Il blog di Italians for Darfur

venerdì, febbraio 16, 2018

Capo del NISS chiede cooperazione per la sicurezza

Il direttore generale del NISS, recentemente rinominato, Gen. Salah Abdallah (Gosh), ha chiesto la cooperazione delle forze regolari per schiacciare "coloro che giocano con il cibo e la sicurezza del popolo".

Giovedì, Gosh ha assunto ufficialmente il ruolo di Capo della NISS, sette anni dopo essere stato accusato di aver fomentato un colpo di Stato nel novembre 2011. Ha partecipato alla cerimonia di consegna con il suo predecessore Gen. Mohamed Atta, che era stato il suo vice.

Domenica 11 febbraio, il presidente Omer al-Bashir ha emesso un decreto che ha reintrodotto Gosh alla testa dell'apparato di sicurezza. La decisione sorprendente è stata vista da molti come un tentativo di contrastare i suoi possibili rivali all'interno del partito al Governo per le imminenti elezioni presidenziali del 2020.

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venerdì, dicembre 01, 2017

Agar chiede all'opposizione di candidarsi per le elezioni del 2020

Il Movimento per la Liberazione del Popolo del Sudan-Nord guidato da Malik Agar ha invitato le forze di opposizione sudanesi a concordare un piano per partecipare alle elezioni presidenziali del 2020 per porre fine pacificamente al regime di al-Bashir.

Le forze di opposizione sudanesi sono solite boicottare il processo elettorale nel Paese dal colpo di Stato del 1989, denunciando la mancanza di pace e l'ambiente democratico. Il rifiuto di partecipare al processo elettorale ha permesso al regime di dividere l'opposizione ed attirare alcune forze per unirlo.

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venerdì, aprile 08, 2016

Al Bashir si dimetterà nel 2020 mentre il referendum per il Darfur è pronto

Il Presidente del Sudan, Omar al-Bashir, ha detto che si dimetterà nel 2020, quando il suo attuale mandato si concluderà.

Al Bashir ha anche negato le accuse degli abusi perpetrati dalle forze armate sudanesi nelle nuove violenze contro i villaggi africani che avevano preso le armi nella Regione Ovest del Paese Darfur. "Nel 2020, ci sarà un nuovo Presidente ed io sarò un ex-Presidente", ha sottolineato il al-Bashir.

Tuttavia, gli scettici diranno che aveva già promesso di dimettersi in passato ma in seguito è tornato sulle sue parole.

I Governatori del Darfur dei cinque Stati hanno espresso la disponibilità a garantire il successo del referendum amministrativo che si terrà tra dal 11 al 13 aprile.

Il Documento di Doha per la Pace in Darfur (DDPD) prevede che lo status amministrativo permanente del Darfur deve essere determinato attraverso un referendum. Gli elettori devono votare tra la creazione di una regione del Darfur, composta dagli Stati della Regione, o il mantenimento dello status quo del sistema di membri.

Il Governatore dello Stato del Nord Darfur, Abdel-Wahid Youssef, ha affermato che l'umore generale nella Regione è a favore della pace e della stabilità ed è contro ogni tipo di violenza e di guerra, indicando tuttavia che una nuova generazione è cresciuta durante un decennio di conflitti.


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mercoledì, aprile 22, 2015

Bocciate le elezioni in Sudan per mancanza di diritti ed equità

I membri della Troika (Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti) si rammaricano con il Governo del Sudan per il fallimento nel creare un ambiente libero, equo e favorevole alle elezioni. Le restrizioni dei diritti politici e di alcune libertà, le pratiche contro i diritti sanciti dalla Costituzione sudanese, la mancanza di un dialogo nazionale credibile e la prosecuzione dei conflitti armati nel Paese e nelle periferie sono tra le ragioni della scarsa partecipazione riportata e della bassissima affluenza alle urne. L'esito di queste elezioni non può essere considerato un'espressione credibile della volontà del popolo sudanese.

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mercoledì, aprile 15, 2015

Nessun osservatore internazionale per monitorare le elezioni

Con il voto in corso alle elezioni nazionali del Sudan, è già chiaro che ai cittadini del Paese è stato negato un processo elettorale libero ed equo. I principali partiti di opposizione stanno boicottando le elezioni, che sono aperte, ufficialmente, dal Lunedi al Mercoledì -sono state prolungate per un giorno. Il presidente sudanese Omar al-Bashir è certo di vincere un altro mandato e di estendere il suo per oltre 26 anni. Le elezioni controllate dal Governo sono state precedute da arresti degli esponenti dell'opposizione ed attivisti, confische di giornali senza spiegazione e la violenza in corso in Darfur, Sud Kordofan e Blue Nile.

Diversi gruppi, compresa l'Unione europea, hanno scelto di non inviare rappresentanti per monitorare le elezioni di quest'anno, perché il Governo del Sudan non è riuscito a rendere il processo inclusivo e democratico. Nel 2010, le elezioni in Sudan non sono state eque e libere, ma molti sentivano una maggiore necessità di inviare osservatori a causa del coinvolgimento internazionale nel processo di pace che ha portato alla votazione.

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martedì, aprile 14, 2015

Le elezioni illegittime del Sudan potrebbero aggravare i conflitti

Suliman Baldo, direttore esecutivo dell'organizzazione per i diritti umani, Sudan Democracy First Group, avverte che i sondaggi potrebbero portare ulteriori violenze nel Paese che è devastato dalla guerra.
"Le elezioni dovrebbero aumentare l'isolamento del partito al Governo dalla popolazione, aggravare la crisi politica nel Paese e portare all'escalation del conflitto in tutte le regioni del Sudan, in particolare nel Darfur, nel Sud Kordofan  e nella zona del Nilo Azzurro", dice Baldo.

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lunedì, aprile 13, 2015

Nuova vittoria di al-Bashir?

Il presidente del Sudan, Omar al-Bashir, ed unico leader al mondo su cui pesa l'accusa di genocidio, è visto come il candidato che può ottenere una vittoria schiacciante nelle elezioni di questa settimana. In questo modo potrebbe estendere il suo regno oltre 25 anni di Governo: durante il suo mandato, il suo paese ha subito molteplici insurrezioni e la secessione della ricca regione di petrolio del Sud.

http://www.washingtonpost.com/world/middle_east/sudan-leader-set-to-extend-chaotic-rule-in-lackluster-vote/2015/04/12/18bf98cc-e123-11e4-ae0f-f8c46aa8c3a4_story.html

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domenica, settembre 12, 2010

Ribelli: Khartoum arma i guerriglieri del LRA

Ribelli del Liberation and Justice Movement hanno denunciato un attacco di almeno 20 giovani combattenti del LRA contro proprie riservette a Dafak, nel Sud Darfur, l'8 settembre scorso.
Una delle ipotesi che circola da tempo in Sudan, tra i movimenti ribelli, è che il governo sudanese, dopo le politiche di favoreggiamento dell'immigrazione araba in Darfur e nella provincia di Abyei, stia armando i guerriglieri del famigerato Lord's Resistence Army, per disseminare il panico tra gli elettori, prossimi all'appuntamento del 9 Gennaio 2011. Tra le razioni di cibo rinvenute ai guerriglieri catturati il dicembre scorso in Sud Sudan, sarebbero state rinvenute, infatti, alimenti di indubbia provenienza dal Nord Sudan, come il Dak.

Nella foto, una delle migliaia di vittime del Lord Resistence Army, nella lista nera delle Nazioni Unite per crimini contro l'umanità: i guerriglieri sono soliti mutilare i sopravvissuti agli scontri.

Approfondisci:
- LRA: i guerriglieri ugandesi seminano il panico tra i profughi darfuri al confine

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martedì, settembre 07, 2010

A cinque mesi dal referendum in Sud Sudan, esce "Renewing the Pledge", il nuovo dossier in italiano co-prodotto da Italians for Darfur



disegno di Emilio Caccaman,
siciliano, editore e disegnatore di fumetti,
che da anni sostiene la campagna per i diritti umani in Darfur
(clicca sull'immagine per vederla a migliore risoluzione).


A cinque mesi dal referendum sull'indipendenza del Sudan, il Sudan è drammaticamente impreparato all'evento, secondo quanto emerge dal nuovo rapporto pubblicato da una coalizione internazionale di 26 organizzazioni umanitarie e sui diritti umani, tra cui, per l’Italia, Italians for Darfur Onlus.

Sul sito è ora disponibile l'edizione in Italiano dello stesso, grazie ai bloggers della rete di supporto all'associazione, ed è scaricabile all'indirizzo "Renewing the pledge"

Il rapporto chiede un'azione urgente dei capi di Stato africani che si sono riuniti in uno dei più importanti summit dell'Unione Africana in Uganda, dal 19 al 27 luglio scorso.
Nel nuovo rapporto unificato Renewing the Pledge: Re-Engaging the Guarantors to the Sudanese Comprehensive Peace Agreement, la coalizione internazionale avverte: “Le lancette battono velocemente verso quello che potrebbe essere il più importante appuntamento nella storia moderna del Sudan – due referendum in Sudan che potrebbero sfociare nella rottura del più grande stato africano.” In aggiunta al referendum sull'indipendenza del Sud, un altra votazione avrà luogo simultaneamente nell'area di Abyei, per determinare se unirsi o meno al Sud Sudan.

LINK: scarica il dossier in italiano "Renewing the pledge", un'altra iniziativa della campagna internazionale SUDAN365.


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lunedì, aprile 26, 2010

Musa Hilal, leader janjaweed, siede all'Assemblea Nazionale Sudanese

Il Presidente sudanese Omar Hassan al Bashir esce vincitore dalle elezioni nazionali in Sudan: con il 68,2% dei voti si riconferma alla guida di un Paese del cui dramma egli stesso è artefice.
Seppure corrotte da intimidazioni, brogli,estorsioni del voto, boicottaggi, le elezioni in Sudan restano comunque una prima conquista per un popolo chiamato alle urne dopo 25 anni di dittatura incondizionata, ma nella sostanza, l'assetto politico del Paese, per ora, non cambia.
Al Sud, il leader del movimento Sudan People Liberation Movement, Salva Kiir, ha ottenuto quasi un pleibiscito con il 93% dei voti.
Ma a Khartoum si conferma la tendenza segregazionista del governo, con la conferma di Musa Hilal, uno dei più importanti leader janjaweed, le milizie della morte, al parlamento nazionale, nonostante i suoi crimini siano stati riconosciuti dalla comunità internazionale.

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domenica, aprile 18, 2010

Si chiudono le elezioni in Sudan tra irregolarità e violenze.

Brogli, irregolarità, violenze ed intimidazioni, estorisioni del voto, descrivono al meglio il processo elettorale in Sudan.
Il Sudan Vote Monitor, sito web nato da una iniziativa indipendente della società civile sudanese per denunciare le irregolarità del voto, è stato bloccato in Sudan, mentre gli osservatori internazionali sono stati costretti a lasciare il Paese subito prima dei cinque giorni dedicati alle urne. E' solo un esempio di quanto fossero tese le elezioni appena trascorse dall'esito tutt'altro che incerto.(Maggiori dettagli nella newsletter di Italians for Darfur di Aprile 2010).

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martedì, dicembre 22, 2009

Nuovo provvedimento governativo nega la libertà di espressione e manifestazione alle opposizioni.

No categorico del governo sudanese a ogni forma di manifestazione di piazza: è quanto hanno annunciato il portavoce del presidente Omar Hassan al Bashir e l'ex capo dei servizi segreti sudanesi (NISS) la scorsa settimana.
Le precarie condizioni di sicurezza in cui versa il Paese sarebbero incompatibili con manifestazioni e cortei pubblici.

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giovedì, novembre 19, 2009

50 morti e venti feriti nel Sud Sudan e in Darfur negli ultimi giorni

Dopo l'attentato di poco sventato al vicepresidente del Sud Sudan, domenica scorsa, in cui sono morti 4 uomini della scorta e feriti altri 5, altre 50 persone sono state uccise e una ventina ferite nel sud del Sudan e nel Darfur negli ultimi giorni. 47 persone sono morte negli scontri tra le tribu' Mundari e Dinka. Altre sei persone sono morte in scontri tra le tribu' Rizaiqat e Habbanyah nel distretto di Buram nel Darfur del sud.
L'incrementarsi del numero degli scontri tribali e degli episodi di violenza in Darfur e Sud Sudan fa temere ci possa essere un legame con le elezioni dell'aprile 2010, le prime dopo 24 anni, alle quali seguiranno le consultazioni per il referendum sull'indipendenza del Sud Sudan.

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domenica, ottobre 04, 2009

Elezioni 2010: ricandidato Omar Hassan al Bashir

Sarà Omar Hassan al Bashir il candidato ufficiale del National Congress Party alle elezioni presidenziali del prossimo Aprile in Sudan, le prime dopo 24 anni: lo ha annunciato il portavoce del partito, che ha confermato il voto anche in Darfur e ha fatto sapere che le 13 ONG espulse a Marzo dal Darfur non verranno riammesse.
Scettici i partiti di opposizione, i quali chiedono che vengano approvate nuove norme che, nel pieno rispetto della costituzione sudanese, garantiscano libertà di stampa ed espressione. Le rappresentanze dei ribelli domandano invece di rinviare le elezioni dopo la fimra di un accordo di pace tra le parti in conflitto in Darfur.
Aumentano gli scontri armati anche in Sud Sudan, in un crescente clima di tensione e paura: palese l'incapacità delle forze governative del Nord e Sud Darfur di proteggere la popolazione e garantire stabilità nella regione, ricca di greggio.
Il 30-40 % dei fondi destinati al Sud sono spesi in armamenti pesanti (Small Arms Survey)



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domenica, settembre 13, 2009

Aprile 2010: si avvicinano le elezioni democratiche in Sudan, riesplodono le violenze interetniche in Sud Sudan.

Abbiamo piu volte rimarcato, nel corso della nostra campagna per i diritti umani in Darfur, come alla base del conflitto in Darfur, che dal 2003 ha causato la morte di circa 400.000 persone e la fuga di 2 milioni e mezzo di civili (stime ONU), ci sia anche e soprattutto una gestione oligarchica della politica e delle risorse economiche del Paese.
La minoranza araba al potere, in un Paese in cui si sommano e si fondono etnie e tradizioni diverse, detiene il controllo delle risorse del Paese, uno dei primi produttori di cereali al mondo, ma anche uno dei primi Paesi in cui l'assistenza del PAM è fondamentale per la sopravvivenza della popolazione del Darfur e del Sud Sudan, e tra i Paesi piu ricchi di greggio, venduto anche in Italia.
Come coraggiosamente e sistematicamente denunciato nel Black Book, la rappresentanza anche solo politica delle periferie del Sudan, rispetto a Khartoum, è nulla o palesemente insufficiente.
Tale quadro non poteva che avere ripercussioni sulla stabilità di tutto il Sudan, già colpito da numerosi golpe e residuati del post-colonialismo inglese: in tutto il Sudan, dal Nord Kordofan al Sud Sudan e nel ovest del Paese, in Darfur, si parla la lingua della violenza e delle armi.
Inutili, fino ad oggi, i tentativi di riportare pace e stabilità.
Riesplode proprio in queste ultime settimane la violenza sia in Darfur sia in Sud Sudan.
Addirittura, gli scontri etnici e tribali infiammano ora la popolazione cristiano-animista del Sud Sudan superando per gravità quelli degli ultimi mesi in Darfur: oltre 2000 persone sono morte e 250.000 sono i profughi che da gennaio fuggono nel panico (fonti ONU).
I primi di settembre, circa 50 persone armate, in uniforme, hanno attaccato il villaggio di Pigwrithiang della tribu DINKA, causando un vero e proprio "massacro" (fonte: AP).
Jonathan Whittall, direttore di Medici senza Frontiere in Sud Sudan, ha denunciato l'intenzionalità degli ultimi attacchi a donne e bambini, contrariamente a quanto è avvenuto fino ad oggi. La popolazione vive nel panico, continua Whittall.
Le prime elezioni democratiche del Sudan si avvicinano.

M.A.




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