Il blog di Italians for Darfur

martedì, febbraio 28, 2017

SLM-MM chiede arresto criminali di guerra sudanesi

Il Movimento ribelle per la Liberazione del Sudan (SLM-MM), guidato da Minni Minnawi, ha chiesto di arrestare i funzionari sudanesi incriminati dalla Corte Penale Internazionale (CPI) per crimini di guerra nella regione del Darfur.

La CPI ha emesso due mandati di arresto contro il presidente Omer al-Bashir nel 2009 e nel 2010 per presunti crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio in Darfur.

Inoltre, i giudici della CPI hanno emesso alcuni mandati di arresto nel 2008 per il comandante delle milizie, Ali Mohamed Ali Abdel-Rahman, noto anche come Ali Kushayb ed Ahmed Haroun, Governatore dello Stato del Nord Kordofan, per 51 capi di imputazione per presunti crimini contro l'umanità e crimini di guerra. Ma Khartoum ha finora rifiutato di consegnarli alla giustizia.

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sabato, aprile 07, 2012

Studio scientifico conferma prove delle torture e delle violenze sulla popolazione non araba del Darfur

Uno studio statistico, condotto da un team di medici legali coordinati da Alexander Tsai dell'Università di Harvard e Mohammed Eisa dell'organizzazione statunitense "Physicians for Human Rights" ha ufficializzato la presenza di chiari segni della violenza e dei crimini perpetuati dai Janjaweed e dalle forze governative sudanesi  sulla popolazione non araba del Darfur, che si configurano come prove di crimini di guerra e contro l'umanità. 
L'articolo, pubblicato dalla rivista scientifica PLoS Medicine pochi giorni fa, analizza le cartelle cliniche di 325 pazienti afferiti all' "Amel Center for Treatement and Rehabilitation of Victims of Torture" a Nyala, tra il 2004 e il 2006.
Gli autori hanno potuto evidenziare una stretta corrispondenza tra i racconti delle vittime e le evidenze cliniche riscontrate. Sebbene non sufficienti a indicare una chiara volontà di genocidio, e nonostante il tempo trascorso dalla raccolta dei dati ad oggi, lo studio ha verificato l'attendibilità delle testimonianze rese da darfuri non-arabi, sempre contestate da Khartoum come propaganda antigovernativa.

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mercoledì, novembre 16, 2011

Al-Arabya: la Corte Penale Internazionale contro il Ministro della Difesa sudanese

La tv Al-Arabya ha rivelato che la Corte Penale Internazionale avrebbe raccolto le prove dei crimini di guerra del Ministro della Difesa Abdel.Rahim Mohamed Hussein, e si starebbe accingendo a richiederne l'arresto.
Se tali voci venissero confermate, Hussein sarebbe il quarto alto rappresentante sudanese per il quale verrebbe spiccato un mandato di arresto internazionale, dopo Ali Kushayb e Ahmad Harun e lo stesso Presidente del Sudan.

Leggi anche: Inchiesta Onu sui bombardamenti in Sud Sudan

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martedì, luglio 28, 2009

" La giustizia è uno strumento indispensabile alla pace"

Il 17 luglio si è tenuta, nella sede di No Peace Without Justice a Roma, una tavola rotonda sulla Giustizia Penale Internazionale, alla quale ha assistito anche Italians for Darfur.
L'incontro, organizzato in occasione dell'anniversario dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, adottato il 17 luglio 1998 ed entrato in vigore il 1 luglio 2002, ha riunito alcuni tra i massimi esponenti politici, giuridici ed accademici sulla giustizia penale internazionale, che hanno discusso in particolare del caso Darfur, per le cui stragi è stato emesso un mandato di arresto internazionale a carico del Presidente sudanese al-Bashir, accusato di crimini di guerra e contro l'umanità.

Presenti, tra i tanti, l'On. Silvana Arbia, Cancelliere Capo della Corte Penale Internazionale, la Sen. Emma Bonino, vice Presidente del Senato, e Flavia Lattanzi, Giudice del Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia.

Il 4 luglio, l’Unione Africana, che comprende ben trenta firmatari dello statuto di Roma del 1998, ha dichiarato di non voler cooperare con la richiesta di arresto per il Presidente del Sudan al-Bashir emessa dalla Corte Penale Internazionale all’inizio del marzo scorso.

L'On. Arbia ha sottolineato che "se le decisioni della Corte non sono eseguite, si mette a repentaglio la validità delle autorità della Corte" (tre giudici). Anche il rinvio di un anno, chiesto dalla Unione Africana, " è un problema ".
La Corte, attiva da 7 anni, considera oggi quattro situazioni:
Uganda (nessun mandato di arresto eseguito), Sudan (nessun mandato di arresto eseguito),
Congo e Repubblica Centrafricana, in cui i mandati di arresto sono stati invece eseguiti.

"Gli Stati cooperano poco, per mancanza di strumenti giuridici- ha detto il Giudice Flavia Lattanzi,-Spero che in Uganda Bashir non ci vada, perchè se ci va è un grosso problema, l'Uganda è un Paese che sta collaborando con la CPI".

In merito all'approvazione del comunicato ufficale dell' Unione Africana Emma Bonino svela alcuni retroscena: "Al Bashir ha fatto campagna straordinaria tra i Paesi dell'Unione Africana. [..] La prima riunione in realtà dedicata a questa ha visto il Sudan piuttosto isolato, ma ne è stata fatta una campagna mediatica opposta, in sostegno della posizione di Bashir. La seconda, al contrario, è stata più tiepida, ma le campagne politiche funzionano". Ha continuato: "Il punto nodale è che se il Consiglio di Sicurezza si assume la responsabilità di rinvio di un anno del mandato di arresto a Bashir, deve essere fatto con criteri espliciti, verificabili, monitorizzabili" e, sottolineando come sia la stessa istituzione della Corte Penale Internazionale ad essere oggi sotto attacco, mentre, anche in Sudan, si cerca di affermare che la giustizia sia antitetica alla pace, conclude "La giustizia internazionale è propedeutica alla pace".

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mercoledì, marzo 04, 2009

La Corte Penale Internazionale ha accusato il presidente Bashir

Il Presidente del Sudan Omar al-Bashir è stato formalmente accusato dalla Corte Penale Internazionale (CPI) di crimini di guerra e crimini contro l'umanità in Darfur, ma non di genocidio, così come invece richiesto nel luglio scorso dal Procuratore Luis Moreno-Ocampo. La portavoce della CPI, laurence Blairon, ha detto che la Corte trasmetterà quanto prima al governo del Sudan la richiesta di arresto.
Fonte: Sudan Tribune

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martedì, settembre 23, 2008

Esecuzioni sommarie e arresti arbitrari: ancora accuse a Khartoum. Ma la conta dei morti non si ferma: nuovi attacchi aerei in tutto il Darfur.

L`organizzazione non governativa Darfur Relief and Documentation Centre, con sede a Ginevra, ha rilanciato nei giorni scorsi pesanti accuse al governo sudanese: almeno 500 civili e presunti ribelli sarebbero stati uccisi nei tre giorni successivi all`attacco alla capitale a Maggio. Altre 4000 persone, la maggior parte senza legami con i movimenti ribelli, sarebbero state arrestate arbitrariamente negli stessi giorni.
Mentre si contano i morti dei mesi scorsi, il governo sudanese continua a fare uso dell`aviazione militare contro i villaggi in tutto il Nord Darfur e sferra nuovi pesanti attacchi alle forze ribelli di Minni Minnawi, reo di essersi dichiarato favorevole all`incriminazione per crimini di guerra del Presidente Al Bashir, del cui governo fa parte in base agli accordi di Abuja. Nell`ultima settimana, sono fuggiti in migliaia dai villaggi del Nord Darfur, rifugiandosi sulle montagne, lontani da ogni possibile aiuto, riferiscono le organizzazioni umanitarie.
Non mancano ovviamente le condanne di una parte della comunita` internazionale, che non e` mai stata avara di inchiostro, tra cui l`Unione Europea, la cui presidenza ha oggi rilasciato una dichiarazione ufficiale dai toni piu` severi del solito.
Alle Nazioni Unite sono in molti a domandarsi se l`incriminazione di Bashir, che appare sempre piu lontana dopo la presa di posizione di Francia e Unione Africana, possa destabilizzare ulteriormente la regione. Gli interessi in gioco in realta` sono tanti e diversi: il Procuratore Capo Moreno Ocampo vola a Ginevra per rilanciare la sua richiesta; qualcuno gia` pensa di dirottare l`aereo..

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