come rifugiato politico.

Ora la Libia è alla guida dell’Unione Africana e un contingente della stessa UA farà da forza di interposizione nel Darfur. Cosa ne pensa?
Penso che un contingente dei Paesi africani nel Darfur non cambierà niente e non potrà nemmeno agire. Che differenza c’è fra la dittatura di Khartoum e le altre dittature africane? Io non riesco a fare molti distinguo. I dittatori africani avrebbero paura di apparire come quelli che aiutano un movimento anti-regime, come quello che combatte in Darfur contro Khartoum, perché temerebbero di subire rivolte all’interno dei loro Stati. Vedo meglio l’intervento di contingenti provenienti da Paesi europei democratici: quelli sì possono fare qualcosa.

Il Sudan ha accettato la presenza di una forza di peacekeeping. I regolari sudanesi potrebbero collaborare con i Caschi Blu?
Parlare di “collaborazione” è una strategia di Khartoum da quando l’Onu ha deciso di intervenire nel Darfur. Da quando è stata adottata questa politica, la televisione sudanese trasmette le immagini di forze di polizia schierate nella regione a protezione dei civili, ma è propaganda. In realtà, da quando ha deciso di cambiare strategia, il regime di Khartoum ha trasformato i miliziani Janjaweed in poliziotti. Ma è difficile pensare che questi “poliziotti” collaborino per proteggere i civili del Darfur.

Il governo sudanese nega ogni responsabilità per quanto sta accadendo nel Darfur, dando la colpa interamente alle milizie Janjaweed...
Gli aerei che ci hanno bombardato erano sudanesi, delle forze armate regolari sudanesi. I Janjaweed sono in prossimità dei villaggi che vengono bombardati e sono pronti ad attaccare e devastare quello che è rimasto, a bruciare le case, a rapire le donne a rubare tutto il bestiame. Ma i Janjaweed non potrebbero fare nulla senza l’appoggio dell’esercito regolare. Se combattono da soli, hanno paura delle milizie del Darfur.

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