mercoledì, luglio 12, 2017
Il presidente statunitense Donald Trump ha ritardato l'abolizione delle sanzioni economiche sul Sudan per un periodo di tre mesi fino al prossimo ottobre, dicendo che è necessario più tempo per confermare la revoca permanente dell'embargo ventennale.
Il 13 gennaio 2017, l'ex presidente Barak Obama aveva deciso di annullare definitivamente le sanzioni sul Sudan, ma aveva ritardato l'attuazione della decisione per un periodo di sei mesi per incoraggiare Khartoum a intraprendere ulteriori azioni sulla risoluzione dei conflitti armati e di altri processi politici volti a ripristinare le libertà in Sudan.
martedì, aprile 18, 2017
Prima partecipazione del Sudan all'AFRICOM
L'esercito sudanese ha comunicato che con la partecipazione del Sudan per la prima volta alla riunione del Commando degli Stati Uniti d'Africa noto come “AFRICOM” (in Germania) è ad un passo verso la rimozione dal suo nome dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo e la piena abolizione delle sanzioni economiche .
Lo scorso gennaio, l'ex presidente Barack Obama aveva allentato le sanzioni economiche e commerciali che duravano da 19 anni sul Sudan. La decisione era arrivata come risposta alla collaborazione del Governo sudanese su varie questioni, tra cui la lotta al terrorismo.
Il prossimo giugno, diverse agenzie di amministrazione degli Stati Uniti decideranno di confermare la decisione del presidente Obama di rimuovere in modo permanente le sanzioni contro il Sudan o di mantenerle.
Etichette: AFRICOM, Obama, rimozione, sanzioni, Stati Uniti, Sudan, terrorismo
lunedì, febbraio 20, 2017
SPLM-N chiede a Washington di collegare la sospensione delle sanzioni con riforme democratiche
Il Movimento ribelle per la Liberazione del Popolo del Sudan-Nord (SPLM-N) ha invitato la nuova amministrazione degli Stati Uniti di collegare la completa revoca delle sanzioni imposte al Sudan con il raggiungimento di una soluzione pacifica ai conflitti armati e che stabilisca disposizioni transitorie che portino ad elezioni libere, eque ed internazionalmente monitorate.
Lo scorso gennaio, l'ex presidente Obama aveva firmato un ordine esecutivo di sospendere le sanzioni contro il Sudan riaprendo la possibilità di effettuare transazioni commerciali ed investimenti con la Nazione dell'Africa orientale. La mossa è arrivata con il riconoscimento della collaborazione del Sudan nel ridurre il terrorismo e gli sforzi per migliorare l'accesso umanitario ai civili nelle zone colpite dai conflitti.
Entro cinque mesi, Washington riesaminerà la situazione e potrebbe ristabilire le misure sospese, se ritenesse che Khartoum non abbia onorato i suoi impegni. Ma se il suo risultato fosse positivo, allora le sanzioni incluse negli ordini esecutivi del 1997 e 2006 sarebbero cancellate definitivamente.
Etichette: Obama, riforme democratiche, sanzioni, splm-n, USA
venerdì, gennaio 13, 2017
Obama annuncia di sospendere le sanzioni sul Sudan
Il Presidente uscente degli Stati Uniti, Barak Obama, sospenderà alcune delle sanzioni economiche e commerciali sul Sudan.
La sospensione che è stata contestata da alcuni membri dell'amministrazione Obama, si basa principalmente su "I risultati di cooperazione con Washington per la sicurezza del Sudan" che sono stati principalmente sostenuti dal Dipartimento di Stato.
I mezzi di comunicazione hanno citato la collaborazione del Sudan nella lotta contro il terrorismo, anche limitando i movimenti dei combattenti dell'ISIS.
Per quanto riguarda il progressi della pace in Darfur, il congelamento parziale della guerra tiene conto della fine del bombardamenti militari sulle aree civili nel Sudan occidentale e del miglioramento dell'accesso umanitario ai civili nelle zone colpite dai conflitti.
Etichette: Obama, sospensione sanzioni, Sudan, USA
martedì, luglio 28, 2015
LA SPLM-N chiede ad Obama di premere su Karthoum per la pace
Il Movimento del Popolo per la Liberazione del Sudan- Nord (SPLM-M) ha invitato il presidente Usa Barack Obama a fare pressione sul Governo sudanese per porre fine alla guerra, consentire l'accesso umanitario e realizzare le riforme democratiche nel Paese.
L'appello giunge dopo che il presidente Obama insieme ai leader ed i funzionari dell'Autorità Intergovernativa dell'Africa Orientale per lo Sviluppo (IGAD) avevano discusso sulla situazione di crisi di 19 mesi in Sud Sudan con il fine di preparare la fase finale dei negoziati di pace tra le parti in conflitto.
Inoltre, Obama ha tenuto un incontro separato con il Ministro degli Esteri sudanese, Ibrahim Gandour, che ha partecipato alla riunione dell'IGAD per discutere la normalizzazione delle relazioni bilaterali e il dialogo in corso tra i due Paesi che sembra essere in fase di ripresa.
La SPLM-N afferma che Obama non dovrebbe "permettere al Governo sudanese di utilizzare il suo impegno con gli Stati Uniti per continuare il genocidio, le violazioni dei diritti umani, di negare l'accesso umanitario, di immischiarsi negli affari regionali e di far guadagnare tempo alla dittatura", dice la nota.
Nulla è emerso dall'incontro tra Obama e Ghandour, che è il primo con un funzionario sudanese dopo la sua elezione. Tuttavia, Washington in tempi diversi ha invitato Khartoum a porre fine al conflitto.
Etichette: Darfur, Obama, processo di pace, splm-n, Sudan
venerdì, luglio 24, 2015
Minnawi chiede ad Obama di "agire"
Un leader dei ribelli ha esortato il presidente degli Stati Uniti,
Barak Obama, a onorare i suoi impegni verso il popolo del Darfur e a prendere "azioni
risolute" per fermare le atrocità perpetrate contro di essi.
In un messaggio video diffuso giovedì scorso, Minni
Minnawi, il leader della fazione del Movimento di Liberazione del Sudan, ha
rivolto il suo appello ad Obama
il quale dovrebbe iniziare la sua prima visita in Kenya come presidente degli Stati Uniti. La visita si concentrerà su questioni di sicurezza ed economiche in
Africa.
Minnawi, nel suo messaggio ha ricordato ad Obama che aveva descritto le atrocità in Darfur come "genocidio" ed aveva chiesto una no-fly zone nella regione occidentale del Sudan dove è iniziato il conflitto nel 2003.
"Il popolo del Darfur ricorda le parole promesse dal Presidente degli USA (così come quelle dell'ex Segretario di Stato, Hillary Clinton) quando ha chiamato genocidio quanto sta avvenendo in Darfur", ha detto.
Il leader dei ribelli ha sottolineato inoltre che "gli Stati Uniti d'America sono stati determinanti nel rinvio del caso del Darfur alla Corte Penale Internazionale affinché la giustizia abbia luogo, ma dopo più di dieci anni, i colpevoli sono liberi di commettere più reati".
Minnawi, nel suo messaggio ha ricordato ad Obama che aveva descritto le atrocità in Darfur come "genocidio" ed aveva chiesto una no-fly zone nella regione occidentale del Sudan dove è iniziato il conflitto nel 2003.
"Il popolo del Darfur ricorda le parole promesse dal Presidente degli USA (così come quelle dell'ex Segretario di Stato, Hillary Clinton) quando ha chiamato genocidio quanto sta avvenendo in Darfur", ha detto.
Il leader dei ribelli ha sottolineato inoltre che "gli Stati Uniti d'America sono stati determinanti nel rinvio del caso del Darfur alla Corte Penale Internazionale affinché la giustizia abbia luogo, ma dopo più di dieci anni, i colpevoli sono liberi di commettere più reati".
Etichette: Minni Minnawi, Obama, ribelli, USA
martedì, settembre 22, 2009
Luce alla fine del tunnel in Darfur?
di Stefano Cera, in Affari Internazionali - http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1249Prima di lasciare il loro incarico ai vertici, rispettivamente civile e militare, dell’Unamid (la missione ibrida Onu-Unione africana in Darfur), Rodolphe Adada e Martin Luther Agwai hanno sollevato, alla fine del mese di agosto, un interessante interrogativo: la guerra in Darfur può considerarsi conclusa? Dai primi mesi di quest’anno è certamente diminuito il numero di azioni condotte su larga scala nella regione da parte dell’esercito sudanese, così come il numero di decessi mensili (secondo i dati Onu, dai 200 del solo gennaio 2005 si è scesi a 150 del periodo gennaio 2008 - aprile 2009). Per questo il conflitto nella regione occidentale del Sudan non costituisce più un’emergenza ed ha assunto il carattere di ‘conflitto a bassa intensità’, sicuramente più accettabile dall’opinione pubblica mondiale.
Il Sudan meridionale va a rotoli
Secondo autorevoli esponenti della comunità internazionale la situazione del Darfur è ormai decisamente migliore rispetto a quella del Sudan meridionale; Lise Grande, coordinatrice umanitaria Onu per il Sudan mette in evidenza che mentre nella regione occidentale del Sudan “l’attenzione e la solidarietà internazionale stanno facendo la differenza”, nel Sud “si sta invece passando da una situazione disastrosa a una vera catastrofe” (Internazionale, n. 809, p. 38). Infatti, la situazione di transizione del Darfur rende il quadro tendenzialmente migliore rispetto a quello della zona meridionale del paese, dove da diverso tempo sono riprese le tensioni legate ai timori che Khartoum voglia impedire il referendum per l’indipendenza, previsto per il 2011. Ciò autorizza a pensare a un clima diverso, propizio a nuove e più convinte iniziative di pace. Purtroppo, però, la giustizia e l'ordine sociale sono ancora ben lungi dall’essere ristabiliti e proseguono gli episodi di banditismo e di violenza nei confronti degli sfollati e ai danni dello stesso personale civile e militare della missione Unamid.
Dalle insidiose iniziative di pace della Libia…
In questo clima si inseriscono le recenti iniziative della Libia e degli Stati Uniti per dare nuovo slancio unitario ai movimenti di opposizione del Darfur. Il 31 agosto scorso il governo libico ha annunciato la nascita del Sudan's Liberation Revolutionary Forces (Slrf), in seguito alla riunificazione di sei gruppi. Il paese del colonnello Gheddafi è legato a doppio filo alle vicende della regione, a partire dalle origini del conflitto: il Darfur è stato infatti utilizzato come retrovia durante la guerra con il Chad nella seconda metà degli anni ’70 e il leader libico ha avuto un ruolo di primo piano nel supporto all’Arab Gathering, il cui fine era la presa del potere nell’area centrale sub-sahariana e nell’Africa occidentale.Ma la Libia è stata anche coinvolta nelle diverse iniziative legate al processo di pace, di cui l’ultima due anni fa, quando il tentativo di favorire la riunificazione delle forze ribelli è fallito in seguito alla mancata partecipazione di alcuni fra i più importanti fra loro. Inoltre, Gheddafi è fra i maggiori sostenitori del presidente Bashir; è stato uno dei primi ad ospitarlo all’indomani della richiesta di arresto da parte della Corte penale internazionale (Cpi) e, nelle vesti di presidente dell’Unione Africana (UA), nel recente mese di luglio ha promosso la dichiarazione di non cooperazione con la richiesta di arresto della Corte, gettando gravi ombre sull’azione dell’organizzazione e sull’efficacia della pronuncia della Cpi. Infine, nei giorni scorsi, il presidente dell’UA (nel corso del summit africano sul tema della risoluzione dei conflitti nel continente) ha accusato Israele di dare supporto alle forze ribelli, facendo proprie le argomentazioni delle autorità sudanesi.
In questo clima si inseriscono le recenti iniziative della Libia e degli Stati Uniti per dare nuovo slancio unitario ai movimenti di opposizione del Darfur. Il 31 agosto scorso il governo libico ha annunciato la nascita del Sudan's Liberation Revolutionary Forces (Slrf), in seguito alla riunificazione di sei gruppi. Il paese del colonnello Gheddafi è legato a doppio filo alle vicende della regione, a partire dalle origini del conflitto: il Darfur è stato infatti utilizzato come retrovia durante la guerra con il Chad nella seconda metà degli anni ’70 e il leader libico ha avuto un ruolo di primo piano nel supporto all’Arab Gathering, il cui fine era la presa del potere nell’area centrale sub-sahariana e nell’Africa occidentale.Ma la Libia è stata anche coinvolta nelle diverse iniziative legate al processo di pace, di cui l’ultima due anni fa, quando il tentativo di favorire la riunificazione delle forze ribelli è fallito in seguito alla mancata partecipazione di alcuni fra i più importanti fra loro. Inoltre, Gheddafi è fra i maggiori sostenitori del presidente Bashir; è stato uno dei primi ad ospitarlo all’indomani della richiesta di arresto da parte della Corte penale internazionale (Cpi) e, nelle vesti di presidente dell’Unione Africana (UA), nel recente mese di luglio ha promosso la dichiarazione di non cooperazione con la richiesta di arresto della Corte, gettando gravi ombre sull’azione dell’organizzazione e sull’efficacia della pronuncia della Cpi. Infine, nei giorni scorsi, il presidente dell’UA (nel corso del summit africano sul tema della risoluzione dei conflitti nel continente) ha accusato Israele di dare supporto alle forze ribelli, facendo proprie le argomentazioni delle autorità sudanesi.
… a quelle degli Stati Uniti
L’inviato speciale Usa, Scott Gration, sta concentrando la propria attenzione su tre gruppi, URF, SLM-Juba di Ahmed Abdel Shafi e SLM-Unity di Abdalla Yahya. Anche gli Usa hanno avuto un ruolo importante nel Darfur (nel 2004 l’allora segretario di stato Colin Powell è stato il primo a parlare di “genocidio”) e l’iniziativa del nuovo inviato speciale Gration indica l’intenzione di Washington di partecipare più attivamente alla ripresa del dialogo sia fra le forze ribelli che tra queste e Khartoum. Tuttavia ad alcuni il suo operato non piace: alcune fazioni locali lo hanno paragonato a un ministro degli esteri sudanese, mentre alcuni attivisti americani gli rimproverano di distogliere l’attenzione dai gravi crimini contro l'umanità perpetrati ai danni della popolazione per ottenere dal Sudan un compromesso per la stabilità nella regione.
Successi e debolezze della presenza internazionale
Alla fine di luglio si sono celebrati i due anni dall’inizio della missione Unamid, considerata da molti un fallimento a causa soprattutto dell’ostruzionismo del governo sudanese, del mancato adempimento degli impegni da parte della comunità internazionale e della cronica mancanza di risorse (tra cui la ormai tristemente “famosa”mancanza di 18 elicotteri da trasporto, ritenuta necessaria per rendere efficace l’azione di peacekeeping in un territorio grande come la Francia). A tal fine, il Dipartimento della Difesa americano sta valutando la possibilità di inviare “consiglieri” per dare supporto alla missione per le questioni logistiche, mentre l’inviato speciale Gration ha dichiarato che, per garantire un cessate il fuoco duraturo tra le parti , è necessaria la presenza sul territorio di una forza di intelligence in grado di effettuare un continuo monitoraggio del processo di pace. Nonostante le indubbie difficoltà, la missione è spesso riuscita a fare la differenza; il rifiuto di abbandonare Muhajeria (come invece richiesto dal governo sudanese) nel mese di febbraio ha impedito un attacco su larga scala e dopo l’espulsione di 13 Ong avvenuta a marzo, l’Unamid è intervenuta per colmare le lacune nel programma di protezione e ristabilire così un efficace accesso umanitario. Sul piano diplomatico invece il mediatore congiunto Djibril Bassolè ha annunciato per la fine del mese di ottobre lo svolgimento del prossimo round negoziale tra il governo e i movimenti di opposizione, preceduto da due workshop: il primo che riunirà a Doha tutte le forze ribelli, finalizzato alla discussione di tutti gli aspetti legati al processo di pace, comprese le iniziative per garantire una più efficace sicurezza della popolazione e lo sviluppo socio-economico; il secondo, il forum della società civile, che si svolgerà in parallelo rispetto all’incontro di Doha e permetterà a tutte le comunità della regione di dare il proprio contributo alla pace, alla riconciliazione e alla promozione dello sviluppo nella regione. In conclusione, anche se molti dei problemi che affliggono in Darfur restano ancora non risolti, la speranza è che, con il maggior sostegno da parte dell’amministrazione Obama, le diverse tessere che compongono il mosaico del processo di pace possano finalmente integrarsi per arrivare alla definizione di una pace durevole.
Stefano Cera è il Responsabile della Formazione dell’Associazione “Italians for Darfur”; autore del volume “Le sfide della diplomazia internazionale – Il conflitto nel Darfur – L’escalation della questione cecena: i sequestri di ostaggi del teatro Dubrovka e della scuola di Beslan”.
lunedì, maggio 04, 2009
Rapporti Stati Uniti e Sudan verso la normalizzazione
Gli Stati Uniti si apprestano a riallacciare migliori rapporti diplomatici con il Sudan, secondo quanto riferito dal Gulf News.
Numerose le critiche alla svolta dell'amministrazione Obama, che punta sulla normalizzazione dei rapporti bilaterali per imprimere una svolta verso la pace della crisi in Darfur.
Il governo del Sudan, secondo gli ultimi rapporti di intelligence statunitense, collabora alla lotta al terrorismo internazionale, sebbene ne rimanga, allo stesso tempo, uno degli sponsor più importanti.
Numerose le critiche alla svolta dell'amministrazione Obama, che punta sulla normalizzazione dei rapporti bilaterali per imprimere una svolta verso la pace della crisi in Darfur.
Il governo del Sudan, secondo gli ultimi rapporti di intelligence statunitense, collabora alla lotta al terrorismo internazionale, sebbene ne rimanga, allo stesso tempo, uno degli sponsor più importanti.
Etichette: Darfur, fai notizia, fainotizia, Obama, Sudan, terrorismo, USA









