Il blog di Italians for Darfur

martedì, giugno 28, 2016

Anche l'UE si congratula per la dichiarazione di cessate il fuoco del Governo

Anche l'Unione Europea -insieme agli Stati Uniti - ha accolto con favore la cessazione unilaterale delle ostilità da parte del Governo sudanese ed ha invitato le parti in conflitto ad andare avanti per raggiungere la pace in Sudan.

Il Portavoce per il Servizio Estero dell'UE, Catherine Ray, ha detto che la tregua unilaterale di quattro mesi annunciata all'inizio di questo mese arriva dopo un gesto simile da parte dell'alleanza dei gruppi ribelli del Fronte Rivoluzionario del Sudan (SAF) nell'aprile 2016.

Ray ha invitato le parti a rispettare il loro impegno, aggiungendo che dovrebbero alleviare le sofferenze dei civili nelle zone colpite dalla guerra e contribuire alla creazione di un ambiente favorevole prima di una soluzione negoziata.

"L'Unione Europea si aspetta che sia il Governo del Sudan che l'opposizione armata lavorino insieme per tradurre le loro rispettive dichiarazioni in un negoziato definitivo di cessate il fuoco, che dovrebbe anche consentire l'accesso umanitario illimitato per tutti i cittadini sudanesi colpiti dal conflitto", ha concluso.

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venerdì, settembre 25, 2015

L'esercito sudanese bombarda il Nilo Azzurro nonostante il cessate il fuoco

Il Movimento di Liberazione del Popolo del Sudan (SPLM-N) ha affermato che l'esercito sudanese ha effettuato dei bombardamenti su alcuni villaggi nello Stato del Nilo Azzurro, nonostante un decreto presidenziale di cessate il fuoco.

"Il 24 settembre 2015, primo giorno di Eid Aladha, un aereo del Sudan Air Force ha lasciato cadere otto bombe su diversi villaggi nello Stato del Nilo Azzurro, tra cui i villaggi Malkan, Ullu e Wadaka nella Contea di Kurmuk ed il villaggio Kobra nella contea di Baw", ha detto Arnu Ngutulu Lodi, portavoce ufficiale del SPLM-N.

In una dichiarazione estesa al Sudan Tribune, Lodi ha inoltre affermato che i raid aerei hanno ucciso una bambina, Gisma Abu-lgasim Bakhit, e ferito altre quattro persone, oltre ad aver distrutto due aziende agricole a Goz-Bager.

L'attacco aereo arriva due giorni dopo il cessate il fuoco di due mesi annunciato dal presidente Omar Hassan al-Bashir il quale aveva chiesto ai gruppi ribelli di aderire al processo di dialogo nazionale. All'inizio di questo mese i gruppi ribelli hanno firmato una cessazione delle ostilità di sei mesi trovando un accordo con il Governo con il fine di creare un ambiente favorevole per il dialogo nazionale.

Tuttavia hanno legato la loro partecipazione (al processo politico interno) all'accettazione da parte del Governo di una tabella di marcia dell'Unione Africana. Quest'ultima ha stabilito di tenere una riunione di pre-dialogo ad Addis Abeba, con la partecipazione dei partiti politici e dei gruppi della società civile.


http://www.sudantribune.com/spip.php?article56507

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mercoledì, settembre 23, 2015

Al Bashir decreta l'amnistia per i ribelli ed il cessare il fuoco

Martedì scorso, il presidente Omar Hassan al-Bashir ha concesso l'amnistia ai leader ribelli che partecipano alla conferenza di dialogo nazionale ed ha dichiarato un cessate il fuoco di due mesi nelle zone di guerra.

Secondo l'agenzia di stampa ufficiale (SUNA), al Bashir ha emesso un decreto repubblicano concedendo un'amnistia generale per i leader ed i membri dei movimenti armati che stanno prendendo parte alla pre-conferenza di dialogo nazionale. Inoltre, ha emesso un decreto attraverso cui ha dichiarato due mesi di cessate il fuoco nelle zone in conflitto.

Intanto rimane confermata la conferenza di dialogo nazionale prevista per il prossimo 20 Ottobre. Diversi membri e dirigenti dei gruppi ribelli, tra cui il Segretario Generale del Movimento di Liberazione del Popolo del Sudan-Nord (SPLM-N), il Presidente Malik Agar ed il Segretario Generale Yasser Arman erano stati condannati a morte dai tribunali sudanesi.

I due decreti vengono dopo l'impegno di al-Bashir preso durante la sessione di apertura dell'Assemblea Generale per il dialogo nazionale dello scorso agosto in cui ha espresso la disponibilità a dichiarare un cessate il fuoco di due mesi con lo scopo di mantenere il dialogo in un ambiente sano e di patriottismo.

http://www.sudantribune.com/spip.php?article56479

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lunedì, settembre 14, 2015

Nuovi bombardamenti nel Sud Kordofan dopo il cessate il fuoco

Il Movimento per la Liberazione del Popolo del Sudan-Nord (SPLM-N) ha accusato l'esercito sudanese di aver bombardato i rifugi nelle aree controllate dai ribelli nel Sud Kordofan. 

In una dichiarazione rilasciata domenica, il portavoce del SPLM-N, Arnu Ngutulu Lodi, ha affermato che un jet da combattimento dell'esercito sudanese ha lasciato cadere tre bombe sull'area di Um Serdiba nella Contea di Um Dorain nel Sud Kordofan.

Egli ha aggiunto che il raid è avvenuto la mattina presto causando danni significativi alle aziende agricole  ed il panico tra i civili anche se non ci sono state vittime. In un raid separato dell'esercito sudanese, Lodi ha aggiunto che dei missili a lungo raggio sono stati lanciati dall'interno della città di Dilling.

Il 20 agosto, in un discorso davanti all'Assemblea Generale per il Dialogo Nazionale, il presidente Omar al-Bashir aveva dichiarato un cessate il fuoco di due mesi negli Stati del Sud Kordofan e del Nilo Azzurro e nella Regione del Darfur ed ha rinnovato la sua offerta di amnistia per i ribelli che fossero disposti a partecipare al dialogo nazionale.

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martedì, novembre 18, 2008

Darfur, il nuovo cessate-il-fuoco seguirà la sorte dei precedenti?

di Stefano Cera
Pubblicato su Articolo 21 - link: http://www.articolo21.info/4531/editoriale/darfur-il-nuovo-cessateilfuoco-seguira-la-sorte.html
Il 12 novembre il presidente del Sudan Omar Hassan al-Bashir, al termine del “Forum delle popolazioni del Sudan”, ha annunciato un cessate-il-fuoco unilaterale, immediato e incondizionato nel Darfur, la definizione di un meccanismo di controllo dello stesso e la campagna per il disarmo di tutti i gruppi armati.
La dichiarazione unilaterale sarebbe stata “suggerita” al leader di Khartoum dalle conclusioni del forum (a cui ha partecipato anche il presidente dell’Eritrea Isayas Afeworki), che hanno evidenziato alcune iniziative ritenute essenziali per risolvere il conflitto nel Darfur: concreto supporto alla missione congiunta ONU/Unione Africana UNAMID prima della ripresa dei colloqui di pace con i movimenti di opposizione, creazione di un fondo di compensazione per le vittime del conflitto, agevolazioni per il ritorno degli sfollati ai loro villaggi e liberazione dei detenuti politici.
Incerta è invece la proposta di accorpare le tre regioni in cui è diviso il Darfur in un’unica regione amministrativa (come era prima della riforma amministrativa degli anni ’90); Bashir infatti ha sottolineato che verrà formata un’apposita commissione per realizzare studi specifici. Così come il presidente non si è impegnato su altri temi, come il rilascio delle persone coinvolte negli attacchi del JEM a Khartoum nel mese di maggio e la possibilità di creare una nuova carica di vice-presidente, specifica e rappresentativa del Darfur a livello nazionale. Il forum riunisce esponenti politici del Sudan (non dei movimenti di opposizione del Darfur) e personalità straniere ed è stato costituito da Khartoum all’indomani della richiesta di condanna del presidente sudanese da parte del procuratore della Corte Penale internazionale, Luis Moreno-Ocampo.
E’ legittimo avere delle riserve sulle dichiarazioni di Bashir e il timore è che anche questo cessate-il-fuoco possa seguire la sorte dei precedenti (sottoscritti dal governo e dai movimenti di opposizione) e rimanere una bella affermazione di principio, rispetto al quale tuttavia non c’è stato alcun seguito. Infatti, esiste il sospetto che la dichiarazione del presidente sia “strumentale” rispetto alla volontà di attrarre a sé alcuni esponenti dei movimenti di opposizione, così come accaduto nel 2006 con il Darfur Peace Agreement (sottoscritto, tra le forze ribelli, solo dalla fazione del Sudan Liberation Army/Movement – SLA/M di Minni Minawi che, in virtù della firma dell’accordo, è diventato la quarta carica dello stato). Inoltre, le dichiarazioni potrebbero essere frutto della volontà del presidente di creare un ambiente internazionale favorevole che incida sulla richiesta di condanna della Corte Penale Internazionale. Le perplessità sono confermate dagli attacchi dei giorni scorsi alle forze ribelli vicino al confine del Chad, che secondo fonti ONU e il JEM sarebbero stati compiuti dall’esercito regolare del Sudan. Secondo il portavoce del JEM, Ahmed Hussein Adam, “questa è un’altra prova delle reali intenzioni del regime di Khartoum che continua a comportarsi sempre allo stesso modo. […] Il cessate-il-fuoco è solo una grande bugia e un’attività di pubbliche relazioni”. Analoghe critiche provengono da Abdel Wahid, esponente di punta dello SLA/M, uno dei fondatori del movimento e leader riconosciuto nel Darfur (soprattutto all’interno dei campi-profughi) che, dopo un periodo passato in “isolamento “ volontario è ritornato sulla scena della regione. La sua presenza e il suo contributo sono considerati importanti ai fini di un accordo politico.
A prescindere dal fatto che le dichiarazioni di Bashir siano di facciata o meno, la Francia ha già dichiarato che queste, nonostante siano promettenti, non sono comunque sufficienti a persuadere Parigi ad opporsi alla possibile incriminazione di Bashir da parte della Corte Penale Internazionale, se non è accompagnato da una modifica di atteggiamento più generale (es. supporto convinto al processo di pace, consegna di Ali Kushayb e Mohamed Harun, i due esponenti del regime incriminati dalla Corte, ecc.).
Peraltro, la dichiarazione francese mette in evidenza un argomento molto importante, che riguarda le relazioni tra la comunità internazionale e il presidente sudanese. Infatti, sostenere che in caso di cambiamento di atteggiamento da parte del presidente ci potrebbe essere un “occhio di riguardo” nei confronti della sua situazione con la Corte, lascia intendere, fra le righe, una sorta di “mutua concessione” (del tipo “tu dai una cosa a me, io do una cosa a te”), quasi che le accuse a Bashir (tra cui, ricordiamo, la più grave di tutte, quella di genocidio) fossero in qualche modo “negoziabili”. E’ vero che la volontà e la collaborazione di Bashir sono fondamentali per il buon esito di alcune attività (su tutti l’efficacia dell’UNAMID); tuttavia l’obiettivo della comunità internazionale è di ottenere un comportamento efficace a prescindere da eventuali “sconti” al regime di Khartoum.
In conclusione, le perplessità, all’interno del Darfur come a livello internazionale, riguardano non tanto la dichiarazione sul cessate-il-fuoco e il disarmo delle milizie dei janjaweed (che restano elementi considerati prioritari per arrivare ad una soluzione del conflitto, tanto che lo stesso Wahid sottolinea che l’attività di “conflict resolution” sarà possibile solo dopo quella di “conflict suspension”), quanto piuttosto l’effettiva volontà di darvi seguito, visto che già in passato (a partire dal 2004) sono stati firmati tanti accordi in tal senso, nessuno dei quali ha avuto un seguito concreto. Le questioni che riguardano il conflitto nel Darfur sono molteplici (basti pensare alle notevoli difficoltà della missione UNAMID) e su tutte Khartoum può fare qualcosa per convincere tutti, all’interno del Darfur e a livello internazionale, che stavolta “si fa sul serio”. Non resta, evidentemente, che aspettare (e sperare), consapevoli tuttavia che la speranza da sola non basta.

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domenica, novembre 16, 2008

L'ONU indaga su possibile bombardamento in Darfur.

E' forse già rotto il cessate-il-fuoco dichiarato a mezzo stampa dal Presidente sudanese Al-Bashir.
In un nostro comunicato, il presidente dell'associazione Italians for Darfur, Antonella Napoli, aveva già espresso alcune perplessità pochi giorni fa: "L'annuncio del cessate il fuoco in Darfur è senz'altro una notizia positiva, ma che accogliamo con qualche riserva" (APCOM).
Oggi, i ribelli accusano a gran voce i primi attacchi da parte dell'aviazione sudanese. L'ONU ha dichiarato, dal canto suo, di voler avviare delle indagini in merito a quanto potrebbe essere accaduto nel Nord Darfur: nei villaggi di Kurbia e Umraik, i più colpiti, il bilancio sarebbe di un morto, due dispersi, due feriti almeno. A lanciare le ennesime accuse al governo sudanese sono importanti esponenti dei due principali movimenti ribelli in Darfur, il Sudan Liberation Army e il Justice and Equality Movement, che da anni chiedono uguale dignità politica ed economica per il popolo del Darfur, in un Paese, il Sudan, dal cui sviluppo economico della capitale sono da sempre escluse periferie e minoranze. Ma in Africa, anche questo, potrebbe tradursi nell'ennesima lotta di potere, in Sudan come in Congo, ma anche nel cuore di ogni uomo. Dimensioni che ha voluto ricordare il Papa, Bendetto XVI, nella preghiera di chiusura dell'udienza generale del mercoledì, in piazza San Pietro a Roma.

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